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lunedì 7 luglio 2008

Come faremo?

"Ho ballato a Londra per la Regina, per il Papa, a Torino per le Olimpiadi. Quando a 11 anni, i miei genitori da Casale Monferrato mi hanno accompagnato a Milano per iniziare la Scuola della Scala, siamo andati come prima cosa in piazza Duomo. Ora danzero' sul sagrato, concesso in via eccezionale, di fronte a migliaia di persone. Me ne vorranno i piemontesi, ma nonostante le mie origini, mi sento milanese, Milano e' la mia casa, la mia citta'". Cosi' racconta in un intervista esclusiva Roberto Bolle - classe 1975, primo ballerino della Scala ed 'etoile' internazionale - a Grazia, il settimanale diretto da Vera Montanari in edicola domani.
Poveri piemontesi, abbandonati dall'etoile internazionale.
Ma credo che sopravviveremo.
Il Piemonte ha una storia ricca di personalità uniche nel proprio genere.
E sopravviveremo a certe migrazioni, ne sono sicuro.
Senza Papi, Regine, Scale, senza Piazza Duomo, i piemontesi conoscono la rude magia dello sforzo, e la ricchezza del poco. Così le canta Paolo Conte (che gira ma torna sempre) mentre dice, al Diavolo Rosso "dimentica la strada. Vieni qui con noi a bere un'aranciata, controluce tutto il tempo se ne va".
Peccato quando ad andarsene, silenzioso, è il tempo; poco male altri gridati distacchi.
Che noi non facciamo rumore, di solito.

giovedì 3 luglio 2008

La libertà.

Un concetto sempre più vacuo, un significato sempre più vago. La libertà degli anni duemila è roba assai strana; a volte, a riportarci alla natura più essenziale della parola "libertà" è una notizia attesa a lungo: la fine della prigionia fisica di Ingrid Betancourt, la cui immagine ricordo campeggiare giusto un anno fa, a Parigi, davanti all'Hdville. Allora la sua liberazione non pareva nè prossima, nè verosimile. Invece è arrivata, alla fine, e ne siamo tutti felici.
Chissà se arriverà, alla fine, anche il riscatto che attendiamo per la libertà "made in Italy": intendendola come assenza di costrizione, almeno morale, nel luogo in cui tutto ha preso una piega talmente assurda da sembrare, finalmente, un pò serio.
Ormai è abbastanza chiaro a tutti che la libertà in Italia, è delinquere e legiferare per sterilizzare i delitti; allo stesso tempo, però, ad un attento osservatore non sfuggirà come esista, ormai, anche la (pretesa alla) libertà di inventarsi competenze per il Csm o per qualche altro organo, all'occorrenza. E se qualcuno ti spiega che non si può, che è incostituzionale, quel qualcuno diventa un servo, e la Costituzione un ostaggio inerme, che dice quel che le si fa dire.
La libertà, in Italia, è di mostrare i "veri" valori, ma è anche rivendicare il diritto alla segretezza dei propri peccati. E se qualcuno prova a distinguere un caso dall'altro diventa un servo causidico di un potere sottile.
La libertà, da noi, è di strumentalizzare ogni cosa. Sia una cosa buona, sia una cosa schifosa.
E' attendere che qualcosa o qualcuno ci liberi da un tiranno senza che noi si debba parlare nemmeno di tirannia. E' sperare, anzi, che nessuno ci mostri davvero mai il volto vero del tiranno, e la natura sordida di questa tirannia.
Non fa prigionieri, l'Italia, perchè l'Italia è essa stessa prigioniera.