Cerca nel blog

lunedì 22 dicembre 2008

"Perchè, presto o tardi, i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro". (BREVE ANALISI ITALIANA / I).

una breve, possibilmente onesta, analisi italiana: introduzione.
1992/1993/1997: bettino craxi.

Per chi vuole condividere una riflessione sul passato e sul presente italiano (e in particolare della sinistra italiana), riflessione che proporrò - in pochissime uscite - in questi prossimi giorni, suggerisco di partire dalla visione di questo filmato. Ascoltando tutto, ma proprio tutto, quel che Craxi - in esso - afferma.

sabato 13 dicembre 2008

Il buon reazionario.

"Sono un reazionario, postero mio diletto, perché mi oppongo al progresso e voglio far rivivere le cose del passato. Ma un reazionario molto relativo, perché il vero bieco reazionario è chi, in nome del progresso e dell'uguaglianza sociale, vuol farci retrocedere fino alla selvaggia era delle caverne e poter così dominare una massa di bruti progrediti ma incivili".

(Giovannino Guareschi)


Post "rubato" a Emanuele Pozzolo. che, sentitamente, si ringrazia.

lunedì 8 dicembre 2008

Spogliarsi dell'ipocrisia.

L'altroieri ho letto su Repubblica.it la notizia che You Tube vorrebbe censurare i filmati contenenti scene di nudo. Anzi, basta "la semplice presenza di un letto, vestiti trasparenti, posture che "stimolino sessualmente il pubblico". Nudi parziali, anche fuori da un contesto erotico. Video dove la telecamera insiste sul seno, le natiche o altri punti caldi, anche coperti, dei personaggi". Questo perchè il board di Google, che ne è la proprietaria, sarebbe stanco di vedere l'azienda continuamente citata in giudizio da chi lamenta la violazione di diritti di copyright, ovvero biasimata dagli sponsor per l'eccessiva licenziosità dei contenuti del popolare sito di condivisione. La cosa (valutazioni legali e ...commerciali a parte) mi è parsa in sè piuttosto assurda; eppure, tuttavia in linea con l'assurda, recente tendenza a (voler) negare la dignità del corpo nudo, proprio mentre la volgarità, vestita o meno, dilaga incontrastata sull'orbe terracqueo. Chiunque assista ad un reality show (e non c'è moralismo, dico subito che a me è capitato e capita di guardarne), o più generalmente chiunque guardi la tv commerciale (dagli '80 in poi), sa bene di quali cose abiette sia in grado di proporre la democrazia catodica. Quanto poi, specificamente, a tette e culi, dal Drive-in in poi il crescendo del nudo, o più puntualmente dello "svestito", peraltro interpretato con italica filosofia pecorecciara, è stato incontrollabile; ed è arrivato persino a corrompere la castigata programmazione Rai, dove a orari impensabili si vedono porzioni abbondanti (e di per loro anche appetitose) di carne.
Personalmente, però, ho sempre ritenuto che fosse assai ipocrita spogliare le veline alle sette di sera, e poi scandalizzarsi per i film porno.
Peraltro ho anche sempre pensato che fosse più porno un talk show dove una persona mette in piazza il proprio privato, che non le performances - tanto per citare quello che ho "sentito" definire su FB "orgoglio vercellese" - di Omar Galanti (conoscendolo da prima della "svolta hard" mi fa un pò effetto ricorrere allo pseudonimo). "Omar", peraltro, è un ragazzo per bene, che ha fatto una scelta di vita magari singolare, ma del tutto onesta; mentre non mi sentirei di dire altrettanto di chi mercifica stati d'animo.
Detto questo, e fatto un salto sulle ipocrisie "tradizionali", torno a questa crociata antisex del nuovo puritanesimo d'assalto, per il quale la nudità del corpo e la sessualità si fondono con un'idea di "peccato" che è talmente abusata, e distorta, da suscitare quasi tenerezza.
Davvero "il peccato", nel 2008, è ancora lo spogliarsi!? Siamo dunque ancora fermi a questo punto?
E se abbiamo ancora voglia di dichiarare guerra ad un capezzolo, davvero non allarma neanche un pò la "mignottocrazia" (definizione di Paolo Guzzanti) che imperversa anche ben al di là dei nostri confini?
Detto questo, ieri, letta la notizia di cui sopra, ho linkato su FB un breve video di "Huevos de oro" di Bigas Luna. Si tratta di uno dei film che ho amato di più in assoluto, per la spontaneità (certamente non solo sessuale) che esprime: ricordando, poi, come già solo in quei 3 minuti compaiano ben 4 (!) tette, e ritenendo quindi il "contenuto" assai prossimo alla programmata esecuzione, non ho voluto perdere tempo.
L'oscurantsmo avanza: piuttosto bizzarro, peraltro.
Che tette su YT no, ma tette sulla TV si; e calendari a profusione: diavolite, rugbysti, colombare, tronisti.
Ma il massimo è quando la politica si mette al servizio della morale: lì sì che si supera l'immaginabile.
A Torino qualcuno bollò quasi come pornografo Mapplethorpe, ma anche in America non se la passano meglio.
Dalla Repubblica di stamattina apprendo che c'è "Polemica in Usa per il film "The Reader". Charlie Finch, noto critico americano, accusa: "Repellente l'uso del corpo attraente di Kate Winslet per creare un clima di comprensione nei confronti di un personaggio odioso i cui crimini non vengono mostrati". Nel film dretto da Stephen Daldry, l'attrice interpreta il ruolo di Hanna Schimtz, un ex guardia del campo di concentramento di Auschwitz che nella Berlino del dopoguerra seduce un ragazzino".
Giudicate voi. E, mi raccomando: siate sempre molto vestiti e poco attraenti, se potete: che la virtù meglio verrà a cercarvi a domicilio.
(foto di Jam Abelanet: nudo nel metrò parigino)

giovedì 4 dicembre 2008

Why not? (una riflessione onirica).

No, non l'inchiesta.
Why not? è proprio solo un domanda. Un'idea del possibile.
E, in particolare: perchè restare qui?

Perchè non la fuga?

Perchè insistere a credere che la responsabilità troverà un premio? Perchè doversi convincere che la serietà e la coerenza, alla fine, paghino? La penosa guerra tra procure, l'irresistibile ascesa delle gemelle De Vivo, un Primo Ministro che non potendo più ispirarsi a Bush opta dichiaratamente per il modello Briatore (con l'indiscusso merito di portare il Billionaire a Roma, direttamente in centro), Bibì e Bibò che mi hanno distrutto le palle ("chi non mi vuole lo dica", "se non ti voglio te lo dico"), il dibattito infinito sulle moschee per non parlare dell'Islam, i calendari che vorrebbero essere porno ma che in fondo sono sempre senza coraggio...un pò meschini, l'asservimento ottuso dei conservatori al vecchio dittatore calvo, l'ipocrita celebrazione progressista della nuova emergenza umanitaria a diecimila chilometri da qui. Sfoglio i giornali e ci trovo solo cose che mi fanno pensare a che razza di paese sia quello in cui vivo, e che razza di gente sia quella che lo abita.
Sfoglio i giornali e mi incazzo ancora. Anzi, sempre di più.
Io vorrei un'Italia più fiera. Più seria. Più dignitosa. E pure più coraggiosa. E più divertente.
Più americana, sì. Con tanti altri difetti, magari, ma con più amore e considerazione per se stessa e per i suoi figli (uh, quanto è poco left-wing, questa!).
O che forse, invece, la soluzione sia un'altra, radicalmente diversa?
Cercare, cioè, un'altra vita, nuova: ovunque essa possa essere.
E dimenticare l'Italia imbruttita; guardare fuori dalla finestra e trovarci un'altra lingua, un'altra storia. Un nuovo complemento di se stessi. Senza pregiudizi di sorta.
Magari l'Alaska di Sarah Palin. Magari il Vermont di Dean. Magari, why not?, il progetto di una ...polenteria nel Maine: visione, suggestiva e bellissima, di un caro amico, che sa ancora sognare e dare valore ai sogni: la benzina di un sano motore esistenziale.
Lo farò mai? Troverò mai la forza di recidere il legame con questa amata e sputtanata pura espressione geografica?
Chissà, un domani... Per ora io, semplicemente, sogno il possibile. Sogno tante cose. Vivo, quindi, cercando di farle accadere. E proprio tra quel che accade o può accadere inseguo ancora il mio personale senso di giustizia. Che possa guidarmi, per scegliere - ancora, e sempre - la strada che sento e sentirò corretta.
Giusta, faticosa. Eppure spero anche un pò avventata, cioè non il frutto di un grigio calcolo.
Per cercare di sentirmi vivo, e di sentire, intorno a me, l'Italia, viva.


E un domani vedremo. Why not?