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sabato 30 novembre 2013

Krzysztof Kieslowski e immortalità.

Dal titolo potrebbe essere in effetti il mio post più sfrangimaroni di sempre.
No, tranquilli. In realtà è un pensiero tratto da un'intervista a KK che ho trovato molto condivisibile.
Molto più condivisibile in tempi in cui l'ambizione all'immortalità non solo è eccessiva, ma mai sufficientemente giustificata. 
Che senso ha, infatti, voler vivere per sempre, addirittura tornando dalla morte, senza un motivo preciso?
Non si può mica voler vivere solo per la paura di non vivere.


lunedì 25 novembre 2013

Hanno dovuto bendarmi. E finalmente vedo meglio.




Sì che penso pure meglio (di Scelta Civica);
e scrivo meglio (a quattro mani con il mio amico Massicau, su cose abbastanza serie).

Ps. E per chi fosse interessato la prossima settimana sono qua. E due giorni prima anche qua.

giovedì 21 novembre 2013

Inciampare.

"Noodles, sono inciampato", diceva Dominique poco prima di chiudere gli occhi, in C'era una volta in America. Ma Dominique non era inciampato, poverino.
A volte è, inciampare, una falsa rappresentazione di sè, come il sentirsi caduto nonostante l'essere in piedi; oppure ancora il sentirsi caduto per caso, malgrado vi sia una ragione, peraltro piuttosto precisa, del cadere.
A volte invece inciampare è semplicemente incontrare sulla propria strada cose che, distrattamente, non si erano viste prima.
O, infine, addirittura, sbattere contro cose che sembrano, ma non ci sono più.
Ognuno inciampa nel suo, a modo suo.

(e oggi io sono banalmente inciampato su questa; bella o brutta che la si stimi - a me piace - mai sentita in tre mesi)


martedì 19 novembre 2013

L'altri giorni.


 
Appeso fuori dall'Ufficio Gestione Verde Urbano di Roma Capitale.

#rivoluzioneliberaleora

venerdì 15 novembre 2013

Quando ho conosciuto il Conte.

Eri il Conte, quando ti ho conosciuto.
Ragazzo un po' nato vecchio, allegro e con un bel sorriso, quando ti ho conosciuto avevi modi sornioni, tanto austeri quanto irriverenti, che ti giustificavano il soprannome, e ti piaceva raccontare aneddoti.
Ricordo perfettamente la storiella di te sul trattore, di tuo nonno che ti guidava in retro e del gatto schiacciato.
Te la chiedevo sempre, quando ti trovavo da Cecco, più o meno tutte le settimane.
La raccontavi bene, facevi morir dal ridere.
L'abbiamo anche evocata per anni, con altri amici comuni, quando poi ho smesso di vederti.
Ti ho incontrato di nuovo poche settimane fa, dopo parecchio tempo.
Nessuna storiella, solo un sorriso e un saluto veloce.
Ma mi aveva fatto piacere. Mi eri simpatico.
Quando ti ho conosciuto mai avrei potuto immaginare che sarebbe andata così. 
Ciao Michele, resti ragazzo, Conte e un bel ricordo.

giovedì 7 novembre 2013

Essere è non essere.

Lo stare fuori è una condizione a cui istintivamente non si crede.
Nella dimensione sociale, in quella politica, in quella privata, la presenza è ciò che si impone, con urgenza a volte scomposta. Come se non si potesse fare a meno, tanto di quella presenza che di quella urgenza.
Eppure a volte, ad un tratto, essere è non essere.


martedì 5 novembre 2013

Riconoscimenti.

In tempi di dimissioni (dovute) non date, mi piace condividere il riconoscimento che mi dà un avversario politico e soprattutto una persona che stimo.
Per qualcosa che io ho vissuto come naturale, e che forse naturale non era.
Ma più che merito mio, è torto degli altri.


venerdì 1 novembre 2013

Fiori, attenzione, finestre, tempo.



Agli errori che non faremo più, pensandoci proprio in questo giorno qui.
Come fossero anch'essi dei morti, però di una specie diversa.
Cui non portare fiori; semmai attenzione.
E in fondo anche ai nuovi errori che faremo.
Inevitabili come altri fiori, un giorno, il più possibile lontano; e così pure inevitabili come l'affetto per la fallibilità che è nelle e delle cose della vita. La nostra e l'altrui.
Che in questo giorno qui si celebra fragile, nel ricordo.
Basta non farci l'abitudine, s'intende. Sia agli errori che alla fallibilità.
Magari proprio prestando quella migliore attenzione, per tempo.
E magari senza stare troppo alla finestra; qualunque sia il tempo - l'altro - che ci aspetta fuori.