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sabato 29 settembre 2012

La cosa più bella del mondo. E sedici anni. Passando dall'Anderlecht e Paolo Pulcina.

Cominciò nel 1990 il fenomeno delle repliche delle maglie ufficiali delle squadre di calcio. La mia generazione ne comprò tantissime, portandole addosso a rotazione: italiane, spagnole, inglesi, francesi, belghe. Così oggi eri Marc Wilmots, domani Matthew Le Tissier, dopodomani Erwin Koeman. Perchè gli appassionati, allora, non coltivavano il mainstream ed avevano pudore. Non pippe, ma neanche divi: si voleva acquistare realtà. E con il senso del limite appiccicato ai sogni, si emulava senza strafare. Così, paradossalmente, c'erano in campo più Riedle che Van Basten, e più Degryse che Maradona.
Anche i club prescelti non sempre erano di prima fascia; così molti di noi potrebbero pensare che uno dei più grandi difensori dell'Anderlecht sia stato Paolo Pulcina. E non avrebbero neppure torto.
La prima maglia che comprò il sottoscritto fu quella dell'Inghilterra, appunto nel giugno del '90. Di quella squadra amavo moltissimo Gary Lineker, ma ancora non sapevo quanto - dopo quella estate - avrei amato un tale Paul Gascoigne.
Di tutte le divise che ho indossato, però, nessuna mi è più nel cuore di questa che vedete sopra: la comprai a sedici anni, e quando l'acquistai mi sembrò di possedere la cosa più bella del mondo.
Ancora oggi, quando la rivedo, qualcosa mi riporta a quel brivido adolescente di compiacimento.
Ecco perchè amare questa squadra sarà sempre un po' di più che del semplice tifo.

martedì 25 settembre 2012

A British in Borgosesia.


Termina oggi, dopo 20 anni, la stagione che ha visto Giancarlo Verri alla guida della Camera di Commercio di Vercelli. Lungi da addii mielosi - che immagino come commenterebbe l'interessato - desidero anch'io ricordare il contributo che ha egli dato al territorio e in particolare ringraziarlo per i consigli e gli esempi (soprattutto personali) che mi ha offerto in questi anni di frequentazione ed amicizia.
Ma di una cosa in particolare gli voglio essere pubblicamente riconoscente: la capacità di accettare il dissenso, anche di discutere duramente, però lasciando gli altri (me, nella fattispecie, quando è stato il caso) liberi di sostenere tesi anche opposte alle sue.
In un mondo che premia l'unanimismo o trova nel compiacimento facile una virtù, Giancarlo è stato e sarà una figura importante per chi pensa e vorrà continuare a pensare che valga sempre la pena di difendere un'idea, quando un'idea è buona; o più semplicemente quando ci si creda davvero.
Certo è che si deve sempre motivare, argomentare, perchè in difetto - se annusa l'improvvisazione - lui sa anche essere molto duro. 
Fu uno dei pochi che quando lasciai il Pd non mi spiegò cosa perdessi del vecchio, nè mi chiese cosa mi garantisse il nuovo. Si limitò ad ascoltare, dicendo che trovava in ogni caso apprezzabile la chiarezza del mio percorso. A mia volta apprezzai quelle parole senza fronzoli, perchè non erano di circostanza.
Anche non pronunciandosi esplicitamente ha sempre fatto capire quel che pensasse, almeno per chi ha saputo leggere tra le righe del suo stile personale, sempre mostrando - lui cattolico - una assai laica tolleranza.
Serio e al tempo stesso ironico, alla battuta non ha rinunciato mai.
Di queste righe potrebbe dire: "Ma è un coccodrillo, guarda che sono ancora vivo".
Aggiungo io, molto britannico; malgrado sia nato a Borgosesia. Our british, insomma. 

mercoledì 5 settembre 2012

Fermare il declino. Per l'Italia Futura.



Oggi, come già altri iscritti di Italia Futura prima di me, ho aderito a Fermare il declino, il manifesto liberale (e libertario) che ha come primo estensore Oscar Giannino. Con la speranza che dalla somma - o fusione - di queste due esperienze nasca qualcosa di veramente nuovo, alternativo e riformatore per il nostro paese.

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