Ho deciso. Nella ripartizione interna al PD, se proprio devo scegliere una corrente che mi aggradi al 100% ...me la inventerò; certo non per assumere il sottoscritto come leader, non scherziamo; la chiamerò invece "corrente Montanari", dal nome del professore universitario con cui collaboro da qualche anno: Bruno Montanari, filosofo del diritto. Domenica, infatti, ho assistito ad un confronto interessante tra una parte importante della classe politica piemontese e il medesimo professore. Invitato, quest'ultimo, ad un convegno in cui avrebbe dovuto relazionare la (ampia) platea sul tema "valori del PD".
Conosco Montanari ormai da tempo, e da tempo ci confrontiamo sui temi della politica. Non abbiamo sempre le stesse posizioni, ma una cosa è certa: per me come per lui i temi sull'agenda (quindi ...sulla stampa, o meglio ancora in tv) non sono quelli realmente rappresentativi delle esigenze e dei problemi urgenti del Paese. Si tratta, piuttosto, quasi sempre, di temi strumentali. Si tratta di inganni, finzioni utili solo a confondere le acque e le persone, utili solo a cristallizzare il dibattito italiano in un momento simbolico quanto superato: il Novecento.
Con questo sistema, infatti, non occorre porsi il problema di quello che oggi è il mondo, e di come vada regolato; si usano all'occorenza vecchie categorie (laici e cattolici, comunisti e fascisti, mercato o protezionismo ecc. ecc.) e benchè sia evidente come esse siano spesso completamente inservibili, inutili, fuorvianti, nessuno si pone il problema di metterle in un cassetto...Perchè se lo facesse dovrebbe forse mettere in un cassetto anche la propria carriera: di politico, di giornalista, di carrierista: dovrebbe, cioè, rimettersi in discussione, dovrebbe - sì, diciamolo - rimettersi (o molto più probabilmente mettersi) a studiare. Così, mentre Montanari illustrava alla platea, con grande semplicità, concetti cardine di un vero Stato di diritto (il Diritto non coincide con le leggi; le istituzioni devono rispettare e veder rispettate le proprie funzioni e le proprie competenze; le competenze sono indispensabili a qualificare il dibattito pubblico; il concetto di "responsabilità" deve tornare al centro della vita politico-istituzionale; è profondamente scorretto che i Poteri dello Stato negozino tra loro, come soggetti privati, spazi e competenze; è altresì diseducativa per l'opinione pubblica questa negoziazione permanente, perchè annulla il senso di responsabilità del consociato: che sarà sempre più portato a credere che un punto di accordo "poi tanto in ogni caso si trova") osservavo come i più vecchi ascoltassero attenti (direi quasi compiaciuti che qualcuno sapesse esprimere con tanta chiarezza ed efficacia pensieri che emergono spesso, solo a volte confusi, in chi è stato abituato ad avere un "senso dello Stato"). I più giovani, invece, apparivano scazzati; alcuni se ne andavano dalla sala masticando un'idiota espressione che suonava più o meno così: "ma cosa vuole questo, qui si parla di politica".
Ma cos'è, dunque , "la politica"? Pensiamoci un momento.
E' forse una legge elettorale? E' forse un'alleanza partitica? E' forse un ambiente chiuso, autoalimentato, autoreferenziale?
O è piuttosto la stessa società: nella comprensione, nella proiezione ideale che di essa si abbia?
Ti verrebbe da fermarli, quei ragazzi, chiederglielo proprio, cosa sia - per loro - "la politica" di cui parlano.
Domandare loro perchè debba ritenersi "politica" il gossip più squallido, il sensazionalismo, il paroladordinismo...l'anti-ismo...e non invece il ragionare sui fondamentali principi di coesistenza e di governo. Che è impegnativo, certo: ma non noioso, se davvero hai a cuore la società in cui vivi.
Ma poi li guardi. E lasci perdere. E' uno sforzo che non faranno: per incapacità o per svogliatezza.
Sono così sicuri nei loro costumini di "giovani politici", così sicuri nella lettura del "loro quotidiano", così già boriosi che ...."nessuno ci deve rompere i coglioni ...a noi "politici" ".
Ma "politici" di che, ragazzi?
La politica è fatica. La democrazia è fatica.
Ascoltatelo Montanari, invece di impugnare orgogliosi patetiche relazioni traboccanti di "declinare" e di "valoriale": parolette d'ordine che non ordinano un cazzo...Ascoltatelo Montanari, mentre ai politici "grandi", che parlano di "proposte del PD", domanda con molto acume, quale sia (ammesso che esista) "l'analisi del PD", prodromica a quella proposta. Ascoltatelo mentre si incazza perchè non ne può più, da cittadino e non da docente universitario, di un dibattito inesistente e corrotto, che genera una società ancor più corrotta (dal punto di vista del linguaggio, prima che di ogni altro) e anch'essa - ahinoi - inesistente (nel senso che è assai più che atomizzata).
Ascoltatelo, perchè - prima o poi - quelli come Montanari si stancheranno di parlare.
Allora, forse, dovrete provare a parlare voi: e non basterà "declinare", non vi salveranno le "offerte politiche", le minchiatelle "valoriali".
I problemi, allora, saranno sempre più grandi; le idee, probabilmente, sempre più confuse.
La "politica" sarà una scatola davvero vuota.
I "politici", dei chirurghi che non hanno mai studiato medicina.
3 commenti:
chapeau
riccardo
..e se ricominciassimo a parlare di formazione "vera"? ...e se, umilmente - o intelligentemente - ci rendessimo conto che la politica è una scienza e che forse è il caso di prepararsi seriamente ad affrontarla? Tutto ciò, auspicabilmente, nel rispetto della gente, delle persone che conferiscono delega in bianco ai
"politici" per la gestione della propria vita... Insisti sulla "Corrente Montanari"! carlo
doppio chapeau
riccardo (il vecchio)
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