
Io e Ralf Dahrendorf abbiamo passato "insieme" circa un anno. Dalla primavera del 2000 alla primavera del 2001: quando lavorai ad una (lunga) tesi su di lui e sul suo progressivo approdo alle teorie funzionaliste.
Mi ha accompagnato in vari colloqui, in cui la domanda "Ma perchè lei ha fatto una tesi di laurea in giurisprudenza su Ralf Dahrendorf?" era una costante.
Ho corretto spesso la scrittura del suo nome nelle prolusioni di qualche politico amico che non posizionava mai bene l"h".
Lo leggevo già su Repubblica, opinionista d'eccezione, e ho continuato a leggerlo dopo quell'incontro. Tra il 2000 e il 2001, per i motivi indicati, dovetti analizzare gran parte della sua produzione: dal fondamentale Classi e conflitto di classe nella società industriale (che scrisse nel 1957, a 28 anni!), a La nuova società, da La libertà che cambia, a Al di la della crisi, a Pensare e fare politica. E poi Legge e ordine, La democrazia in Europa, Per un nuovo liberalismo, Diari europei, Perché l'Europa?, Quadrare il cerchio.
Dahrendorf passò negli anni da un'analisi di forte complessità ad un approccio più semplice, a volte anche semplicistico nello stile, ai temi trattati.
Per questo suo progressivo allontanamento dall'"eccellenza accademica", che lo portava a scrivere e pubblicare molto, veniva considerato da alcuni, a torto o ragione, un "minore".
Posso dire che a me questo minore, e le sue vulgate, sono piaciuti. Posso dire anche di più: e cioè che nella mia formazione ha contato molto, e probabilmente più di ogni altro filosofo e sociologo contemporaneo.
Nel 2003 diede alla stampa Libertà attiva e Dopo la democrazia, due testi - a mio avviso - di ottimo livello, e di cui consiglio la lettura.
A volte, leggendolo, sembrava di farci una chiacchierata: mi resta il grande rimpianto di non averlo conosciuto. In fondo ero convinto che sarebbe capitato. E invece no, peccato.
1 commento:
E' facile liquidare con un "minore" chi non fa sfoggio ad ogni pié sospinto di eloquenza accademica...Ci si dimentica troppo spesso che "comunicare" significa "trasmettere", "mettere in comune" e questo deve essere lo scopo di chi - per fortuna, per destino, per impegno, per capacità - ne sa più degli altri... "Non badare a quello che dice. E' uno che si ascolta mentre parla" (Mercuzio in Giulietta e Romeo di W Shakespeare).
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