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giovedì 27 dicembre 2007

Benazir Bhutto.


Non ho molti commenti da fare alla improvvisa notizia della morte, violenta, in qualche modo forse anche prevedibile, di una donna coraggiosa. Che poteva certamente smettere di lottare, che ora - se lo avesse fatto - sarebbe viva.
Ma ha lottato.

E' QUEL CHE E' (ERICH FRIED)
E' assurdo dice la ragione / E' quel che è dice l'amore
E' infelicità dice il calcolo / Non è altro che dolore dice la paura /

E' vano dice il giudizio
E' quel che è dice l'amore
E' ridicolo dice l'orgoglio / E' avventato dice la prudenza /

E' impossibile dice l'esperienza
E' quel che è dice l'amore

lunedì 24 dicembre 2007

Il Nord esiste.


Il Nord esiste. Non possiamo rassegnarci a far sì che sia solo la Lega il partito deputato a ricordarlo. Il Nord esiste, ed è stanco di un Governo, anzi di più governi, di tutta una recente storia di questo Paese che sembra trascurarne l'importanza. E i limiti della sua pazienza. L'atteggiamento di Palazzo Chigi sulla vicenda Alitalia è il preoccupante sintomo di un romanocentrismo ormai stantio e sempre più intollerabile. "Sull'Alitalia non servono polemiche politiche. Il Governo sta esaminando i documenti che sono complessi e la decisione verrà presa sulla base del raffronto di piani industriali" dice il portavoce di Prodi Silvio Sircana affrontando la questione della vendita della nostra compagnia di bandiera, contesa da Air France e da Air One. Poi Sircana aggiunge: "E' la fretta di trarre conclusioni che ci fa seminare illusioni che alimentano attese". Cosa vuol dire, Sircana? Poco chiaro, ma in ogni caso il Governo deciderà a Gennaio. Benissimo, decida quando vuole (in verità non decide mica il Governo), ma dica subito che in nessun modo il ruolo di Malpensa (e del suo territorio) potrà essere ridimensionato (questo spetta al Governo). Non possiamo accettare che siano Formigoni e Calderoli a rappresentare i milioni di italiani che vivcono al Nord, nel totale silenzio del resto dell'agone politico (eccetto la Bresso, a dire il vero), e a dire che l'Italia non può essere relegata ad avere (a Fiumicino) l'hub di scorta dell'hub di scorta di Parigi (Orly). L'Italia non è la cenerentola di Francia, e tantomeno Milano è la cenerentola di Roma. Se lo ricordi bene il centrosinistra all'amatriciana. Ci siamo anche noi: del Nord, di centrosinistra. E incazzati.


martedì 18 dicembre 2007

Il Sistema è vivo. Viva il Sistema (la parola "Noi").

Questo è un esempio di come le condanne, in Italia, servano a poco. Di qualunque tipo esse siano, servono a niente se il condannato è lo stesso Sistema che, sotto mentite spoglie, continua a imperversare. Ecco come Moggi è fuori dal calcio italiano, notoriamente conosciuto come "il più bel campionato del mondo" (solo per chi domenica non ha visto Arsenal - Chelsea...). Ah, quando Moggi parla della Juve dice "noi". E' un caso? Ormai mi interessa poco, tanto ho deciso. Continuerò a guardare Arsenal - Chelsea.

L'Italia prodotto di Berlusconi (guestext: di Andrea Montanari)

Questa settimana è tempo di ospiti. Dopo il tema del lavoro, un'altra riflessione di un "terzo": di un amico, Andrea Montanari, giovane avvocato romano e dottorando in Diritto Privato all'Università Roma Tre. Lo ringrazio per l'attenzione e la profondità della riflessione.
Il prodotto di Berlusconi ha impiegato del tempo a venire alla luce. Il non senso per le istituzioni, il non rispetto per le regole, l’apparire quale venditore di mille fortune, quale uomo dalle mille magie, ha finalmente pagato. l’Italia adesso, caro SB, è come Lei l’ha sempre voluta a sua immagine e somiglianza.
SB ha introdotto nella gente l’idea del non rispetto delle istituzioni. Il definire la magistratura “armata rossa”, i magistrati come dei malati. L’andare fuori dal seggio elettorale il giorno in cui si svolgono le votazioni e fare campagna elettorale. L’avere nella propria coalizione chi inneggia slogan contro il tricolore nazionale al suono di “Roma ladrona”. Il dare del Kapò ad un collega (?) tedesco dinanzi all’intera Europa unita. L’invocare lo sciopero delle tasse. Il fare le corna in foto ufficiali. Il dire di aver adoperato le proprie doti di seduttore con la collega (?) svedese. E quanto altro. E l’opposizione che si stancava nel mettere in risalto il non senso per le istituzioni che si palesava ogni giorno di più. D’altra parte però, il progetto è riuscito: le istituzioni non hanno più un potere effettivo. Le istituzioni non possono procedere a riforme senza compromessi, perché altrimenti c’è la rivolta. Perché se ci si vuole adeguare all’economia di mercato e procedere alle liberalizzazioni bisogna fare i conti con i vari regimi corporativismi del nostro paese. E allora i taxisti bloccano la circolazione, i TIR si fermano con conseguenze indicibili. Con tutto ciò non si vuole dire che non c’è diritto di protestare e di esercitare i propri diritti, c’è però la critica al metodo. Lo stesso è stato prodotto dal non senso delle istituzioni introdotto pian piano nella gente. SB non c’è più, ma noi siamo come lui. E’ allora opportuno ricordare che libertà non significa anarchia, che i diritti si esercitano secondo delle regole, perché la conseguenza vera di quello che è accaduto l’hanno pagata i cittadini consumatori, per non parlare dello “schiaffo” alla povertà effettuato facendo scientemente avariare gli alimenti. Se l’Italia deve “ricominciare”, se l’Italia deve andare avanti, bisogna smettere di essere il prodotto di chi è da tempo indietro.

giovedì 13 dicembre 2007

Lavoro e sicurezza (guestext: di Carlo Nulli Rosso)

Carlo Nulli Rosso, Vigile del Fuoco e sindacalista, mi chiede di ospitare una sua riflessione sulla sicurezza del lavoro. E' una cosa che faccio con piacere, perchè ritengo l'argomento mai come oggi importante. E perchè penso sia utile la testimonianza di chi vive davvero il problema da vicino.
"Sono passati solo pochi giorni dall’esplosione all’acciaieria Thyssen Krupp: giorni di cortei, di parole, e di altra morte sul lavoro: che ormai pare diventata ordinaria amministrazione...come ordinaria amministrazione pare sia diventato il seguire via etere disgrazie che seguono disgrazie; al sicuro dietro il protettivo schermo di un televisore. (segue all'interno di "commenti")
/Sottoscrivi l'appello a Governo e Confindustria

lunedì 10 dicembre 2007

Quale libertà.

Luttazzi è una persona intelligente, che insegue consapevolmente le proprie disgrazie. A me non piace particolarmente, lo voglio dire subito. Non mi piace la sua volgarità così insensata (non ho detto gratuita, anche la volgarità gratuita - in certi casi - trova, proprio nella stessa gratuità, un senso), com'è insensatamente volgare un pasto coprofago, o usare le mutande di Anna Falchi come improbabile Aerosol. Tutte performances dei suoi trascorsi Rai. Dalla quale, tuttavia, fu cacciato per altro (l'errore sta, a mio avviso, solo in quel "per altro"). Veniamo ad oggi. La battuta (?) su Ferrara a Decameron semplicemente non faceva ridere, nè peraltro sono riuscito a rinvenirvi alcunchè di vagamente prossimo alla satira. Non mi spiace affatto che Luttazzi esca dalla Tv generalista (e non solo), se il modo in cui intende starci è questo. C'è una bella lettera dello stesso Ferrara su Repubblica di oggi che spiega (bene, è ovvio, Ferrara è bravo) alcune cose sulla "libertà". Termine abusato. Termine usurpato. Concetto sputtanato.

sabato 8 dicembre 2007

Lennon.


New York, 8.12.1980.
(link a 400colpi)

venerdì 7 dicembre 2007

Troppo facile attaccare la Binetti.

Apro "La Repubblica" di oggi, e leggo:
"I temi che riguardano i valori, la visione della famiglia richiedono un approfondimento. Sono temi su cui il Paese è diviso perlomeno a metà. Non possono passare con un emendamento e la fiducia. Non sono possibili scorciatoie".
Ha detto così, la senatrice del Pd Binetti, per giustificare il proprio "no" alla fiducia al governo Prodi, che ha portato l'esecutivo sull'orlo del baratro.
Alcune considerazioni si impongono.
Primo: non solo i temi che riguardano i valori e la visione della famiglia richiedono un approfondimento. E sarebbe auspicabile che la fiducia non venisse usata per tutti questi temi meritevoli di approfondimento. Ma così non è, rassegnamoci: da sempre il ricorso alla fiducia ha inquinato la deliberazione parlamentare, e in questa legislatura, poi, il problema è più sentito. Per evidenti ragioni, che non possono sfuggire alla Binetti.
Secondo: i temi che hanno portato Paola Binetti a una decisione tanto grave, erano rappresentati, nel maxiemendamento sulla sicurezza, da un riferimento all'articolo 13 del trattato di Amsterdam. Quello che "Repubblica" definisce, per nulla oggettivamente, un "innocente documento europeo (dovrebbero essere il lettori a valutarne l'innocenza, n.d.r.) che stabilisce, tra l'altro, princìpi universalmente condivisi contro le discriminazioni per sesso e religione". La sinistra di governo (Prc e futura "Cosa rossa") ha fatto di tutto per inserirlo nel testo sulla sicurezza nel quale - meno male che lo dice anche Repubblica - "a dirla tutta, aveva forse poco senso". Di cosa si tratta, in definitiva? Di norme anti-razzismo (con la previsione di condanne alla reclusione fino a tre anni) per combattere discriminazioni "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".
Il riferimento che si decide di inserire nel testo, su proposta del presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sd), è appunto quello "all'articolo 13 del trattato di Amsterdam", che dà agli Stati comunitari la possibilità di prendere "i provvedimenti opportuni" per combattere tali discriminazioni. Tuttavia il decreto contiene norme penali, mentre il Trattato non è legato a fattispecie penali e non è, ad avviso di alcuni senatori più periti in diritto, richiamabile in tal senso. Sulla questione tecnica si inserisce una questione delicatissima che viene duramente esplicitata dalla leghista Carolina Lussana. Stando a Repubblica ella afferma: "Questo è un vergognoso attacco alla Chiesa, che con questa modifica sarà imputata per discriminazione perchè sostiene che l'omosessualità è contro natura e nega la possibilità di adozione alle coppie omosessuali". Il governo decide allora di cambiare la norma - cancellando il riferimento che la rende "errata nella sua formulazione e inapplicabile", come dice subito dopo il voto il ministro Chiti - e invita i senatori teodem a votare lo stesso a favore della fiducia e del testo nel suo complesso. L'operazione riesce solo in parte, ma quanto basta per salvare l'esecutivo. La Binetti - visti i numeri calcolati sulla carta a Palazzo Madama, dopo il sì annunciato da Francesco Cossiga - decide di dare un 'segnale' esplicito al governo, e prende la decisione di votare contro la fiducia al governo.
Terzo: la stessa Binetti, dopo l'"avvertimento" vota a favore del testo nel suo complesso nella votazione finale, quando il rischio per la maggioranza di andare sotto diventa molto più concreto. Ovvero: la Binetti ha calcolato fin dove potesse spingersi, e in quale dato momento potesse farlo.
E' chiaro, se ogni senatore ragionasse in questo modo, ogni volta ci troveremmo di fronte a rischi enormi per il Governo. Ma si può ben credere che, a conti fatti, la Binetti non volesse nuocere. Ed è altresì chiaro come sia la stessa intrinseca fragilità del Governo a rendere possibili simili situazioni.
Quarto: è facile attaccare la Binetti, in un caso come questo, anche se non è ugualmente facile capire se chi lo fa condanna l'episodio di ieri sera o trascorsi atteggiamenti e dichiarazioni della senatrice (che certamente non è molto brava a conquistarsi simpatie). Tuttavia, e concludo, ho un forte disagio a pensare che il centrosinistra che si definisce "moderno" sia quello che forzosamente e ideologicamente inserisce in un provvedimento che parla di "sicurezza" elementi e argomenti che con la sicurezza non c'entrano nulla (vi ricordate quante critiche al centrodestra quanto si inserirì la riforma del processo civile nel decreto sulla competitività?). Sarà anche vero che talora la Binetti è eccessiva in un senso, ma cominciamo a chiederci se sia invece legittimo eccedere nell'altro, di senso: cioè quello in base al quale si sprecano preziose energie istituzionali in battaglie ideologiche di dubbia utilità, e che troppo spesso vede usata l'identità sessuale o comunque il tema sessuale come pretesto per fare politica. Abbondano i siti di politici nazionali e locali che parlano "laicamente" degli universi gay e lesbo, quasi riducendo tutto il resto a corollario degli stessi. Trionfa un acritico richiamo ad un'eguaglianza che non basta postulare come forma, ma che va ricercata anche e soprattutto nella sua sostanzialità. Questi settarismi quasi diventano per alcuni l'unica prospettiva da cui guardare il mondo, o - peggio - il vero tema assorbente, di tutto il resto. Ne dà una prova di particolare calibro (seppure nell'ambito della legge elettorale) il Presidente della Camera, che (cosa mai vista prima d'ora) attacca apertamente il premier, e lo fa esclusivamente a tutela dell'interesse del proprio partito. Quasi che il tema della governabilità (impossibile) dell'Italia non riguardasse le categorie più deboli che quel partito dice di voler garantire.
Non intendo giustificare la Binetti per la propria leggerezza, nè credo che ella debba essere giustificata ma riconosco che c'è un modo di (non) fare politica che diventa sempre più strumentale e inaccettabile. Credo sia proprio questo che, in qualche modo (forse magari improprio) la Binetti abbia voluto dire. Certamente esponendoci (ma esponendosi, anche) a un rischio enorme. Ma è un rischio enorme anche non guardare in che direzione muova la politica italiana, e la società che essa rappresenta: descritta nel rapporto n. 41 del Censis come "poltiglia".

martedì 4 dicembre 2007

L'Italia perduta.


33 anni fa moriva Pietro Germi. Volevo ricordarlo, e ricordare - con lui - un altro cinema e un'altra Italia. (link al post su '400 colpi' cliccando sulla fotografia)

lunedì 3 dicembre 2007

I muscoli del capitano.


Si poteva pensare, fino a qualche giorno fa, che la Russia stesse per entrare in un totalitarismo (anzi, uno zarismo) di nuova generazione. Che, cioè, le condizioni per la legittimazione del tiranno maturassero tutte nel più pieno rispetto del moderno proceduralismo: cioè sotto forma di regolari riforme costituzionali, votate da un Parlamento regolarmente costituito. E' però proprio su quest'ultimo, fondamentale punto, cioè sulla regolarità della formazione dell'Assemblea parlamentare che si è verificato il grande inciampo sulla via della tirannia proceduralista. Le elezioni legislative di domenica sono state infatti viziate da gravi brogli: attraverso i quali Putin si sarebbe garantito 315 deputati su 450, cioè appunto i 2/3 utili a riscrivere la Costituzione. Questo, almeno, è quanto emerge dalle analisi dei principali osservatori internazionali. Le più aperte accuse di irregolarità le ha formulate l'Unione Europea, mentre gli Stati Uniti - per bocca del portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Gordon Johndroe - si sono limitati "ad esortare le autorità russe a indagare". Un'ironia probabilmente involontaria, quella americana; altrimenti raffinatissima. Resta da vedere, in ogni caso, cosa accadrà ad un Paese le cui possibilità e ambizioni economiche sono da sempre inversamente proporzionali a quelle democratiche. La Russia sembra nuovamente avviata verso una dittatura, ammesso che in questi anni sia mai davvero riuscita ad uscirne. Tuttavia, se lo Zar ha dovuto ricorrere ai vecchi sistemi per "innovare", è dubitabile che egli sia davvero quello zar nuovo, che tanto desidererebbe apparire. Ma questo conta relativamente. Egli è in ogni caso uno Zar, e come tale esposto al destino che la Storia riserva agli zar. Tutti, in qualunque modo si facciano chiamare. E dietro a qualsiasi cosmesi nuovista si nascondano.