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domenica 10 gennaio 2010

Coraggio.




La vicenda Bonino nel Lazio mi pare l'ennesima prova di quanto siamo straordinariamente bravi a complicarci la vita. Posto che non mi pare che una candidatura “interna”, o comunque capace di aggregare tutto il centro e tutta la sinistra, fosse (e sia, tuttora) così irrealizzabile; e posto che non voglio porre alcuna pregiudiziale verso la Bonino, che è persona che stimo, desidero sottolineare alcuni aspetti. Sbaglia ancora una volta, Paola Binetti, a dire che in caso di candidatura della Bonino lascerà il Pd, perchè non si può fare di ogni questione una “battaglia per la vita”: specie quando si parla di candidature, di persone; ma soprattutto sbaglia perchè così facendo cade - ancora una volta - nella trappola di chi vuole strumentalmente spingere il Pd alla divisione interna. Mi stupisce, altresì ..lo stupore.. con cui la Bonino replica a chi legittimamente sottolinea alcune incongruità della sua candidatura. Da persona intelligente quale è non può infatti non comprendere quali reazioni possa ragionevolmente suscitare il suo nome, nel bene e nel male. Mi pare appena evidente che la scelta del candidato per il Lazio fosse (e sia), per mille ragioni intuibili, una scelta di “massima delicatezza”, per noi. Da operarsi, cioè, anche nella considerazione del disagio profondo del nostro elettorato, di fronte alle vicissitudini degli ultimi mesi. Di fronte cioè a chi chiede – e sono tanti – una classe dirigente più “aperta”, più “socialmente rappresentativa”, e anche - perchè no? - più "rassicurante", non so se la miglior risposta possa individuarsi nella figura campione del libertarismo e del laicismo radicale. Per quanto di indubbio spessore, intendiamoci.


Non adesso, almeno.


In questo momento, di grande frammentazione sociale, dovremmo infatti mirare a costruire un partito e un percorso politico che stiano realmente “nel cuore” della società italiana; e che non indugino, invece, in un pernicioso e pericoloso intellettualismo di maniera: che non si è mai attagliato, a ben vedere, alla pratica politica italiana. Ma anche un partito più sicuro, e più orgoglioso di sé: non dimentichiamoci che la candidatura Bonino nasce proprio dalla nostra provata incapacità – in queste settimane – di “osare”, di “fare un nome”. Siamo il primo partito dell'opposizione e del centrosinistra (con e senza trattino), non dimentichiamocelo. Certamente non dobbiamo mettere pregiudiziali sugli alleati. Ma nemmeno mettiamocele da soli, per favore.


Più coraggio, ci vuole.

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