Ma la musica di John Barry non è stata solo quella di Attenti a quei due; ha segnato quarant'anni di cinema, di domeniche, di Natali; ha riempito le stanze delle case, nel mondo, i pomeriggi e le sere di un'epoca, e le sue atmosfere: che lui sapeva rendere sofisticate senza espedienti o furberie. Questo era John Barry.
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lunedì 31 gennaio 2011
John Barry, la sua musica.
Ma la musica di John Barry non è stata solo quella di Attenti a quei due; ha segnato quarant'anni di cinema, di domeniche, di Natali; ha riempito le stanze delle case, nel mondo, i pomeriggi e le sere di un'epoca, e le sue atmosfere: che lui sapeva rendere sofisticate senza espedienti o furberie. Questo era John Barry.
domenica 30 gennaio 2011
Ipocrazia.

(Barack Obama, con riferimento al governo egiziano, gennaio 2011)
No, non si bacia il culo alla Cina per poi fare i moralisti ad minchiam una settimana dopo.
Non è da Obama, è da ipocriti; e di un'ipocrisia pure vecchia, esattamente quella che il presidente "nuovo" doveva spazzare via. Per tanto così ci si teneva le vecchie famiglie B&C.
mercoledì 26 gennaio 2011
Detartrasi.
(o: "ablazione del tartaro")La detartrasi è una tecnica di prevenzione delle patologie gengivali e parodontali, perciò andrebbe effettuata con regolarità. La frequenza delle sedute di detartrasi è stabilita sul singolo paziente, a seconda del/della: (1 - disposizione dei denti (2 - igiene personale (3 - stato di salute delle gengive.
Normalmente, per i pazienti con una perfetta salute del cavo orale, le sedute avvengono ogni 12 mesi.
domenica 23 gennaio 2011
In pieno Novecento.

Purtroppo, nel giudicare le opere e i meriti dei singoli, la Storia spesso non può prescindere dai contesti collettivi in cui esse si collochino.
E quindi vale la pena dirsi, con molta onestà, come anche quello del Lingotto, ieri, fosse un contesto antico, datato. Tutto già visto; c'è poco da fare. Fuori dal '900 (come recitava il manifesto pubbliciario dell'evento)? Ma non scherziamo. Per poter uscire (e invitare gli Italiani a farlo) dal '900, sarà prima necessario uscire, forse ..da altre cose.
Quel che capiterà, si capisce. Ma certamente sempre troppo dopo, sempre in ritardo. E se vi chiedete perchè, il perchè di questo eterno ritardo della sinistra - e, in genere, della politica italiana, la risposta mi sembra evidente.
Appunto perchè noi siamo, in pieno '900; talmente in pieno '900 da cogliere anche una sinistra analogia tra la situazione di incertezza in cui versava il nostro paese all'inizio del secolo passato, e quella dell'Italia contemporanea. Con alcune differenze, certo, piuttosto significative; tipo queste: la prima è "cronologico/statistica": mentre l'Italia di allora stava per entrare nel ventennio, questa (forse) si appresta ad uscire da un altro, di ventennio. L'altra, fondamentale differenza, è invece "qualitativa": allora potevamo contare su gente come Giolitti, Gramsci e Sturzo. Oggi no. E questo lo sa anche Walter. Se vuole davvero andare fuori dal '900, abbia più coraggio, lui per primo: cerchi nuovi contesti, in e da cui farsi ascoltare; e che siano davvero nuovi.
sabato 8 gennaio 2011
8.1.1996 - 8.1.2011, Mitterrand.




Il costo di questa battaglia, al tempo stesso votata e al cambiamento di un’identità politica collettiva, e alla ricerca di un potere personale, furono le accuse di ambiguità, strumentalità, cinismo che sempre e per sempre l’ortodossia progressista riversò e probabilmente riverserà su Mitterrand. Il quale, in effetti, con coerenza in qualche modo insolente, non mascherò mai i propri obiettivi, né fece mistero di quanto fosse elevato il livello della propria autoconsiderazione. Se non seppe scaldare i cuori dei giacobini e degli ortodossi, Mitterrand si inventò, addirittura, un cuore nuovo, quello socialista. Non solo: restituì a quello di tutti i francesi una figura familiare, forte; di profilo e credibilità assoluti.
L’invenzione di un nuovo Ps fu la conseguenza dell’avvertita necessità di una piattaforma ampia, maggioritaria, da cui lanciare la sfida decisiva per l’Eliseo (dopo quella, fallita, del ’65). Così, nel giro di sette anni il Ps, apparentemente condannato alla residualità, divenne il primo partito della gauche; presto pure consolidandosi come motore del riformismo europeo: di cui Mitterrand divenne leader, idealmente interponendosi – nella scala evolutiva della socialdemocrazia – tra il keynesismo classico di Brandt e la terza via di Blair.
Se la conquista della fiducia della sinistra risultò per Mitterrand un compito laborioso e di lunga durata, il feeling del Presidente con il Paese fu pressoché immediato e parimenti duraturo. Per quanto certamente diverso da De Gaulle, Mitterrand mostrò un carisma di analogo, eccezionale, spessore; riuscendo ad infondere nei francesi la stessa, incrollabile fiducia che egli riponeva in se stesso. Fiducia che lo accompagnò anche nei momenti duri: che forse meritano di essere ricordati più dei suoi successi, laddove si desideri cogliere appieno lo spirito dell’uomo e la sua vicenda politica ed umana.
Sempre fedele a quello schema “di medio termine”, per cui l’opportunità migliore va individuata in prospettiva, nel 1958 Mitterrand, non ritenendo strategicamente utile, almeno in quel momento (in primis a sé medesimo) il sostegno alla nuova carta costituzionale, al relativo referendum si schierò con il “no”. Questo nonostante alcuni punti di quella stessa carta, che pure accentrava e aumentava i poteri nelle mani del Presidente, fossero da lui medesimo condivisi. Il “no” perse, tuttavia, e la sconfitta generò nel suo partito di allora (l’UDSR) numerose defezioni; l’emorragia fu talmente vasta da far sì che l’UDSR, alle elezioni legislative del novembre successivo non riuscisse a garantire, allo stesso Mitterrand, la rielezione in Parlamento. In un colpo egli aveva quindi perso lo status di parlamentare, il sostegno dei moderati, senza peraltro consolidarsi a sinistra: dove, sempre considerato inaffidabile, gli veniva preferito Mendès-France.
Isolato, leader di un partito insignificante e privo di un ruolo istituzionale, nel 1959 Mitterrand era pronosticato un uomo politicamente finito. Non finì, invece, come testimonia la storia, e come meglio si potrebbe documentare. E se qui, per brevità, non è dato dilungarsi, si può tuttavia sottolineare ciò che più conta, ai fini della comprensione dell’uomo e della sua capacità di ripresa: Mitterrand non finì perché era una persona coraggiosa, e perché era una persona curiosa. Attraverso queste due qualità, sempre mescolate alla fiducia di cui abbiamo detto, Mitterrand seppe - in questo come in altri casi - rialzarsi, reinventarsi, e all’occorrenza tendere una mano ai suoi numerosi nemici: giungendo infine a costruire in essi stessi, specie nei più acerrimi (spesso anche i più avvertiti) la coscienza della sua insostituibilità.
Perseguendo il proprio disegno, correggendone nel tempo le sbavature, dove necessario voltando addirittura il foglio per cominciare daccapo, Mitterrand riassume nella propria storia, in quel coraggio e in quella curiosità, la storia di un’intera epoca politica, e con essa di una vicenda che in essa si è radicata: quella socialista, e più latamente quella progressista, che proprio con “le Florentin” toccò probabilmente il suo apice europeo.
Cosa ne residui è probabilmente da rinvenirsi nella scarsa quantità di coraggio e – sì, anche – di curiosità che caratterizza gli eredi di una tradizione che oggi quanto mai appare stanca. E vulnerabile.
giovedì 6 gennaio 2011
Se spunta il mostro.

mercoledì 5 gennaio 2011
I libri di una vita (a Elias Canetti)

Elias Canetti, La tortura delle mosche, Adelphi
lunedì 3 gennaio 2011
La conferensia estampa.

Il picaresco allenatore argentino Luis Carniglia viene a guidare il Bologna che fu di Fulvio Bernardini, sarà stato il 1967. Personaggio divertente già solo a vederlo, Carniglia: lo avreste subito detto un corsaro notturno, un bailador de tango, un pokerista, un croupier, un allibratore, il praticante di qualsiasi attività lecita o al margine dell’illecito, purchè basata sull’azzardo e il bluff. Carniglia con i rossoblù infila alcune partite anonime, qualche zero a zero, vittorie risicate, una sconfittina, un pareggino. Al primo incontro di cartello convoca una "conferensia estampa" con gli inviati dei grandi giornali sportivi e non sportivi. Quello che rompe il ghiaccio chiede: "Allora Luis, com'è il Bologna quest'anno?". Carniglia, con gli occhi ispanici semichiusi dal sospetto: "Informal o para la prensa?". Per la stampa, ovviamente, concedono i giornalisti. E lui, nella sua koinè lunfarda:"Es un equipo muy forte, che puede comodamente ganar el campeonado, gracias all'esfuerzo economico del senor presidente". Rimangono perplessi i grandi inviati, che ripensano alle grigie partite precedenti. Sicchè uno dei più scafati gli fa: "Scusa, Luis: e...informal?" . "Una mierda total".
Da: Edmondo Berselli, "Il più mancino dei tiri", Mondadori.
domenica 2 gennaio 2011
Il biglietto definitivo.

"Vecchio, stanco, ossessionato dal sospetto di un oscuro malvolere altrui, Carlo Emilio Gadda ricevette un cartoncino d’invito della casa editrice Einaudi. Era una comunicazione anonima, spedita sulla base di un indirizzario standard, che ne sollecitava la presenza a non so quale insignificante dibattito sulla letteratura. Ma l'Ingegnere non poteva credere all'imparziale e cieca automaticità degli uffici di relazioni esterne. "Perché hanno invitato proprio me?", si chiedeva. "Non ci vado. Potrei incontrare Tizio, che mi vuole male, o Caio, che detesto." Gli umori atrabiliari di Gadda erano imperscrutabili. Sottili e distruttive nevrosi traevano nutrimento dai misteri indicibili della vita quotidiana. "Ma se non ci vado - ragionava inquieto fra sé e sé - noteranno la mia assenza. Penseranno a uno sgarbo". Si macerava: "Gli invierò una missiva comunicando che sono malato". Eppure: "Qualcuno potrebbe smentire la mia giustificazione, e ci farei la figura del maleducato, del bugiardo!". Dopo una settimana di torture psicologiche, di ripensamenti, di colossali argomenti via via perfezionati ma alla fine respinti per qualche insopprimibile vizio logico, di scuse sempre più tortuose immaginate e accantonate con crescente disperazione, al colmo di una sofferenza ansiosa che gli levava ogni altro pensiero, l'Ingegnere afferrò carta e penna, preparò la busta indirizzata a Giulio Einaudi editore, proprio lui, via Umberto Biancamano 1, Torino, e scrisse il biglietto definitivo: "Non mi rompete i coglioni. Carlo Emilio Gadda".
Da: Edmondo Berselli, "Il più mancino dei tiri", Mondadori.