
Mi piacciono gli sfavoriti. Quelli veri: non coccolati dalle maggioranze, nè dalle minoranze illuminate. Mi piacciono quelli che sono "in mezzo", senza approdare ad una carezza.
Quelli che non conquistano le masse, nè i cuori troppo difficili.
Mi piace il loro non conquistare. Che a volte diventa per un caso, solo un conquistare tardivo.
Una tardiva conquista, che tuttavia è precaria.
Un vero underdog è condannato a restituire quella precaria illusione di vittoria.
E anche se vince, è certo: lo dimenticheranno.
A volte riescono a dimenticarlo anche mentre vince.
Egli non può vincere, infatti. Se lo fa, infatti, sembra una trappola del destino.
Ma è proprio quando l'underdog è bello, romantico, non convenzionale, che tutto quel che precede trova miglior conferma.
Quale miglior conferma di una bellezza minoritaria?
Quale miglior conferma di una diversità minoritaria?
Mi piaceva Jenson Button quando sembrava un predestinato. Ma è durato poco: come fa un underdog ad essere un predestinato? Mi piaceva anche quando arrivava quindicesimo. Mi piace ancora di più oggi che vince sempre; e tuttavia è un compiuto, splendido underdog.
Definito "paracarro" da Briatore, "meteora" da i giornalisti", mezzo pilota" da quelli che si accalcano nei bar.
Tutti possono spiegarti perchè non è un campione.
Nell'opinione comune egli vince infatti per un inganno, per una truffa che in fondo, tuttavia, nessuno sa rivelare; per un impiccio che nessuno sa levare.
E in fondo non conta che vinca oggi, ti dicono. Perchè domani perderà.
E che bello, quindi, tifare per Jenson Button. Che oggi vince, che domani perderà. Che oggi passa con la sua orribile macchina color bianco+evidenziatore e immediatamente è già lontano dai cuori e dalle memorie di tifosi ed addetti ai lavori.
Cari cultori, e contemporaneamente schiavi dell'ovvio: ma vi rendete conto di che cosa mirabile avete creato? Un tifo esteticamente appagante, che Button è meraviglioso; simbolicamente minoritario, che Button è in sè un'ombra di romanticismo intollerabile (ma qui, è vero, torniamo nell'estetica); e (duri quel che duri) anche oggettivamente vittorioso (ma qui torniamo nel falsato, no?).
Detestavo Schumacher. E non mi appassiona Vettel.
Mi piace, quindi, e mi piacerà, perdere; magari qualche volta forse vincere; ma sempre con i miei underdog.
Tenetevi la Ferrari, la McLaren, la normalità, la giustezza del tifo. Manco liberi di quello, in fondo.
1 commento:
Grazie di quest'articolo, finalmente! Sono un tifoso di Jenson come lei, da anni, mi ha tolto le parole di bocca con quest'articolo...vorrei parlarle per ringraziarla!
Massimo
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