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lunedì 15 agosto 2011

All'improvviso, un comunista.



Di fronte a una situazione difficile e controversa come quella che stiamo vivendo, davvero ritenevo - e ritengo - che l'unica soluzione dignitosa che potesse adottare un governo consapevole (davvero o per finta, chissenefrega) dello stato delle cose, e della difficoltà che la gente vive ormai quotidiamente, fosse una tassa patrimoniale. Mi sembrava una scelta obbligata; all'apparenza ideologica, forse, ma in questo momento - che non è tempo di apparenze - soprattutto giusta; e sono tuttora convinto che lo fosse davvero, giusta.
Invece il governo, il peggiore governo della storia repubblicana, ha scelto diversamente. Ovvero non ha scelto. Perchè, nè di destra nè di sinistra, questo è semplicemente un governo che non sa cosa fare, patetico, privo di leadership, di idee. Privo di tutto. E lo dimostra ormai in continuazione. Quasi orgoglioso del "sempre peggio" che riesce a confezionare.

Ma - e questo è il punto - neppure l'opposizione ha battuto il tasto su quella opportuna soluzione di cui sopra: cioè sulla patrimoniale.
In diverse occasioni, anzi (fin dai mesi scorsi), il segretario del Pd è parso più che altro concentrato ad evitare che gli si potesse attribuire anche solo il sospetto di un'idea impopolare, anacronistica come questa; un'idea - ahi! - di sinistra.
"Noi siamo contro la patrimoniale", ha ripetuto in queste settimane - come un mantra - Bersani.
Mantra secondo solo all'ormai imbattibile "Berlusconi si deve dimettere".
Ma "noi" chi?
Io non sono affatto contro la patrimoniale; anche se è roba - dicono - da comunisti.
Mi fa un po' sorridere dirlo, se penso che spesso vengo frettolosamente additato come un destrorso prestato all'altra parte. Ma la patrimoniale non è un errore di per sè; per niente. Non è un ideologismo di per sè; per niente. Almeno oggi. Oggi, infatti, la patrimoniale sarebbe stata accettabile, auspicabile, equa. E, ripeto, allo stato moralmente opportuna.
Non ha tardato a comprenderlo Montezemolo, che lo ha detto pari pari, ieri.

No, non lo capisco questo partito democratico.
Che ha mille esitazioni ad aprirsi al liberalismo vero, ma che quando c'è da andare a sinistra, perchè è giusto andare a sinistra, ha la stessa, paralizzante paura.
E così lascia che ci vada il presidente della Ferrari, a sinistra.

No, non lo capisco.
Che volte mi fa sentire troppo conservatore, a volte troppo progressista; all'improvviso addirittura un comunista: un comunista da patrimoniale.
Mai in linea, comunque.

Ma quale linea, comunque?

sabato 30 luglio 2011

C'erano una volta i Democristiani.


Bisognava saperlo che Tedesco era un peccatore. E' un ex socialista. (R.B.)

mercoledì 2 febbraio 2011

Si chiama Nicola Rossi.


"Voglio proprio vederlo un politico che rinuncia a un posto in Parlamento, ai privilegi, per seguire i suoi ideali..." "Sono tutti capaci di dire che non gli sta bene quel che fa il loro partito, ma poi, quando si tratta di mollare le poltrone non ce n'è uno che se ne va..." "Si parla tanto di cattiva politica, ma i primi a non volerla cambiare sono loro, i politici. Ce ne fosse uno a compiere un gesto significativo...".

Quante volte avrete ascoltato queste parole... Quante volte...

Quel politico, però, c'è; esiste.
Si chiama Nicola Rossi.

E purtroppo era, è, uno dei migliori in circolazione.
Peccato - si dice ora - che a stancarsi sia gente così.
Quel che non si dice, però, è che gente così ha altro nella vita, è altro nella vita.
Non è la politica. Non vive di politica. E, ad un certo punto, decide di non perdere più tempo con la politica, questa politica.
In cui, dice lui "è impossibile dare un contributo".

Ecco perchè tutti devono e dovranno ricordarselo, questo nome.
Nicola Rossi.
Lui ha "mollato la poltrona". Ma chi ci ha perso, in questo caso, è la poltrona.

domenica 23 gennaio 2011

In pieno Novecento.


Dopo tanto tempo torno a scrivere di WV, cui - nel periodo da segretario Pd - non ho lesinato aspre critiche. Nonostante le quali, tuttavia, mai ho dubitato delle qualità dell'interessato. Perchè, numerosi errori strategici a parte, VW ha uno spessore intellettuale notevole; sa spiegare, sa farsi amare dalla gente. WV non è il solito politico. E il discorso di ieri, al Lingotto, non era il solito discorso da politico.
Purtroppo, nel giudicare le opere e i meriti dei singoli, la Storia spesso non può prescindere dai contesti collettivi in cui esse si collochino.
E quindi vale la pena dirsi, con molta onestà, come anche quello del Lingotto, ieri, fosse un contesto antico, datato. Tutto già visto; c'è poco da fare. Fuori dal '900 (come recitava il manifesto pubbliciario dell'evento)? Ma non scherziamo. Per poter uscire (e invitare gli Italiani a farlo) dal '900, sarà prima necessario uscire, forse ..da altre cose.
Quel che capiterà, si capisce. Ma certamente sempre troppo dopo, sempre in ritardo. E se vi chiedete perchè, il perchè di questo eterno ritardo della sinistra - e, in genere, della politica italiana, la risposta mi sembra evidente.
Appunto perchè noi siamo, in pieno '900; talmente in pieno '900 da cogliere anche una sinistra analogia tra la situazione di incertezza in cui versava il nostro paese all'inizio del secolo passato, e quella dell'Italia contemporanea. Con alcune differenze, certo, piuttosto significative; tipo queste: la prima è "cronologico/statistica": mentre l'Italia di allora stava per entrare nel ventennio, questa (forse) si appresta ad uscire da un altro, di ventennio. L'altra, fondamentale differenza, è invece "qualitativa": allora potevamo contare su gente come Giolitti, Gramsci e Sturzo. Oggi no. E questo lo sa anche Walter. Se vuole davvero andare fuori dal '900, abbia più coraggio, lui per primo: cerchi nuovi contesti, in e da cui farsi ascoltare; e che siano davvero nuovi.

sabato 16 ottobre 2010

Il tramonto di un'idea.


E' in un sabato di ottobre che arriva l'inverno della sinistra italiana. L'imponente mobilitazione di piazza della Fiom - contro il Governo, contro i padroni, contro l'unità sindacale, contro tutto - sancisce l'esaurimento della prospettiva di una moderna piattaforma progressista. Al fianco dei lavoratori sfilano almeno tre partiti comunisti, un partito vendoliano, il cinico Di Pietro con la sua feroce bonomia, e i sorridenti leader di un sindacato in fuga dalla realtà.
Il Pd balbetta qualche presenza individuale, preda di un'irrisolvibile vicenda identitaria.

Non è la prima volta che assisto (seppur da lontano) a queste manifestazioni. Non condividendone le premesse, ho tuttavia provato, come sempre, ad ascoltarne (magari mi fossi sbagliato) gli assunti.
In particolare partendo da loro: dai lavoratori, dagli operai, da quelli che - questo certo non lo discuto: ma, sottolineo, non sono i soli - vivono il dramma di una precarizzazione della propria esistenza, ancor prima che del proprio impiego.

Ma è qui da sentire, quel che dicono; e io non credo di essermi sbagliato.
Ascolto infatti uno scontento generale, una paura diffusa, un'incertezza sul che fare senza precedenti. Non sarà certo colpa loro, ma è tutto caotico, disordinato: dall'operaio allo studente, dall'extracomunitario al pensionato. Mille questioni, mille rivendicazioni, mille siglette, mille istanze malamente pressate in un corteo. C'è pure il movimento dell'uomo casalingo, mi spiego?
Tutto come si confà alla piazza più tradizionale, e a chi la organizza.

Il fatto è che è tutto, negli esiti e nella sintesi che ne seguono, volto alla frammentazione di una qualsiasi prospettiva sociale unitaria.
C'è qualsiasi cosa, in queste doglianze (alcune, o molte delle quali legittime, intendiamoci); ma alla fine non c'è niente. Solo un gran casino. Solo rabbia.
E la rabbia non costruisce, mai.

L'immagine che resta è quella di un pezzo di società che se ne va da sola. Che se ne va dietro a ipotesi impossibili, dietro a slogan facili, dietro all'irresponsabilità di leader che non hanno alcuna soluzione, ma un'unica, opportunistica utilità consortile.
Che anzichè ordinarlo, sfruttanno questo stesso disordine come risorsa; come arma.

Il fatto è che quel pezzo di società che se ne va da sola, non va da nessuna parte.
Parla linguaggi vecchi, teorizza ipotesi sepolte. Non coglie le connessioni e le interdipendenze della modernità, e la necessità di una governance che non può essere settoriale. Perchè altrimenti è settaria. E non è governance. E' consorteria, infatti.

***

Certo, si è nel giusto ad essere incazzati, oggi; per molti e molti versi. Ma quella che sembra l'opzione sicura è in realtà la più infingarda.
Rompere non servirà a nulla. Eleggere nuovi nemici, costruire ridicole lotte di classe, vivere in difesa servirà solo a far crescere il malessere. E ad alimentare il problema.

Questo Paese va alla deriva proprio perchè manca - da tempo - un disegno di "grande società": complessivo, organico, ambizioso.
La vituperata prima repubblica ce l'aveva.
Se dopo si è perso non è certo colpa del solo Berlusconi; il rifiuto, sostanziale, di un riformismo moderato è ascrivibile infatti a entrambi gli schieramenti.

Che dire del Pd (citato in apertura), del resto? Assiste a detti eventi, sintetizzando nella propria storia e nella propria evoluzione (specie quella recente) questi stessi fraintendimenti, questa stessa miopia, e un'insostenibile indecisione.
Nato come soggetto riformista, oggi riesce a tradire non solo quella impostazione, ma addirittura pure il suo opposto. Di cui pure ha paura.

Nec tecum nec sine te vivere possum. Una citazione di Ovidio che si adatta bene al nostro partito, e al tramonto dell'idea che gli stava accanto.
Annegata nella nostra mediocre prudenza, e nella altrui spregiudicatezza.

domenica 10 gennaio 2010

Coraggio.




La vicenda Bonino nel Lazio mi pare l'ennesima prova di quanto siamo straordinariamente bravi a complicarci la vita. Posto che non mi pare che una candidatura “interna”, o comunque capace di aggregare tutto il centro e tutta la sinistra, fosse (e sia, tuttora) così irrealizzabile; e posto che non voglio porre alcuna pregiudiziale verso la Bonino, che è persona che stimo, desidero sottolineare alcuni aspetti. Sbaglia ancora una volta, Paola Binetti, a dire che in caso di candidatura della Bonino lascerà il Pd, perchè non si può fare di ogni questione una “battaglia per la vita”: specie quando si parla di candidature, di persone; ma soprattutto sbaglia perchè così facendo cade - ancora una volta - nella trappola di chi vuole strumentalmente spingere il Pd alla divisione interna. Mi stupisce, altresì ..lo stupore.. con cui la Bonino replica a chi legittimamente sottolinea alcune incongruità della sua candidatura. Da persona intelligente quale è non può infatti non comprendere quali reazioni possa ragionevolmente suscitare il suo nome, nel bene e nel male. Mi pare appena evidente che la scelta del candidato per il Lazio fosse (e sia), per mille ragioni intuibili, una scelta di “massima delicatezza”, per noi. Da operarsi, cioè, anche nella considerazione del disagio profondo del nostro elettorato, di fronte alle vicissitudini degli ultimi mesi. Di fronte cioè a chi chiede – e sono tanti – una classe dirigente più “aperta”, più “socialmente rappresentativa”, e anche - perchè no? - più "rassicurante", non so se la miglior risposta possa individuarsi nella figura campione del libertarismo e del laicismo radicale. Per quanto di indubbio spessore, intendiamoci.


Non adesso, almeno.


In questo momento, di grande frammentazione sociale, dovremmo infatti mirare a costruire un partito e un percorso politico che stiano realmente “nel cuore” della società italiana; e che non indugino, invece, in un pernicioso e pericoloso intellettualismo di maniera: che non si è mai attagliato, a ben vedere, alla pratica politica italiana. Ma anche un partito più sicuro, e più orgoglioso di sé: non dimentichiamoci che la candidatura Bonino nasce proprio dalla nostra provata incapacità – in queste settimane – di “osare”, di “fare un nome”. Siamo il primo partito dell'opposizione e del centrosinistra (con e senza trattino), non dimentichiamocelo. Certamente non dobbiamo mettere pregiudiziali sugli alleati. Ma nemmeno mettiamocele da soli, per favore.


Più coraggio, ci vuole.

domenica 19 luglio 2009

Bersani vs Franceschini.

Ho ricevuto questa sintesi eleborata da Stefano Ceccanti relativamente alle "piattaforme" dei due principali candidati alla segreteria Pd. Credo che nulla, in fondo, possa essere del tutto obiettivo, ma qui si riprendono frasi, espressioni, testi attribuibili direttamente a B e F. Quindi qualcosa vorrà dire. E, per me, dice.

Le 5 differenze chiare e nette tra Franceschini e Bersani
1. La forma partito del Pd: sovrani solo gli iscritti o anche gli elettori?
1a. Franceschini: iscritti ed elettori

"Mettiamo un po' d'ordine nelle regole ma non rinunciamo alla scelta che abbiamo fatto alla nascita del Pd, di affidare agli iscritti le scelte del partito e l'elezione degli organi territoriali, affiancando a loro gli elettori, da chiamare nei momenti delle grandi scelte, com'è certamente l'elezione di un segretario nazionale. Non alziamo barriere.Gli elettori del Pd non sono estranei, sono parte di noi. Sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni civili, che ci sostengono nelle campagne elettorali, che riempiono le piazze e i comitati.Ecco perché difendo questo equilibrio e perché penso che le primarie del 25 ottobre saranno un'altra momento importante per noi e per la democrazia italiana. Io voglio un partito solido.Ma fare un partito solido nel 2009 non significa rispolverare i modelli di cinquant'anni fa."

1b. Bersani: iscritti

"La sovranità appartiene agli iscritti che, sulla base di regole, la delegano in determinate occasioni agli elettori."

2. Il Pd nel sistema politico: partito di centrosinistra o di sinistra?
2a. Franceschini: centrosinistra

"Non torneremo indietro, ad un centro-sinistra col trattino, basato su una divisione di compiti nel raccogliere consenso o nel rappresentare pezzi di società e che circoscriva la nostra capacità espansiva.Solo ipotizzarlo significa dichiarare fallita l'esperienza del Pd, che è nato proprio sul superamento di quella divisione di compiti e significa non avere capito che quello schema si trascina forse in pezzi di classe dirigente ma non esiste più da tempo nel nostro popolo.Un unico popolo fin da prima che nascesse il Partito democratico."

2b. Bersani: sinistra

" Io parlo di un Partito Democratico che vuole interpretare ed estendere l’area del centrosinistra con il profilo di un partito popolare, un partito di una sinistra democratica e liberale che abita dove abitano le forze progressiste, socialiste, liberaldemocratiche del mondo, che partecipa all’alleanza tra socialisti e democratici in Europa."

3. Il retroterra sociale del Pd: interclassismo dinamico o lavoro dipendente con limitate aperture?
3a. Franceschini: interclassismo dinamico

"Per noi il mondo del lavoro di oggi è fatto insieme da lavoratori e imprenditori. E gli imprenditori non hanno smesso, come è stato detto, di essere nostri nemici per diventare nostri amici se rispettano le regole. Gli imprenditori sono una parte del mondo del lavoro e una parte di noi democratici."

3b. Bersani: aperti ai non dipendenti purché in regola

"Bisogna che ci diciamo, molto semplicemente, che un imprenditore privato, cooperativo, artigiano, commerciante che sta nelle regole fa pienamente parte del nostro progetto, è un protagonista del nostro progetto!"

4. Quale sistema politico vuole il Pd: Bipolare o multipolare?
4a. Franceschini: bipolare

"Non torneremo nemmeno indietro a scelte politiche né accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze, sottraendo ai cittadini il diritto di conoscerle e sceglierle prima."

4b Bersani: lo decidiamo con gli altri oppositori (che lo vogliono multipolare)

"La legge elettorale dovrà essere coerente con la forma di governo, dovrà evitare quindi ogni ritorno al proporzionalismo puro e perseguire un buon equilibrio fra rappresentanza, stabilità, governabilità, muovendosi nell’ambito di un bipolarismo nel quale l’elettore pretende di avere visibilità del quadro di alleanze e della loro stabilità. Questo equilibrio si può ottenere attraverso sistemi misti, ma la chiave politica è questa: la misura di questo equilibrio dovrà essere ricercato dialogando con tutte le forze politiche e parlamentari interessate a opporsi ai rischi di deformazione della democrazia, insiti nel modello della destra."

5. Le coalizioni: con perno il Pd o rifacimenti dell'Unione?
5a. Franceschini: Pd perno di coalizioni per governare

"non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose, costruite con l'unico collante del nemico.Quel tipo di coalizione che ha sempre colpevolmente coperto la qualità dell'azione dei governi di centrosinistra.Formeremo una alleanza che dia agli italiani la garanzia di un programma condiviso e realizzabile. Credibile non solo per vincere ma anche per poi riuscire a governare. E difenderemo i principi del bipolarismo e dell'alternanza tanto faticosamente conquistati."

5b. Bersani: riorganizzare il campo degli oppositori

"L’originaria ispirazione dell’Ulivo non può essere rimossa, nè vivere solo in una chiave evocativa, perchè non è infatti esaurita la questione sostanziale dell’incontro fra tutte le culture, le esperienze politiche e progressiste ancora oggi divise. E, tuttavia, questo non può essere un compito esaustivo; si deve accompagnare all’esigenza di riconoscere l’autonomia e la responsabilità di altre forze del Centrosinistra e dell’opposizione e di tracciare i primi passi politici per una riorganizzazione del campo dell’alternativa. Da soli non si può fare nulla."

Ma se non vi fidate delle sintesi mie o di altri (e fate sempre bene a diffidare)
Qui sta l'intervento integrale di Franceschini
http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&doc=1
Qui sta l'intervento integrale di Bersani
http://www.pierluigibersani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=1291

sabato 21 febbraio 2009

"Mani in alto, questa è una rapina!" (ma, in ogni caso, tutti con Franceschini).



Il Pd della retorica della democrazia che si fa idiozia, dove siamo tutti amici, e dove il nostro organo sessuale conta tanto quanto il nostro cervello, quel Pd lì probabilmente non c'è più. Bene.
Ma non c'è più nemmeno la democrazia "reale" tanto celebrata in questi mesi, cioè il filtro delle primarie (che solo qualche settimana fa tornava buono anche per stabilire i turni per il bagno): anche quelle scomparse, in nome di un unanimismo che in realtà non esiste, che è fintissimo e pericolosissimo perchè ci impedisce - una volta di più - di confrontarci e comprendere quale debba e possa essere la nostra vera identità.
Vero è anche che primarie "sulla persona", senza cioè un disegno politico che stia dietro al suo, ovvero ai suoi interpreti, non porterebbero comunque lontano un partito che ha o dovrebbe avere fame di contenuti; ma è un dato di fatto che il popolo del Pd venga derubato di un principio cosiddetto e annunciato e sancito "essenziale": colpisce peraltro come l'"eterno vertice" romano operi senza troppi imbarazzi, molto sbrigativamente.
Rimandando, tuttavia, sempre a domani il momento delle scelte "vere", è naturale che se ne operino sempre solo di posticce.
Non stupiamoci, quindi, se il neosegretario Franceschini (persona che mi pare molto perbene, e peraltro - mi piace ricordarlo - ottimo scrittore), in difetto di elementi nuovi (che necessiterebbero di quel famoso confronto, per emergere) esordisca sulle note dell'antiberlusconismo. Che è da 15 anni, quindi, l'unico collante della sinistra prima, dell'Ulivo poi e del Pd oggi.
Ciò premesso, è naturale che si debba offrire a Franceschini il più leale e totale appoggio, anche se il dibattito interno deve essere libero ed anzi, aumentare: svolto nelle sedi opportune, ma libero: non più, quindi, soffocato ipocritamente come fu nel veltronismo, ma nemmeno sostituito da un inutile, strisciante, susseguirsi di commenti smozzicati, strategici, laceranti e soprattutto - aggiungo io - "ad minchiam". Quel che è stata appunto la reazione al veltronismo; peraltro non molto dissimile da quella al Prodi II.

Per chi ha ancora voglia di leggere sul punto linko altro commento su FB.

martedì 10 febbraio 2009

Partito senza meta.


Oggi avrei dovuto partecipare - alle 17,30 a Vercelli - ad una manifestazione indetta dal mio partito, il PD, a sostegno del presidente della Repubblica Napolitano, e a difesa della Costituzione: entrambi bersaglio di Berlusconi e dei suoi pericolosi “strappi” istituzionali (non mi dilungo, perchè ne ho già parlato), la cui genesi è riferita al tristemente noto caso di Eluana Englaro, ma la cui forza, la cui portata destabilizzante dell'ordinamento trascende quell'origine e quel caso (Berlusconi arrive a dire che la Costituzione è “filosovietica”: lì il caso Englaro non c'entra più nulla).
Ieri sera Eluana muore. La cosa colpisce tutti, ci rattrista molto. Ci rattristano anche gli esercizi di ipocrisia e sciacallaggio che ne seguono sulle emittenti della nostra evoluta telecrazia, ma il pensiero primo – doloroso – è per una vita che si spegne, e per quelle di chi di quella stessa vita è madre, e padre.
Stamane il mio partito annuncia che la manifestazione prevista (per Napolitano, la Costituzione ecc.) non si tiene: ricevo un sms in cui c'è scritto “riteniamo che all'epilogo della lunga e tragica vicenda di eluana l'unica cosa giusta sia il silenzio. Per questo motivo il presidio di oggi è sospeso”.
Il che mi sorprende, poiché non mi pare aver alcun senso. Ce l'avrebbe avuto, certo, se il presidio fosse stato per Eluana, per ..i diritti del malato, o comunque per il “merito” della questione; ma la manifestazione prevista riguardava tutta un'altra cosa: la Costituzione, Napolitano, ecc., ed un diversissimo problema di “legittimità” costituzionale.
Provo a parlarne con qualcuno del mio partito, a Vercelli come fuori; cerco di esporre un banale punto di vista che qui di seguito provo ad esplicitare, ma la risposta è che “c'è il rischio è di essere strumentalizzati”, e che comunque molti “non se la sentono”.
Io continuo a non capire, e a non condividere: ma insomma, domando “la manifestazione è per la Costituzione o per Eluana?”. Non ottengo alcuna risposta degna. Anzi, non ottengo nessuna risposta. Perchè forse nessuno lo sa davvero.
Queste per me non sono sciocchezze. Mi chiedo, infatti, seriamente, se la gente sa davvero per cosa cacchio manifesta, e così pure, quando sceglie di non manifestare se ne comprenda realmente la ragione...
Il problema è serio. C'è una confusione di piani, nel dibattito italiano, ma anche e soprattutto nel nostro PD che qui è emersa palese, e che mi inquieta non poco.
Non si riesce letteralmente a capire e a far capire “DI COSA SI PARLI”, c'è una costante fuga nell'emotivo e nel prepolitico che impedisce ogni analisi, ogni idea, ogni comunicazione.
Tutto si butta in un mixer, senza distinzioni, e con impari proporzioni di cuore e ragione: alla fine la logica dell'”un tanto al chilo” è imperante, e di fatto non si parla mai della cosa di cui si dovrebbe parlare, bensì del sentimento (o dei sentimenti) che essa suscita.
Però non ce ne rendiamo nemmeno conto: del tutto convinti di aver analizzato un problema, in realtà è come se avessimo fatto della microchirurgia con un'ascia.
E probabilmente, quando proprio non sappiamo cosa dire (o abbiamo paura di “essere strumentalizzati”) tiriamo fuori questa cosa del “silenzio”, che tanto piace a tutti e ci fa fare una nobile figura.
Non solo, alla fine è chi cerca di fare chiarezza a passare per un cinico, per uno senza cuore, senza pietà. Già immagino chi – senza nemmeno terminare la lettura di questa nota – lo penserà di me. Poco importa, perchè in fondo il timer della mia insensibilità è avanti di sole 48 ore.
La manifestazione di solidarietà a Napolitano, di difesa della Costituzione si terrà infatti il 12.2 p.v., come da dispaccio del loft romano.
A quel tempo pare che il lutto per la vicenda di Eluana - che nulla, pure, riguarda quella manifestazione, sottolineo - “dovrà” essere passato.
Personalmente non so se ci andrò, il 12 a manifestare: perchè a conti fatti non so neppure per che cosa manifesto. Se è per buttarla sul “cuore”, allora dico che i sentimenti preferisco gestirmeli per i fatti miei, e quelli imposti ad orologeria mi sembrano – francamente – un'assurdità (nemmeno troppo furba, poi).
Una volta di più mi sento estraneo all'atteggiamento di chi “per non farsi strumentalizzare” diventa prigioniero di un politicamente corretto che ormai tuttavia scema nel politicamente insulso.

martedì 25 novembre 2008

Appunti troppo lunghi. Ma sentiti. Sulla mia Sinistra (e sulla fede).

3 NOTIZIE DI OGGI:
VITTORIA DI VLADIMIRO GUADAGNO ALL’ISOLA DEI FAMOSI (DA REPUBBLICA.IT): “…Liberazione…si inchina ai piedi di questa nuova signora della tv. Con paragoni impegnativi: "Vladimir come Obama", sostiene oggi il quotidiano comunista. Che mette la foto di Luxuria in prima pagina, con commenti di questo tenore: "Partecipando e trionfando all'Isola, ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere degli stessi diritti della presunta maggioranza". Insomma…la vittoria nazionalpopolare di Luxuria, con conseguente riscatto della minoranza gay lesbo o trans così osteggiata nel nostro Paese sul piano dei diritti, può essere davvero paragonata al recente risultato alla Casa Bianca…Con il primo presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo lontano dalla più importante istituzione americana, con Vladimir all'Isola si rompe il tabù dell'eterosessualità a tutti i costi". Segue un "grazie a Simona Ventura". Paradossi italiani: i comunisti duri e puri che rendono omaggio alla conduttrice, amica di Flavio Briatore e Lele Mora, simbolo di una tv aggressiva e spesso impietosa. L'interpretazione "liberal" della vittoria è avallata dalla stessa Luxuria: "Gli italiani e le italiane - dichiara - hanno dimostrato di essere molto più avanti rispetto a numerosi politici, perché mi hanno giudicato per quello che ho fatto sull'isola e non per la mia diversità. Esultano anche le associazioni del settore. Imma Battaglia, presidente di DìGay Project Onlus: "La tv con Vladimir ha cambiato sesso". L'Arcigay: "Una svolta storica". Marcella Di Folco, presidente del Movimento italiano Transessuali: "La gente comune è pronta per le nostre battaglie". Paola Concia, parlamentare Pd: "L'autenticità batte il pregiudizio". Infine, il leader di Rifondazione Paolo Ferrero dichiara che sarebbe felice di candidare Luxuria alle Europee, e che la scelta dipenderà solo da lei (che però fa sapere subito di non essere interessata).

POLEMICA SULLA MORTE DEL 17ENNE DI RIVOLI (DA RAINEWS24.IT E REPUBBLICA.IT): Il ministro ombra del Pd all' Istruzione Garavaglia: "Non mi risulta che ci sia stato un terremoto o una valanga. Nessuno può scaricarsi così la coscienza. Il Parlamento istituisca una commissione d' inchiesta sull' edilizia scolastica". E sostiene come solo grazie al Pd via sia nel decreto Gelmini un articolo riguardante la sicurezza nelle scuole, laddove la Finanziaria taglia invece i fondi in materia.
Di Pietro: "Responsabilità politiche, inutili le lacrime della Gelmini. Non si può liquidare una tragedia come quella avvenuta sabato presso la scuola di Rivoli come una fatalità. Non sono d'accordo con il presidente del Consiglio: c'è una chiara responsabilità politica che non può essere occultata". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. "La situazione dell'edilizia scolastica è gravissima - aggiunge - e, nonostante ciò, il governo ha effettuato drastici tagli al comparto. Le lacrime del giorno dopo del ministro Gelmini sono inutili"
.

CONVERSIONE GRAMSCIANA (DA REPUBBLICA.IT): “Antonio Gramsci trovò la fede in punto di morte e ricevette i sacramenti cristiani. Monsignor Luigi De Magistris, propenitenziere emerito del Vaticano e conterraneo del fondatore del Pci, riapre il dibattito nel corso di una conferenza stampa a Roma. E torna ad affrontare una questione già aperta e controversa. Quella, cioè, del riavvicinamento al cattolicesimo da parte di Gramsci, poco prima della morte, nel 1937…Così il racconto di De Magistris, in passato tra i responsabili del Tribunale vaticano della Penitenzieria Apostolica (il dicastero preposto alle indulgenze, ai perdoni e a controversie interne): "Il mio conterraneo Gramsci aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: Perché non me l'avete portato?. Allora gli portarono l'immagine di Gesù Bambino, e lui la baciò. E' morto con i Sacramenti, è tornato alla fede dell'infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci".

Prendete e giudicatene.
Due notizie (e le espressioni, s’intende) ci dicono dove va la Sinistra.
Io seleziono: “Grazie a Simona Ventura”, e “Commissione d’inchiesta”.
Superbo esempio di fusion: nuove idiozie e archeologiche parole d’ordine.
La terza notizia indica invece come il Vaticano (o chi parla a suo nome in conferenza stampa), pur avendo una chiara idea (assolutamente radicale) del valore della vita in sé (vedi Eluana), mostri un’incerta, direi quasi relativistica, considerazione del valore della memoria dell’individuo, del rispetto del suo “esser (stato) uomo”. Cioè del “contenuto”, anche morale, personale, “finale” di quella stessa vita.
Sottolineo le parole di Luciano Canfora, storico, che osserva "Temo fortemente che non sia assolutamente vero che Gramsci si sia convertito in extremis". Studioso di letteratura classica e attento conoscitore della vita di Gramsci, Canfora ricorda che "tentativi in extremis, alla maniera degli avvoltoi, di arrivare a conversione sono stati tentati sia con Croce che con Concetto Marchesi”.
Luciano Canfora è davvero un grande intellettuale. Ho avuto l’onore di conoscerlo in treno. Persona squisita, sarei andato avanti a parlargli per un giorno (e forse lui, a un certo punto, l’ha anche temuto). Egli è un comunista, non ci scappa; un comunista che pure stimo profondamente. Non mi pare che Canfora (vita che immagino un pò ordinaria: tipo che ogni giorno esce di casa e va a fare il professore universitario; tipo che si occupa – guarda un po’ - di Storia e scrive, l’abbiamo visto, quando gli capita, anche di Gramsci), sarà candidato alle prossime europee.
Vladimiro Guadagno, artista transessuale, da due mesi e mezzo cazzeggia, spettegola e dimagrisce in un reality show; è comunista come Canfora, almeno sulla carta, ma di sicuro – a differenza di Canfora - non è uno storico, e mette la caduta del Muro di Berlino nel 1985. Poco importa, perché è amico di Simona Ventura. A lui, così poco ordinario, l’hanno già chiesto se vuole candidarsi; immediatamente, al suo ritorno in Italia. E glielo ha chiesto quel così poco ordinario ex Ministro Ferrero, che quando era Ministro era talmente non ordinario che marciava contro il suo Governo e proponeva – per i mali italiani – le “stanze del buco”.
Chissà che ne direbbe quel comunista di Gramsci, a pensarlo vivo oggi forse ancor più ordinario di Canfora e probabilmente – male per lui – non intimo di Simona Ventura. Dubito che sarebbe stato amico anche di Ferrero, se è per questo, ma è un dato di fatto che non possiamo chiederglielo. Così come non possiamo chiedergli un sacco di altre cose…ma allora non dobbiamo nemmeno fargliele dire. O fargliele fare. O fargliele aver fatte. Se non credo nel mercato delle religioni, ancor meno mi appassiono a quello delle conversioni estorte.
E, meno che a tutto, mi appassiono al dibattito strumentale sulla pelle di un povero disgraziato.
L’edilizia scolastica è un problema da lustri, e lo sanno tutti.
Serve più onestà, e più stile.
A Vercelli, ad esempio, va dato atto alla Provincia di aver investito molto, in questo settore.
Se posso contestare ai miei avversari parecchie altre cose (e l’ho fatto, e lo farò: perchè non condivido moltissime loro scelte), non temo di riconoscerne i meriti ove essi siano.
Lo faccio perchè credo che l'Italia abbia bisogno di onestà intellettuale. Non certo perchè io e TizioCaio andiamo in vacanza in barca insieme, come capita nel jet-set parlamentartelevisivo.
Non so, quindi, se è questa - poco fashion, se possibile pratica, magari un pò stronza ma vera - la Sinistra che piace alla Ventura, ma è la mia idea di Sinistra. Niente mutanda in testa e sessualità rovesciabile, per me. Sono un ordinario anch'io.
Che cerca un luogo ideale ove e di cui anche un Gramsci - se vuole - è libero di dubitare. Dubitare del Supremo, del minimo, se necessario anche di se stessi.
E se qualche dubbio è d'interesse collettivo, altri pensieri restano fatti propri. Lo si spieghi anche al Vaticano, senza remore. Tra Zapatero e calarsi le braghe ci sarà pure una via di mezzo.
Non di reality canaglieschi; non di vecchie, strumentali manfrine; non di Spirito a buon mercato.
Parliamo di NOI, adesso, di quel che siamo.
E cosa siamo, dunque?

venerdì 21 novembre 2008

Finire. E ricominciare.

Per sapere come la penso sul PD, su Veltroni, sull'effettività di quella "D" che sta nel nostro nome...si può leggere il pregresso di questo blog.
Oggi, tuttavia, mi sento di dire che tutto è superato. Non smentito, non corretto: superato.
L'emergenza va oltre l'opinione, la travolge, la relativizza. O forse no: anzi, la rende assoluta, specie se l'opinione è, o era, non infondata.
L'opinione era, è, sarà che il sottoscritto vuole stare in un partito vero, moderno, post-ideologico, riformista e - certo - realmente democratico. L'opinione era (è, sarà) che con quella che ho definito "cosmesi democratica" non si va lontano. Non si va, cioè, lontano con l'impalpabilità Veltroniana, con il rifiuto identitario, con l'assenza di meritocrazia, con i calci nel culo, con l'ipocrisia, con il "degrado buonista".
Ma nemmeno si cresce con la presunzione dei grandi strateghi, che oggi godono dell'imbarazzo del leader: D'Alema sopra tutti, certo, ma ce ne sono...ce ne sono molti: almeno tutti quelli, sciagurati, che oggi vorrebbero fare davvero un compromesso storico bonsai. Inconsapevoli di vivere un altro tempo. O ad esso furbescamente (?) indifferenti.
Nè si cresce - e questa osservazione è generale e trasversale - con la mediocrità, con il mito vuoto della missione della politica, che poi - quasi per una mutazione genetica - diventa "costrizione" della politica, e genera classi dirigenti scolpite nel tempo.

Ma qui la mia opinione conta poco, credetemi.
Qui la situazione è drammatica, e mostra - credo - una strada sola.
In cui non vi sono posizioni contrapposte. Non vi sono guerre intestine. Non vi sono summit di alto livello per salvare il salvabile. Tempo scaduto.

La strada è finire.
Finire qui con questa classe dirigente che ha lasciato molti disastri dietro di sè; che non convince, che non appassiona...forse perchè - è un mio sospetto - è essa stessa assai poco convinta e appasionata.
La strada è RICOMINCIARE: da altri. O, almeno, da molti altri.
E non dico lo sconosciuto preso dalla strada (nè però lo escludo, s'intenda)...non parlo di scelte populistiche...PArlo di un NORMALE AVVICENDAMENTO AI VERTICI.
Che esiste ovunque, in ogni paese.
E parlo di tutti i vertici: nazionali, regionali, locali.
Non parlo di una deriva "giovanilista": c'è gente di 50 anni che a forza di aspettare diventerà eterna promessa non per propria colpa...

Ma davvero non ci insegnano nulla il caso Villari, il terrificante (per la terrificante valenza simbolica) siparietto televisivo tra Bocchino e Latorre, l'eterna rissa tra Veltroni e D'Alema?

Ma davvero non capiamo come e quanto sia tempo di cambiare, di aprirci, di superare il passato, di smetterla di comportarsi da vecchi ragionieri e provare a sfidare il nuovo (pur con tutte le sue incognite ed insidie)?
Ma devvero non capiamo quanto la gente sia stanca di questo niente (pure bruttino)?
Ma davvero il citatissimo Obama non ci insegna nulla?
Io, e chiudo, invito a credere ancora al PD. Ma anche a pretendere un PD diverso.
Ricco di posizioni, di diversità, di confronto. E di futuro.
Ma prima di tutto di coraggio: il coraggio di voltare pagina.

domenica 26 ottobre 2008

Me ne lavo le mani pulite (o "del demagogo") e altro.

Questa settimana utile copia incolla per dire quel che penso della scampagnata di ieri al Circo Massimo. Copio e incollo Massimo Cacciari (uno che se parlasse più spesso, e non solo di Nord, farebbe bene a tutta la sinistra italiana e al mio entusiasmottimismo in particolare).
"Non mi preoccupa la manifestazione, ma che il governo ombra non abbia prodotto assolutamente nulla; mi augurerei - aggiunge Cacciari - che il Pd mi dicesse come si intende organizzare e cosa dice su scuola, crisi finanziaria e Alitalia. Mi sembra un’invenzione strana organizzare una manifestazione di protesta con 5 mesi di anticipo - attacca il Sindaco di Venezia - Avrei preferito che il Pd avesse elaborato delle proposte concrete sul federalismo fiscale, non lasciando lo spazio allo spot di Lega Nord e Berlusconi, e su questo disastro della scuola".
LASCIO SCENA A DEMAGOGHI
Poi l'affondo: “Cerco di portare a termine il mio mandato e lasciare la scena ai demagoghi, a coloro che hanno la vocazione a guidare il popolo: ai Veltroni e ai Berlusconi, a destra e sinistra”, dichiara .
SCUOLA: MERAVIGLIA IL RITARDO DELLA RABBIA
"Sono decenni che non si fa una riforma di sistema della scuola; è una debacle di tutto il ceto politico italiano - continua Cacciari - Ci si può stupire soltanto che questa esplosione di proteste dei giovani sulla scuola sia tardata tanto".
ALLEANZE FUTURE
"Il Pd si suiciderebbe se riallacciasse un’alleanza con Rifondazione come quella del governo Prodi; contraddirebbe totalmente le ragioni storiche della sua nascita", commenta poi Cacciari. E su Di Pietro: "E' una riserva che proviene da Tangentopoli, dalla crisi degli anni 90; è una rendita di posizione pura e semplice
"
Proseguo oltre Cacciari per segnalare due cose singolari e significative pur nella loro minimalità: 1) sul campanello della nostra sede di Vercelli c'è ancora scritto "La Margherita". L'unica cosa che rende questa circostanza normale è che ai tempi della Margherita abbiamo avuto scritto sul campanello "Partito Popolare Italiano" quasi fino alla fine della Margherita; 2) mi è arrivato per mail un documento di un autorevole esponenente del PD vercellese nelle istituzioni. Recava la scritta "La Margherita informa". Doppio indizio fa una prova? E se sì, che cacchio prova?
Ora, pure il fatto che alla testa del corteo di ieri ci fossero Veltroni e D'Alema dà un'idea - oltre che del grande ricambio nella sinistra italiana - anche della grande trasformazione della stessa sinistra. Non vorrei, cioè, che a togliere alternativamente la S e la P a PDS il risultato fosse il medesimo...o almeno vorrei essere avvisato. Così decido per tempo il da farsi.
In ultimo una cosa a cui pensavo stamattina mentre prendevo il cappuccino. Anche ieri WV non è riuscito a dire la parola "professionista" (commercialista, avvocato ecc.). Naturalmente è riuscito a dire "impresa" e "imprenditore" più volte. Visto però che quando la sinistra italiana parla di "impresa" normalmente si riferisce a quella grande, importante, patinata, cui storicamente le viene bene chinare il capo ...domanda secca: ma per un luccicante Colaninno che ti prendi, quanti oscuri avv. Bianchi e dott. Rossi che ti perdi, caro demagogo?

domenica 7 settembre 2008

Il ritorno.

Tornato, superati (quasi del tutto) i "postumi del viaggio, sistemate le prime cose in ufficio ...ritorno ad occuparmi di questo svago non disimpegnato che è il blog.
Dopo le innumerevoli, e insostenibili, polemiche estive in casa PD piemontese (di cui ho avuto eco rumorosa anche in giro per l'Europa) segnalo l'intervento di Gianluca Susta (comparso sulla "Repubblica" di ieri) "a stemperare gli animi"; mi pare un buon punto da cui ripartire.

Susta: "Diamo modo e tempo a Morgando di indicare una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino"
Sergio Chiamparino ha ragione: la battaglia alle primarie è stata anche, e forse soprattutto, contro di Lui, ma è stata anche l’unica battaglia vera nelle primarie del PD in Italia, anticipando il confronto che è in atto oggi a livello nazionale.
Ma se così è e se quella - come dice Lui - è stata “una lotta di potere”, allora Chiamparino deve prendere atto, come ho fatto personalmente, che abbiamo perso; anzi, bisogna prendere atto che noi abbiamo perso solo a Torino (e particolarmente in Città) dove non tutti (e non mi riferisco certo a Lui il cui impegno è stato generosissimo!) si sono chiesti il perché!
Chi si è riconosciuto nella mia candidatura, nelle Province, ha capito che si sarebbe vinto solo con un certosino lavoro di base; lo abbiamo fatto e abbiamo vinto. A Torino abbiamo fatto troppo ‘i fighi’ e abbiamo sperato nel richiamo dei ‘big’ e nella ‘società civile’; non abbiamo capito che un partito di massa deve avere solidi punti di riferimento “di opinione” ed istituzionali, ma deve anche avere militanti generosi e appassionati che si mobilitano nei momenti topici. Così hanno fatto Popolari e Sinistra per; al contrario di noi e così abbiamo perso.
Certo! Questo è il tempo di capire chi sta dalla parte della modernizzazione e dell’innovazione (e ‘Chiampa’ certamente le incarna), ma anche se queste possono convivere con un partito in cui si possa discutere, lasciar discutere, dubitare, dire la propria e dissentire, indirizzando anche le scelte delle istituzioni, senza apparire come sabotatori.
Diamo tempo e modo a Gianfranco Morgando, affinché, con serenità e pazienza, indichi una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino, senza delegittimare il lavoro di questi mesi e di chi lo ha portato avanti in Segreteria, nei Forum e in direzione, ‘sustiano’ o ‘morgandiano’ che sia.
Se non vogliamo ammazzare il ‘bambino in culla’ (il PD), almeno in Piemonte, dobbiamo far capire, da un lato, a Morgando, collaborando con Lui e chiedendo reciprocità ai suoi sostenitori e senza picchiarlo in testa un giorno sì e l’altro anche, che non può governare un partito così chiudendosi nella sua “non” maggioranza del 14 ottobre; dall’altro occorre incalzare il partito, a Torino come a Roma, ad aprire al massimo la discussione, riconoscendo a tutti pieno diritto di cittadinanza, non solo per darsi una generica ‘mossa’, ma per intraprendere con coraggio – come vuole Chiamparino e come, nel mio piccolo, desidero anch’io – la strada del riformismo vincente, che non è quella del rilancio dell’ ‘Unione’, ma che è invece quella del “partito a vocazione maggioritaria” che si candida a vincere, che non rinuncia a se stesso e alla sua identità in caso di sconfitta e che sa recuperare i rapporti con l’elettorato moderato senza perdere i ceti popolari. Smettiamola di lavare i ‘panni sporchi’ in pubblico e discutiamone una volta per tutte negli organismi
di partito”.

giovedì 12 giugno 2008

Pentimenti, miracoli, cucina piemontese. Verso il Gruppo Fritto Misto.

A) "Col senno di poi - ha spiegato Bush, nel suo soggiorno romano - avrei potuto usare un tono differente, un atteggiamento diverso. L'uso di frasi come "fatevi sotto" o "lo prenderemo vivo o morto" parlando di lotta al terrorismo o di Saddam Hussein hanno dato alla gente l'idea che io non fossi una persona che vuole la pace ma una persona ansiosa di fare la guerra". Ma va? Dai, non ci avevo minimamante pensato! Ma se è così lo apprezzo, buon G.W., i pentimenti a noi italiani piacciono moltissimo. Peccato invece quando mancano ...è come una favola senza lieto fine. Pensate, ad esempio, alla storia di quell'amatissimo magistrato (poi politico) che si diceva avesse detto, parlando di un noto tycoon e (allora) novello politico, "io quello lo sfascio". Bruttina come espressione.
Lui non pare essersene pentito.
Anche il tycoon, in ogni caso, di cose di cui pentirsi ne ha dette parecchie, e anche lui sempre senza pentirsi: a cominciare da quella storiella del nuovo miracolo italiano. Dai, bisogna spiegarlo agli albanesi che era una palla anni '90, perchè se no quelli - creduloni - insistono a venire a cercarlo. Col tycoon, però, va anche detto che ogni volta poi vien fuori che un giornalista ha capito male ("avevo detto DDL, non DL; avevo detto k.o., non kapò; intendevo Silvana, di Mangano!").
Ha la stampa contro, che ci può fare?
Per nulla pentiti, in ogni caso, tanto l'uno quanto l'altro, in qualche modo uniti anche se contrapposti sono riusciti in un capolavoro.
Hanno molto sfasciato, a modo loro, e molto realizzato, a modo loro.
Un vero miracolo, ma individuale: in tutto il mondo non ve n'è uguale. O no?
B) Dalla collocazione europea del PD ai classici monferrini.
Immaginate di posticipare una vostra scelta, affidandovi all'eventualità che nel trascorrere del tempo il problema della scelta si risolva da sè. Immaginate ora che il problema in questione non sia risolvibile, almeno nel senso per cui lo schema ove si inquadra è tale da non consentirne soluzione "esterna". Otterrete un classico esempio di lungimiranza dei vertici PD. Stavolta sulla collocazione europea del partito.
Proviamo a semplificare. I DS volevano andare col PSE. I DL (non DDL, non è uno degli errori del Cav., volevo dire l'ex Margherita) volevano l'ALDE (liberali democratici), qualche cattolico forse avrebbe voluto (e vorrebbe tuttora, a leggere Famiglia Cristiana) addirittura il PPE (può dirlo tranquillamente, tanto un giornalista che ha capito male lo trova sempre).
Come si fa, si son detti (quando abbiam fatto il nuovo partito):"...che si decide?".
Ci sono state discussioni molto, molto serie, con analisi molto, molto schiette, sofferte.
Il problema è stato affrontato certamente in modo maturo.
Nessuno ha fatto sconti alla propria storia.
Così, responsabilmente si è deciso di non decidere, di rimandare.
Però...
Però nel frattempo abbiamo spiegato al Vecchio Continente che non poteva restare ancorato ai vecchi schemi, che non si poteva non cambiare...che si doveva decidere! L'onere non era il nostro, ma il loro, che noi avevamo già deciso: eravamo Democratici!
E così il PD segnava la strada alla "nuova Europa", e tutti avrebbero dovuto imitare il nostro modello.
La soluzione era cioè fondare un nuovo gruppo al Parlamento Europeo: cioè il gruppo democratico.
La vecchia Europa, però, testarda e retrograda come sempre, se ne è sbattuta assai, del nostro suggerimento; e quando ha visto le nostra applicazioni pratiche ...si è pure fatta una risatina.
Brown e la Royal ci hanno spiegato che loro riescono a perdere bene già così come sono; allora abbiamo puntato su altri discepoli.
Il nostro ambasciatore è diventato il francese Bayrou. Candidatosi all'Eliseo nel 2007 e, l'anno dopo - più modestamente -al Municipio di Pau, da outsider con grande potenziale che era alle presidenziali, alla fine non è nemmeno riuscito a fare il Sindaco pirenaico (fregato da un socialista passato direttamente all'UMP).

Potenza democratica. E' contagiosa.
Pensate che quello che contestano in Francia a Bayrou è di non essere nè carne nè pesce.
Mi sembra di ver già sentito questa storia. A voi no?
E adesso? Decidiamo o aspettiamo ancora un pò?
Gruppo misto? Ottima idea, gruppo misto per un PD misto...e già che siamo piemontesi, abbastanza fritto. Oppure bollito, certo.
E' pronto in tavola. Il vino, rosso o bianco?

giovedì 5 giugno 2008

E' un disastro, sì, ma non nucleare (ovvero: nanismo o onanismo, questo è il problema).


(Bravi, continuate così che andate lontano!)

L'atteggiamento della stampa progressista (almeno, di quasi tutta) e poi quello delle sinistre (in senso lato), di fronte all'incidente alla centrale nucleare slovena di Krsko, è esattamente quel che mi aspettavo. Purtroppo.
Vile strumentalizzazione, vile speculazione.

E' vile. C'è poco da fare, questa sinistra (che mi auguro lasci presto al passo a un'altra sinistra: più matura, più seria, più attenta, più nuova e ...con più palle) è semplicmente vile; e di fronte all'opportunità di mettere in difficoltà il Governo (su una cosa giusta che vuol fare, poi!) non sa resistere alla tentazione di cavalcare immotivate (immotivate perchè già ieri è stato escluso ogni rischio di contaminazione) e anacronistiche paure.
Riecco la mollezza, la superbia, l'incapacità di cambiare che ha già condannato questa classe dirigente all'opposizione (ormai) eterna.
Ma il fatto è che la gente (sì, sempre quella ...che vota) probabilmente non ci crede più nemmeno a queste storielle alla "The day after".
Eh sì, perchè la gente paga stangate di bollette, e se c'è una cosa che la spaventa è piuttosto il caro energia. L'argeant (con movimento di indice e pollice in sfregamento).

Più che del nucleare, mi sbaglierò, penso che la gente non ne possa più dello stile alla Pecoraro Scanio & C. (questo lo ha già fatto capire bene il 13 e 14 aprile) e dell'irresponsabilità di ogni non-scelta.
Sarà poi anche un pò pirla come ci piace pensare, ma forse oggi la gente capisce anche (non è difficile) che se l'incidente sloveno fosse stato di maggior gravità le conseguenze si sarebbero ben avvertite anche da noi (purtroppo è così, e va detto: d'altronde non si può evitare ogni rischio, e l'unico che voleva dimostrare il contrario era George W. con la guerra a Osama).
...Ma proprio perchè le cose stanno così viene appunto difficile spiegare a un friulano (o a un piemontese) il perchè debba beccarsi le eventuali conseguenze di un guasto a una centrale che ha a mezz'ora di macchina...senza poter beneficiare di ciò che detta centrale produce (se non a caro prezzo, s'intende).
Sintesi, questa, dell'ineccepibile conclusione cui perviene persino il Governatore Galan: "Ipocrita pagare una bolletta energetica molto superiore a quella di altri Paesi e poi subire anche le eventuali conseguenze negative che, in caso di incidente, ci sarebbero lo stesso".
Capite? Ce lo insegna anche Galan!

Sono molto preoccupato per questa situazione, sinceramente.
Soprattutto perchè in questo vuoto nemmeno il Pd riesce a dire qualcosa di serio.
E mi dà molto fastidio che, per bocca di Realacci, ci si dichiari contro il nuclare.
Vedete, questa non è una questioncina marginale: questa è La questione.
L'energia è tutto, dobbiamo comprenderlo e comportarci di conseguenza.
Le guerre, lo si sa, si fanno per l'energia; le maggiori crisi internazionali partono spesso da questioni legate all'energia; più banalmente, poi, le bollette e il caro benzina gravano sulle famiglie, e le delocalizzazioni industriali (i nuovi disoccupati) spesso non prescindono affatto dal costo energetico.
La questione energetica inoltre si connette alla tutela dell'ambiente; e l'uso degli idrocarburi (che il nucleare può ridurre) è ciò che maggiormente lo distrugge, l'ambiente.
Se il Pd non capisce queste cose, se non si sente in dovere di una risposta diversa dal no o dal silenzio, la cosa non è grave; è gravissima.
A che serve, Veltroni, "andare da soli", e tutta quella retorica del "Si può fare" (ma cosa?) ...se poi non si dicono cose realmente nuove, diverse...se non c'è il coraggio, la libertà di essere riformisti ?!
Lancio un'idea, allora, da convinto democratico: visto che si fanno le primarie anche per sapere i turni per accedere al WC...facciamo delle primarie per sapere cosa ne pensino i nostri elettori, del nucleare!
Che ne dite, maiores? Se ci piace la democrazia...usiamola!
O forse i maiores temono che il popolo del Pd faccia loro sapere che è più in sintonia con Scajola?
Mi accingo a concludere questo post, della cui lunghezza chiedo venia a chi è arrivato in fondo. A proposito di fondo.... La situazione italiana è a dir poco disastrosa, per molte ragioni (non parliamo poi della nuova legge elettorale per le Europee, vergogna su cui intendo tornare): tuutavia (insisto perchè credo sia giusto) quella del nucleare è vicenda più di ogni altra emblematica della nostra debolezza, della nostra incapacità di crescere.
Mi irrita da morire sentire gente che prende una ricca prebenda mensile (o qualcun altro che spera di arrivare a prenderla e quindi, con viltà strategica, tace) e che di fronte a simili questioni gioca con le parole, con i concetti e con i dati: tipo "Si al fotovoltaico, come in Germania!" (omettendo però, una volta di più, di dire quanta energia nucleare produca , la Germania) oppure "No al nucleare di 3a generazione, si a quello di 4a" (ma come si arriva a 4, signori illuminatissimi? Sapete contare o partite a caso?), oppure ancora "l'Italia non è in grado di gestire il nucleare" (allora andatevene dall'Italia, e fate presto).
Mi irrita poi ancora maggiormente constatare come a dimostrarsi più seri e avveduti su questi temi decisivi siano proprio i nostri avversari.
Vi lascio con una riflessione di uno su cui il Pd dovrà puntare molto di più, e in fretta, se vuole continuare (o cominciare, dovrei piuttosto dire) la propria storia riformista.
"La verità è che c'è sempre chi è pronto a speculare sulla paura. Dovremmo piuttosto sentirci rassicurati che in questo caso i sistemi di sicurezza hanno dimostrato di esserci e di funzionare. Agitare la paura del nucleare, quando in Italia siamo riusciti a farci del male con i rifiuti solidi urbani mi sembra fuori luogo". Chicco Testa dixit.

ps. a sx la mappa delle centrali nucleari europee. La sapete la storia dell'italiano che prende l'autostrada contromano e che mentre procede generando il panico totale insulta gli altri automobilisti perchè - a detta sua - sono tutti scemi?

giovedì 22 maggio 2008

La notizia buona, dalla parte sbagliata.

Il Governo, per bocca di Scajola, annuncia il ritorno al nucleare in 5 anni.
Avrei voluto che fosse un ministro di un governo di sinistra, a dirlo; non è così e ne prendo atto.

La decisione, però, non può non trovarmi favorevole (per chi voglia sapere meglio cosa ne pensi, a dx, entrando in 'Pubblicazioni' troverete un link a un mio scritto di due [?] anni fa, pubblicato dal Tcrs dell'Università di Catania: titolo "Se il confronto è impossibile"), e lo sono ancora di più dal momento che nell'ultimo mese ho tentato in tutti i modi di diffondere, a destra e manca, il Chicco Testa-pensiero, e di invitare alla lettura del suo ultimo - bellissimo - libro, Tornare al nucleare?, di cui la copertina a sx.

Testa lo scrive così, con il punto di domanda; invece, a sentire, Scajola, che parla di un "solenne impegno" di Berlusconi, il punto di domanda è già bell'e che tolto.
La buona notizia arriva dalla parte sbagliata, verrebbe da dire, ma - infine - arriva.
E questo è l'importante, che prima che del "PD" ...io sono, e non me lo dimentico mai, un cittadino italiano.
Aggiungo, quindi, da cittadino, che se Berlusconi riuscirà davvero a far tornare il nucleare, dovremo essergliene, ahimè, grati. E lo voglio dire chiaro chiaro, stanco di imposture per l' "unità del gruppo" (...ma quale unità!?).
Sarebbe infatti un bene, il ritorno all'atomo, un grande bene per il Paese, che da quel tragico 1987 è perduto - con tutti i danni del caso - dietro ai fumi dell'ipocrita demagogia ambientalista. Anzi, anti-ambientalista, che il vero problema è l'emissione della CO2, che proprio la rinuncia al nucleare contribuisce ad alimentare, non limitando il dannoso ricorso ai combustibili fossili (le energie alternative? leggete, leggete cosa scrive Testa a pag. 33, citando dati, non riportando opinioni).
Avanzando nella lettura del libro di Testa, peraltro, mi convincevo sempre di più (e se lo leggerete capirete perchè) come sia proprio su temi come questi che la Sinistra potrebbe trovare - se lo volesse - la propria dimensione, il proprio ruolo, la propria identità del e nel XXI secolo. Cercando, con coraggio, in questo, come in altri campi, le innovazioni che possono contribuire a rendere il mondo più pulito, più equo, più giusto...e - perchè no? - più ricco e "di sinistra" al tempo stesso.
Ma occorrebbe entrare nel futuro, lasciando fuori dalla porta molti bagagli ideologici.
E questo, è evidente, "non si può fare".
Si resta, invece, ancorati a un secolo fa, e spesso nemmeno conoscendolo troppo bene, questo secolo maledetto.
Attaccati perniciosamente a quattro formulette sterili, e ad un'arroganza senza confini.
60enni d'assalto (salvo qualche 60enne troppo intellettualmente onesto, e puntualmente preso d'assalto), giovani subito vecchi (e subito cooptati), pubblici impiegati in quantità (molto meno in qualità), indiscutibile (e chissà mai perchè) ipoteca di supremazia culturale, sobria distanza da tutto (che la ggente, suvvia, ci fa un pò schifo), "difesa delle regole", "difesa del diritto" (ma quale? ...lo "ius discaricae" di Napoli?)
Intando il mondo (de sinistra) magari piano ...ma va avanti, senza di noi. Noi ..."noi", intendo, les italiens, che altrove - ad esempio - posso sperare in Obama (che, devo ammettere, mi convince ogni giorno di più): ma questo certo non mi basta.
Anzi, viste le differenze - ora davvero siderali - tra qua e , mi fa un pò rabbia. In fondo, se ci penso, non ci vorrebbe molto per convincermi: basterebbe parlare chiaro, e vedere i problemi. Proprio come si ostinano a fare quegli "stupidi" di elettori che non ci votano.

martedì 29 aprile 2008

Verso il rinnovamento. Senza ambiguità.

Con la sconfitta di Roma, grande, enorme, ed altrettanto pesante, il centrosinistra italiano registra il punto più basso della sua storia. Che non era, dunque, quello del 13 e 14 aprile scorsi (non c’è mai limite al peggio), ma di certo ne è figlio: naturale o legittimo a seconda che i padri vogliano riconoscere o meno le proprie responsabilità.
A prima vista il pupo dovrà attendere un po’ per avere, tra gli altri, il cognome di W: perché quello, con buon tempismo, ha già scaricato il perdente Rutelli (che ha preso il 46%: “una brutta sconfitta”, dice Veltroni; un po’ inspiegabilmente se una settimana fa anche il 33% era una grande vittoria), provando a tirarsi fuori da un pasticcio fastidioso.
Ma è evidente come Veltroni non possa ragionevolmente pensare di cavarsela così.
Perché è altrettanto evidente come la sconfitta di Rutelli sia in qualche maniera anche la sua, in particolar modo se pensiamo a quanto i due leader si siano scoperti affini, in questi mesi. Ma è la sua, Sindaco uscente, pure per il fatto che i romani, in un modo o nell’altro, con queste elezioni sono stati chiamati a valutare la precedente amministrazione.
E il risultato è questo. Ne prenda dunque atto anche WV.
Non servirà scaricare tutte le colpe su Rutelli, nè servirà scaricarle – insieme a Rutelli – sugli stolti romani che si sono fatti infinocchiare sulla sicurezza da Alemanno. Anche perché 60 mila di loro, mentre votavano l’ex camerata, hanno ritenuto che un voto a questo sgangherato Pd glielo potevano dare: ma alla Provincia, a Zingaretti.
Certo, qualche dietrologo troppo intelligente potrà anche (anzi, lo ha già fatto) sostenere che ci sia stata un’operazione orchestrata da D’Alema dietro al voto disgiunto. D’altronde è sempre così, in certi ambienti troppo intelligenti: “se vinco è merito mio, se perdo è merito tuo”.

No, non pensavo che uscissimo così da una campagna elettorale che pure è stata – per certi versi – molto coinvolgente. Almeno superficialmente. Con buon merito di Veltroni.
Non pensavo di vedere lo stesso Veltroni che scarica in cinque minuti Rutelli, Rutelli che allora scarica le colpe su Veltroni, tutti che attaccano tutti…
Lo temevo (perché questo è il prezzo che si paga in un partito dove tutti sono generali), ma non lo pensavo possibile (perché questo rischio di conflitto era così prevedibile da suggerire tempestivi rimedi tali da silenziarlo – almeno – il conflitto).
Invece tutto si manifesta fragorosamente, ora, in questo partito: che è nuovo, purtroppo, solo a parole.
Un partito che doveva essere "democratico" (ma che zittisce il Riformista, reo di avere, per WV, "solo" 2000 lettori), che non doveva spartire nulla con l’Ulivo, quanto a metodi e alleanze, che doveva ripartire da zero, e che invece – sulle questioni pratiche, su quelle significative – non è nuovo per niente.
E' così che Rutelli, dopo aver predicato allenze di nuovo conio, si è ritrovato alleato (e ci farà opposzione insieme) con un tipo di Rifondazione detto "Tarzan": segni particolari, okkupatore.
E' così che WV, da vero padre padrone, per il ruolo di capigruppo del PD a Camera e Senato designa quelli che furono capigruppo dell’Ulivo. Con buona pace del dibattito interno.

E' così pure che per Rutelli, disimpegnato, si profila adesso il ruolo di vicepresidente del Senato medesimo. Peccato che WV, nel tripudio del nuovo, non sia riuscito a farsi dare (è stata la prima cosa che ha chiesto) la presidenza di una delle due camere, altrimenti oggi forse parleremmo di un premio assai maggiore per un candidato sindaco sconfitto alle urne.
Tutto questo non mi pare nuovo. E' vecchio, invece, è un film superato come molti dei suoi attori.

Anziché provare a ricostruire un rapporto con i cittadini, con il proprio blocco sociale di riferimento (ammesso che ne abbia uno), il Pd pare baloccarsi con la ricollocazione dei suoi vertici.
Chiaro che la domanda che si sente insistentemente fare, quando si criticano i medesimi (“sì, ma chi metti, allora?”), proprio in questa incessante perpetuazione di uomini (e donne), è destinata a non trovare mai risposta.
I militanti, delusi, continueranno a dire che “abbiamo perso un’altra volta” , ma la questione – lo dico da molto tempo – è chi c’è dietro quel “noi”.
E’, la vera questione, quella intorno a “cosa e di chi” debba essere questo Pd.
Che non doveva nascere dentro una stanza, non poteva né può crescere dentro una stanza; e che ora non può, non deve morire dentro una stanza.

lunedì 21 aprile 2008

Un partito nuovo, plurale, maggioritario.

Quando ho aperto questo blog, uno degli obiettivi che mi ero posto era quello di acquisire (almeno nella mia città) nuove persone alla politica, coinvolgendole nell'unico progetto possibile (per me) a sinistra: ovvero il Partito Democratico. Visto il mezzo che ho scelto, il web, mi aspettavo - ragionevolmente - che fossero dei giovani: è così è stato. Cito due nomi, per il semplice fatto che sono quelli di coloro che -nei commenti all'ultimo post - si sono confrontati, con molto acume, sui motivi della sconfitta. Gianluca Nostro e D.N. (io il nome per privacy non lo dico, dillo tu, N....), ...ma ce ne sono anche altri: che scrivono su questo blog, ed anche "esterni" ad esso. Ecco: mi piacciono i ragazzi (ma anche gli ex ragazzi...) che si confrontano senza rabbia, accettando di commentare una sconfitta senza camuffarla in una mezza vittoria, accettando di dover riflettere sul punto (o sui punti) di ri-partenza. Questi ragazzi, insieme ad altri che ho conosciuto - in certi casi meglio, in altri ex novo - e frequentato negli ultimi mesi, sono la vera risorsa su cui il PD (vercellese, in primis) può contare per riprendersi e competere domani. Occorre buttarli nella mischia, ma non in quanto giovani...Alcuni di loro sono, a mio avviso, del tutto pronti ad assumere cariche e impegni anche di spessore: mettendo le proprie competenze (e le proprie qualità intellettuali, il proprio bagaglio culturale: che in certi casi è addirittura - credetemi - di straordinario livello) al servizio di un partito che voglia affrontare problemi concreti. A questi ragazzi credo non interessi affatto se il PD porta a casa o meno la presidenza di una delle Camere, nè possono sentirsi più di tanto coinvolti dalla gara "all'alibi" che sembra appassionare i maiores democratici.
A tal riguardo vorrei sottolineare brevemente due questioni:
1) a chi dice che la presenza dei radicali ha allontanato i cattolici rispondo: i radicali nel 2001 erano col Polo. La loro presenza non allontanò nessuno. Inoltre, oggi, i cattolici della Pdl votano tranquillamente un partito alleato di Borghezio. Quindi: se non si riesce ad attrarre il proprio elettorato di riferimento deve per forza essere colpa degli altri?
2) a chi dice che è "tutta colpa di Prodi" rispondo: non sarà stato, allora, un errore candidare tutti i ministri del Governo Prodi, nel momento stesso in cui si diceva che si voleva "cambiare l'Italia" (ma come: cambiare, oggi, con gli stessi ministri ...di ieri...?...a che titolo si rivendica, allora, un "cambiamento"?).
Lo stato delle cose - a mio avviso - è questo: il PD è un partito plirale, con varie componenti interne. Definiamone almeno tre: quella cattolico-democratica, quella liberale e quella socialista.
Bene. Il vero errore è dire che occorre intensificare gli sforzi "monolateralmente", così marcando la traccia identitaria del partito in una delle tre direzioni, anzichè fare sì che il partito lavori e si espanda su tutti e tre i fronti.
E' evidente che in un partito di quel tipo, realmente a vocazione maggioritaria, plurale e quindi intento a ricercarsi a 360° i propri consensi, dovrà essere un Congresso a definire leadership ed equilibri.
Basta, cioè, ad autoincoronazioni che prescindono da contenuti e prospettive ideali.
E le primarie del 14 ottobre, purtroppo, assomigliavano più a questo che non a quelle vere, americane...dove ancora oggi - a pochi mesi dal voto - non si sa chi sfiderà Mc Cain.
Il futuro ci trovi dunque pronti. Viva il PD che nasce.

mercoledì 27 febbraio 2008

Falsi problemi. / C'era una volta il socialismo.

Qualunque cosa io pensi dell'accordo con i Radicali ° non posso non rilevare - dando ragione a Veltroni - come nel 2001, quando essi erano alleati della Cdl, a nessuno (proprio nessuno) venne in mente di screditare "gli ospitanti", tacciandoli di scarsa attenzione verso il mondo cattolico. Anzi, il mondo cattolico, nel 2001, premiò senza dubbio il Cav. . Cosa è cambiato? E', questo, un problema vero, o piuttosto una delle innumerevoli deformazioni della realtà cui la politica mediatizzata di oggi ci abitua?

° spiego: non ne penso affatto male. penso però che prima uno dice "vado da solo" e subito dopo - alla faccia dell'essere coerenti - decide di imbarcare, nell'ordine (e l'ordine è significativo), 1 Di Pietro 2 I Radicali. poi stop.
...e i Socialisti, prima grande anima del riformismo italiano?
..i Socialisti no. ...I Socialisti si vede che devono bruciare all'inferno: perchè quell'inferno, che poi si può chiamare pregiudizio o cinismo, esiste per tutti: tanto per i cattolici quanto per i laici.

domenica 24 febbraio 2008

Veltronismo che avanza.

Eliminato De Mita, adesso sì che il Partito Democratico ha facce fresche e della "porta accanto".
Facce fresche. Ecco per esempio Umberto Veronesi, 84 anni. Di cui non discuto certo i meriti e lo straordinario prestigio medico. Restando in politica rammento solo che sette anni fa, fresco ex ministro della salute di un governo di centrosinistra a chi gli chiedeva un impegno a favore del centrosinistra in campagna elettorale rispose: "no, non mi schiero". Adessso invece si schiera: al primo posto, e mi pare giusto.
Facce della porta accanto. Marianna Madia, 27 anni. Non so se sia vero quello che scrive un blog che vi linko. Ma se lo fosse anche solo in parte sarebbe proprio difficile definirla "una della porta accanto".

Ieri pomeriggio, tre ore di riunione...io e altre dieci persone, di cui alcune discese dalla Valsesia...un pomeriggio tutto sommato perso. Ma va bene, nessuno te lo ordina...diciamo solo che la politica, specie questa locale sa essere come poche faticosa e frustrante. Perchè la nostra periferia conta davvero poco. Conta il centro, romano, e i suoi personaggi, vecchi e nuovi. E' ancora più frustrante, la politica, quando più che in un partito sei in uno spot, dove devi dire "si" a ogni costo e applaudire. Qualsiasi cosa il tuo vate dica, chiunque decida di candidare, qualsiasi canzoncina scelga di mettere a colonna sonora "del nostro partito"...

E' poi terribile se non sai dire "si" a ogni costo e applaudire, e temi che Ricolfi abbia di nuovo ragione, sulla sinistra...