Francois Bayrou è stimato da tanti, se non da tutti.
E' un puro, uno che non accetta compromessi, che la posizione la tiene fino alla fine, fino alle estreme conseguenze (il che gli vale, oggi più che mai, l'accostamento con Arlette Laguiller). La posizione, poi, per chi scrive, è quella giusta: non cedere neppure un centimetro ai rigurgiti nuovisti della vecchia socialdemocrazia nè alle improvvisazioni icono/mediatico-autoritarie dell'ometto forte, performances talora dilettantesche al punto da far rimpiangere il gollismo dell'omone che fu. Bayrou è infatti autentico, terrigno, a tratti persino rurale. E un candidato rurale, di questi tempi, è roba surreale. Ma licenze a parte, Bayrou è - oltre che un politico e, prima ancora, una persona come si deve - anche e soprattutto uno che ha scelto di non mortificarsi nella scelta tra peggio e peggio: a costo di restare da solo.
Bayrou però non nobilita con successi questa sua virtuosa solitudine: Bayrou non vince mai. E così neppure incide. E non modifica. Si limita a teorizzare, per quanto bene lo faccia. Il più grosso credito (non a caso) gli viene dall'estero. Dove lo chiamano spesso a raccontare la sua appunto teorica terza via: bella, coraggiosa, ambiziosa, ma perdente.
Quarto alle presidenziali del 2002, terzo nel 2007, infine quinto a quelle del 2012. In mezzo (2008) una bocciatura anche come candidato Sindaco di Pau.
Tuttavia, se Sarkozy, come è probabile, uscirà sconfitto dal ballottaggio del 6 maggio, si dice che a lui potrebbe toccare un ruolo decisivo nella riorganizzazione del centrodestra d'Oltralpe.
Ma viene da chiedersi se davvero potrebbe interessargli una prospettiva del genere. Proprio a lui, che è così uomo "terzo", e alternativo all'appiattimento bipolare.
Un dubbio, questo, che riguarda anche noi, pure noi "terzi", e ancor più terzi spettatori di questo ballottaggio, ma non meno interessati in prospettiva.
C'è una opportunità, reale, per la nostra terza via?
E se c'è, da dove passa?
E' quantomai opportuno verificare quali strade si debbano e possano percorrere per fare sì che la nostra non sia una battaglia, per quanto affascinante, di testimonianza.
Occorre capire, in altre parole, fino a dove ci si possa spingere con l'evocazione di un disegno "moderato".
Serve, soprattutto, una piena consapevolezza di questo: che non ci si può svendere, stringendo alleanze per sola necessità aritmetica, nè compiacersi del proprio magnifico isolamento.
Perchè un uomo solo, oggi come oggi, non è al comando.

Nessun commento:
Posta un commento