Nel commento al post precedente, che non riguarda il post precedente (fotografico), un'amica mi esorta a dire qualcosa sulla crisi internazionale. Siccome è un'amica impegnata, che si interessa alle cose, che ha senso e responsabilità civica, un pò mi sento in colpa...perchè in effetti non ho detto nulla sui fatti forse davvero più importanti di questi ultimi anni. Ho messo lì una foto di Paul Newman, e poi lì l'ho lasciata per giorni.
Non so se sono colpevole, ma propendo per l'assoluzione. E faccio, a riguardo, qualche riflessione.
A che serve parlare di una crisi del tutto preventivabile? A che serve se i suoi effetti sono andati oltre ad ogni umana previsione? A che serve se i media nemmeno ci sottolineano tali effetti? A che serve se, tra questi effetti, ci sono le prime nazionalizzazioni americane, e se questo fatto che - per obiettività di giudizio - dovrebbe valere tanto quanto la caduta del muro di Berlino (infatti segna il declino di un altro sistema) passa quasi inosservato...?
Non so cosa ne pensino, tutti quelli che ogni giorno parlano di globalizzazione, del fatto che la globalizzazione sia finita.
Se ne saranno resi conto che è finita?
Perchè è finita, sia chiaro. Interrotta, mettiamola così se preferite, ma è fuor di dubbio che un ciclo è concluso.
E cosa si dice in giro? Non si dice niente, neanche una parola. Ognuno si cela silenzioso nei propri silenziosi quartieri. Ma vi rendete conto?
Servono misure efficaci per fronteggiare unitariamente la crisi in Europa e tutti, a partire da Germania e GB si fanno gli affari loro: nessuno punta a misure condivise. Quasi quasi siamo noi i soli a provarci... Ma non si era detto che siamo Europei? E la BCE è forse solo un'allucinazione che abbiamo avuto? ...Ma nessuno si stupisce.
Nessuno si stupisce più di niente, questa è la verità.
Sono esterrefatto, certo, ma con il passare del tempo anche l'incredulità e lo sgomento vanno governati. Occorre ripartire. Occorre ripartire sempre da qualche parte.
E stavolta per me la parte non è la politica. Se ho lasciato lì Newman per tutti questi giorni un motivo deve esserci.
Dobbiamo parlare della crisi, della fine della globalizzazione, dell'Europa che evapora. E dobbiamo parlare dell'Italia, è sicuro: povera Italia, ostaggio di se stessa, nelle mani di un tiranno, e tuttavia senza alternative a breve termine.
Ma innanzitutto credo che dobbiamo parlare di noi, delle persone che siamo. Della nostra umanità.
Umiliata. Imbruttita.
Mentre l'umanità per me tende al bello. Deve tendere al bello.
Il bello. Intendiamoci una buona volta su cosa esso sia.
Mi ha colpito quella foto che sta qua sotto, perchè in essa vedo e trovo un senso di bello eccezionale.
Fisico, morale, ambientale.
Quando ho riguardato le foto di Paul Newman egli mi è parso bello soprattutto per quel tratto onesto dello sguardo, finanche del movimento. E' sereno, anche nell'inquietudine. C'è qualcosa che trascende il lineamento, che evoca un senso del buono oltre e prima che del bello. Ma tutto questo sa, purtroppo, di ieri. Di un tempo lento, paziente, consapevole.
Semplice, anche. Dove esisteva un falso e un vero, oltre che un brutto e un bello.
Oggi invece tutto è più complesso. Il brutto è abolito, come la privazione. Il corpo è sempre scolpito, tende alla piacevolezza del suo tratto e del suo colore, deve attrarre, deve eccitare. La bellezza non è più eccezione, ma norma, convenzione, onere. Così però non è più serena.
Il corpo ha fretta di manifestarsi, e così non può lasciare molto tempo agli interrogativi su di sè: su cosa esso effettivamente manifesti.
La sua piacevolezza non è dunque consapevole.
E chi non è consapevole, prima o poi paga.
Forse avrò preso la strada più illogica, più balzana, ma questo è quello che mi viene in mente.
Un uomo all'apparenza sicuro, all'apparenza evoluto, in realtà non si conosce, non sa niente di sè. Nemmeno conosce il proprio vero aspetto, che esso è ormai convenzione.
Non sa se sarebbe bello anche senza i trucchi che usa, ma è disperato perchè teme di poterlo scoprire.
Non ha null'altro da offrire di sè, se non quel che compra.
Ma mentre compra non sa nemmeno se è ricco o povero, perchè anche la sua ricchezza è convenzione.
Forse non sarebbe ricco senza i trucchi che usa. I fatti sembrano confermarlo.
Questa modernità è teoria da laboratorio. Mero esperimento. E a volte l'esperimento fallisce.
2 commenti:
tiranno!
si berlusconi lo criticate ma la sinistra c'è ancora? andate a dire a veltroni cosa pensa dei problemi dell'italia? prima parlava adesso non si sente più...bello, brutto, una sega
lore
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