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martedì 29 novembre 2011

21.11.11 / Andrea Romano (e Gianluca Susta) a Biella.



Ospite a Biella - lo scorso 21.11 - delle Associazioni Lab21 e PIEMONTE AL CENTRO, Andrea Romano, Direttore della Fondazione ITALIA FUTURA, presieduta da Luca di Montezemolo, si è soffermato sulla mutata situazione politica del Paese.
Lo Stato – ha precisato Romano – deve essere più leggero e meno soffocante nell'economia e più efficace nell'esercitare le sue competenze (giustizia, sicurezza, istruzione, sanità).
In materia fiscale il Direttore di ITALIA FUTURA ha ricordato le numerose iniziative della sua Fondazione per ridurre la pressione fiscale sui produttori (imprese e lavoro) e per chiamare anche i grandi patrimoni a sostenere il risanamento.
Romano, infine, ha posto l'accento sulla necessità di superare questo ventennio, caratterizzato dallo scontro tra berlusconismo ed antiberlusconismo, sull'inadeguatezze dell'opposizione e sulla convinzione sua e di IF che ci sia oggi lo spazio per una nuova offerta politica che sia davvero in grado di fare proprie le esigenze del Paese e le linee-guida che hanno ispirato il programma presentato dal Governo Monti in Parlamento e che non trovano adeguata rappresentanza negli attuali schieramenti.

domenica 27 novembre 2011

Si salti.


Da Verona giunge, o ritorna, piuttosto chiara, una verità nota: a metà tra il patetico e il sinistro. E cioè che tutto quello che è capitato, che capita, e che capiterà, per qualcuno - evidentemente - ancora non basta. Che si può fare di più.

Si, nel senso che si potrebbe, per intenderci, tranquillamente ricominciare l'antico eppure ultramoderno apogeo pornonichilista (non me ne voglia il nichilismo, per carità, e neppure il porno) di fresca memoria istituzionale.
Si potrebbe, anzi si può - quanto prima - riprendere il gioco dell'amaro far niente, esattamente come ieri.
Si può trascinare ancora un po' il destino, e ci si può trascinare - noi con esso - ancora un po': senza chiederne conto a nessuno, e soprattutto pensando che nessuno ce ne chiederà.

Di problemi reali non ce ne sono, infatti. Il problema, semmai, l'unico, sono i comunisti.

Il qualcuno che ancora crede a questo, e che ancora lo grida con energia, è sempre il solito; e per avvalorare le proprie insulse tesi tira fuori dal cassetto le favolette di sempre. I suoi pezzi forti. Tipo la storia dei comunisti, appunto (che grazie a lui, per inciso, sembrano addirittura aumentati).

Il fatto è che, comunisti o meno, esiste un vuoto enorme nella rappresentanza politica di questo paese: un vuoto che il centrosinistra italiano - e in particolare il Partito Democratico, l'unica forza in cui si riponessero delle aspettative - ha dimostrato di non saper, e soprattutto di non voler colmare. Ovvero di non voler rappresentare quella grande parte di società.
E ci sono, quindi, milioni di elettori che erano e restano disorientati di fronte a quel che accade.

Non resta pertanto che una possibilità, ai veri spiriti liberali di questo Paese: buttarsi nella mischia. E chiamare altri a fare altrettanto.

La consapevolezza di tutto quello che si è visto, e di tutto quello cui si assiste, può e deve essere un sufficiente stimolo a impegnarsi. Monti d'altronde non è eterno; e pur confidando che riesca ad arrivarci, spine attaccate o meno, ha una scadenza naturale piuttosto ravvicinata.

Quindi la scelta è semplice: buttarci noi, prima che a buttarci (via) siano altri.
E allora si salti.

mercoledì 23 novembre 2011

L'amore ai tempi della Padania, della Parmigiania, e della Reggiania.

Pare che un noto deputato leghista lo abbia detto davvero (vedi qui).
La prova dell'esistenza della Padania sta nel Grana, a quanto pare; perchè è padano, appunto.

Prove di secessione in ogni caseificio che si rispetti, dunque.
E più che all'armi, al tagliere!

martedì 22 novembre 2011

Danielle e Francois.


Si dice sempre che al fianco di un grande uomo ci sia una grande donna.
Alcuni, con un pizzico di maschilismo, dicono "dietro".
Lascio a ciascuno la libertà di posizionare i soggetti come meglio creda. Del resto penso che l'intelligenza di ogni donna (e di ogni uomo) stia anche nello spostarsi, nel non rimanere fermi.
Mi limito a considerare che Danielle e Francois Mitterrand hanno passato insieme le glorie e le tempeste, le luci e le ombre di una vita intera, negli alti e nei bassi di un'unione privata che anche nelle sue crisi è stata necessariamente quanto impietosamente esposta alle luci del "pubblico".
Ora si ritrovano, per chi ammette questa espressione certamente (ma consapevolmente) retorica, in quella dimensione di assenza che tanto opprimeva il Mitterrand vivente.
Nell'incontro con quel terrore Danielle non aveva potuto accompagnarlo. Fino ad oggi.
Danielle (cui il Corriere dedica un bel ricordo) è stata una donna di valore a prescindere da Francois.
Ma è stata la donna di Francois. Inevitabile, quindi, pensare a questa donna, e insieme a quell'uomo tutto occhi e parole, e cadute e rinascite. Un uomo gigantesco per la Storia dell'Europa intera. Inevitabile pensare ad una vicenda personale, familiare che riporta ad un'epopea politica trascorsa. E da oggi, in qualche modo, ancora un po' di più trascorsa; che c'era appunto questa donna accanto, dietro, e a volte - perchè no? - forse anche sopra quel gigante.
Ed ora anche dentro la sua temuta assenza. Che diventa, almeno adesso, la loro.

domenica 20 novembre 2011

Cosa sarà.

Ogni telefonata, in questi ultimi tempi, contiene una verità assoluta. Tutti sanno perfettamente quello che sta per capitare al Paese, al sistema politico, al mondo. Peccato che a sentire loro stia per capitare tutto, e pure tutto il suo contrario. Per l'interlocutore X Tizio è "morto" (politicamente, s'intende), Caio è "resuscitato", Tizietto sta "messo male", Mevio è "in forma, ma bisogna vedere". Poi senti Y e scopri che Mevio è "più di là che di qua" e Tizio "è in recupero" e che Caio non era mai esistito.
E' più che altro un bollettino medico, quello che molti esperti (persone dell'ambiente, anche di lungo corso) stilano, sullo stato di salute del ceto dirigente politico italiano.
A tanta scienza medica oppongo due considerazioni assai brevi.

La prima è un noto aforisma di Karl Kraus, secondo il quale
"Una delle malattie più diffuse è la diagnosi".

La seconda è una mia personale speranza: che capiti, cioè, quel che capiti; purchè capiti , magari - una volta tanto - qualcosa di giusto. Che riguardi, cioè, il merito; e non lo stratagemma, non il bizantinismo, non tutta quella roba che mi sa di già visto, già sentito e già mangiato. E mai, mai digerito.
Mi piace, in qualche modo, il non sapere, lo sperare, e soprattutto il provare a costruire. Senza conoscere - differentemente da molti dei miei interlocutori - già tutto quanto.
Del resto il dubbio, l'interrogarsi è un concetto affascinante, trattato dai più grandi pensatori di ogni tempo. Tra cui, in particolare, questi due.




Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità
Che fa morire a vent'anni anche se poi vivi fino a cento

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è

Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
Anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà che ti strappa dal sogno

Cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"
Ti getta nel mare, ti viene a salvare
Cosa sarà che dobbiamo cercare
Che dobbiamo cercare


Cosa sarà che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
E camminare la sera, con un amico, a parlar del futuro

Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ti prende
E ci porta ad ascoltare la notte che scende

giovedì 17 novembre 2011

Cen.Sure.


In un tempo di massima incertezza, di poche cose possiamo essere sicuri.
Ad esempio delle furberie. E delle paure.

lunedì 14 novembre 2011

Mi manchi.


Davvero ancora non ci credo. Non ci sono abituato.
Che lontananza strana.
Ci tengo a dirti una cosa, però: non lasciamoci da nemici.
Scrivimi qualcosa, oppure telefonami. Anche in diretta. Brutalizzami un po', come faresti con uno qualunque del gruppo Caracciolo.
Giura che mi racconterai ancora di quando costruivi città numerabili.
Di quando compravi olandesi, e non erano zoccole.
Giura che mi dirai ancora "giuoco"; che sono quasi vent'anni che mi affascini con quella bocchetta chiusa a culo di gallina: "Giuoco".
Sorprendente. Che "giuoco" c'era scritto solo sul logo della Figc, quello vecchio; ora forse più neanche lì. Che io mi chiedevo sempre: "Ma perchè cazzo dovrà dire 'giuoco', che non lo dice più nessuno da Nicolò Carosio in poi?".
Già, perchè?
Ma perchè tu eri così: dicevi "giuoco", poi passavi a "postribolo" come un Garrincha dello Zingarelli.
Parole vecchie, in disarmo: che un po' ti ricordavano la gioventù, e un po' ti servivano a mascherare lo scintillio della tua naturale modernità. Parole che cambiavano, sorprendenti, come ci si cambia un paio di occhiali. Un paio di occhiali chiari, sobri, tipo Lina Wertmuller.
Perchè tu eri così. Chiaro. Sobrio. E tu ci hai sempre visto lungo.
Mica era un giuoco.




sabato 12 novembre 2011

Dimesso.


Dimésso [di'messo]
agg.

1 agg
umile, sottomesso

2 agg
modesto, trascurato nel vestire



Estrazioni del 12.11.11 - Fuori la palla. Al piede.


10 - 5 - 19, 94 / 12 - 11 - 20, 11

martedì 8 novembre 2011

Il Perdente. I Vincenti. Mai dimenticare.


"Non è vero che non mi piace vincere.
Mi piace vincere rispettando le regole
"

Zdenek Zeman, comunemente noto come Il Perdente.

***

I Vincenti.

Luciano Moggi 5 anni e 4 mesi;
Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi;
Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi;
Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi;
Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi;
Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi;
Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila euro di multa;
Paolo Bertini 1 anno e 5 mesi;
Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi;
Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Diego Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Leonardo Meani 1 anno e 20mila euro di multa;
Claudio Puglisi 1 anno e 20 mila euro di multa;
Stefano Titomanlio 1 anno e 20 euro di multa.

(di seguito ai nomi compare la pena comminata oggi dal Tribunale di Napoli - 9a Sezione / Primo grado di giudizio: vedi)

domenica 6 novembre 2011

Loro sono pronti. In genere.


Hanno fischiato l'unico che potrebbe dare loro qualche chances di rilancio e di vittoria, liquidandolo come un "berlusconiano" e un "provocatore".
Hanno sorriso, invece, a tutta quella tradizionalissima platea di volti e pensieri scolpiti nel tempo.
Sempre e solo di un colore solo.
Hanno usato, sempre, le solite parole. Per le solite orecchie.
Avide, appunto, di tradizione.
Hanno detto, infine, che loro sono "pronti" a governare il Paese. Dimenticandosi però di dire quale.
Quello vero? O invece quello che hanno in testa da sempre, e di cui parlano. E parlano. E parlano. Da sempre.
Costantemente sospesi tra un responsabile idealismo, una responsabile rassegnazione e un manifesto olistico che racconta l'impegno; la rabbia; la serata su Raitre per crederci; il culto approssimativo dell'indignazione; la gioia della pressione fiscale; il "se non la pensi così allora sei berlusconiano"; "...allora sei fascista"; "...allora sei democristiano"; "...allora sei stronzo"; la questione morale; la piazza; l'orgoglio della piazza; l'orgoglio delle minoranze; la parità di genere; la parità, in genere; l'ambiente, in genere; il futuro, in genere; il lavoro, in genere; l'Italia, in genere; noi, in genere.
E infine loro, in genere.
La stessa piazza, in genere.
Le stesse facce, in genere.

martedì 1 novembre 2011

Sono tornato. Vedi qui.



Non tocco il blog dal 10 settembre scorso. E' tanto.

Non è stato certamente un periodo privo di novità, e di eventi: sia buoni che meno buoni.

Tutto è cominciato l'8 settembre, quando sono uscito dal Pd: la notizia è stata ripresa da un po' di parti: ad esempio, tra le altre, qui, qui e qui.
Nella mia lettera di addio chiarivo come, dimettendomi dal Pd, "naturalmente rassegnavo la dimissioni dagli organismi politici di cui facevo parte" e così pure le avrei rassegnate "dagli incarichi amministrativi ai quali sono acceduto candidandomi (e risultando eletto) nelle liste del Partito Democratico".

Io sono uno di parola; quindi il successivo 16 settembre l'ho fatta, questa seconda cosa: mi sono dimesso dal Consiglio Comunale di Vercelli (vedi qui e il video, qui).
Del mio addio, al Pd e al Consiglio, ne hanno parlato - extra web - anche alcuni giornali locali: vedi qui, qui e qui. Qualcuno è stato anche particolarmente gentile, nel commentarlo: vedi qui.
Nella lettera di sopra scrivevo anche che la mia storia politica non sarebbe finita con l'uscita dal Pd.
Infatti, dopo lunga riflessione, e tra altri piccoli (e meno piccoli) casini che nel frattempo si presentavano, decidevo di seguire Gianluca Susta in una nuova avventura "nel mare aperto della politica", come l'ha definita lui; impresa, questa, per cui il medesimo Susta era già stato additato come matto. Siccome a me piacciono i matti, o almeno quel tipo di matti, non avevo avuto troppe difficoltà a dirgli di si. L'idea di smetterla con le ipocrisie e i velleitarismi di un partito mai nato, e l'entusiasmo di poter guardare a un nuovo soggetto politico realmente riformista (che - dice la stampa, non a torto - guarda a Montezemolo: cioè ad Italia Futura), e addirittura provare a costruirlo, insieme a gente "normale" (nel senso di non politici), mi portavano ad annunciare (e a veder annunciata: vedi qui) la mia partecipazione al meeting programmato a Torino per il 22.9 scorso. Cioè il lancio di "Piemonte al Centro" (vedi qui), fissato per quel giorno all'Hotel Ambasciatori, a Torino.
Io però all'Hotel Ambasciatori, a Torino, quel 22.9 non ci sarei arrivato: vedi qui.
Rimessomi a posto avevo un bel po' di arretrati di lavoro ed altre cose da smaltire.
Il mese di ottobre è trascorso dunque soprattutto a fare questo; e un po' anche a incontrare persone che volevano capire meglio cosa fosse, cosa sia, questo Piemonte al Centro.
Verso la fine del mese c'è stato un po' di guazzabuglio in quel Consiglio Comunale che per tanti anni ho frequentato. Il mio giovane pupillo leostraussiano, Emanuele Pozzolo (che nel frattempo si è laureato: complimenti), ha pensato bene - insieme alla Lega - di votare una mozione del centrosinistra che di fatto chiude all'ipotesi di realizzare un nuovo termovalorizzatore a Vercelli (ipotesi, questa, su cui io, invece, da sempre sono favorevole: vedi infra nel blog).
Il successivo venerdì, davanti ad una birra, chiacchierando sul tema di cui sopra con l'amico Fabrizio Finocchi, ex (ottimo e competente) assessore provinciale all'ambiente (del Pdl), concordando su tutta la linea, e ritenendo - banalmente, forse..- che i problemi vadano affrontati, abbiamo deciso di prendere - insieme - carta e penna. Tra sabato e domenica lo abbiamo fatto. Poi abbiamo spedito.
E così vedi qui, qui e qui. E già che ci siamo anche qui.
Insomma: vedi qui, un po' tutto quel che è capitato; e soprattutto, ripartendo da qui, vediamo insieme quel che sarà.
Io sono tornato.

[Ehi, I'm back]