Cerca nel blog

giovedì 29 gennaio 2009

L'ottimo Obama è davvero ottimo.

Dicevo pochi giorni fa che bisognava aspettare, che non ritenevo opportuno procedere a celebrazioni anticipate dell'"ottimo Obama"; ma ora devo e voglio dire che le premesse sono davvero ottime.
Obama non perde tempo: fa. Non sta deludendo l'America, e ci dà buoni esempi.
Su politica estera, diritti, libertà di ricerca, è stato - a mio avviso - esemplare.
E credo sia giusto dirlo; non solo: anche chi non ne apprezza le scelte, dovrà convenire che esse sono chiare, nette, pratiche.
L'esatto contrario dell'America di ieri e dell'Italia di oggi.

martedì 20 gennaio 2009

Dalla superstizione alla realtà: ora governa.

Normalmente un politico, come ogni uomo pubblico, diventa mito con la morte. Si pensi solo a Kennedy, cui andarsene (peraltro tragicamente) giovò e non poco.
Per Obama la regola non vale, e le cose paiono invece invertirsi: egli è stato consegnato al mito assai prima della sua (speriamo lontana) dipartita. E' stato da subito così incredibilmente feticcio che più che di una Nazione egli pare assurto a capo di una Chiesa.
Di una Chiesa mondiale, s'intenda.
Ovunque, infatti, dilaga la Obama-mania; autenticamente: così tutti paiono attendersi miracoli più che azioni di governo; e virtù taumaturgiche, più che abilità politica.
Ma così non funziona: Obama è un politico, e la sua storia personale ce lo descrive anche piuttosto cinico, come del resto è lecito attendersi da uno che arriva giovane, figo e nero alla Casa Bianca (del fatto che è nero - ovvio - se ne è parlato molto; ma proviamo a vedere quanti giovani e fighi ce l'hanno fatta prima di lui...ecco, forse solo Kennedy).
Ora, però, è finita la parte del marketing; ora gli tocca davvero governare, assumere scelte nell'interesse della sua gente, e finchè non riusciremo ad emanciparci - ahimè - un pò anche nel nostro.
Ora, pertanto, è tempo - per lui - di ritornare umano, di vivere nel proprio tempo e non oltre lo stesso. E di lasciare perdere, sottraendovisi, i fanatismi da stadio che pure continuano a manifestarsi.
Proprio oggi leggevo i commenti dei lettori di Repubblica.it, mentre scorrevano le immagini del giuramento.
Due di essi, ricorrenti, mi hanno colpito. Uno diceva che Obama è bravo perchè è scomodo. L'altro che mentre lui giura sulla Costituzione i nostri la cambiano ad uso personale.
Ora, a capire che un Capo di Stato è scomodo ...il primo giorno di governo ci vogliono dei poteri divinatori. E se lo si pensa solo perchè è nero...allora pare che si voglia quasi alimentare, anzichè eliminarlo del tutto, il fantasma della discriminante razziale.
Secondariamente, può banalmente osservarsi che tutti i Capi di Stato giurano sulla propria Costituzione. E' così anche da noi.
Tutto sta in chi sia colui che giura.
Peraltro non è previsto che la Costituzione sia immutabile; non è previsto dalla Costituzione stessa: che più intelligentemente dei suoi "tifosi" prevede da sè il rimedio alla propria (ove) raggiunta vetustà.
Ovviamente non c'è nessun intento di difendere S.B., quanto invece, più semplicemente, l'invito a non vedere tutto in chiave mitologica.
Proviamo dunque a vivere il presente insieme ad Obama, criticamente e senza dogmi di fede.
Che il "mondo sia cambiato", come oggi sento dire un pò ovunque, è certamente auspicabile...ma non è vero. Vediamo, aspettiamo, verifichiamo: siamo o non siamo illuministi?

domenica 18 gennaio 2009

Craxi. C'era una volta il Socialismo.

In ricordo di Bettino Craxi, di Sandro Pertini e di una stagione socialista che ha fatto dell'Italia un paese più forte, più moderno, più autorevole e più laico.

mercoledì 14 gennaio 2009

Essere di sinistra, essere riformisti. The importance of being B.C. (BREVE ANALISI ITALIANA / II)

una breve, possibilmente onesta, analisi italiana: prosecuzione.

Prevedevo che la reazione al mio primo post sull'argomento "per una breve, possibilmente onesta, analisi italiana", sarebbe sfociato in quel che - in effetti - è stato. Io l'avevo messa giù così apposta, quel "possibilmente" era tutto un prgoramma: che posso non fidarmi di me, è vero, ma nemmeno mi ..."fido" degli amici che scrivono su questo spazio di web. Luca e Cioci, messo lì (è stata una provocazione, è evidente) il mio Bettino a bersaglio, non ci hanno pensato due volte e hanno sparato (Cioci addirittura accusandomi di "idolatria"). Nemmeno è valso a qualcosa l'invito a "lasciar finire" Bettino, cioè ad ascoltare quel che egli dice nell'ultima parte del video.
Peccato, però, perchè quella non era, invece, una provocazione.
E' importante, quel che Craxi dice in quell'ultima parte. Quando parla delle liberalizzazioni scellerate fatte negli anni '90 (e a seguire).
E' importante perchè quel Craxi lì, quando dice quelle cose lì, è il Craxi politico - di elevatissima statura - che nelle cronache e nella storia è stato - io insisito nel dire a torto - oscurato dal Craxi preteso emblema del malaffare.
Lo dissi già tempo fa, e lo ripeto. Le vicende giudiziarie di Craxi non mi interessano, e non perchè credo che sia stato un santo: nemmeno di questo mi interesso, che a nessun politico, peraltro, spetta (o meglio compete) la santità.
Mi interessa moltissimo, invece, il politico Craxi: che non si riduce certamente - sgombriamo il campo dai dubbi e dalle sciocchezze - alla sola legge Mammì, o all'etichetta ormai stanca della "Milano da bere".
Questo forse piace (o peggio occorre, ormai) pensare al popolo di giovani e sempregiovani giacobini che vedrebbero Berlusconi anche nelle tazzine del caffè, se solo con il cucchiaino potessero accopparlo. Ma Craxi è stato molto di più, di questo.
Ed è stato - mettiamolo bene in chiaro - un uomo della sinistra, italiana ed europea: creativo, non v'è dubbio, che la propria sinistra si è inventato, e che ha inventato competitiva, vincente; comprensibile, pragmatica; magari a volte arrogante, anche: ma viva, almeno, e capace di contare, di decidere, e di avere -quel che è fondamentale - una visione SOCIALE del mercato.
Precisamente su questo vorrei spendere alcune parole.
Craxi non era un servo del grande capitale. Questo non era certamente un "vizio" del socialismo italiano.
Quando parla, nel video, delle liberalizzazioni, esprime un concetto molto preciso, di una precisa valenza sociale e quindi per questo - ripeto - certamente "di sinistra".
Sì, "di sinistra". Semmai fu buttare a mare, liberalizzando a caso, anni e anni di investimento pubblico in settori strategici (magari talora - perchè no? - anche con buoni risultati), una scelta "non di sinistra". E quando poi si liberalizzò sfacciatamente in favore di amici (cui in realtà si è usata troppa deferenza per definire quei rapporti genuinamente amicali)... fu forse, quella, per caso, un'azione "di sinistra" !?
Dal 1993 la storia dell'Italia industriale è segnata da un susseguirsi di ...disimpegni: che lo Stato ha operato (da imprenditore), o che ha favorito (quando a disimpegnare, da sola o con esso medesimo, era la stessa grande industria privata).
Questo è avvenuto con ogni governo, di qualsiasi colore esso fosse o si mostrasse.
Dal 1993 mi viene in mente una sola occasione in cui abbiamo - per così dire - "rischiato" un'inversione a questa consolidata tendenza: fu con il caso "Rovati", e con la proposta di scorporo della rete Telecom, che prevedeva appunto l'ingresso della Cassa depositi e prestiti nel capitale di Telecom.
Da molte parti si gridò letteralmente allo scandalo: a mio avviso, immotivatamente; quella proposta fu giudicata indecente perchè si ripeteva - più come mantra che come asserto ragionato - che "lo Stato non deve essere imprenditore".
Ma chi l'ha deciso, poi, che debba essere per forza così? Forse qualcuno lo ha mai dimostrato?
La recente crisi finanziaria, il travolgimento del settore bancario ci indicano che l'intervento statale è invece NECESSARIO, ANZI PRETESO quando la situazione è ingovernabile altrimenti; cioè solo quando non ci sono più grandi capitali privati (cioè la parte sana, così si dice[va], dell'economia) disponibili all'impiego.
Il Caso Alitalia, inoltre, è assolutamente paradigmatico di tutto quanto sopra enunciato: i cittadini pagano, banche e capitale privato beneficiano.
Con postcomunisti e forzitalioti al timone di comando è sempre andata così, fatta eccezione - ripeto - per qualche intelligente sortita di Prodi: che a Craxi, ci scommetterei, non sarebbe dispiaciuta (a prescindere da chi fosse l'estensore della sortita).
Oggi, forse, c'è ancora chi crede in posizioni che pure sembravano sconfitte: tanto da una Storia mal raccontata, quanto da pessime cronache dell'attuale. Forse, oggi, le pessime cronache e la Storia "menzognata", sputtanate dai fatti, non risultano più così attendibili da impedire a quelle stesse posizioni di dimostrarsi sagge. Buone. Opportune.
Forse oggi, sarebbe (più) giusto, qualunque cosa si pensi di Bettino Craxi, analizzare davvero il suo percorso politico.
E, quando si sente parlare di riformismo, in Italia, pensare per un secondo a chi ne parla, oggi, e cosa - e come, ha riformato.

domenica 11 gennaio 2009

lunedì 5 gennaio 2009

Israele: fino alla fine. / Lo scandalo Alitalia: dunque, l'epilogo.

Da Repubblica.it: "Non accetteremo accordi con i terroristi", ribadisce il ministro israeliano degli Esteri, Tzipi Livni, al termine di un incontro a Gerusalemme con la delegazione. Un no, al quale si aggiunge quello all'invio di osservatori Ue per vigilare sul cessate il fuoco, che gela la troika e Solana. La missione sembrerebbe fallita, e pare difficile che Sarkozy da solo possa ripetere in Medio Oriente il successo ottenuto lo scorso agosto con la tregua fra Russia e Georgia".Beh, io spero che Sarkozy (che pure è l'unico leader europeo con un peso internazionale, visto che Zapatero - cioè l'unico altro vero leader - non sembra troppo interessato a contesti metaspagnoli) non ci riesca. E insisto: la situazione arabo - israeliana è la stessa, identica da sessant'anni, con pochissime variazioni sul tema. E' dunque giusto che Israele combatta Hamas con tutta la libertà possibile, e tutto il necessario sostegno europeo.
Finanche, lo ripeto, con l'auspicabile prospettiva di essere "integrabile" in Europa.
Il Governo italiano è sì assente, ma in questo caso le nostre deficienze rappresentative - per tutti i motivi di cui sopra - mi sembrano poca cosa.
Quanto al giudizio di Veltroni su Frattini (da Ansa.it: "Particolarmente inadeguato". Il secco giudizio di Walter Veltroni sull'operato del ministro degli Esteri Franco Frattini dà la stura a un nuovo scontro tra opposizione e maggioranza, questa volta sull'atteggiamento assunto dal governo italiano rispetto alla crisi di Gaza. Il segretario del Pd chiede al governo di muoversi "per un immediato cessate il fuoco"; fa appello per "un immeditato aiuto umanitario alle popolazioni civili" e perché "la parola torni all'iniziativa politica") mi sembra perfetto ad inquadrare quella obsoleta parodia, buonista e inconcludente, della politica che tanto piace a molta sinistra italiana, e che Veltroni è oggi ben lieto di incarnare.
Parole vecchie, strumentali, del tutto inutili. Gaber ne avrebbe fatto polpette di simili banalità.
Ma c'è di più.
Ancora una volta la sinistra predilige il campo internazionale a quello nazionale. Fin qui ci può stare. Incredibile, però, che preferisca lanciare strali su un incolpevole (non per questo adeguato, ma nella circostanza incolpevole ..!) ministro degli esteri italiano, senza smarcarsi da Berlusconi su temi nostrani e, almeno per noi, oggi assai più concreti.
Eppure potrebbe attaccarlo duramente sul disastro Alitalia: disastro voluto, perseguito, cercato a tutti i costi; e pagato - si noti bene - con i soldi dei contribuenti.
Dopo nemmeno un anno dal fallimento della trattativa portata (degnamente) avanti dal Governo Prodi, in cui Air France avrebbe rilevato la maggioranza di Alitalia, con evidenti impegni e responsabilità, gli stessi artefici di quel fallimento (cioè Berlusconi e la Lega, che non volevano i francesi a comandare da noi) potranno infatti essere ben lieti 1.di vendere ad Air France (o a chi - straniera - per lei) un 25% che di fatto non la "coinvolge" più di tanto nelle sorti dell'azienda, 2.di aver speso lo 0,3% del PIL italiano per tenere in vita una società in cui sono confluiti addirittura più debiti di quelli originari, 3.di lasciare a casa più dipendenti di quelli che sarebbero stati tagliati nel 2008, e 4. di non aver affatto "valorizzato" Malpensa, fino a poco tempo fa eletto a presidio della padanità "volante".
Epilogo.
Air One e le banche sentitamente ringraziano il Governo.
E il Governo sentitamente ringrazia l'opposizione: che non gli ricorda mai troppo convintamente queste cose.
Il perchè non gliele ricordi forse non è difficile da comprendere.
Tra PD e PDL spesso c'è solo una "L" di differenza, quella di Leadership.
In un caso c'è, pessima. Nell'altro, si insegue, pessimisticamente.

giovedì 1 gennaio 2009

Forza, Italia. L'esempio di Lemon.


Forza, Italia. Il 2009 si annuncia come un anno orribile, ed è per questo che occorre serrare le fila, e affrontarlo con coraggio e un pizzico di incoscienza. E anche l'auspicio di Napolitano, "rinnovarsi e migliorare nella crisi", è più che condivisibile. Forza Europa. Ne abbiamo un bisogno enorme, di un'Europa forte, che ci guidi e ci tuteli. Forza a tutti noi: sia quella stessa forza che ci mette Lemon, anatroccolo senza equilibrio, a vivere la sua vita. Nonostante verrebbe da dire "è impossibile" lui vive, e sposta un pò più in là la linea ideale dell'audacia necessaria.