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mercoledì 27 febbraio 2008

Falsi problemi. / C'era una volta il socialismo.

Qualunque cosa io pensi dell'accordo con i Radicali ° non posso non rilevare - dando ragione a Veltroni - come nel 2001, quando essi erano alleati della Cdl, a nessuno (proprio nessuno) venne in mente di screditare "gli ospitanti", tacciandoli di scarsa attenzione verso il mondo cattolico. Anzi, il mondo cattolico, nel 2001, premiò senza dubbio il Cav. . Cosa è cambiato? E', questo, un problema vero, o piuttosto una delle innumerevoli deformazioni della realtà cui la politica mediatizzata di oggi ci abitua?

° spiego: non ne penso affatto male. penso però che prima uno dice "vado da solo" e subito dopo - alla faccia dell'essere coerenti - decide di imbarcare, nell'ordine (e l'ordine è significativo), 1 Di Pietro 2 I Radicali. poi stop.
...e i Socialisti, prima grande anima del riformismo italiano?
..i Socialisti no. ...I Socialisti si vede che devono bruciare all'inferno: perchè quell'inferno, che poi si può chiamare pregiudizio o cinismo, esiste per tutti: tanto per i cattolici quanto per i laici.

domenica 24 febbraio 2008

Veltronismo che avanza.

Eliminato De Mita, adesso sì che il Partito Democratico ha facce fresche e della "porta accanto".
Facce fresche. Ecco per esempio Umberto Veronesi, 84 anni. Di cui non discuto certo i meriti e lo straordinario prestigio medico. Restando in politica rammento solo che sette anni fa, fresco ex ministro della salute di un governo di centrosinistra a chi gli chiedeva un impegno a favore del centrosinistra in campagna elettorale rispose: "no, non mi schiero". Adessso invece si schiera: al primo posto, e mi pare giusto.
Facce della porta accanto. Marianna Madia, 27 anni. Non so se sia vero quello che scrive un blog che vi linko. Ma se lo fosse anche solo in parte sarebbe proprio difficile definirla "una della porta accanto".

Ieri pomeriggio, tre ore di riunione...io e altre dieci persone, di cui alcune discese dalla Valsesia...un pomeriggio tutto sommato perso. Ma va bene, nessuno te lo ordina...diciamo solo che la politica, specie questa locale sa essere come poche faticosa e frustrante. Perchè la nostra periferia conta davvero poco. Conta il centro, romano, e i suoi personaggi, vecchi e nuovi. E' ancora più frustrante, la politica, quando più che in un partito sei in uno spot, dove devi dire "si" a ogni costo e applaudire. Qualsiasi cosa il tuo vate dica, chiunque decida di candidare, qualsiasi canzoncina scelga di mettere a colonna sonora "del nostro partito"...

E' poi terribile se non sai dire "si" a ogni costo e applaudire, e temi che Ricolfi abbia di nuovo ragione, sulla sinistra...

mercoledì 20 febbraio 2008

Ok Veltroni ma a tutto c'è un limite.

Credo si debba fare di tutto per vincere le elezioni. Accetto tutto, comprese le demagogie e le ipocrisie che in questi giorni abbondano nei comportamenti e nelle sortite di Veltroni. Accetto senza riserve, perchè non è il momento di fare questioni che possano distrarre dall'obiettivo ultimo. Ma a tutto c'è un limite e una serie di ma si impone.
Sono d'accordissimo con la questione generazionale. Ma questo non può e non deve andare a scapito delle migliori intelligenze che stanno nel PD. Nè può ritenersi accettabile che i giovani "chiamati" siano solo i figli di o gli amici di.
Tutto questo, invece accade. In un partito dominato da cinquantenni in carriera si libera qualche posticino per icone di vario tipo e raccomandati doc.
Ok, non facciamo casino adesso, sono d'accordo. Tuttavia non si può trascurare che questo partito detto democratico nasce con enormi pressioni di tipo non democratico, si costituisce nell'asserita verginità di chi "non fa correnti" ed invece si esercita in una pratica monocorrentizia: dove l'elemento qualificante la corrente non è essere più o meno postsocialista o postdc, ma semplicemente più o meno paraculato.
Avanti, non scandalizziamoci. Sappiamo bene che questo è il prezzo da pagare per provare a battere Berlusconi.
Quel che mi preoccupa è il dopo. Dopo cosa saremo? Che ci starà dietro al "Noi" di questa emozionante campagna veltroniana?
Ecco, in questo senso credo che - benchè non lo abbia mai amato - sia un bell'autogol perdere così Ciriaco De Mita, espressione di una politica forse anche vecchia, magari antipatica (fosse l'unica) ma certamente molto appassionata.
Più appassionata di quanto non sia lo spirito di molti altri, che magari hanno pochi anni ma anche altrettanto poco coraggio.
Oggi De Mita ha detto qualcosa di sconveniente. Non sono d'accordo con il passaggio circa l'essere "contro" (è personalistico, non è politico), ma credo che egli abbia rotto uno schema per così dire "omertoso": che pure non condivido. In ogni caso è significativo che un gesto di questo tipo, giusto o sbagliato che sia, ma in ogni caso "libero" e dirompente (credete che De Mita non potesse avere compensazione?), venga da un ottantenne.
Viva i giovani , di tutte le età.

sabato 16 febbraio 2008

Le cose che possono cambiare le cose.


Vi aspettavate Pd, Berlusconi e Casini? No, c'è una cosa più importante di cui discutere.
Ieri, nella suggestiva cornice della Fondazione Bassetti a Milano, ho assistito al seminario / presentazione di un testo che dovrebbe essere sulle scrivanie ma soprattutto nella testa di tutti i policy makers.
Il rapporto, dal titolo "Taking European Knowledge Society Seriously" (VEDI) è il prodotto di un gruppo di lavoro di esperti (tra cui Brian Wynne e Mariachiara Tallacchini) che, per mandato della Commissione Europea, ha messo in evidenza tre aspetti, in particolare della scienza europea e della sua governance: 1) come rispondere al problema diffuso della mancanza di fiducia nella scienza presso la società europea; 2) come implementare la democrazia e il coinvolgimento della società civile; 3) identificare alcune urgenti sfide di policy che riguardano i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.
Il seminario proponeva di mettere a fuoco questi temi alla luce della diffusa percezione della necessità di caratterizzare la "società della conoscenza" in termini di innovazione responsabile.
Numerosi gli interventi, tra cui quello dell'Assessore Regionale alle infrastrutture della Lombardia, Cattaneo; Cattaneo ha colto il punto chiave della questione: ovvero "come recuperare un rapporto di fiducia con l'opinione pubblica, gli elettori, sulle questioni scientifiche?" Ecco: come fare?
Sarebbe bello che tutti (in particolare i politici) leggessero questo libro, per poi provare a discuterne insieme.

Una cosa sul nostro nuovo partito però voglio dirla: mi auguro infatti che in esso, oltre alla rigorosa parità sessuale, vi sia anche quella tra forma e sostanza. Tra gli spot e le idee. Idee che siano possibilmente nuove (o almeno non vecchie), e forti: forti come quelle che emergono da questo testo. Che chiede solo di essere letto, con un pò di tempo, e non invece ridotto a fulmineo e inconcludente carosello quale è (generalmente) la comunicazione contemporanea. E la politica, che ne è figlia.

giovedì 14 febbraio 2008

Le osservazioni giuste (e laiche) di Bobba sull'aborto.

Copio da Ansa e incollo. Non servono commenti.
’’Non ho aspettato due mesi di tempo per definire originale e utile la provocazione di Ferrara sull’aborto e nel fatto che Berlusconi rivendichi adesso quella sua idea in piena campagna elettorale, c’e’ solo puzza di bruciato’’. Il senatore teodem Luigi Bobba, del Partito Democratico, considera strumentale la presa di posizione del leader del Pdl sulla moratoria per l’aborto ma considera anche sbagliata la decisione del direttore del Foglio di candidarsi con la ’Lista Per la vita’. ’’Considero la decisione di buttare nel l’agone elettorale un tema come quello del diritto alla vita - dice Bobba - una strada sbagliata che rischia di ompromettere la buona intenzione originale’’. ’’Il tema sollevato da Ferrara - osserva Bobba - comporta una battaglia di tipo culturale che investe anche la necessita’ di inserire il diritto alla vita dal concepimento nella carta dei diritti dell’uomo ma se si riduce il tutto ad una battaglia ideologica tra chi vuole e non vuole la legge 194 io non ci sto’’. Secondo Bobba ’’la politica e’ di fronte ad una nuova famiglia di domande sui temi etici che comporta il superamento delle vecchie categorie di destra, sinistra o di credenti e laici perche’ bisogna cercare di fornire delle soluzioni, senza inforcare occhiali ideologici’’. ’’Insomma - conclude Bobba - noi dobbiamo fare dei passi in avanti, nel rispetto anche delle opinioni diverse verso una soluzione che porti a un minor numero possibile, per esempio, di aborti ma se si brandisce l’arma del voto non facciamo alcun passo in avanti’’.(ANSA).

mercoledì 6 febbraio 2008

All'armi o alla deriva. Viva Zapatero.


Dietro le belle parole e gli schermi della stampa c'è un patto, tra pezzi di di qua e pezzi di là, affinchè nulla cambi, nel Belpaese.
Non è, tuttavia, una situazione solo italiana: bene lo sanno i francesi, che ad oggi faticherebbero a celebrare Sarkozy per qualcosa che non sia la sua (tuttavia notevole) ars amatoria. Penso si aspettassero ben altro, nel bene e nel male, da un simile "uomo forte"...non credete?

Ma pensiamo agli schieramenti progressisti, è di quello che voglio parlare.
In Inghilterra è stato assai bravo, Blair, a passare a Brown - con l'incarico - il cosiddetto "pomodorino di Fantozzi". Lontano dalla responsabilità di giustificare la (peraltro lieve) zoppia britannica, Blair adesso è riposato, e pensa addirittura di fare il Presidente d'Europa. Certo, fa sapere che dovrà rinunciare ai 10 milioni di euro che prende all'anno come consulente, ma d'altronde non si vive per il vil denaro, e che diamine.
Chissà se la pensa così anche Schroeder, che in politica non ci torna, e mi pare anzi che continui - lui sì, invece - con i suoi incarichi di consulenza.
Dominique Strauss Kahn, annusata l'aria della sinistra francese, dove probabilmente - capendo troppo di economia ed essendo incapace di camminare sui tacchi - sarebbe stato condannato a rimanere un outsider perenne, ha accettato di trasmigrare (proprio con l'aiuto di Sarkozy) all'FMI.
Buon per lui.

Ma, allora, di tutti i leader della sinistra europea (mi perdonerete se non riesco a pensare e definire leader la signora Royal), chi è rimasto a ....combattere sul campo?
Chi può dire, come disse Nixon (peraltro nel momento meno indicato) ..."I have never been a quitter"?

Certo, al confronto dei nostri maggiorenti, incollati al proprio ruolo per la vita, c'è da fare un plauso a costoro: capaci di dedicarsi ad altro (probabilmente perchè bravi) e di lasciare spazio ai più giovani.
Tuttavia, nel grande smarrimento europeo, chi resta a rappresentarla, questa sinistra?
Riformista, diversa, evoluta, democratica, liberale, ma pur sempre sinistra.

A conti fatti, il solo Zapatero.
Riformista senza dubbio, senza dubbio liberale, e senza dubbio coerente.
Non so se abbia fatto solo cose giuste, perchè non credo nei ...guanti di sfida (plateali quanto inutili), e Zapatero ha sfidato molto, moltissimo (io dico anche troppo), però Zapatero ha fatto molte cose giuste.
La velocità della Spagna ce lo dimostra.
Zapatero è certamente un uomo di una sinistra moderna, leader di un Paese che cresce.
Certo lui non ha Bertinotti & Co. a spiegargli come si debba essere "davvero" di sinistra; ma ciò non basta a motivare il suo lucido coraggio di stare sul campo, di essere e di sentirsi forte senza accordicchi sottobanco.

Zapatero è la sinistra che crea un'identità nuova di sè, davvero moderna, e che per farlo corre anche - se necessario - il rischio di perdere.
Non è la sinistra che, per non perdere, corre il rischio di non trovare mai nessuna identità.

Viva, quindi, la nuova sinistra di Zapatero, e - ne consegue - Viva Zapatero.
Una volta tanto penso e dico come Sabina Guzzanti.

venerdì 1 febbraio 2008

Credere Obbedire Combattere (un sogno)



Credere solo nella magia di Caetano Veloso.
Obbedire solo a un codice morale che non abbia dimenticato del tutto i propri vent'anni.
Combattere per svolte epocali. Che so, un Presidente della Repubblica che nel momento più difficile trova il coraggio per spiazzare tutti e chiama L.C. di M. a fare il Governo.
Film. Un gran colpo di scena.
Il Presidente incaricato torna al Quirinale per comunicare che il Governo c'è, sulle note di "Absolute beginners".
La voce del Duca si propaga nelle nostre anime, e insieme ritroviamo competitività ed un allegro entusiamo.
Proprio l'entusiasmo dei vent'anni.

"Serve un uomo nuovo, quell'uomo nuovo: mi pare sempre più chiaro che il protagonista del film non possa che essere lui", unanime commento dei critici ai bordi del tappeto rosso.

Appena prima dei titoli di coda il film si accende.
Un lungo piano sequenza alla Sergio Leone, dove ci stiamo noi. Quelli che faranno un altro film, o proveranno a farlo
...ammesso che ci lascino montato il set. Ammesso che ci venga ancora voglia di farlo.
Ammesso che resti un pò con noi l'entusiasmo sereno e inquieto dei vent'anni.