Termina oggi, dopo 20 anni, la stagione che ha visto Giancarlo Verri alla guida della Camera di Commercio di Vercelli. Lungi da addii mielosi - che immagino come commenterebbe l'interessato - desidero anch'io ricordare il contributo che ha egli dato al territorio e in particolare ringraziarlo per i consigli e gli esempi (soprattutto personali) che mi ha offerto in questi anni di frequentazione ed amicizia.
Ma di una cosa in particolare gli voglio essere pubblicamente riconoscente: la capacità di accettare il dissenso, anche di discutere duramente, però lasciando gli altri (me, nella fattispecie, quando è stato il caso) liberi di sostenere tesi anche opposte alle sue.
In un mondo che premia l'unanimismo o trova nel compiacimento facile una virtù, Giancarlo è stato e sarà una figura importante per chi pensa e vorrà continuare a pensare che valga sempre la pena di difendere un'idea, quando un'idea è buona; o più semplicemente quando ci si creda davvero.
Certo è che si deve sempre motivare, argomentare, perchè in difetto - se annusa l'improvvisazione - lui sa anche essere molto duro.
Fu uno dei pochi che quando lasciai il Pd non mi spiegò cosa perdessi del vecchio, nè mi chiese cosa mi garantisse il nuovo. Si limitò ad ascoltare, dicendo che trovava in ogni caso apprezzabile la chiarezza del mio percorso. A mia volta apprezzai quelle parole senza fronzoli, perchè non erano di circostanza.
Anche non pronunciandosi esplicitamente ha sempre fatto capire quel che pensasse, almeno per chi ha saputo leggere tra le righe del suo stile personale, sempre mostrando - lui cattolico - una assai laica tolleranza.
Serio e al tempo stesso ironico, alla battuta non ha rinunciato mai.
Di queste righe potrebbe dire: "Ma è un coccodrillo, guarda che sono ancora vivo".
Aggiungo io, molto britannico; malgrado sia nato a Borgosesia. Our british, insomma.

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