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martedì 25 novembre 2008

Appunti troppo lunghi. Ma sentiti. Sulla mia Sinistra (e sulla fede).

3 NOTIZIE DI OGGI:
VITTORIA DI VLADIMIRO GUADAGNO ALL’ISOLA DEI FAMOSI (DA REPUBBLICA.IT): “…Liberazione…si inchina ai piedi di questa nuova signora della tv. Con paragoni impegnativi: "Vladimir come Obama", sostiene oggi il quotidiano comunista. Che mette la foto di Luxuria in prima pagina, con commenti di questo tenore: "Partecipando e trionfando all'Isola, ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere degli stessi diritti della presunta maggioranza". Insomma…la vittoria nazionalpopolare di Luxuria, con conseguente riscatto della minoranza gay lesbo o trans così osteggiata nel nostro Paese sul piano dei diritti, può essere davvero paragonata al recente risultato alla Casa Bianca…Con il primo presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo lontano dalla più importante istituzione americana, con Vladimir all'Isola si rompe il tabù dell'eterosessualità a tutti i costi". Segue un "grazie a Simona Ventura". Paradossi italiani: i comunisti duri e puri che rendono omaggio alla conduttrice, amica di Flavio Briatore e Lele Mora, simbolo di una tv aggressiva e spesso impietosa. L'interpretazione "liberal" della vittoria è avallata dalla stessa Luxuria: "Gli italiani e le italiane - dichiara - hanno dimostrato di essere molto più avanti rispetto a numerosi politici, perché mi hanno giudicato per quello che ho fatto sull'isola e non per la mia diversità. Esultano anche le associazioni del settore. Imma Battaglia, presidente di DìGay Project Onlus: "La tv con Vladimir ha cambiato sesso". L'Arcigay: "Una svolta storica". Marcella Di Folco, presidente del Movimento italiano Transessuali: "La gente comune è pronta per le nostre battaglie". Paola Concia, parlamentare Pd: "L'autenticità batte il pregiudizio". Infine, il leader di Rifondazione Paolo Ferrero dichiara che sarebbe felice di candidare Luxuria alle Europee, e che la scelta dipenderà solo da lei (che però fa sapere subito di non essere interessata).

POLEMICA SULLA MORTE DEL 17ENNE DI RIVOLI (DA RAINEWS24.IT E REPUBBLICA.IT): Il ministro ombra del Pd all' Istruzione Garavaglia: "Non mi risulta che ci sia stato un terremoto o una valanga. Nessuno può scaricarsi così la coscienza. Il Parlamento istituisca una commissione d' inchiesta sull' edilizia scolastica". E sostiene come solo grazie al Pd via sia nel decreto Gelmini un articolo riguardante la sicurezza nelle scuole, laddove la Finanziaria taglia invece i fondi in materia.
Di Pietro: "Responsabilità politiche, inutili le lacrime della Gelmini. Non si può liquidare una tragedia come quella avvenuta sabato presso la scuola di Rivoli come una fatalità. Non sono d'accordo con il presidente del Consiglio: c'è una chiara responsabilità politica che non può essere occultata". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. "La situazione dell'edilizia scolastica è gravissima - aggiunge - e, nonostante ciò, il governo ha effettuato drastici tagli al comparto. Le lacrime del giorno dopo del ministro Gelmini sono inutili"
.

CONVERSIONE GRAMSCIANA (DA REPUBBLICA.IT): “Antonio Gramsci trovò la fede in punto di morte e ricevette i sacramenti cristiani. Monsignor Luigi De Magistris, propenitenziere emerito del Vaticano e conterraneo del fondatore del Pci, riapre il dibattito nel corso di una conferenza stampa a Roma. E torna ad affrontare una questione già aperta e controversa. Quella, cioè, del riavvicinamento al cattolicesimo da parte di Gramsci, poco prima della morte, nel 1937…Così il racconto di De Magistris, in passato tra i responsabili del Tribunale vaticano della Penitenzieria Apostolica (il dicastero preposto alle indulgenze, ai perdoni e a controversie interne): "Il mio conterraneo Gramsci aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: Perché non me l'avete portato?. Allora gli portarono l'immagine di Gesù Bambino, e lui la baciò. E' morto con i Sacramenti, è tornato alla fede dell'infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci".

Prendete e giudicatene.
Due notizie (e le espressioni, s’intende) ci dicono dove va la Sinistra.
Io seleziono: “Grazie a Simona Ventura”, e “Commissione d’inchiesta”.
Superbo esempio di fusion: nuove idiozie e archeologiche parole d’ordine.
La terza notizia indica invece come il Vaticano (o chi parla a suo nome in conferenza stampa), pur avendo una chiara idea (assolutamente radicale) del valore della vita in sé (vedi Eluana), mostri un’incerta, direi quasi relativistica, considerazione del valore della memoria dell’individuo, del rispetto del suo “esser (stato) uomo”. Cioè del “contenuto”, anche morale, personale, “finale” di quella stessa vita.
Sottolineo le parole di Luciano Canfora, storico, che osserva "Temo fortemente che non sia assolutamente vero che Gramsci si sia convertito in extremis". Studioso di letteratura classica e attento conoscitore della vita di Gramsci, Canfora ricorda che "tentativi in extremis, alla maniera degli avvoltoi, di arrivare a conversione sono stati tentati sia con Croce che con Concetto Marchesi”.
Luciano Canfora è davvero un grande intellettuale. Ho avuto l’onore di conoscerlo in treno. Persona squisita, sarei andato avanti a parlargli per un giorno (e forse lui, a un certo punto, l’ha anche temuto). Egli è un comunista, non ci scappa; un comunista che pure stimo profondamente. Non mi pare che Canfora (vita che immagino un pò ordinaria: tipo che ogni giorno esce di casa e va a fare il professore universitario; tipo che si occupa – guarda un po’ - di Storia e scrive, l’abbiamo visto, quando gli capita, anche di Gramsci), sarà candidato alle prossime europee.
Vladimiro Guadagno, artista transessuale, da due mesi e mezzo cazzeggia, spettegola e dimagrisce in un reality show; è comunista come Canfora, almeno sulla carta, ma di sicuro – a differenza di Canfora - non è uno storico, e mette la caduta del Muro di Berlino nel 1985. Poco importa, perché è amico di Simona Ventura. A lui, così poco ordinario, l’hanno già chiesto se vuole candidarsi; immediatamente, al suo ritorno in Italia. E glielo ha chiesto quel così poco ordinario ex Ministro Ferrero, che quando era Ministro era talmente non ordinario che marciava contro il suo Governo e proponeva – per i mali italiani – le “stanze del buco”.
Chissà che ne direbbe quel comunista di Gramsci, a pensarlo vivo oggi forse ancor più ordinario di Canfora e probabilmente – male per lui – non intimo di Simona Ventura. Dubito che sarebbe stato amico anche di Ferrero, se è per questo, ma è un dato di fatto che non possiamo chiederglielo. Così come non possiamo chiedergli un sacco di altre cose…ma allora non dobbiamo nemmeno fargliele dire. O fargliele fare. O fargliele aver fatte. Se non credo nel mercato delle religioni, ancor meno mi appassiono a quello delle conversioni estorte.
E, meno che a tutto, mi appassiono al dibattito strumentale sulla pelle di un povero disgraziato.
L’edilizia scolastica è un problema da lustri, e lo sanno tutti.
Serve più onestà, e più stile.
A Vercelli, ad esempio, va dato atto alla Provincia di aver investito molto, in questo settore.
Se posso contestare ai miei avversari parecchie altre cose (e l’ho fatto, e lo farò: perchè non condivido moltissime loro scelte), non temo di riconoscerne i meriti ove essi siano.
Lo faccio perchè credo che l'Italia abbia bisogno di onestà intellettuale. Non certo perchè io e TizioCaio andiamo in vacanza in barca insieme, come capita nel jet-set parlamentartelevisivo.
Non so, quindi, se è questa - poco fashion, se possibile pratica, magari un pò stronza ma vera - la Sinistra che piace alla Ventura, ma è la mia idea di Sinistra. Niente mutanda in testa e sessualità rovesciabile, per me. Sono un ordinario anch'io.
Che cerca un luogo ideale ove e di cui anche un Gramsci - se vuole - è libero di dubitare. Dubitare del Supremo, del minimo, se necessario anche di se stessi.
E se qualche dubbio è d'interesse collettivo, altri pensieri restano fatti propri. Lo si spieghi anche al Vaticano, senza remore. Tra Zapatero e calarsi le braghe ci sarà pure una via di mezzo.
Non di reality canaglieschi; non di vecchie, strumentali manfrine; non di Spirito a buon mercato.
Parliamo di NOI, adesso, di quel che siamo.
E cosa siamo, dunque?

venerdì 21 novembre 2008

Finire. E ricominciare.

Per sapere come la penso sul PD, su Veltroni, sull'effettività di quella "D" che sta nel nostro nome...si può leggere il pregresso di questo blog.
Oggi, tuttavia, mi sento di dire che tutto è superato. Non smentito, non corretto: superato.
L'emergenza va oltre l'opinione, la travolge, la relativizza. O forse no: anzi, la rende assoluta, specie se l'opinione è, o era, non infondata.
L'opinione era, è, sarà che il sottoscritto vuole stare in un partito vero, moderno, post-ideologico, riformista e - certo - realmente democratico. L'opinione era (è, sarà) che con quella che ho definito "cosmesi democratica" non si va lontano. Non si va, cioè, lontano con l'impalpabilità Veltroniana, con il rifiuto identitario, con l'assenza di meritocrazia, con i calci nel culo, con l'ipocrisia, con il "degrado buonista".
Ma nemmeno si cresce con la presunzione dei grandi strateghi, che oggi godono dell'imbarazzo del leader: D'Alema sopra tutti, certo, ma ce ne sono...ce ne sono molti: almeno tutti quelli, sciagurati, che oggi vorrebbero fare davvero un compromesso storico bonsai. Inconsapevoli di vivere un altro tempo. O ad esso furbescamente (?) indifferenti.
Nè si cresce - e questa osservazione è generale e trasversale - con la mediocrità, con il mito vuoto della missione della politica, che poi - quasi per una mutazione genetica - diventa "costrizione" della politica, e genera classi dirigenti scolpite nel tempo.

Ma qui la mia opinione conta poco, credetemi.
Qui la situazione è drammatica, e mostra - credo - una strada sola.
In cui non vi sono posizioni contrapposte. Non vi sono guerre intestine. Non vi sono summit di alto livello per salvare il salvabile. Tempo scaduto.

La strada è finire.
Finire qui con questa classe dirigente che ha lasciato molti disastri dietro di sè; che non convince, che non appassiona...forse perchè - è un mio sospetto - è essa stessa assai poco convinta e appasionata.
La strada è RICOMINCIARE: da altri. O, almeno, da molti altri.
E non dico lo sconosciuto preso dalla strada (nè però lo escludo, s'intenda)...non parlo di scelte populistiche...PArlo di un NORMALE AVVICENDAMENTO AI VERTICI.
Che esiste ovunque, in ogni paese.
E parlo di tutti i vertici: nazionali, regionali, locali.
Non parlo di una deriva "giovanilista": c'è gente di 50 anni che a forza di aspettare diventerà eterna promessa non per propria colpa...

Ma davvero non ci insegnano nulla il caso Villari, il terrificante (per la terrificante valenza simbolica) siparietto televisivo tra Bocchino e Latorre, l'eterna rissa tra Veltroni e D'Alema?

Ma davvero non capiamo come e quanto sia tempo di cambiare, di aprirci, di superare il passato, di smetterla di comportarsi da vecchi ragionieri e provare a sfidare il nuovo (pur con tutte le sue incognite ed insidie)?
Ma devvero non capiamo quanto la gente sia stanca di questo niente (pure bruttino)?
Ma davvero il citatissimo Obama non ci insegna nulla?
Io, e chiudo, invito a credere ancora al PD. Ma anche a pretendere un PD diverso.
Ricco di posizioni, di diversità, di confronto. E di futuro.
Ma prima di tutto di coraggio: il coraggio di voltare pagina.

domenica 9 novembre 2008

Viva l'Italia, comunque (per un consapevole nazionalismo).

Ci possono essere due odiosi torti contrapposti? Certo, che possono, che diamine! Dopo aver letto l'inqualificabile frase di Berlusconi sull'"abbronzatura" di Barack Obama, ecco un'intervista che mi fa incazzare solo un pò meno del compiaciuto orgoglio di Repubblica di sbatterla in bella evidenza. Carla Bruni è "contenta di non essere più italiana". E Repubblica, più contenta di lei, ci fa un bel titolo..."Certe volte - dice la Bruni - sono molto felice di essere diventata francese"; tuttavia, la stessa Bruni, appena dopo spiega che ora, dato il suo nuovo ruolo di 'first lady', non firma più petizioni contro razzismo (e similari). "Se fossi solo la 'cantante' Carla Bruni - osserva con acume la 'cantante' Carla Bruni - firmerei senza problemi il manifesto per l'uguaglianza in Francia, ma mi chiamo Bruni-Sarkozy" e pertanto ora "il mio nome mi appartiene meno", aggiunge Carla Bruni.
Ricapitolando:
1) la Bruni, da first lady non può firmare petizioni (più o meno giuste), però può sparare merda sul proprio Paese di origine.
2) la Repubblica, quotidiano cui pure mi sento tradizionalmente legato, non ha problemi (anzi!) ad assecondare questo "anti-italianismo" davvero increscioso e - secondo me - pericolosissimo. Che sfoga, infatti, ora in un nazionalismo idiota (o peggio, razzista), ora nel culto fideistico del federalismo ("qualunque esso sia", come se le riforme fossero beni fungibili), ora nell'apatia che "tanto non cambierà mai niente".
A tutti coloro che insieme a me hanno gioito per Obama e la vittoria democratica negli U.S. ricordo che a nessun democratico americano è mai passato per la testa di assecondare il pubblico dileggio del proprio Paese. E che mai nessun vero democratico americano ha detto che "non avrebbe voluto esserlo", americano. Mi auguro davvero che la sinistra italiana (anche quella "stampata"), nel contrapporsi alla vergogna berlusconiana, sappia evitare le derive antinazionali e antistatuali del passato: onanismo che fa molto gauche-caviar, e che è perdente su tutta la linea.
Si cerchi, invece, un nuovo - consapevole e non solo retorico - orgoglio nazionale.
Io credo infatti che si debba sempre e comunque essere orgogliosi dell'Italia. Qualunque sia lo stato del Paese, qualunque sia il Presidente. Ovvero proprio per fare meglio, per dare al governo dell'Italia degli uomini migliori.
E Carla Bruni, se può, prenda da Sarkozy anche qualche esempio; oltre alla posizione, al ruolo e al ...prestigio (!?).

sabato 8 novembre 2008

Importanti conferme, significative smentite. Del terrorismo, del nucleare.

1) In queste ore si è frettolosamente e disordinatamente ipotizzata una scarsa idoneità di Barack Obama a fronteggiare il rischio terroristico. Chi lo pensa non può in ogni caso ragionevolmente ritenere che alla base della citatissima abbronzatura presidenziale vi sia un "colpo di sole", visto che Obama è stato da subito lucidissimo sul tema, e che ha dato - in proposito - le ferme risposte che un Presidente deve dare. Chi ritiene, quindi, che le azioni non saranno coerenti con le asserzioni dovrebbe spiegare il motivo del proprio scetticismo, oppure tacere. Oppure piuttosto, come altri fanno, cimentarsi nel consumato mantra che "Obama non è di sinistra": tanto nè a lui, nè a noi frega più di tanto.
Barack Obama conferma quindi la linea della fermezza. E siamo certi che saprà interpretarla con maggiore autorevolezza di quanto ha fatto G.W.B.: primo perchè ci vuol poco, secondo perchè la squadra che sta allestendo è assai qualificata; e se davvero sceglierà John Kerry come Segretario di Stato, avremo un bostoniano doc in un posto chiave: un segnale all'Europa.
ps. eviterei, e spero che Obama lo faccia, di mettere sullo stesso piano la questione iraniana e la lotta ad al Qaeda. Con l'Iran io credo che si debba e si possa trattare, e continuo a ritenere che il suo Presidente sia tutt'altro che uno sprovveduto; ma, anzi, un pragmatico che gioca strumentalmente il proprio (per quanto discutibile) ruolo.
Su al Qaeda mi attendo invece che questa nuova amministrazione, prima di illustrarci i modi in cui intende combatterla, ci spieghi una buona volta anche cosa essa sia. Senza imposture e menzogne: attenti che non è cosa scontata, nè cosa da poco. Se USA e UE devono (e devono) cooperare per il bene mondiale, servono chiarezza e trasparenza, reciproche.
2) Sono contento che nelle stesse ore in cui giunge la conferma di Obama, piova anche la smentita di una delle più dogmatiche certezze del nostro tempo: gli italiani non sono - o non sono più - contro il nucleare. A dirlo è Demos, che nelle scorse settimane ha effettuato dei sondaggi i cui risultati (vedi) mostrerebbero un'opinione pubblica ora piuttosto aperta verso l'opzione nucleare (pur con importanti distinguo, soprattutto dal punto di vista generazionale e politico). Chi mi legge sa che questa è una mia "personale" battaglia, e che pur riconoscendomi favorevolissimo alle energie rinnovabili, ritengo che esse costituiscano - nel "pranzo" energetico - al massimo il dolce o la frutta...Pertanto, nella necessità di prepararsi (anche) un bel primo, o un bel secondo..... l'Italia sembra aver finalmente capito in quale direzione muoversi.
Cosa che quasi tutti, peraltro, hanno compreso da tempo.
Incluso l'Iran. Ma quella è un'altra storia (....e si torna ad 1).

giovedì 6 novembre 2008

Onore a John McCain.


Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l'onore di chiamare il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per essere stato eletto come nuovo presidente del paese che entrambi amiamo.In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza. Ma il fatto che vi sia riuscito incoraggiando la speranza di tantissimi milioni di americani che un tempo credevano, sbagliando, di avere poco da perdere o guadagnare, o di avere poca influenza nell'elezione di un presidente degli Stati Uniti è qualcosa che ammiro profondamente e che mi spinge a elogiarlo per esservi riuscito.Questa è un'elezione storica e io riconosco l'importanza speciale che essa possiede per gli afroamericani, e il particolare orgoglio che devono provare stanotte.Sono sempre stato convinto che l'America offre opportunità a tutti coloro che hanno l'industriosità e la volontà per coglierle. Anche il senatore Obama è convinto di questo. Ma tutti e due siamo consapevoli che, anche se abbiamo fatto molta strada da quelle antiche ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani i pieni benefici della cittadinanza, la loro memoria ha ancora il potere di fare male.Un secolo fa, quando il presidente Theodore Roosevelt invitò Booker T. Washington ad andarlo a trovare nella Casa Bianca, a cenare con lui, questo invito fu accolto in molti ambienti come un oltraggio. L'America oggi è lontana mille anni dalla crudele e altezzosa intolleranza di quei tempi. Non c'è prova migliore di questo del fatto che un afroamericano sia stato eletto alla presidenza degli Stati Uniti. Facciamo in modo che ora non vi sia più alcuna ragione per cui un americano possa non tenere in gran conto il fatto di appartenere a questa nazione, la più grande nazione della terra.Il senatore Obama ha ottenuto un grande risultato per se stesso e per il suo paese. Io lo applaudo per questo e gli porgo le mie sincere condoglianze per il fatto che la sua amata nonna non sia riuscita a vivere per vedere questo giorno, anche se la nostra fede ci assicura che lei riposa in pace alla presenza del suo creatore e che è estremamente orgogliosa del brav'uomo che ha contribuito a crescere.Io e il senatore Obama abbiamo avuto divergenze e ci siamo confrontati su di esse, e lui ha prevalso. Indubbiamente, molte di quelle divergenze rimangono. Sono tempi difficili per il nostro paese, e io questa notte mi impegno con lui a fare tutto quanto sarà in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le tante sfide che dobbiamo affrontare.Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto per fargli le congratulazioni per la sua vittoria, ma per offrire al nostro presidente la nostra disponibilità e i nostri sforzi più convinti per trovare dei modi per marciare uniti, per trovare i necessari compromessi, per superare le nostre divergenze e per contribuire a riportare la prosperità, a difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e nipoti un paese più forte, un paese migliore di quello che noi abbiamo ricevuto.A prescindere dalle nostre divergenze, siamo tutti americani. E vi prego di credermi quando dico che nessun legame ha mai contato per me più di questo.È naturale, è naturale questa notte provare una certa delusione, ma domani dovremo superarla e lavorare insieme per far ripartire il nostro paese. Abbiamo combattuto, abbiamo combattuto con tutte le nostre forze.E anche se non ci siamo riusciti, il fallimento è mio, non vostro.Io sono profondamente grato a tutti voi per il grande onore che mi avete fatto dandomi il vostro appoggio e per tutto quello che avete fatto per me. Vorrei che fosse andata in un altro modo, amici miei. La strada era in salita fin dall'inizio. Ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non ha mai vacillato. Non ho parole sufficienti per esprimere quanto sia debitore nei vostri confronti.Ringrazio in particolare mia moglie, Cindy, i miei figli, la mia cara madre e tutta la mia famiglia e tutti i tanti vecchi e cari amici che mi sono stati al fianco durante tutti i numerosi alti e bassi di questa lunga campagna elettorale. Sono sempre stato un uomo fortunato e lo sono stato soprattutto per l'amore e l'incoraggiamento che mi avete dato.Sapete, le campagne elettorali spesso sono più difficili per la famiglia di un candidato che per il candidato stesso, e questa campagna non ha fatto eccezione. Tutto ciò che posso offrire come compensazione è il mio amore e la mia gratitudine, e la promessa di anni più tranquilli in futuro.Sono anche, naturalmente, estremamente grato alla governatrice Sarah Palin, una delle politiche più dotate che abbia mai conosciuto: lei è una nuova e straordinaria voce per il nostro partito, per le riforme e i principi che sono sempre stati la nostra forza più grande. E ringrazio suo marito Todd e i suoi cinque bellissimi bambini, con la loro instancabile dedizione alla nostra causa e il coraggio e l'eleganza che hanno dimostrato nella baraonda di una campagna presidenziale. Possiamo guardare tutti con grande interesse al servizio che Sarah Palin renderà in futuro all'Alaska, al Partito repubblicano e al nostro paese.A tutti i miei compagni della campagna elettorale , da Rick Davis a Steve Schmidt e Mark Salter, fino all'ultimo dei volontari che si sono battuti con tanto impegno e coraggio mese dopo mese in quella che a tratti è sembrata la campagna elettorale più impegnativa dei tempi moderni, grazie mille. Un'elezione perduta per me non sarà mai più importante del privilegio della vostra fiducia e della vostra amicizia.Non so che cos'altro avremmo potuto fare per cercare di vincere queste elezioni. Lascerò ad altri il compito di stabilirlo. Qualsiasi candidato commette degli errori e sono sicuro che anch'io ne ho commessi. Ma non passerò nemmeno un istante del futuro che mi attende a rimpiangere quello che sarebbe potuto essere.Questa campagna è stata e rimarrà il più grande onore della mia vita. E il mio cuore è colmo soltanto di gratitudine per questa esperienza e di gratitudine verso il popolo americano per avermi dato ascolto prima di decidere che fossero il senatore Obama e il mio vecchio amico, il senatore Joe Biden, ad avere l'onore di guidarci per i prossimi quattro anni.Non sarei un americano degno di questo nome se dovessi rimpiangere un destino che mi ha offerto lo straordinario privilegio di servire questo paese per cinquant'anni. Oggi ero candidato alla carica più alta di questo paese che tanto amo. E questa notte rimango al suo servizio. È una fortuna sufficiente per chiunque e per questo ringrazio il popolo dell'Arizona.Questa notte, più di ogni altra notte, provo nel mio cuore soltanto amore per questo paese e per tutti i suoi cittadini, sia che abbiano votato per me sia che abbiano votato per il senatore Obama, e auguro buon viaggio all'uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente.E faccio appello a tutti gli americani, come spesso ho fatto nel corso di questa campagna elettorale, a non abbattersi per le nostre attuali difficoltà ma a credere sempre nella promessa e nella grandezza dell'America, perché qui non esiste nulla che sia inevitabile.Gli americani non rinunciano mai. Noi non ci arrendiamo mai. Noi non ci nascondiamo mai dalla storia, noi facciamo la storia.Grazie, che Dio vi benedica, e che Dio benedica l'America. Grazie mille a tutti voi.
John McCain
Questo è stato il discorso di John McCain dopo la sconfitta.
E' uno dei più belli che abbia sentito pronunciare da un politico in tutta la mia vita.
Sia da esempio per ogni politico e per ogni individuo.
Per ogni sconfitto, per ogni vincitore.
Onore a John McCain.

mercoledì 5 novembre 2008

Times are changed.

Ci sarà tempo e modo per commentare la (schiacciante) vittoria di Obama. Per il momento due riflessioni: una di carattere personale, l'altra di carattere generale.
La prima è che è stato bello - sinceramente - svegliarsi in un mondo ...più a sinistra. Senza Bush, in particolare, e con una sinistra nuova che vuole e sa davvero rappresentare tutta una nazione.
Sia da esempio anche per noi.
Secondariamente plaudo all'America, alla capacità di questo eccezionale paese di innovare e rinnovare.
Sia da esempio anche per noi.
L'immagine e il titolo che ho scelto vogliono significare che un cerchio si è chiuso. Che la pagina da voltare è stata voltata. E che esistono dei meriti storici, per questo. Ora, però, comincia il difficile, a volte noioso percorso della normalità. Forza America.

sabato 1 novembre 2008

La nuova era.

Tra poche ore conosceremo il nome del nuovo Presidente americano. In ogni caso sta per iniziare una nuova era, per alcune ragioni che di seguito provo ad illustrare. Primo: verosimilmente vincerà Barack Obama, che sarebbe così il primo presidente nero nella storia americana. La vittoria è auspicabile, probabile ma non scontata. I sondaggi danno in recupero John Mc Cain, che ove eletto sarebbe comunque un presidente moderato e autonomo dopo otto anni di un tiranno al soldo delle lobbies. Quindi sarà comunque una nuova era: finirà la vergogna dell'ultimo governo neo-con repubblicano, il peggiore (credo) di tutti i tempi. Secondo: dopo 20 anni (!) non avremo più un Bush o un Clinton alla Casa Bianca. Se nessuno l'ha notato o l'ha fatto notare questa è stata - a mio avviso - una realtà inquietante per la più grande democrazia mondiale. Terzo: gli USA eleggono un Presidente che non sarà più - altrettanto verosimilmente - l'uomo più potente del mondo (come è invece stato nel XX sec.). Ai tempi di Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Family Bush, Family Clinton non c'erano le grandi potenze economiche asiatiche che oggi si preparano a dominare la scena. Gli USA , tuttavia, possono mantenere il primato se guardano all'Europa come partner paritario e non come alleato subordinato. Credo che un uomo di quarant'anni possa capirlo meglio di un settantenne. Anche per questo: Forza Obama.