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lunedì 30 settembre 2013

Se Settembre non finisse mai.



A Settembre in genere si torna, e si riparte.
Con meno tensioni, nuove idee, più energia.
Così tutto sembra possibile, tutto sembra accessibile, e in qualche modo sensibile.
Se Settembre non finisse mai il mondo sarebbe un posto più bello, più meditato e anche più rilassato.
Il caldo opprime il respiro, il freddo la libertà del corpo.
Portarsi dentro Settembre è un modo di reagire alla miopia del clima, e di guardare meglio nelle stagioni. Anche in quelle della vita.

giovedì 26 settembre 2013

Butta la pasta. [Sterilmente]



Butta la pasta, che siamo pronti a divorare un'altra sterile polemica all'italiana.
L'esondazione di Guido Barilla è di rara portata (leggi), e giustifica prese di posizione di molti, a vario e diverso titolo.
Di fronte a tanta crudezza, anche personalmente sento di dover esprimere una valutazione, che va tuttavia oltre le parole di quello che preferisco ricordare come l'amato sponsor della A.S. Roma più bella.
Sulle questioni di laicità, di tolleranza e di rispetto dell'altro io non sarò mai un moderato. E non certo perchè mi senta un radicale di sinistra, che non lo sono nè lo sono mai stato. Nemmeno quando ero di sinistra. Penso che Barilla sia libero di fare le pubblicità che crede e rivolgersi al mercato che preferisce, ma c'è modo e modo di spiegarsi. E peggio ancora sono gli apologeti di certa grettezza. E' deprimente vivere in un paese di striscianti fascistelli confessionali, che si aggrappano al feticcio della famiglia (quale, poi?) per giustificare il proprio fastidio nei confronti delle persone e delle loro libertà, di persone. Che poi le chiamiamo "diversità": ma chi è "diverso" da chi? Chi è, tra noi, quello "normale"? Chi rassicura chi? Davvero la famiglia cosiddetta classica, secolare coacervo (anche) di molte imposture, è il luogo ideale che si pretende essere? Una riflessione sulla stessa, magari non affidata soltanto ai pubblicitari o agli imprenditori, servirebbe e molto. Giusto ieri sera Massimo Recalcati ne ha parlato - con competenza ed equilibrio - sui Rai3. Spero che l'abbiano visto in tanti; anche tra i cosiddetti politici, che pure dovrebbero occuparsi di questi temi e che normalmente, però, finiscono col buttarla in banalità. Nel consueto giochino del giusto contro lo sbagliato, della morigeratezza contro lo scandalo. 
Del bianco contro il nero.
Stereotipi, esattamente come la leggenda degli italiani mangiaspaghetti.
Ora però - nota bene - anche categorizzati, come mangiaspaghetti. Che ognuno ha i suoi, a seconda della categoria e del correlato gusto sessuale.
Insomma, si parla sempre peggio di cose che pure sarebbero sempre più importanti, pasta a parte.
Affoghiamo in sterili richiami ad un dibattito sterile, in un paese sterile e purtroppo (purtroppo!) sterilmente orgoglioso, a prescindere, di sè.
  

mercoledì 25 settembre 2013

Come as you are.



La vita, un sistema complesso fatto di ordine e di disordine, di disciplina e indisciplina, di governo e di anarchia.
Serve tutto, quando è il momento. Importante è non sbagliare quel momento.
Resta pure come sei venuto, ma trova il momento per non andartene. 
Andarsene fa un po' incazzare, oltre ad essere sgradevolmente definitivo.



martedì 17 settembre 2013

Saltare nelle pozzanghere.

Alla metà di settembre i ragazzi tornano in classe, gli avvocati nei tribunali, i calciatori in campo, la pioggia sulle finestre, il riso nei silos, la musica al chiuso, il freddo addosso, il buio per strada, i sogni di nuove stagioni nelle stagioni presenti. Si ricomincia un po' a morire, ma si ricomincia anche a vivere.
Per saltare finalmente nelle pozzanghere, che c'è sempre meno tempo per non farlo.


lunedì 16 settembre 2013

I ragazzi che si amano (sulla libertà).



Si dice che abbia suscitato scandalo, in Egitto, dove baciarsi per strada è infatti proibito dalla legge, l'immagine di questi due ragazzi abbracciati.
Strano che in un paese in cui per strada addirittura ci si muore, ultimamente, un bacio possa essere considerato tanto severamente.
Ma il male sociale che l'abuso religioso porta in dote è noto, e soprattutto non è nuovo; e la cura del medesimo dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di ogni vero programma strategico per l'Africa ed il Medio-Oriente. Ossia una prospettiva, naturalmente pacifica, di laicizzazione vera, di intere aree continentali, a superare quello che è forse il più compiuto ostacolo verso qualsiasi orizzonte democratico.
Forse anche più delle armi.

Fortuna che i ragazzi che si amano, proprio perchè si amano, non hanno tempo per coltivarlo, questo male sociale,
e non ci sono per nessuno.
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove, molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Splendore che è più luminoso e più forte di ogni idiozia fondamentalista, e del suo inaspettato diffondersi. Che talora anche qui a Occidente, se proprio vogliamo essere obiettivi, esso ha lasciato una amara traccia di sè.
Vero è tuttavia come nemmeno le tracce degli scintillanti lucchetti chiusi sui ponti di mezza Europa, che - almeno in teoria laicamente e liberamente - sigillano amori quanto mai seriali, rappresentino in effetti la miglior icona di libertà.
Sicchè il problema si ingarbuglia, tra religioni vecchie e nuove fedi.
E allora sicuramente occorre reimparare a credere. Ma probabilmente anche un po' ad amare, e prima ancora ad amarla, questa libertà.

domenica 15 settembre 2013

La camera verde. O del dire della fine.



35 anni fa usciva in Italia La camera verde, quintultimo lungometraggio di Truffaut, e opera in qualche modo risolutiva del complicato rapporto che questi aveva con tempo, fine e morte.
E' un film con cui Truffaut decide infatti di celebrare, in un'orgia di tutto sommato argomentata necrofilia,  coloro i quali ha amato e che non ci sono più.
Spiega, durante le presentazioni alla stampa come "a 46 anni, gran parte delle persone che ho conosciuto o che hanno significato qualcosa per me, durante tutta la mia vita, è scomparsa".
Celebrare loro e, con essi, la memoria. 
Quello è il motivo per cui gira un film che in molti - non a torto - gli sconsigliano.
Ne risulterà un prodotto prevedibilmente ambizioso quanto confuso, affetto da un'eccessiva centratura sull'ansia, palese e personale, del regista. 
Sarà, tuttavia uno dei suoi film meno dimenticabili.
Spesso, del resto, Truffaut è stato più indimenticabile ed amabile nell'imperfezione piuttosto che nell'equilibrio. In questo caso ha anche il merito di affrontare un tema - purtroppo o per fortuna - inevitabile, sul quale in pochi si sono cimentati con tanta, pure a tratti ingenua, generosità.
Sicchè il saldo è positivo, e il film merita di essere visto, anche più di altri suoi titoli maggiormente facili e celebrati.

giovedì 12 settembre 2013

Play, boy.


Compie 80 anni Nicola Pietrangeli, forse il più grande tennista italiano di sempre.
Uno che ha amato lo sport, le donne, il cibo, la vita.
Un sempre ragazzo che ha ancora voglia di giocare.
Chiamalo stupido.

lunedì 9 settembre 2013

La vita non è una gara di dolori.

Il senso del titolo mi pare pieno. E a un senso pieno non c'è molto da aggiungere.
Al massimo cinque minuti di un amico un tantino irascibile.
Ma che ne sa.
La vita non è una gara di dolori.



domenica 8 settembre 2013

Editoria, dalla storia a un tweet.

Per dare un'idea di come cambino i tempi a coloro che ingenuamente o presuntuosamente pensano che non cambino mai, e che i social siano solo satana (magari lo sono, ma è un fatto che ci sono e contano), ho selezionato su Twitter questo scambio divertente ed abbastanza esplicativo di ciò che ho appena affermato.

L'account di Einaudi compie 4 oggi anni: seguono auguri degli altri vari account editoriali, fino al seguente botta e risposta, simpatico e simbolico, con uno di essi in particolare.





sabato 7 settembre 2013

Canzoni nella notte.



Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L'amore ha sempre fame, non l'avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l'amore indecente, che si lascia guardare
L'amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell'amore non si butta niente

venerdì 6 settembre 2013

Aforismi da treno, venerdi pomeriggio, dopo aranciata, caffè e quotidiano.


mercoledì 4 settembre 2013

Ti amiamo Nico Gervinho.



Tifare la Roma è spesso una croce. 
La delizia del risultato è rara come un gol regolare della Juve. Resta però quella dell'identità, indipendente da variabili sportive. 
Spesso di un'identità romana, prima ancora che romanista.
Quindi tifare Roma vuol dire prendersi e portarsi in dote tutto un pacchetto di convenzioni, aneddoti, icone, non solo calcistici.
E come potrebbe assai meglio di me testimoniare l'ottimo Giuseppe Sansonna, il culto di Nico Giraldi e del Monnezza, cioè dei personaggi che in un decennio hanno costruito il mito trash di Tomas Milian, è parte integrante di quel pacchetto.
Bello quindi constatare che quest'anno la As Roma schieri in attacco il sosia nero dell'ispettore Giraldi.
Tal Gervais Yao Kouassi, meglio noto come Gervinho, punta ivoriana dotata di dribbling quanto di emotività, e che per tale ragione si annuncia come scarsamente prolifica (leggi: catastrofica) sotto rete.
Ma ovviamente a noi non interessa nulla di fare gol. E amiamo già tutti Nico Gervinho, che se ne è mangiati due giusto domenica scorsa.
Perchè vincere non è mai stata e mai sarà la priorità per cui si tifa Roma.
Avere una punta che è il sosia di Nico Giraldi, invece, si.
Perchè tifare Roma è spesso una croce. Ma la croce è anche la delizia. 



 (link a Giorgio Cascio - La ballata del trucido)

lunedì 2 settembre 2013

Pop Art.



E dunque, dopo aver - nell'ordine - sfidato Bersani, aver fatto subito dopo l'accordo con Bersani, quindi alleandosi con Bersani contro Renzi, gli ex Popolari sono prossimi ad annunciare il proprio appoggio a Renzi contro Cuperlo, cioè Bersani.
Va dato loro atto che nel 2009 Franceschini, che allora sfidò appunto Bersani per la segreteria, diceva più o meno le stesse cose che dice oggi Renzi (e aveva percentuali di gradimento non troppo inferiori). 
Quindi l'errore non sta certamente negli approdi, semmai nella giustificazione di un percorso che va da A ad A passando da B e C. Anzi, da D e C. 
Ma loro, i Pop, sapranno sicuramente offrire una spiegazione plausibile. 
Ne trovano infatti di buone da sempre: la loro è un'arte, è Pop Art. 

Cicerone non era un pirla.




domenica 1 settembre 2013

Roman Polanski (dell'oscurità, del sesso, dell'amore, del fregarsene).

Qualche giorno fa Roman Polanski ha compiuto ottant'anni. Sono tanti, "che impressione" - scrive certa competente stampa. "Li mette? Non li mette?", e accanto le foto del nostro con le buste della spesa e le rughe. Colgo la portata del problema, ma non ho idee a riguardo (salvo pensare che per avere ottant'anni anni porta ancora un sacco di buste). Ma non è questo che importa. Polanski è sempre stato qualcos'altro da quel che potesse sembrare. La cronaca lo ha spesso descritto come un pervertito e un uomo oscuro, specie per i noti casi giudiziari che lo hanno visto protagonista; e forse oscuro lo sarà anche stato. A me fu genuinamente antipatico solo quando trattò malamente, ad Apostrophes, nell'aprile del 1984, un Francois Truffaut ormai prossimo alla fine. Ma al di là di questo, di una sua certa spacconeria di fondo, e dopo aver visto (quasi) tutti i suoi film posso dire che reputo RP un giovane, benchè anziano, grande regista; che no, non so se li mette o non li mette, 80 anni, ma che è certamente un personaggio interessante, vitale, i cui reali tratti distintivi sono sempre risultati - come dicevo - difficili da definire.
Ma forse neppure questo importa e neppure questo è un male.
In un autore e di un autore importa l'opera prodotta. E l'opera dice che ha fatto film diversissimi, che forse non ha mai tirato fuori capolavori ma che ha girato film di grande bellezza (come Il Pianista e Rosemary's baby) e così pure porcherie di rara fattura (Pirati).
Di lui ho recentemente rivisto un lavoro dei primi anni 90, quando - a cavallo dei due decenni - andava celebrando e promuovendo la bellezza (da molti discussa, ma erano tutti pazzi) della sua musa e poi moglie Emmanuelle Seigner.
Dopo averle affidato un ruolo importante in Frantic, del 1988, nel 1991 le regala una parte assai più impegnativa: quella della metà - l'altra è Peter Coyote - di una coppia perversa, diabolica e nichilista, cui fa da contraltare la noia e la goffaggine manierata del duo Grant / Scott Thomas.
Al di là dell'inevitabile e naturale preferenza per i satanassi, il film suscita riflessioni amare e non banali.
All'epoca se ne parlò per l'abbondante (e talora parossistico) uso del tema sessuale, e specie in un paese come il nostro - dominato dall'idea di peccato ed espiazione - tutto fu ricondotto ai più classici canoni della  retorica critica di casa nostra: congelata nella tensione altissima tra polarità ideali che sembrano ridotte, nientemeno, allo scambismo e ai casti flirt dell'oratorio, senza alcuna intenzione di una riflessione autonoma, che ambisca ad uscire dalla mera rappresentazione - neppure icastica, peraltro - e provare a guardar fuori.
I film che parlano di sesso sono difficili da fare e così pure da giudicare. Il rischio che ne venga fuori qualcosa di banale è enorme, e purtroppo del tutto sconosciuto ai registi (e spesso anche ai compiacenti critici) di casa nostra.
Guardando al resto del mondo, invece, si ritrovano casi di opere molto significative e di rara intelligenza. Kubrick ne azzeccò una, che purtroppo fu anche la sua ultima, in cui quel tema - il sesso - rimaneva magnificamente isolato a farsi osservare, in diverse interpretazioni di sè ed in diversi luoghi;  tanto nelle angosce dei protagonisti quanto nelle stanze di qualche elegante villa fuori porta.
Polanski invece non lascia questo tema isolato. Lo porta nella quotidianità di un amore che è invece il vero argomento del film. Un amore malato, ma bestialmente amato, che si oppone idealmente - e corporeamente - ad un amore elegantemente stereotipato e del tutto privo di passione.
Non rivelerò la storia, che si può conoscere guardando il film (che pubblico insieme al post), ma ne segnalo solo un passaggio: al minuto 11"20 entra in scena la protagonista, interpretata da un attrice che all'epoca aveva 25 anni ed aveva da poco iniziato una relazione con un uomo (Polanski, appunto) di 33 anni più vecchio di lei.
La dolcezza e la leggerezza con cui si descrive l'incontro tra la stessa ed il protagonista maschile sono un evidente omaggio che il regista fa alla sua musa, un gesto pieno di quella luce che solo gli uomini che non temono l'ombra, perchè la conoscono - quale è il nostro - sanno mandare.
La musa diventerà presto o tardi turpe e distruttiva. O forse no. Forse alla fine è davvero solo questione di punti di vista, e di scelte, sostanziali: come quella tra il distruggere ed il lasciarsi distruggere.
Scelte e opinioni libere, personali, e comunque non generalizzabili.
Ed in quello, in fondo, credo stia il senso del cinema di un grande autore, che se ne è sempre fregato di definire.
Perchè era questione di punti di vista, e lui aveva, e ha, il suo. 
Anche arrogante, ma senza la pretesa che debba essere l'unico.