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domenica 15 luglio 2012

Appunti [Generazione].

Voglio bene alla mia generazione, se lo merita.
Anche quelli che mi stanno sulle palle, anche loro: provo un affetto diffuso.
Che sia una reazione alla dittatura gerontocratrica e alle furberie dei suoi navigati rappresentanti, o che sia invece il frutto di un ricordo comune, l'idea di condividere qualcosa di buono che c'è stato, in mezzo a questo deserto di idee e propositi - fosse anche solo la nostra pazienza, ora che c'è fretta di tutto - poco conta. Quello è.
La mia generazione è stata abbastanza fregata, ma non ha fregato nessuno. Si lamenta meno di quel che dovrebbe, e questo le fa piuttosto onore. La mia generazione, fatalista, anche un po' ingenua,  illusa dagli ottanta, sedotta dai novanta, quindi abbandonata dagli zero, può essere la leva da cui far ripartire la nostra Comunità. Potrebbe esserlo proprio per quella ingenuità, proprio per non aver imparato a fregare nessuno (magari una forma etica di pigrizia). E poi perchè conosce la difficoltà meglio dei genitori, e perchè ha capito che qualcosa lo deve pur fare, per non mandare al massacro i figli.
Importante è che il fatalismo non diventi rassegnazione. Rischio che esiste.
Sarebbe imperdonabile rassegnarsi senza contributi pagati; e sarebbe pericoloso rassegnarsi da soli, senza nemmeno la tessera di un partito, o meglio ancora di una potente organizzazione sindacale dei pensionati alle spalle. Che ci educhino alla rivendicazione dell'oggi, senza alcuna idea di domani, e poi magari vengano a raccontarci - di tanto in tanto - che "noi siamo per i giovani: che i giovani sono il futuro"; quasi ce lo fossimo dimenticati, e tanto per metterci la coscienza a posto.
Come i furbi di sempre. Li trovi a ogni latitudine, politica e non. A ogni elezione. A ogni legge finanziaria. A ogni costo, cascasse il mondo, li trovi.

domenica 8 luglio 2012

Italia 90 + 22.


Ventidue anni fa esatti, in queste ore, stava per concludersi il XIV Campionato mondiale di calcio, organizzato per quella edizione in Italia: passerà alla storia, appunto, come "Italia 90". Questo qui sopra è il pupazzo asettico, a metà strada tra il brutto, il simpatico e il grottesco, che fu scelto come mascotte ufficiale. Eravamo, allora, il paese del design (qualcuno dice che lo siamo ancora, ma sembra fede più che convinzione), volevamo stupire: saltò fuori questo mostriciattolo, dal nome Ciao, che ancora sta appeso a qualche mazzo di chiavi, o impresso su qualche vecchio astuccio, nascosto in qualche pezzo di mondo.
Ebbene, in quelle ore che mi separavano dalla finale (una finale che sarebbe stata noiosa come spesso capita ai mondiali, meno agli europei) mi chiedevo se mai più in vita mia avrei vissuto una simile emozione sportiva, un simile coinvolgimento popolare, una simile spensieratezza.
La risposta è no.
Per questo, ancora oggi, malgrado polemiche pregresse e postume sull'organizzazione, che da noi non mancano mai, e mai mancheranno, ho un ricordo bellissimo di Italia 90, di quella Nazionale, di quegli stadi colorati, e di quel mese di festa. Di quelle notti. E me lo tengo stretto.
Con poche immagini. L'inizio. La felicità. La delusione.
 

giovedì 5 luglio 2012

3.7.98. Quando Robi sbagliò la storia del mondo.

A volte alcuni episodi spaccano in due la storia del mondo.
La rompono, la corrompono. 
Il tre di luglio del millenovecentonovantotto, più o meno alle sette di sera, in uno stadio banalmente moderno, un pallone banalmente moderno marchiato Adidas non entrò in una porta da football - sport ormai anch'esso piuttosto banale e mai, mai più abbastanza antico - per pochi modernissimi millimetri.
La traiettoria era sbagliata, seppure di poco.
Quell'errore - neanche a dirlo - ha innescato conseguenze. E come un battito di farfalla a Tokyo può scatenare una tempesta in Brasile, è evidente che ad una traiettoria sbagliata - sebbene di poco -  a nord di Parigi possa (o forse addirittura debba) corrispondere una serie di eventi, concatenati l'uno all'altro, sull'intero orbe terracqueo.
Se le cose vi girano male, se il mondo non vi piace, se il futuro vi spaventa, provate a ricordarvi di quel giorno e non siate mai più così leggeri da dire, per quanto vi sembri ovvio, "è solo una partita di calcio".
Perchè il calcio sono giocatori di calcio. Perchè certi giocatori trascendono il campo, lo stadio, la televisione e gli almanacchi.
Che certi giocatori spaccano la storia del mondo perchè possono anche riportarla indietro, se solo vogliono.
Non siate scettici. Magari un giorno racconteranno che quella palla è entrata, che la traiettoria era giusta; anzi, perfetta. E avranno ragione, e resterete di sasso.
Così magari un giorno anche la storia del mondo sarà perfetta; e ogni cosa al mondo starà esattamente dove deve essere. Cioè appena sotto la traversa. Lì sospinta da una forza lieve che è un colpo sotto, al volo, in un pomeriggio caldo, in un giorno che non ci si ricorda, davanti a un televisore e ai vent'anni, dove la nostra speranza era più forte del destino, e di tutte le storie sbagliate del mondo. Anche di questa.