Tornato, superati (quasi del tutto) i "postumi del viaggio, sistemate le prime cose in ufficio ...ritorno ad occuparmi di questo svago non disimpegnato che è il blog.
Dopo le innumerevoli, e insostenibili, polemiche estive in casa PD piemontese (di cui ho avuto eco rumorosa anche in giro per l'Europa) segnalo l'intervento di Gianluca Susta (comparso sulla "Repubblica" di ieri) "a stemperare gli animi"; mi pare un buon punto da cui ripartire.
Susta: "Diamo modo e tempo a Morgando di indicare una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino"
Sergio Chiamparino ha ragione: la battaglia alle primarie è stata anche, e forse soprattutto, contro di Lui, ma è stata anche l’unica battaglia vera nelle primarie del PD in Italia, anticipando il confronto che è in atto oggi a livello nazionale.
Ma se così è e se quella - come dice Lui - è stata “una lotta di potere”, allora Chiamparino deve prendere atto, come ho fatto personalmente, che abbiamo perso; anzi, bisogna prendere atto che noi abbiamo perso solo a Torino (e particolarmente in Città) dove non tutti (e non mi riferisco certo a Lui il cui impegno è stato generosissimo!) si sono chiesti il perché!
Chi si è riconosciuto nella mia candidatura, nelle Province, ha capito che si sarebbe vinto solo con un certosino lavoro di base; lo abbiamo fatto e abbiamo vinto. A Torino abbiamo fatto troppo ‘i fighi’ e abbiamo sperato nel richiamo dei ‘big’ e nella ‘società civile’; non abbiamo capito che un partito di massa deve avere solidi punti di riferimento “di opinione” ed istituzionali, ma deve anche avere militanti generosi e appassionati che si mobilitano nei momenti topici. Così hanno fatto Popolari e Sinistra per; al contrario di noi e così abbiamo perso.
Certo! Questo è il tempo di capire chi sta dalla parte della modernizzazione e dell’innovazione (e ‘Chiampa’ certamente le incarna), ma anche se queste possono convivere con un partito in cui si possa discutere, lasciar discutere, dubitare, dire la propria e dissentire, indirizzando anche le scelte delle istituzioni, senza apparire come sabotatori.
Diamo tempo e modo a Gianfranco Morgando, affinché, con serenità e pazienza, indichi una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino, senza delegittimare il lavoro di questi mesi e di chi lo ha portato avanti in Segreteria, nei Forum e in direzione, ‘sustiano’ o ‘morgandiano’ che sia.
Se non vogliamo ammazzare il ‘bambino in culla’ (il PD), almeno in Piemonte, dobbiamo far capire, da un lato, a Morgando, collaborando con Lui e chiedendo reciprocità ai suoi sostenitori e senza picchiarlo in testa un giorno sì e l’altro anche, che non può governare un partito così chiudendosi nella sua “non” maggioranza del 14 ottobre; dall’altro occorre incalzare il partito, a Torino come a Roma, ad aprire al massimo la discussione, riconoscendo a tutti pieno diritto di cittadinanza, non solo per darsi una generica ‘mossa’, ma per intraprendere con coraggio – come vuole Chiamparino e come, nel mio piccolo, desidero anch’io – la strada del riformismo vincente, che non è quella del rilancio dell’ ‘Unione’, ma che è invece quella del “partito a vocazione maggioritaria” che si candida a vincere, che non rinuncia a se stesso e alla sua identità in caso di sconfitta e che sa recuperare i rapporti con l’elettorato moderato senza perdere i ceti popolari. Smettiamola di lavare i ‘panni sporchi’ in pubblico e discutiamone una volta per tutte negli organismi di partito”.
Dopo le innumerevoli, e insostenibili, polemiche estive in casa PD piemontese (di cui ho avuto eco rumorosa anche in giro per l'Europa) segnalo l'intervento di Gianluca Susta (comparso sulla "Repubblica" di ieri) "a stemperare gli animi"; mi pare un buon punto da cui ripartire.
Susta: "Diamo modo e tempo a Morgando di indicare una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino"
Sergio Chiamparino ha ragione: la battaglia alle primarie è stata anche, e forse soprattutto, contro di Lui, ma è stata anche l’unica battaglia vera nelle primarie del PD in Italia, anticipando il confronto che è in atto oggi a livello nazionale.
Ma se così è e se quella - come dice Lui - è stata “una lotta di potere”, allora Chiamparino deve prendere atto, come ho fatto personalmente, che abbiamo perso; anzi, bisogna prendere atto che noi abbiamo perso solo a Torino (e particolarmente in Città) dove non tutti (e non mi riferisco certo a Lui il cui impegno è stato generosissimo!) si sono chiesti il perché!
Chi si è riconosciuto nella mia candidatura, nelle Province, ha capito che si sarebbe vinto solo con un certosino lavoro di base; lo abbiamo fatto e abbiamo vinto. A Torino abbiamo fatto troppo ‘i fighi’ e abbiamo sperato nel richiamo dei ‘big’ e nella ‘società civile’; non abbiamo capito che un partito di massa deve avere solidi punti di riferimento “di opinione” ed istituzionali, ma deve anche avere militanti generosi e appassionati che si mobilitano nei momenti topici. Così hanno fatto Popolari e Sinistra per; al contrario di noi e così abbiamo perso.
Certo! Questo è il tempo di capire chi sta dalla parte della modernizzazione e dell’innovazione (e ‘Chiampa’ certamente le incarna), ma anche se queste possono convivere con un partito in cui si possa discutere, lasciar discutere, dubitare, dire la propria e dissentire, indirizzando anche le scelte delle istituzioni, senza apparire come sabotatori.
Diamo tempo e modo a Gianfranco Morgando, affinché, con serenità e pazienza, indichi una strada per rispondere alle preoccupazioni di Chiamparino, senza delegittimare il lavoro di questi mesi e di chi lo ha portato avanti in Segreteria, nei Forum e in direzione, ‘sustiano’ o ‘morgandiano’ che sia.
Se non vogliamo ammazzare il ‘bambino in culla’ (il PD), almeno in Piemonte, dobbiamo far capire, da un lato, a Morgando, collaborando con Lui e chiedendo reciprocità ai suoi sostenitori e senza picchiarlo in testa un giorno sì e l’altro anche, che non può governare un partito così chiudendosi nella sua “non” maggioranza del 14 ottobre; dall’altro occorre incalzare il partito, a Torino come a Roma, ad aprire al massimo la discussione, riconoscendo a tutti pieno diritto di cittadinanza, non solo per darsi una generica ‘mossa’, ma per intraprendere con coraggio – come vuole Chiamparino e come, nel mio piccolo, desidero anch’io – la strada del riformismo vincente, che non è quella del rilancio dell’ ‘Unione’, ma che è invece quella del “partito a vocazione maggioritaria” che si candida a vincere, che non rinuncia a se stesso e alla sua identità in caso di sconfitta e che sa recuperare i rapporti con l’elettorato moderato senza perdere i ceti popolari. Smettiamola di lavare i ‘panni sporchi’ in pubblico e discutiamone una volta per tutte negli organismi di partito”.
1 commento:
Susta è un politico intelligente. Ne da un condivisibile giudizio S.Esposito sul suo sito.
Ora però...al lavoro per crescere basta tagliarsi le palle
Riccardo
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