
Ho sempre pensato che Dominique Strauss Kahn sarebbe stato il successore di Mitterrand; nel senso che sarebbe stato il primo socialista a tornare all'Eliseo.
Ci ho creduto fino a ieri; quello che gli è accaduto esclude a mio avviso sin da ora che questo possa capitare, in qualunque caso.
Il reato che gli viene contestato, infatti, è odioso. Anche ove fosse scagionato, non potrà mai riabilitare del tutto la propria immagine.
Detto questo, la vicenda che lo riguarda è sconcertante.
Almeno in linea teorica quella del complotto potrebbe infatti non essere un'ipotesi da scartare del tutto, e quel che è certo è che l'FMI entra in una settimana di decisioni fondamentali per il futuro di alcuni paesi, di rilevante importanza presso la comunità internazionale.
Anche al di là di questo, però, si tratta di una storia penosa e del tutto priva di precedenti: c'è una vittima presunta (una persona che denuncia una violenza subita, che va naturalmente - ed in primis - ascoltata e rispettata nella propria, drammatica testimonianza); un uomo che rappresenta e guida un'istituzione mondiale di primaria importanza, in prigione con una carriera distrutta e la prospettiva di vent'anni di prigione; una moglie disperata che lo difende; uno Stato, il suo, la Francia, che è indirettamente coinvolto e toccato in modo inedito (è un caso senza precedenti), e che è costretto ad assumere una posizione piuttosto difficile.
Di tutto quanto fin qui accennato, quel che mi pare più opportuno sottolineare - almeno sino al punto attuale - è appunto la reazione del governo di Parigi, per bocca del ministro per i Territori d'Oltremare, Henri de Raincourt. "Non si può escludere", spiega Raincourt, che Dominique Strauss Kahn "possa essere stato incastrato" per bloccare la sua corsa all'Eliseo. In particolare Raincourt ritiene una coincidenza eccessiva che Dsk sia finito prima nel mirino della stampa "per l'affaire del suo giro su un'auto (una costosissima Porsche)" e ora per l'accusa di stupro a New York".
Raincourt, per la cronaca, è un ministro dell'UMP, il partito di Sarkozy; cioè dell'uomo contro il quale si sarebbe candidato lo stesso Dsk.
Ve lo immaginereste, un simile fair play, in Italia?
Ci ho creduto fino a ieri; quello che gli è accaduto esclude a mio avviso sin da ora che questo possa capitare, in qualunque caso.
Il reato che gli viene contestato, infatti, è odioso. Anche ove fosse scagionato, non potrà mai riabilitare del tutto la propria immagine.
Detto questo, la vicenda che lo riguarda è sconcertante.
Almeno in linea teorica quella del complotto potrebbe infatti non essere un'ipotesi da scartare del tutto, e quel che è certo è che l'FMI entra in una settimana di decisioni fondamentali per il futuro di alcuni paesi, di rilevante importanza presso la comunità internazionale.
Anche al di là di questo, però, si tratta di una storia penosa e del tutto priva di precedenti: c'è una vittima presunta (una persona che denuncia una violenza subita, che va naturalmente - ed in primis - ascoltata e rispettata nella propria, drammatica testimonianza); un uomo che rappresenta e guida un'istituzione mondiale di primaria importanza, in prigione con una carriera distrutta e la prospettiva di vent'anni di prigione; una moglie disperata che lo difende; uno Stato, il suo, la Francia, che è indirettamente coinvolto e toccato in modo inedito (è un caso senza precedenti), e che è costretto ad assumere una posizione piuttosto difficile.
Di tutto quanto fin qui accennato, quel che mi pare più opportuno sottolineare - almeno sino al punto attuale - è appunto la reazione del governo di Parigi, per bocca del ministro per i Territori d'Oltremare, Henri de Raincourt. "Non si può escludere", spiega Raincourt, che Dominique Strauss Kahn "possa essere stato incastrato" per bloccare la sua corsa all'Eliseo. In particolare Raincourt ritiene una coincidenza eccessiva che Dsk sia finito prima nel mirino della stampa "per l'affaire del suo giro su un'auto (una costosissima Porsche)" e ora per l'accusa di stupro a New York".
Raincourt, per la cronaca, è un ministro dell'UMP, il partito di Sarkozy; cioè dell'uomo contro il quale si sarebbe candidato lo stesso Dsk.
Ve lo immaginereste, un simile fair play, in Italia?
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