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domenica 26 ottobre 2008

Me ne lavo le mani pulite (o "del demagogo") e altro.

Questa settimana utile copia incolla per dire quel che penso della scampagnata di ieri al Circo Massimo. Copio e incollo Massimo Cacciari (uno che se parlasse più spesso, e non solo di Nord, farebbe bene a tutta la sinistra italiana e al mio entusiasmottimismo in particolare).
"Non mi preoccupa la manifestazione, ma che il governo ombra non abbia prodotto assolutamente nulla; mi augurerei - aggiunge Cacciari - che il Pd mi dicesse come si intende organizzare e cosa dice su scuola, crisi finanziaria e Alitalia. Mi sembra un’invenzione strana organizzare una manifestazione di protesta con 5 mesi di anticipo - attacca il Sindaco di Venezia - Avrei preferito che il Pd avesse elaborato delle proposte concrete sul federalismo fiscale, non lasciando lo spazio allo spot di Lega Nord e Berlusconi, e su questo disastro della scuola".
LASCIO SCENA A DEMAGOGHI
Poi l'affondo: “Cerco di portare a termine il mio mandato e lasciare la scena ai demagoghi, a coloro che hanno la vocazione a guidare il popolo: ai Veltroni e ai Berlusconi, a destra e sinistra”, dichiara .
SCUOLA: MERAVIGLIA IL RITARDO DELLA RABBIA
"Sono decenni che non si fa una riforma di sistema della scuola; è una debacle di tutto il ceto politico italiano - continua Cacciari - Ci si può stupire soltanto che questa esplosione di proteste dei giovani sulla scuola sia tardata tanto".
ALLEANZE FUTURE
"Il Pd si suiciderebbe se riallacciasse un’alleanza con Rifondazione come quella del governo Prodi; contraddirebbe totalmente le ragioni storiche della sua nascita", commenta poi Cacciari. E su Di Pietro: "E' una riserva che proviene da Tangentopoli, dalla crisi degli anni 90; è una rendita di posizione pura e semplice
"
Proseguo oltre Cacciari per segnalare due cose singolari e significative pur nella loro minimalità: 1) sul campanello della nostra sede di Vercelli c'è ancora scritto "La Margherita". L'unica cosa che rende questa circostanza normale è che ai tempi della Margherita abbiamo avuto scritto sul campanello "Partito Popolare Italiano" quasi fino alla fine della Margherita; 2) mi è arrivato per mail un documento di un autorevole esponenente del PD vercellese nelle istituzioni. Recava la scritta "La Margherita informa". Doppio indizio fa una prova? E se sì, che cacchio prova?
Ora, pure il fatto che alla testa del corteo di ieri ci fossero Veltroni e D'Alema dà un'idea - oltre che del grande ricambio nella sinistra italiana - anche della grande trasformazione della stessa sinistra. Non vorrei, cioè, che a togliere alternativamente la S e la P a PDS il risultato fosse il medesimo...o almeno vorrei essere avvisato. Così decido per tempo il da farsi.
In ultimo una cosa a cui pensavo stamattina mentre prendevo il cappuccino. Anche ieri WV non è riuscito a dire la parola "professionista" (commercialista, avvocato ecc.). Naturalmente è riuscito a dire "impresa" e "imprenditore" più volte. Visto però che quando la sinistra italiana parla di "impresa" normalmente si riferisce a quella grande, importante, patinata, cui storicamente le viene bene chinare il capo ...domanda secca: ma per un luccicante Colaninno che ti prendi, quanti oscuri avv. Bianchi e dott. Rossi che ti perdi, caro demagogo?

domenica 19 ottobre 2008

La nostra piccola rivoluzione necessaria.

Altro, ci vuole. Con questa cosa qui, impalpabile, frenetica eppure ferma, presuntuosa e altrettanto molle, non torneremo mai al governo. E' passato un altro pò di tempo, sono rimasto alla finestra, magari mi fossi sbagliato. E' cambiato qualcosa? ...macchè! Tutti quelli che mi imputavano una scarsa simpatia per Veltroni non li sento più parlare. Ora si occupano di battaglie civili, riempiono mail e blog di solidarietà a nuovi eroi metropolitani.
Mi sottraggo a operazioni...così ostentatamente e maldestramente furbe. Me ne vorrà il mio amico Cioci cui voglio un bene fraterno, che è uno che ci mette davvero il cuore, ma credo proprio che oggi il bene e il male siano concetti e realtà sempre più confusi; io non vedo eroi come non vedo mostri. L'unica cosa mostruosa, semmai, è l'incapacità di questo Paese a produrre un dibattito sensato e pertinente al momento storico. Forse la camorra c'è solo da quando ne parla Saviano? E' così disperato il nostro bisogno di simboli?
E lo Stato, forse, è un simbolo meno forte, meno evocativo? Questa destra di SB sta spazzando via un lavoro di decenni, per costruire istituzioni serie, credibili; per dare dignità internazionale a una nazione da serie B.
Lo fa senza reale contrasto. La sinistra la osserva: inerte, vagheggia di diritti di cui spesso ignora (sì, ignora) il contenuto, e non trova niente di meglio che masturbarsi con un pò di piazza. Che straordinaria novità!

Sapete cosa fecero i repubblicani, in America, dal '60 in poi?
Cambiarono, facendo tesoro del coraggio di Barry Goldwater. Cercarono di entrare nel cuore profondo del Paese.
E rubarono pensieri, e parole, e uomini, e argomenti ai Dem.
Da Nixon in avanti hanno quasi sempre vinto loro.

Oggi le cose un US quasi sembrano invertirsi. Colin Powell ha ufficialmente dato il suo appoggio a Obama. E' un'ottima notizia, e ci deve far pensare.
Se Obama conquista appoggi è perchè è uno straordinario ambizioso, certo; è perchè è un cinico, certo; ma è soprattutto perchè sa parlare alla gente, e non si sente stupido a dire che ...1+1 fa 2. Anche se a dirlo è John Mc Cain, o Sarah P.
Al tempo stesso non fa sconti a Bush sui suoi spaventosi errori in politica estera ( e non solo su quella!).
A quando questa "piccola rivoluzione" anche da noi? A quando un discorso chiaro a questa destra, e all'Italia: di apertura senza pregiudiziali nell'interesse supremo del Paese, ogni volta che serve, e però anche di battaglia - all'occorrenza dura - per deballare il vero cancro che essa produce nel nostro sistema: cioè l'anti stato, l'abbattimento di ogni soglia di "responsabilità". Cioè quello di cui non parla mai, mai nessuno (vedasi il precedente post "Corrente Montanari").
Badate: SB ha cambiato le regole del gioco, e il campo stesso in cui si gioca. Su questo campo, e con queste regole, noi non riusciamo a giocare: ma saremmo deboli anche in altro modo (cioè con altro campo e regole), perchè non abbiamo niente da dire. Campo e regole a parte, su alcune cose, in primis la questione nucleare, questi non masticano cazzate. Per niente, anzi. Siamo piuttosto noi a dirle, talora (vedasi proprio il nucleare); o addirittura a non avere alcuna idea, ancora più spesso.
Allora, mentre proviamo (ma davvero!...non con le pubbliche denunce e poi con le nomine dei Cda fatte ..a braccetto con la Pdl) a rimettere in piedi un campo più decente, da stato di diritto "sostanziale", non temiamo di dare ragione all'avversario sulle questioni più concrete, di merito. Specie se questo è nell'interesse dell'Italia, specie se l'avversario - su quello - è più competente di noi.
Proviamo a fare come i repubblicani degli anni '60. Rinnoviamoci, ed emuliamo il loro alfiere primo, che con sinistra risolutezza scrisse "Fai all'altro quello che l'altro farebbe a te". Fuori i coglioni, dunque. In tutti i sensi.

mercoledì 8 ottobre 2008

L'esperimento che fallisce.

Nel commento al post precedente, che non riguarda il post precedente (fotografico), un'amica mi esorta a dire qualcosa sulla crisi internazionale. Siccome è un'amica impegnata, che si interessa alle cose, che ha senso e responsabilità civica, un pò mi sento in colpa...perchè in effetti non ho detto nulla sui fatti forse davvero più importanti di questi ultimi anni. Ho messo lì una foto di Paul Newman, e poi lì l'ho lasciata per giorni.
Non so se sono colpevole, ma propendo per l'assoluzione. E faccio, a riguardo, qualche riflessione.
A che serve parlare di una crisi del tutto preventivabile? A che serve se i suoi effetti sono andati oltre ad ogni umana previsione? A che serve se i media nemmeno ci sottolineano tali effetti? A che serve se, tra questi effetti, ci sono le prime nazionalizzazioni americane, e se questo fatto che - per obiettività di giudizio - dovrebbe valere tanto quanto la caduta del muro di Berlino (infatti segna il declino di un altro sistema) passa quasi inosservato...?
Non so cosa ne pensino, tutti quelli che ogni giorno parlano di globalizzazione, del fatto che la globalizzazione sia finita.
Se ne saranno resi conto che è finita?
Perchè è finita, sia chiaro. Interrotta, mettiamola così se preferite, ma è fuor di dubbio che un ciclo è concluso.
E cosa si dice in giro? Non si dice niente, neanche una parola. Ognuno si cela silenzioso nei propri silenziosi quartieri. Ma vi rendete conto?
Servono misure efficaci per fronteggiare unitariamente la crisi in Europa e tutti, a partire da Germania e GB si fanno gli affari loro: nessuno punta a misure condivise. Quasi quasi siamo noi i soli a provarci... Ma non si era detto che siamo Europei? E la BCE è forse solo un'allucinazione che abbiamo avuto? ...Ma nessuno si stupisce.
Nessuno si stupisce più di niente, questa è la verità.
Sono esterrefatto, certo, ma con il passare del tempo anche l'incredulità e lo sgomento vanno governati. Occorre ripartire. Occorre ripartire sempre da qualche parte.
E stavolta per me la parte non è la politica. Se ho lasciato lì Newman per tutti questi giorni un motivo deve esserci.
Dobbiamo parlare della crisi, della fine della globalizzazione, dell'Europa che evapora. E dobbiamo parlare dell'Italia, è sicuro: povera Italia, ostaggio di se stessa, nelle mani di un tiranno, e tuttavia senza alternative a breve termine.
Ma innanzitutto credo che dobbiamo parlare di noi, delle persone che siamo. Della nostra umanità.
Umiliata. Imbruttita.
Mentre l'umanità per me tende al bello. Deve tendere al bello.
Il bello. Intendiamoci una buona volta su cosa esso sia.
Mi ha colpito quella foto che sta qua sotto, perchè in essa vedo e trovo un senso di bello eccezionale.
Fisico, morale, ambientale.
Quando ho riguardato le foto di Paul Newman egli mi è parso bello soprattutto per quel tratto onesto dello sguardo, finanche del movimento. E' sereno, anche nell'inquietudine. C'è qualcosa che trascende il lineamento, che evoca un senso del buono oltre e prima che del bello. Ma tutto questo sa, purtroppo, di ieri. Di un tempo lento, paziente, consapevole.
Semplice, anche. Dove esisteva un falso e un vero, oltre che un brutto e un bello.
Oggi invece tutto è più complesso. Il brutto è abolito, come la privazione. Il corpo è sempre scolpito, tende alla piacevolezza del suo tratto e del suo colore, deve attrarre, deve eccitare. La bellezza non è più eccezione, ma norma, convenzione, onere. Così però non è più serena.
Il corpo ha fretta di manifestarsi, e così non può lasciare molto tempo agli interrogativi su di sè: su cosa esso effettivamente manifesti.
La sua piacevolezza non è dunque consapevole.
E chi non è consapevole, prima o poi paga.
Forse avrò preso la strada più illogica, più balzana, ma questo è quello che mi viene in mente.
Un uomo all'apparenza sicuro, all'apparenza evoluto, in realtà non si conosce, non sa niente di sè. Nemmeno conosce il proprio vero aspetto, che esso è ormai convenzione.
Non sa se sarebbe bello anche senza i trucchi che usa, ma è disperato perchè teme di poterlo scoprire.
Non ha null'altro da offrire di sè, se non quel che compra.
Ma mentre compra non sa nemmeno se è ricco o povero, perchè anche la sua ricchezza è convenzione.
Forse non sarebbe ricco senza i trucchi che usa. I fatti sembrano confermarlo.
Questa modernità è teoria da laboratorio. Mero esperimento. E a volte l'esperimento fallisce.