Non deve stupire la boutade di Eric Cantona, che dopo aver invitato con ogni clamore i francesi a ritirare in tutta fretta i propri risparmi bancari (per mettere spalle al muro gli istituti di credito), si è poi ben guardato di dare, lui, l’esempio.
Nessuno , infatti, lo ha visto nella sua filiale di fiducia; e quei pochi che pure avevano creduto nella bizzarra rivoluzione del prelievo allo sportello, alla fine hanno dovuto ricredersi.
Del resto questi sono tempi in cui lo scarto tra ogni annuncio o promessa e la realtà dei riscontri rischia di essere siderale; e Cantona, per quanto simpatico, non fa eccezione. Anzi, li interpreta alla perfezione, i tempi.
Anche Gabriele Albertini, per quanto più austero e compassato dell’altro, non scherza. Pure nel suo caso carisma, simpatia e scarsa coerenza si incontrano in un mix sorprendente.
Se nella mattinata del 7 dicembre scorso Albertini accendeva gli entusiasmi e le speranze dei terzopolisti sparsi per lo stivale, con l’imprevisto annuncio della propria candidatura a sindaco di Milano, solo quarantotto ore dopo – con un messaggio esattamente opposto nei contenuti ed ugualmente, a quel punto, imprevedibile – li spegneva radicalmente. Cosa possa essere accaduto, di così decisivo, in quell’esiguo lasso di tempo, non è dato sapere.
Anche perché, giurano in tanti, non è successo proprio nulla.
Forse allora il problema sta a monte? Era la prima notizia ad essere sballata? Niente di più facile.
«Ci siamo capiti male», è il refrain che si usa in questi casi. E si usa sempre più frequentemente, a partire dal leader supremo, da “Sua inattendibilità”.
Nessuno più di Berlusconi è infatti capace di imbastire un fraintendimento come si deve. E nell’agone politico egli è ormai un punto di riferimento per chiunque voglia imparare a non farsi capire.
Il carneade Scilipoti, a esempio, ha disegnato per una settimana buona l’ideale parabola decisoria di una incertissima fiducia parlamentare, dimostrando – con la propria stessa presenza, e un’ostinata volontà di motivarla – come tutto sia, nella fenomenologia parlamentare, perlomeno discutibile.
Calearo e Cesario, fondandoci un partito di 3 aderenti con3 linee politiche diverse (ma alla fine, almeno, un identico, «responsabile» voto), gli hanno dato una mano notevole.
La casisistica è comunque vasta, si potrebbe proseguire.
Che dire di Carla Polidori, altra protagonista dello show andato in onda alla camera 14 dicembre scorso? Solo il 6 novembre 2010 la Polidori apriva la convention di Futuro e Libertà a Perugia parlando di «percorso rivoluzionario», invitando a «cogliere l’attimo», mostrando la propria «profonda convinzione», per «costruire un grande momento». E come ogni momento che si rispetti esso deve essere stato, in effetti, breve, perché dopo poco più di un mese Carla è già tornata a casa, per «una questione di coscienza e di responsabilità ». La rivoluzione è già finita, pare; e del resto, dopo ogni rivoluzione le restaurazioni si accreditano giusto su queste basi: cioè sulla necessaria correzione di un errore.
Deve essere stato proprio questo a far sì, al termine del mese scorso, che un messaggio di Benedetto XVI in cui storicamente si apriva (seppure con mille prudenze e limitazioni) all’uso del preservativo, venisse poi ridimensionato – nella sua portata innovatrice – dal Vaticano stesso.
Sembra che all’origine dell’equivoco vi sia stato nientemeno un errore di traduzione.
Allora, ripensando ad una frase del mio professore di filosofia del diritto, secondo cui le cose migliori l’uomo le ha pensate in greco e scritte in tedesco, c’è quasi da tirare un sospiro di sollievo, per il fatto che non possano essere ritrattate. Perché, passi tutto, ma sarebbe insopportabile se – per dire – Kant o Locke venissero a dirci di essere stati fraintesi.
Fosse Hobbes ci farebbe piacere, anche se ormai è troppo tardi: Berlusconi l’ha preso sul serio.
(articolo pubblicato su "Europa" del 23.12.2010)
Nessuno , infatti, lo ha visto nella sua filiale di fiducia; e quei pochi che pure avevano creduto nella bizzarra rivoluzione del prelievo allo sportello, alla fine hanno dovuto ricredersi.
Del resto questi sono tempi in cui lo scarto tra ogni annuncio o promessa e la realtà dei riscontri rischia di essere siderale; e Cantona, per quanto simpatico, non fa eccezione. Anzi, li interpreta alla perfezione, i tempi.
Anche Gabriele Albertini, per quanto più austero e compassato dell’altro, non scherza. Pure nel suo caso carisma, simpatia e scarsa coerenza si incontrano in un mix sorprendente.
Se nella mattinata del 7 dicembre scorso Albertini accendeva gli entusiasmi e le speranze dei terzopolisti sparsi per lo stivale, con l’imprevisto annuncio della propria candidatura a sindaco di Milano, solo quarantotto ore dopo – con un messaggio esattamente opposto nei contenuti ed ugualmente, a quel punto, imprevedibile – li spegneva radicalmente. Cosa possa essere accaduto, di così decisivo, in quell’esiguo lasso di tempo, non è dato sapere.
Anche perché, giurano in tanti, non è successo proprio nulla.
Forse allora il problema sta a monte? Era la prima notizia ad essere sballata? Niente di più facile.
«Ci siamo capiti male», è il refrain che si usa in questi casi. E si usa sempre più frequentemente, a partire dal leader supremo, da “Sua inattendibilità”.
Nessuno più di Berlusconi è infatti capace di imbastire un fraintendimento come si deve. E nell’agone politico egli è ormai un punto di riferimento per chiunque voglia imparare a non farsi capire.
Il carneade Scilipoti, a esempio, ha disegnato per una settimana buona l’ideale parabola decisoria di una incertissima fiducia parlamentare, dimostrando – con la propria stessa presenza, e un’ostinata volontà di motivarla – come tutto sia, nella fenomenologia parlamentare, perlomeno discutibile.
Calearo e Cesario, fondandoci un partito di 3 aderenti con3 linee politiche diverse (ma alla fine, almeno, un identico, «responsabile» voto), gli hanno dato una mano notevole.
La casisistica è comunque vasta, si potrebbe proseguire.
Che dire di Carla Polidori, altra protagonista dello show andato in onda alla camera 14 dicembre scorso? Solo il 6 novembre 2010 la Polidori apriva la convention di Futuro e Libertà a Perugia parlando di «percorso rivoluzionario», invitando a «cogliere l’attimo», mostrando la propria «profonda convinzione», per «costruire un grande momento». E come ogni momento che si rispetti esso deve essere stato, in effetti, breve, perché dopo poco più di un mese Carla è già tornata a casa, per «una questione di coscienza e di responsabilità ». La rivoluzione è già finita, pare; e del resto, dopo ogni rivoluzione le restaurazioni si accreditano giusto su queste basi: cioè sulla necessaria correzione di un errore.
Deve essere stato proprio questo a far sì, al termine del mese scorso, che un messaggio di Benedetto XVI in cui storicamente si apriva (seppure con mille prudenze e limitazioni) all’uso del preservativo, venisse poi ridimensionato – nella sua portata innovatrice – dal Vaticano stesso.
Sembra che all’origine dell’equivoco vi sia stato nientemeno un errore di traduzione.
Allora, ripensando ad una frase del mio professore di filosofia del diritto, secondo cui le cose migliori l’uomo le ha pensate in greco e scritte in tedesco, c’è quasi da tirare un sospiro di sollievo, per il fatto che non possano essere ritrattate. Perché, passi tutto, ma sarebbe insopportabile se – per dire – Kant o Locke venissero a dirci di essere stati fraintesi.
Fosse Hobbes ci farebbe piacere, anche se ormai è troppo tardi: Berlusconi l’ha preso sul serio.
(articolo pubblicato su "Europa" del 23.12.2010)
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