Cos'è la sensibilità?
E' difficile dirlo, perchè la sensibilità è cosa personale, profonda.
Però è anche vero che si avverte, che si fa avvertire, che distingue.
Ti avvicina, la sensibilità, o ti allontana, a seconda di come sei: se ce l'hai, e com'è, questa sensibilità che hai.
Parlo di sensibilità perchè mi viene in mente solo la sensibilità, per ricordare - nel modo che sento più mio - l'icona trasgressiva e dolce, fiera e decadente che era Califano; uomo di una sensibilità non proprio uguale alla mia, ma che pure sentivo tanto affine e molto coinvolgente.
Un uomo che ha cantato romanescamente di avventure con travestiti ("acchiappai du'cose mosce, mai viste così grandi in vita mia: du'palle come li mortacci sua"), cagnetti da portare a fà er bisogno ("pare che c'ha la sveija sott'ar culo"), e che per questo essere spaccone, erotomane di borgata, è stato irrimediabilmente confinato nel ghetto dall'intellettualismo di casa nostra. Lui che invece era soprattutto intimista, delicato, anche disperato, come sanno essere solo certi spacconi.
E non è che ci volesse molto a capirlo: bastava ascoltarlo.
Senza per questo doverne fare un maestro di vita, per carità, che certa sensibilità è spesso un'arma a doppio taglio.
Peraltro a dire "sensibile" si rischia di dire grosse cazzate, me ne rendo conto. Qualche anno fa gli Offlaga ci hanno fatto su una canzone molto bella, che smascherava questo feticcio popolare del cosiddetto (appunto) "Sensibile".
Ma oltre il feticcio, che è sempre ambiguo, il concetto di sensibilità è autenticamente presente, si coniuga con tante differenti declinazioni del sociale, del personale, del cosiddetto normale e del cosiddetto "fuori dalle regole". Che poi ormai non si capisce bene di quali regole ancora si parli, dentro l'anomica ipertrofia prescrittiva dei media; quali siano rimaste e quali no; e soprattutto quali ci siano state mai davvero. Che di tante cose c'è stata una forte, apparente, proiezione "normativa"; ma dietro al proiettato convenzionale, spesso non esisteva nessun particolare valore, e soprattutto nessuna norma; semmai solo tanta impostura e odiosa retorica. Nella quale siamo impareggiabili.
Invecchiando ci si fanno meno forse meno scrupoli a smascherare le forzature del buono, e ci si rivolgono domande più mirate. Il tempo scorre, quindi bisogna perderne meno possibile a ingannare se stessi e gli altri. Sia pure nella convinzione di rispettare (buone, appunto) convenzioni sociali.
Così non vale la pena nascondere l'ipocrisia che emerge, oggi, nelle celebrazioni postume di un artista di valore massacrato dal mainstream, non solo ideologico. Un artista che se pure ha alimentato, a volte anche consapevolmente, gli stereotipi peggiori di sè, è stato portatore di un evidente talento. E, insisto, di una sensibilità estrema, anche nel farsi (essa) canzoni.
Non ne citerò tante, di quelle che ha scritto, ma (Se sei n'amico) Nun me portà a casa, La musica è finita, Sigarette spente, L'urtimo amico va via, Non escludo il ritorno, da sole avrebbero giustificato una altro trattamento in vita a chi poteva essere - per noi italiani - quello che Gainsbourg ha rappresentato per i francesi. Più forte il secondo sulla parte musicale, molto più profondo il primo nei testi e nelle descrizioni, con un grande tratto distintivo comune, dalla trasgressione al sentimento.
Questa è gente che mi sarebbe piaciuto abbracciare.
Esattamente abbracciare. Da amico. Proprio per quella fragilità vestita da eccesso, che da ragazzo mi rendeva curioso e complice.
Perchè in un personaggio pubblico tutto si amplifica, e quindi tutto assume una valenza che porta a "sentire oltre", anche le minime emozioni. Fino a confonderle. Fino a confondersi.
Mi è capitato, qualche mese fa, vedere Vasco Rossi commosso (tanto commosso) durante l'esecuzione di "Canzone", in una discoteca; e mi ha fatto effetto. Non che trovi niente di straordinario nelle lacrime, intendiamoci. Ma la spontaneità dell'essere, dell'accettare di essere autenticamente vulnerabili di fronte a quello che si vive, diventa quasi una forma di anomalo, opposto pudore.
Questa è gente che vorrei abbracciare per sempre, senza aspettare che sia troppo tardi.
Il Califfo meritava di più, e lo meritava prima.
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