“A prima vista, un paese in cui l’esercizio del potere avviene senza attrito, in nome e con l’appoggio dell’intera società, potrebbe apparire senz’altro attraente. Le decisioni politiche sono essenzialmente l’espressione di una volontà comune e quindi generale. Il potere non è un concetto equivalente a una somma di zeri, ma una moneta cui ogni cittadino ha una parte.
Un sistema universale di partecipazione, il flusso indisturbato delle comunicazioni determina la realtà. Ma vale la pena esaminare più da vicino questa piacevole immagine. Cosa succede per esempio se un infelice non concorda con la presunta volontà comune? Questo è un caso che non dovrebbe verificarsi, ma che cosa succede se, tuttavia, esso si verifica? Se la teoria (dell’equilibrio) viene elevata a dogma, il deviante deve essere perseguitato; se non viene perseguitato, la teoria è respinta. Che cosa succede se qualcuno sviluppa una sua idea con cui potrebbe ordinare le cose meglio di come stanno, e se trova appoggi a tali progetti?” (R.Dahrendorf, Uscire dall’utopia, il Mulino, Bologna, 1971, p. 331).
“La grande forza creativa che porta avanti il mutamento è il conflitto sociale. Può essere sgradevole e conturbante il pensiero che esiste un conflitto dovunque troviamo vita sociale: ciò nondimeno è indispensabile per comprendere i problemi sociali (…) E’ sorprendente e anormale non già la presenza ma l’assenza di conflitti; e abbiamo buoni motivi di sospetto qundo troviamo una società o organizzazione sociale che, stando alle apparenze, non rivela nessun conflitto. Naturalmente, non dobbiamo assumere che i conflitti siano sempre violenti e incontrollati” (R. Dahrendorf, cit., p. 221-222).
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