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mercoledì 30 marzo 2011

La bella stagione. La stagione nuova.


Con un bel manifesto, uno slogan indovinato, e molta determinazione, il candidato del centrosinistra riformista - Luigi Bobba - si è presentato agli elettori.
Stavolta vincere è possibile; senza urla o strepiti, ma con la forza delle idee.
Con parole chiare e comportamenti coerenti.

Seguite Gigi su www.bobbapresidente.it

domenica 27 marzo 2011

Progetti e stupori. E mojiti.


"Una serie di autoritratti a New York, completamente nuda. Venti scatti che saranno esposti alla Dash Gallery a Tribeca nella mostra dal titolo "Nue York: Self-Portraits of a Bare Urban Citizen". L'autrice è la fotografa Erica Simone, 25 anni, che si è messa a nudo per raccontare momenti di vita quotidiana nella Grande Mela".

Interessante. Anzi, un "progetto" interessante, perchè la fonte della notizia, Repubblica.it, nella sua homepage rimanda al servizio su Erica Simone, attraverso un'icona che riporta il seguente titolo: "Erica si mette a nudo per le strade di New York - Il progetto". Se non mi stupisco affatto di vedere qualcuno che gira nudo per una metropoli (nel 2011), mi stupisco invece che girare nudi per una metropoli (nel 2011) sia definibile come "progetto", lo confesso. Sarà che sono un provinciale? Certo, probabile. E da provinciale quale sono guardo lo sport in tv, mi nutro di calcio. Anche vintage. Così può capitare che incappi in un Milan-Lazio di tre anni fa, dove, ad un certo punto, con un bel tiro da fuori, segna Zambrotta. Il telecronista Pellegatti, di fede rossonera, esulta e comincia a gridare qualcosa che mi stupisce ben più del gol: "Rum. Lime. Menta. Mojito Zambrotta!" (in realtà è più un Ruuummmm! Laaim! Meeentaa! Mmmmmoooiiito Zambrottaa!!, ma non importa). Il telecronista ripete quattro o cinque volte quel grido, e quell'associazione di nomi e ingredienti (per me) assolutamente inspiegabile. Ricerchina su Google, per rimediare alle mie mancanze, che mi assale il dubbio che in questi ultimi anni io il calcio non l'abbia guardato con l'attenzione dovuta. I miei sospetti trovano conferma: c'è tutta una allucinante lista di soprannomi che il buon Pellegatti pare aver associato all'intera rosa del Milan. Alcuni li conoscevo, altri no. Eccoli:

Christian Abbiati: L'amico dei cirri cumuli / L'amico delle nuvole / Il cacciatore del sole / Il cacciatore della luna / L’amico degli aranci
Dida: Baghera La Pantera
Paolo Maldini: Cuore di drago / Il figlio di Cesare Augusto / La panacea di ogni male / Acciaio e seta / Un discendente della stirpe d’oro / Uno dei fondatori della patria
Marek Jankulovski: MareK forza 5(o 6/7/8/9, a seconda delle volte e dell'enfasi)
Luca Antonini: Le ali della libertà
Philippe Senderos: Quattro passi tra le nuvole / L'iceberg bianco
Giuseppe Favalli: Il Cardinale Mazzarino
Gianluca Zambrotta: Mojito Zambrotta, Rhum & Soda( ? )
Daniele Bonera: Montagna di luce
Kakhaber Kaladze: Zanna Bianca / Il Corriere dello Zar / Il videogioco umano
Alessandro Nesta: Tempesta Perfetta
Mathieu Flamini: La Vie en Rose / Arc de Triomphe / Il console, Il console FLAMINIo
David Beckham: il Principe di Cashmere/ Lord Cashmere
Massimo Ambrosini: Arsenio Lupin / Arsenio 23
Gennaro Gattuso: Graffio dell'Anima / Braveheart / Ringhio / La tigre che ama la carne fresca / La carica dei 101 / L'etiope / Robin Hood / Il Navaho / Raisuli il magnifico signore del Rif / Divieto di sosta / Protezione Civile / Il Vento ed il Leone / Angelo Custode / LukiRino
Kakà: Smoking Bianco / Musica e Magia / Kakazinho / Bambino d'oro
Andrea Pirlo: Trilli Campanellino / Aracne, la tessitrice dell'Asia minore
Clarence Seedorf: Effetto Serra / Willy Wonka / Maitre Chocolatier / Cioccolato Dolce/Amaro
Filippo Inzaghi: Il velociraptor / Alta Tensione / Bounty Killer / Il Rabdomante del goal / Pippo mio - La storia
Alexandre Pato: Come d'Incanto / Come D'incanto Da Andalasia / Il papero
Ronaldinho: L'Eroe del Destino / L'officina del fantastico / Il monarca della luce
Marco Borriello: El Niño,Kiss Kiss Bang Bang
Andriy Shevchenko: L’usignolo di Kiev / Il vento dell'Est / Un pesce veloce / Vento di Passione / Flauto magico / Colui che evoca la musica di Mozart / Il bambi di Kiev

Con una lista così è difficile aggiungere qualcosa, perchè le tracce di genio che emergono dal procurato sconcerto lasciano molti dubbi in chi scrive, sul concetto di bene e di male, nonchè su quello di libero arbitrio. Per non parlare del dubbio più assillante, circa l'ignoto motivo per cui Abbiati sia amico dei cirri cumuli.

Non potrebbe essere altrimenti.

Solo una cosa diventa sicura: quello di Erica è un grande progetto.

Giovanni e Pietro.


Questo articolo (e l'annesso fotomontaggio, che vedete qui sopra) è stato pubblicato dal settimanale "Vercelli Oggi", sul numero uscito in edicola il 19 marzo scorso. Ringrazio l'amico Guido e per l'ironia e per le belle parole.

Chiamarli "bobbiani doc” (seguaci dell’Onorevole Luigi Bobba, interpreti autentici del leader) è, in fondo, riduttivo. Perchè il percorso politico dei due dirigenti del Pd che oggi stanno facendo la “linea” si inizia ben prima di incrociarsi con quello del Parlamentare di Cigliano, che arriva in provincia di Vercelli – da cui è partito – direttamente da Roma. Prima Presidente nazionale delle Acli, poi Senatore in quota Margherita, ora candidato ufficiale del Pd alla Presidenza della Provincia di Vercelli. Una candidatura votata all’unanimità da tutto il partito, ma solo dopo che la decisione – assai più sofferta – proprio sulla linea politica ha invece visto, la settimana scorsa, all’Assemblea provinciale dei delegati di Circolo del partito, prevalere una maggioranza (30 voti contro 15) assai decisa a rompere con il passato per guardare al futuro. E la voglia di futuro che si respira in provincia di Vercelli è quasi palpabile. Ufficialmente la spaccatura consumatasi all’interno del Pd è corsa lungo la discriminante delle alleanze: con la Sinistra “radicale” (ad esempio: Giorgio Comella, Maria Pia Massa, Claudio Fecchio, Leo Alati) già dal primo turno, oppure solo dopo, con un apparentamento, in caso di ballottaggio? Quesito per iniziati, che ne cela un altro, invece è un po’ meno esoterico: vogliamo spostarci un po’ più al centro? Ed un altro ancora: chi comanda nel Pd di Vercelli?

Le risposte, dopo l’assemblea della settimana scorsa: vogliono effettivamente spostarsi un po’ più al centro, come avrebbe voluto la buonanima (politicamente parlando) di Walter Veltroni. E quei quindici voti, che rappresentano un terzo del partito, hanno messo in minoranza Alessandro Bizjak, Gabriele Bagnasco ed Alessandro Portinaro (che però si è subito messo “a disposizione” del capo) a fronte di una ormai salda maggioranza nella quale convivono sia l’anima tradizionale della sinistra politica, sia quella più laica e riformatrice: di questa sintesi Luigi Bobba e Maura Forte sono l’espressione. L’espressione finale. Perchè il gran lavoro di elaborazione, di “cucina” politica, di contatto quotidiano con la base, ma anche con i vertici regionali del partito è opera di tanti militanti e dirigenti locali che hanno nomi, volti, storie. Ma è soprattutto frutto della pazienza, della tenacia e – diciamolo pure, perchè no?! In fondo non è ancora vietato – della intelligenza proprio di Giovanni Corgnati, Sindaco plebiscitario di Cigliano e Gabriele Molinari, enfant prodige di un evo politico vercellese (il crepuscolo degli Anni Novanta) abbastanza erodiano, che alle giovani speranze ha piuttosto indicato la più salutare via della fuga in qualche altra parte del mondo – eventualmente, anche in Egitto, oppure solo a Milano o Torino – che non quella di una crescita nelle Istituzioni vercellesi.

Così, i due sono ora politici di lungo corso, a dispetto della età di quest’ultimo, che a suo tempo fu uno dei più giovani Consiglieri comunali d’Italia, entrando a Palazzo Civico a Vercelli, appena ventenne, proprio con il Sindaco Gabriele Bagnasco, nel 1995. Stanno al Capo come stavano al Redentore gli Apostoli Giovanni e Pietro, cari a tanta eloquente iconografia, che non ha bisogno di chissà quale esegesi. Giovanni (Cefa) Corgnati si è dimostrato uomo pragmatico, capace di scelte amministrative concrete e condivise, utili alle comunità amministrate. Che convince e rassicura il popolo di Amministratori locali, militanti e dirigenti di base. Rassicura anche gli interlocutori esterni al partito, perchè incarna la figura di un uomo di sinistra abituato anche a misurarsi con le categorie dell’impresa, delle professioni. Insomma, con il mondo dell’economia, che è l’orizzonte vero e più difficile di ogni sfida politica.

A Gabriele (Giovanni) Molinari, avvocato civilista (Presidente di Anci Giovani del Piemonte, componente della Direzione regionale del Pd), si devono intuizioni destinate, il più delle volte, a lasciare il tempo che trovano. Perchè questo è un po’ il destino di tutti coloro che stanno sulla cima di una collina: vedono, dall’altra parte, ciò che gli altri non possono ancora vedere. E qualche volta passano pure per visionari. Gli piace confortare le idee che gli vengono con buone e ben digerite letture. Ed anche questo fa sì che non siano poi moltissimi coloro che lo capiscono. Ma, alla fine, gioca la carta dell’umiltà e allora diventa accessibile. Così parla volentieri con tutti. Ed anche questo saper dialogare a 360 gradi gli ha causato noie: dicono che sia troppo trasversale. Il fatto è che la sua identità è ben radicata e così non fa fatica a mettersi in gioco, a confrontarsi con chiunque. Alla contrapposizione di schieramenti tra destra e sinistra preferisce semmai quella tra vecchio e nuovo. La sua traversata nel milieu politico in questi ultimi quindici anni l’ha portato dal Pds, alla Lista Civica Vercelli 2003, alla Margherita e quindi al neonato Pd, che ha tenuto a battesimo in Piemonte con Gianluca Susta, dando vita, con l’Eurodeputato biellese, ad un sodalizio politico inossidabile.

Gli piace indagare territori difficili: è credente, ma non confessionale: le religioni rivelate non lo convincono. Meglio quella civile, che pone al centro un’etica oggi chiamata fare i conti con il tema della bio etica e del fine vita. Così si impegna per l’eutanasia e per la libertà individuale nelle scelte. Parrebbe quasi un epigono (un po’ più allegro) di Giuseppe Mazzini. E, infatti, è nato nello stesso giorno e mese – 22 giugno – di quel “dottor Brown” che amava, o doveva, dirsi “straniero in patria”. Quando proprio è afflitto dal “tedium” per la tanta mediocrità che si vede in giro, va a giocare una partita di calcetto e così non ci pensa più per un po’ di tempo. Ma poi la passione gli è sempre tornata. Come è successo in questi ultimi mesi, quando – dopo un periodo aventiniano – è tornato in gioco. E i risultati si sono visti. Al punto che, insieme a Corgnati, ha rimesso in moto la macchina dell’iniziativa politica. Così Giovanni e Pietro hanno preso carta e penna ed hanno scritto una lettera aperta a Davide Gilardino, ormai a buon punto nella preparazione di una “lista dei Sindaci” per l’elezione del prossimo Consiglio provinciale. La proposta è semplice: uniamo tutte le forze che possono dire e rappresentare qualcosa di nuovo.

Una provocazione? E chi lo può dire?! Le cose nuove in politica - e non solo - accadono perchè e quando devono accadere, non necessariamente quando sono progettate come tali. E l’approccio fenomenologico a questi fatti non è meno dignitoso di altri. Se Alcide De Gasperi vagheggiava un “centro che guarda a sinistra”, ora Giovanni e Pietro pensano – e qualche ragione forse ce l’hanno pure – ad una sinistra che guarda al centro. Anche perchè, se si ostina a guardare solo a sinistra... Sarà che, a Sergio Chiamparino, la domanda l’hanno posta in un momento sbagliato. Forse era giù di morale. Il fatto è che, interrogato sul futuro del Pd, il Sindaco di Torino ha detto chiaro e tondo che di futuro non ne vede. E Molinari, dal canto proprio, osserva:”Se un dirigente come Chiamparino rilascia una dichiarazione del genere, non possiamo fare finta di niente e dobbiamo aprire una riflessione seria”. Che, tradotto, potrebbe significare: dobbiamo abituarci all’idea che non possiamo più dare nulla per scontato.

Allora, chissà, se Giosuè Carducci fosse qui tra noi, oggi, forse riscriverebbe per Molinari il pensiero che dedicò proprio a Giuseppe Mazzini:”Un popol morto dietro a lui si mise. Esule antico, al ciel mite e severo. Leva ora il volto che giammai non rise. Tu sol — pensando — o ideal, sei vero. E scusate se è poco.

lunedì 21 marzo 2011

Un simbolo deturpato, un oblio distratto.

Un simbolo deturpato. Chiunque abbia a cuore lo sport e la sua storia non può che trovare avvilente, talora ai limiti dell'incredibile, quello che sta accadendo al Torino Calcio. Non da tifoso del Toro (non lo sono), solamente da amante e appassionato di questa disciplina (che positivamente definisco nazionalpopolare) e con essa delle vicende grandi e piccole, banali ed epiche, che ne hanno integrato l'abbondante storiografia, provo fastidio per la sorte che tocca ad un simbolo, piemontese ed italiano, di rara forza romantica. Un simbolo che meriterebbe di essere rivalutato, appunto anche per il potente spirito evocativo che lo permea - ancora oggi - non solo in Italia. Un simbolo che è dentro quella storiografia di cui dico sopra; un simbolo che è stato più forte delle sventure, ma che temo possa non reggere alla peggiore sventura che può toccare a un mito: un oblio distratto.

venerdì 18 marzo 2011

Vittorio Ghidella. E la ragione del poi.


Vittorio Ghidella è morto. La notizia mi rattrista in particolare per due motivi: il primo è che viene a mancare un uomo che ha segnato profondamente il mondo industriale degli anni '80, con la lungimiranza (spesso inascoltata) di chi crede nel "prodotto" più che nelle alchimie finanziarie; il secondo, me lo consentirete, è che Ghidella era vercellese.
Il suo contrasto con Romiti (che infine lo vide soccombente) costituì probabilmente lo snodo della storia recente di Fiat: cioè tra l'idea di chi voleva fare auto, e quella di chi invece voleva "diversificare". A posteriori si può dire che Ghidella ebbe un'inutile ragione.
L'impressione è che se Fiat avesse creduto un pò di più in questo manager, forse non si sarebbe trovata nel baratro da cui - faticosamente - un altro manager lungimirante sta cercando di tirarla fuori.
Questa una delle sue ultime interviste.

mercoledì 16 marzo 2011

Centocinquanta stelle.


Centocinquanta stelle in fila indiana,

in questa notte umida che sa di maggiorana,
in questa notte splendida che sa di malva,
centocinquanta stelle in questa notte calda.

(Francesco De Gregori)

domenica 13 marzo 2011

il Dario.

Non mi piace la retorica, e non riuscirò - nè, peraltro, ne ho intenzione - ad usarti parole retoriche. Tu, peraltro, nemmeno le avresti gradite.
Però è un fatto che incontrarti in un bar il venerdì mattina, scambiare le solite battute sulla politica che tanto piaceva ad entrambi, rivederti ancora, all'uscita, intento a leggere il giornale, chiamandoti per nome, per un saluto, e poi sapere - alla domenica pomeriggio - che te ne sei andato, mi colpisce; e rattrista. E lascia un senso che è difficile definire, che fa pensare a tante cose. Penso prima di tutto che non ci rivedremo, e non mi potrai chiamare "comunista" come eri solito fare, per sentirti rispondere "camerata", nel nostro consumato gioco delle parti.
Non mi potrai più nemmeno raccontare del tuo fucile preferito, che nelle battute di caccia in qualche posto che non ricordo, ti regalò la perfezione di un suono perfetto: "Una musica, una musica", spiegavi.
Quando cominciavi a raccontare erano sempre in tanti a fermarsi, specie tra i colleghi, in Tribunale. Mi viene in mente l'estate trascorsa, quando eravamo sul ponte levatoio all'ingresso: stavi illustrando le virtù di un "ferro" ("te lo dico anche se voi comunisti di armi non capite una mazza"), e ne venne fuori una storia tra l'epico e il didattico. Arrivarono in parecchi: prima Roberto, poi Giorgio, e poi altri. A tutti piaceva parlare con te, e a te piaceva stare in mezzo alle persone.
Persone che ti ricorderanno: come uomo delle istituzioni, come avvocato, come vercellese, ma soprattutto come il Dario.

sabato 12 marzo 2011

C'è il rischio.


Qualunque scelta nasconde in sè un rischio. Anche se questo non è del tutto esatto, in fondo. Perchè a volte, dalle scelte che si intraprendono, derivano invece vere e proprie certezze. Una certezza, ad esempio, è data dal fatto che senza energia non ci sarebbe vita. Un'altra, che senza nuclare non ci sarebbe abbastanza energia. Tornando poi ai rischi occorre ulteriomente distinguere: ci sono infatti rischi ordinari e rischi straordinari. Forse qualcuno pensa che il settimo sisma di tutti i tempi sia un fattore di rischio ordinario. E in effetti, visti i tempi, può essere. Può essere che qualcuno lo pensi, e che pensi pure di averne ragione. Può essere; anzi, c'è il rischio.

(suggerimento per la lettura, per chi ha almeno ancora qualche dubbio: Wolfgang Sofsky, Rischio e sicurezza, Einaudi 2005 - vedi recensione Sole24)

martedì 8 marzo 2011

Un uomo, un politico / 2

Un anno e mezzo fa gli dedicai un post. Da allora nulla è cambiato nei nostri rapporti: io continuo a ritenerlo uno straordinario animale politico, di rara intelligenza, nonchè un ottimo e piacevole interlocutore - su molteplici e tra loro assai diversi argomenti: dalla letteratura al cinema, dallo sport alla cucina, alla storia, all'arte. Il suo essere quello che Berselli avrebbe definito "eclettico" un po' lo consegna ad una dimensione trascorsa, perchè oggi prevalgono gli specialisti; ma lo rende quel che è, speciale.
Domenica ha annunciato ufficialmente, e senza ipocrisie, che vuole rientrare nella vita politica attiva (vedi articolo di "Repubblica" qui sotto), ed io glielo auguro di cuore.
Ma oltre a lui, come amico, lo auguro a Torino: la sua intelligenza è e sarà preziosa.




sabato 5 marzo 2011

Il Processo del Lunedì (Lo Stratega).


Aldo aveva capito tutto molto tempo fa.
Il processo, se si fa, si fa di lunedì. Poche storie.

Ecco chi è lo stratega di Berlusconi.
Particolare non secondario questo, che ci consente sin da ora di pronosticare anche in quale altro giorno, con ogni probabilità, cadrà l'eventuale appello.