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giovedì 30 aprile 2009

Senna.

Sono passati 15 anni dal pomeriggio più lungo che io ricordi.
Tutti fummo in ansia per ore. Poi, quando, verso le 5 di una domenica assolatissima e calda, apprendemmo dalla tv che Senna non sarebbe sopravvissuto, io, come molti altri, sentii uno smarrimento addosso simile all'aprirsi di una voragine. Fu un evento immenso, perchè lui era immenso. E anche oggi sembra impossibile che lui non ci sia. La memoria dovuta a Senna non ha in sè nemmeno un briciolo di retorica, ma solo la consapevolezza di una dimensione umana e sportiva fuori dalla norma. La prova è che noi tutti ci ricordiamo dove fossimo - e con chi - quando Senna morì, come accade per ogni evento che segna una vita.




Sergio Leone (Il était une fois la révolution).

In ricordo del più grande narratore cinematografico dell'epica.

sabato 25 aprile 2009

Erano 25 anni fa, il mio 25 aprile. Un fatto personale.

25 aprile. Non c'entra niente con la politica. Ma è di colpo che mi accorgo di ricordarmi esattamente dove sono stato, cosa ho fatto, addirittura cosa ho detto, e a chi, esattamente 25 anni fa. Mentre scrivo, alla stessa ora in cui oggi scrivo, io mi ricordo particolari, colori, forse addirittura la temperatura. Una giornata in una cascina, probabilmente a Vinzaglio, naturalmente con i miei genitori (avevo 9 anni): sempre all'ora del mentre scrivo alla Tv c'era Roma - Dundee Utd., poi seguì la cena e un'altra partita di calcio: Juventus - Manchester Utd.
I risultati sportivi non contano, perchè qui l'unico numero da scrivere - lo ripeto - è 25: di aprile, di anni trascorsi..A me il tempo che passa fa un effetto cane; e coglierlo così, e sentirmi così colto di sorpresa me ne fa ancora di più: che è più o meno un terzo di vita, da pomeriggio a pomeriggio.
I pensieri non si aggiungono, qui; nemmeno si svelano, non servirebbe. La vita è un pò meno definibile di quanto la letteratura o ..la psicanalisi pretendano, e forse anche più banale.
Infatti oggi la mia vita mi sembra in larga parte, e soprattutto, quel che sta in mezzo a Roma - Dundee, e a questo post.
Non saprei definirla, ma c'è stata. Penso al dopo, e penso che anche il dopo è destinato a un ricordo: così improvviso, e forse anche un pò "sgangherato". Una fotografia di me, ma anche dei luoghi in cui mi trovo, delle persone che ho attorno, dei costumi che cambiano. Di immagini confuse, come quella in alto, in cui migliaia di persone si consegnano, indistinguibili, alla posterità.
Ma allora chissà, forse mi sbaglio. Forse è legittimo pensare che anche questa sia - a modo suo - politica. Del resto, il rapporto con la memoria è sempre un fatto sociale, anche quando essa è privata. Perchè non esiste memoria privata che non sia anche collettiva. E se ne parlo qui, di questa parentesi temporale, è proprio perchè penso che parlarne spieghi qualcosa di me e di quel che penso delle cose, forse anche meglio di un'opinione (che non sarebbe troppo originale) sulla ricorrenza odierna.
Di cui molti, moltissimi discutono, come di molte altre date e questioni, e come di molte date e questioni, anche un pò furbescamente; spesso tuttavia non raccontando mai nulla di sè. Ci si abbandona piuttosto al pettegolezzo, ma un'intima idea di noi forse non ha importanza, prima che cittadinanza. E questo credo sia un peccato, più che un male.

domenica 5 aprile 2009

L'italietta, i re, i servitori.

Poche cose, mentre finisco un'altra noiosa domenica di ufficio.
1. Mi hanno snervato i gruppi su FB dove ci diciamo compiaciuti "sorry 4 Berlusconi", "he's not speaking in my name" e altre simili idiozie. Berlusconi (che a me non pare a fine ciclo come dice Franceschini: che in ogni caso, più che della fine di quello degli altri dovrebbe preoccuparsi dell'inizio del proprio, di ciclo) sarà quel che è, ma è e resta il mostro Presidente del Consiglio. Sparare su di lui e sull'Italia non giova, nemmeno a chi fa questa tradizionale, consumata professione di servile subalternità a tutto ciò che sia estero, e meglio (adesso che ci può piacere di nuovo) americano. Anche se - sono sincero - ne comprendo almeno in parte il senso, l'esplicitazione di questo sentimento antinazionale mi pare stupido, almeno quanto la stessa retorica della nazione.
2. La Turchia non deve entrare in Europa, a mio avviso. La Turchia non c'entra nulla con l'Europa: e questo direi non solo a mio avviso.
...Allora, piuttosto, e mi riallaccio a quanto ho già più volte auspicato, entri Israele. Valutazioni storiche e culturali a parte, quest'ultimo è tra l'altro un paese sostanzialmente laico; la Turchia non lo è abbastanza, e lo è sempre di meno.
3. Ma che gli frega a Obama della Turchia? O meglio: certo che gliene frega (e gliene deve fregare), ma da qui a venirci a imporre un punto di vista ce ne dovrebbe passare...
Pensi a sistemare i disastri di Bush, e a rimediare agli effetti pessimi della storica arroganza americana: che va oltre Bush e da cui - purtroppo - anche lui non sembra immune.
Molto bene Francia e Germania, dunque, che glielo dicono forte e chiaro.
Paesi seri, quelli. Senza re. E senza servitori.