una breve, possibilmente onesta, analisi italiana: prosecuzione.
Prevedevo che la reazione al mio primo post sull'argomento "per una breve, possibilmente onesta, analisi italiana", sarebbe sfociato in quel che - in effetti - è stato. Io l'avevo messa giù così apposta, quel "possibilmente" era tutto un prgoramma: che posso non fidarmi di me, è vero, ma nemmeno mi ..."fido" degli amici che scrivono su questo spazio di web. Luca e Cioci, messo lì (è stata una provocazione, è evidente) il mio Bettino a bersaglio, non ci hanno pensato due volte e hanno sparato (Cioci addirittura accusandomi di "idolatria"). Nemmeno è valso a qualcosa l'invito a "lasciar finire" Bettino, cioè ad ascoltare quel che egli dice nell'ultima parte del video.
Peccato, però, perchè quella non era, invece, una provocazione.
E' importante, quel che Craxi dice in quell'ultima parte. Quando parla delle liberalizzazioni scellerate fatte negli anni '90 (e a seguire).
E' importante perchè quel Craxi lì, quando dice quelle cose lì, è il Craxi politico - di elevatissima statura - che nelle cronache e nella storia è stato - io insisito nel dire a torto - oscurato dal Craxi preteso emblema del malaffare.
Lo dissi già tempo fa, e lo ripeto. Le vicende giudiziarie di Craxi non mi interessano, e non perchè credo che sia stato un santo: nemmeno di questo mi interesso, che a nessun politico, peraltro, spetta (o meglio compete) la santità.
Mi interessa moltissimo, invece, il politico Craxi: che non si riduce certamente - sgombriamo il campo dai dubbi e dalle sciocchezze - alla sola legge Mammì, o all'etichetta ormai stanca della "Milano da bere".
Questo forse piace (o peggio occorre, ormai) pensare al popolo di giovani e sempregiovani giacobini che vedrebbero Berlusconi anche nelle tazzine del caffè, se solo con il cucchiaino potessero accopparlo. Ma Craxi è stato molto di più, di questo.
Ed è stato - mettiamolo bene in chiaro - un uomo della sinistra, italiana ed europea: creativo, non v'è dubbio, che la propria sinistra si è inventato, e che ha inventato competitiva, vincente; comprensibile, pragmatica; magari a volte arrogante, anche: ma viva, almeno, e capace di contare, di decidere, e di avere -quel che è fondamentale - una visione SOCIALE del mercato.
Precisamente su questo vorrei spendere alcune parole.
Craxi non era un servo del grande capitale. Questo non era certamente un "vizio" del socialismo italiano.
Quando parla, nel video, delle liberalizzazioni, esprime un concetto molto preciso, di una precisa valenza sociale e quindi per questo - ripeto - certamente "di sinistra".
Sì, "di sinistra". Semmai fu buttare a mare, liberalizzando a caso, anni e anni di investimento pubblico in settori strategici (magari talora - perchè no? - anche con buoni risultati), una scelta "non di sinistra". E quando poi si liberalizzò sfacciatamente in favore di amici (cui in realtà si è usata troppa deferenza per definire quei rapporti genuinamente amicali)... fu forse, quella, per caso, un'azione "di sinistra" !?
Dal 1993 la storia dell'Italia industriale è segnata da un susseguirsi di ...disimpegni: che lo Stato ha operato (da imprenditore), o che ha favorito (quando a disimpegnare, da sola o con esso medesimo, era la stessa grande industria privata).
Questo è avvenuto con ogni governo, di qualsiasi colore esso fosse o si mostrasse.
Dal 1993 mi viene in mente una sola occasione in cui abbiamo - per così dire - "rischiato" un'inversione a questa consolidata tendenza: fu con il caso "Rovati", e con la proposta di scorporo della rete Telecom, che prevedeva appunto l'ingresso della Cassa depositi e prestiti nel capitale di Telecom.
Da molte parti si gridò letteralmente allo scandalo: a mio avviso, immotivatamente; quella proposta fu giudicata indecente perchè si ripeteva - più come mantra che come asserto ragionato - che "lo Stato non deve essere imprenditore".
Ma chi l'ha deciso, poi, che debba essere per forza così? Forse qualcuno lo ha mai dimostrato?
La recente crisi finanziaria, il travolgimento del settore bancario ci indicano che l'intervento statale è invece NECESSARIO, ANZI PRETESO quando la situazione è ingovernabile altrimenti; cioè solo quando non ci sono più grandi capitali privati (cioè la parte sana, così si dice[va], dell'economia) disponibili all'impiego.
Il Caso Alitalia, inoltre, è assolutamente paradigmatico di tutto quanto sopra enunciato: i cittadini pagano, banche e capitale privato beneficiano.
Con postcomunisti e forzitalioti al timone di comando è sempre andata così, fatta eccezione - ripeto - per qualche intelligente sortita di Prodi: che a Craxi, ci scommetterei, non sarebbe dispiaciuta (a prescindere da chi fosse l'estensore della sortita).
Oggi, forse, c'è ancora chi crede in posizioni che pure sembravano sconfitte: tanto da una Storia mal raccontata, quanto da pessime cronache dell'attuale. Forse, oggi, le pessime cronache e la Storia "menzognata", sputtanate dai fatti, non risultano più così attendibili da impedire a quelle stesse posizioni di dimostrarsi sagge. Buone. Opportune.
Forse oggi, sarebbe (più) giusto, qualunque cosa si pensi di Bettino Craxi, analizzare davvero il suo percorso politico.
E, quando si sente parlare di riformismo, in Italia, pensare per un secondo a chi ne parla, oggi, e cosa - e come, ha riformato.