A quanto sembra non era un problema della Prima Repubblica.
A sentire quel che dice il Presidente della Corte dei Conti, la corruzione viaggia come e più di prima, e resta "il vero" problema italiano.
Certo, dopo 20 anni dal primo arresto di "Mani Pulite", è giusto ricordare quali indiscusse (e gravi) responsabilità vi furono, in capo ai protagonisti di una classe politica che all'epoca venne letteralmente (e tuttavia parzialmente) spazzata via; ma è bene anche rammentare come vi sia stata altresì una grande ed insana voglia di capri espiatori: perchè quelli andavano e vanno sempre bene, nella nostra moralmente piccola Italia.
E l'unica cosa certa, in questa nostra ulteriormente rimpicciolita Italia - che pare non cambiare mai solo in ciò che è deteriore - è che una seminuova classe politica, che appunto si stima corrotta quanto e più della vecchia, dimostra ogni giorno di più la propria ineguagliabile incapacità di azione. E prima ancora di pensiero.
Cinque anni fa, quando ho "inaugurato" questo blog, scrivevo come Craxi, al netto della vicenda giudiziaria, fosse stato - per me - un grande politico, e che tuttavia anche al lordo della stessa fosse probabilmente imparagonabile - sempre da un punto di vista politico, sottolineo - al niente contemporaneo (con l'eccezione di Romano Prodi, che è stato - sempre ad avviso di chi scrive - l'unico vero politico "di massa" di questi ultimi 20 anni). Ne ho ricevuto critiche ed in certi casi addirittura insulti. E quando non mi venivano per Craxi - da sinistra - mi arrivavano per Prodi - da destra.
A quelli che criticavano, da sinistra e destra, verrebbe oggi facile chiedere se siano soddisfatti dell'ottimo lavoro svolto dai paladini della guerra permanente, condotta in nome di minisuperuomini o di ideologie morte, eppure mai sepolte. Una guerra peraltro feroce e radicale in pubblico, e tuttavia (spesso) assai meno in privato.
A farne scapito sono stati soprattutto coloro che hanno interpretato (pur con tutti gli errori che si fanno, e che fanno anche o soprattutto i politici) la politica come sfida, e non solo come rifugio, o collocazione, o come calcolo. Oltre agli Italiani tutti, naturalmente.
Così la morale è che adesso le mani sono sempre poco pulite, e che anche tutto il resto non brilla.
Per usare un eufemismo educato, s'intende.
Il Paese è fragile, opaco, fermo, e ricorre alle forzate e disperate cure di un governo tecnico: sospeso tra il non essere affatto politico, e l'esserlo talora paradossalmente troppo. In ogni caso ci tocca essergli grati, a Monti e ai suoi ministri. Anche se è chiaro che manca qualcosa: manca qualcosa di veramente e sanamente politico.
Qualcosa a cui ci siamo totalmente disabituati.
Qualcosa che spiegherò così, concludendo.
Se oggi alcuni, magari nostalgici e un po' rancorosi, ricorderanno e rimpiangeranno (a torto o a ragione) la "vittima" Bettino Craxi, tutti, ma proprio tutti, dovrebbero comunque ricordare e rimpiangere il coraggio e la visione del Politico Bettino Craxi. Comunque si chiamasse quel Politico Bettino Craxi.