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giovedì 4 dicembre 2008

Why not? (una riflessione onirica).

No, non l'inchiesta.
Why not? è proprio solo un domanda. Un'idea del possibile.
E, in particolare: perchè restare qui?

Perchè non la fuga?

Perchè insistere a credere che la responsabilità troverà un premio? Perchè doversi convincere che la serietà e la coerenza, alla fine, paghino? La penosa guerra tra procure, l'irresistibile ascesa delle gemelle De Vivo, un Primo Ministro che non potendo più ispirarsi a Bush opta dichiaratamente per il modello Briatore (con l'indiscusso merito di portare il Billionaire a Roma, direttamente in centro), Bibì e Bibò che mi hanno distrutto le palle ("chi non mi vuole lo dica", "se non ti voglio te lo dico"), il dibattito infinito sulle moschee per non parlare dell'Islam, i calendari che vorrebbero essere porno ma che in fondo sono sempre senza coraggio...un pò meschini, l'asservimento ottuso dei conservatori al vecchio dittatore calvo, l'ipocrita celebrazione progressista della nuova emergenza umanitaria a diecimila chilometri da qui. Sfoglio i giornali e ci trovo solo cose che mi fanno pensare a che razza di paese sia quello in cui vivo, e che razza di gente sia quella che lo abita.
Sfoglio i giornali e mi incazzo ancora. Anzi, sempre di più.
Io vorrei un'Italia più fiera. Più seria. Più dignitosa. E pure più coraggiosa. E più divertente.
Più americana, sì. Con tanti altri difetti, magari, ma con più amore e considerazione per se stessa e per i suoi figli (uh, quanto è poco left-wing, questa!).
O che forse, invece, la soluzione sia un'altra, radicalmente diversa?
Cercare, cioè, un'altra vita, nuova: ovunque essa possa essere.
E dimenticare l'Italia imbruttita; guardare fuori dalla finestra e trovarci un'altra lingua, un'altra storia. Un nuovo complemento di se stessi. Senza pregiudizi di sorta.
Magari l'Alaska di Sarah Palin. Magari il Vermont di Dean. Magari, why not?, il progetto di una ...polenteria nel Maine: visione, suggestiva e bellissima, di un caro amico, che sa ancora sognare e dare valore ai sogni: la benzina di un sano motore esistenziale.
Lo farò mai? Troverò mai la forza di recidere il legame con questa amata e sputtanata pura espressione geografica?
Chissà, un domani... Per ora io, semplicemente, sogno il possibile. Sogno tante cose. Vivo, quindi, cercando di farle accadere. E proprio tra quel che accade o può accadere inseguo ancora il mio personale senso di giustizia. Che possa guidarmi, per scegliere - ancora, e sempre - la strada che sento e sentirò corretta.
Giusta, faticosa. Eppure spero anche un pò avventata, cioè non il frutto di un grigio calcolo.
Per cercare di sentirmi vivo, e di sentire, intorno a me, l'Italia, viva.


E un domani vedremo. Why not?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

anch'io avrei voiglia di scappare, in estonia.

comunque condivido

ciao

albe

Anonimo ha detto...

Beh, l'Estonia...

Cioci

Anonimo ha detto...

...e poi? lasciamo tutto in mano agli scribi ed ai farisei? quante volte ho pensato davvero di telefonare agli amici più cari - e solo a loro - da Malpensa, in attesa di un volo della United che mi portasse al di là dell'Oceano...quante volte ho rinunciato, dicendomi che non si scappa mai, che bisogna tenere la schiena diritta e tentare di cambiare qualcosa qui, dove la sorte ci ha piazzato...ma resisterò? con questo panorama di povertà politica che non lascia vedere alcun barlume di luce e tantomeno la fine del tunnel, saprò ancora rinunciare?
carlo