Sono a Valencia, di passaggio. La città è bella, la cucina è particolarmente buona, e soprattutto ho un collegamento internet di cui approfittare. Vado veloce:
1. la crisi georgiana. Putin è un "uomo forte", si sapeva; si sapeva anche (adesso lo si sa perfettamente) che medvedev non conta nulla; si sa pure che la Russia non tollera che paesi ad essa confinanti cessino di gravitare nella sua orbita per passare in quella occidentale. Detto questo, con onestà bisogna chiedersi: che differenza esiste tra Kosovo ed Ossezia? Ovvero ancora: i genocidi a cui dover porre rimedio sono sempre quelli a cui poi devono rimediare gli Usa?
2. Berlusconi sta esercitando in queste ore - dice Bonaiuti - la sua opera di "moral suasion" su Putin per farlo desistere dall'avanzata. Eccezionale, neanche Totò e Nino Taranto.
3. Il Newsweek loda i primi 100 giorni di governo di Berlusconi. Anch'io ho detto più volte che questo governo non ha fatto male su determinati temi. Ma sono proprio i temi, gli interventi in cui Berlusconi non c'entra nulla. Dove c'entra Berlusconi (vedi fermaprocessi) questo governo ha fatto più che male, ha fatto malissimo.
4. Olimpiadi. Le seguo poco e male, e non solo perchè sono in viaggio. I cinesi, diceva De Benedetti sul Sole di domenica, con queste Olimpiadi vorrebbero dimostrarci la propria superiorità. Può essere vero: la Cina spaventa, la Cina affascina, la Cina - probabilmente - si appresta a dominare. Ma dei conflitti interni, attuali e potenziali, non si parla quasi mai. Davvero si pensa che democrazia sia organizzare una retorica, fintissima festa di benvenuto all'orbe terracqueo (con trovate degne dell''ex URSS: per esempio usando la voce di una bambina bruttina che canta mentre la telecamera riprende la faccia di un'altra, più carina, che finge di cantare); oppure davvero si pensa che democrazia sia giocare a beach volley a ritmo di musica proprio come fanno in California, usare l'I-pod, dire minchiate?
Senza democrazia non c'è mai stata festa, e neppure minchiata che durasse.
5. Sì, la Cina; ma che dire degli Usa stessi, dove candidamente Steve Jobs ammette che si può "arrivare" agli I-phone messi in commercio, e disinstallare applicazioni non gradite...? Ma dico: anche questa mi pare democrazia in sofferenza: il grande fratello non è più solo un feticcio letterario. E' nel telefono. Stia attento Obama che non gli cambino l'sms mentre annuncerà il vice presidente...
6. Ecco che viaggiando per l'Europa, mentre penso a queste cose, penso anche che accadono (quasi tutte) in vecchi Stati Nazione. Russia, Cina, Usa, tutte le grandi potenze sono infatti ancora (e non hanno in previsione di cessare di esserlo) Stati Nazione: cioè stati fermi alla quella forma otto/novecentesca che invece l'Europa ha superato, o sta superando. La nostra forza è la somma, la sintesi, culturali ed economiche. Gli altri, invece, possedendo grandi apparati, restano fermi a prove di forza individuali, e - per un motivo o per un altro - sembrano non riuscire in alcun modo a fare sistema. Forse nemmeno ci provano, forse non ne hanno bisogno; in ogni caso ci lasciano uno spazio unico in cui poter misurare le nostre ambizioni, di contare nel mondo, e di progettare un modo (più) in equilibrio.
1. la crisi georgiana. Putin è un "uomo forte", si sapeva; si sapeva anche (adesso lo si sa perfettamente) che medvedev non conta nulla; si sa pure che la Russia non tollera che paesi ad essa confinanti cessino di gravitare nella sua orbita per passare in quella occidentale. Detto questo, con onestà bisogna chiedersi: che differenza esiste tra Kosovo ed Ossezia? Ovvero ancora: i genocidi a cui dover porre rimedio sono sempre quelli a cui poi devono rimediare gli Usa?
2. Berlusconi sta esercitando in queste ore - dice Bonaiuti - la sua opera di "moral suasion" su Putin per farlo desistere dall'avanzata. Eccezionale, neanche Totò e Nino Taranto.
3. Il Newsweek loda i primi 100 giorni di governo di Berlusconi. Anch'io ho detto più volte che questo governo non ha fatto male su determinati temi. Ma sono proprio i temi, gli interventi in cui Berlusconi non c'entra nulla. Dove c'entra Berlusconi (vedi fermaprocessi) questo governo ha fatto più che male, ha fatto malissimo.
4. Olimpiadi. Le seguo poco e male, e non solo perchè sono in viaggio. I cinesi, diceva De Benedetti sul Sole di domenica, con queste Olimpiadi vorrebbero dimostrarci la propria superiorità. Può essere vero: la Cina spaventa, la Cina affascina, la Cina - probabilmente - si appresta a dominare. Ma dei conflitti interni, attuali e potenziali, non si parla quasi mai. Davvero si pensa che democrazia sia organizzare una retorica, fintissima festa di benvenuto all'orbe terracqueo (con trovate degne dell''ex URSS: per esempio usando la voce di una bambina bruttina che canta mentre la telecamera riprende la faccia di un'altra, più carina, che finge di cantare); oppure davvero si pensa che democrazia sia giocare a beach volley a ritmo di musica proprio come fanno in California, usare l'I-pod, dire minchiate?
Senza democrazia non c'è mai stata festa, e neppure minchiata che durasse.
5. Sì, la Cina; ma che dire degli Usa stessi, dove candidamente Steve Jobs ammette che si può "arrivare" agli I-phone messi in commercio, e disinstallare applicazioni non gradite...? Ma dico: anche questa mi pare democrazia in sofferenza: il grande fratello non è più solo un feticcio letterario. E' nel telefono. Stia attento Obama che non gli cambino l'sms mentre annuncerà il vice presidente...
6. Ecco che viaggiando per l'Europa, mentre penso a queste cose, penso anche che accadono (quasi tutte) in vecchi Stati Nazione. Russia, Cina, Usa, tutte le grandi potenze sono infatti ancora (e non hanno in previsione di cessare di esserlo) Stati Nazione: cioè stati fermi alla quella forma otto/novecentesca che invece l'Europa ha superato, o sta superando. La nostra forza è la somma, la sintesi, culturali ed economiche. Gli altri, invece, possedendo grandi apparati, restano fermi a prove di forza individuali, e - per un motivo o per un altro - sembrano non riuscire in alcun modo a fare sistema. Forse nemmeno ci provano, forse non ne hanno bisogno; in ogni caso ci lasciano uno spazio unico in cui poter misurare le nostre ambizioni, di contare nel mondo, e di progettare un modo (più) in equilibrio.
1 commento:
berlino cuore d'europa
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