L'ho scoperto con i documentari su Zeman (e voi a questo punto potreste pensare che io sia fazioso nel giudizio), ma dopo averlo conosciuto anche in altro modo posso dire che Giuseppe Sansonna è assai più di quello, e - come spesso capita - assai più di quello che ci si potrebbe aspettare sulla base della vulgata web (il primo modo per avere "notizia di", quasi sempre purtroppo anche l'unico).
Versatile, eclettico, piacevole, mai intellettualistico, Sansonna è uno di quei giovani intellettuali (sì) che con la loro passione e la loro libertà possono fare del bene a questo Paese spesso senza bussola, senza gusti, senza coscienza di un'identità. Non solo culturale.
Ricordatevelo, questo nome.
E già che ci siete, guardate questo cortometraggio (qui lo stesso Sansonna vi dice qualcosa in più a riguardo). Perchè è bellissimo.
"Con Haiti abbiamo fatto beneficenza. In tutti i sensi" (Cesare Prandelli).
Un'ironia la cui cifra stilistica è davvero sorprendente.
Al superbuono e buonista Cesare Prandelli non piace tanto Zeman, perchè ha un concetto eretico, pensa un po', anche dell'educazione.
Per me, si sa, il Boemo è legge (ma proprio come tale discutibile, per quanto obbligatoria).
Questo spiegava già tutto. La proprietà transitiva va sempre osservata, aiuta a vivere.
Ci sono strade che di notte le distingui solo per l' odore dell' asfalto
non sei sicuro di esserci mai stato, ma sei sicuro che ci stai tornando.
Ci sono strade luminose, strade senza voce ed altre invece senza tempo,
non sei sicuro di esserci passato ma sei sicuro che ci stai vivendo.
Qualsiasi siano le distanze fra due punti diversissimi ed opposti fra di loro
disperati come missili sparati verso cieli lontanissimi
al di là delle galassie dentro a un buco nero.
Ci sono strade che somigliano alle vite che percorri tutte in un momento,
non sai capire dove sei arrivato, ma sei sicuro che ora stai correndo.
Di solito non faccio post per compleanni o roba simile, nè per me nè per gli altri.
Le ricorrenze le rifuggo, perchè mi obbligano a ragionamenti troppo complessi su troppe cose. Tipo tempo che passa, senso di opportunità, cortesia, relazioni, tempo che passa, amicizia.
Senza poi trascurare il tempo che passa.
Faccio un'eccezione per chi in tanti anni ho ritenuto amico e icona bella del valore più alto (per me) in assoluto: la lealtà.
E che oggi sento ancora più vicino, per motivi che lui sa, e che sono densi di significato, penso per entrambi.
Così, mi rivolgo all'interessato, Massimiliano Cau detto Massicau, che oggi raggiunge il traguardo dei 37 (età in cui il secondo miglior giocatore di sempre, Roberto Baggio, si ritirò), per dirgli che non è solo il più grande giocatore di calcio mai esistito.
E' una persona che riempie di cose buone i campi in cui gioca. Tutti.
Sono contento di aver incontrato, in queste ultime (complesse) settimane, in diverse occasioni e per diverse ragioni, molte parti di me; più consapevolezze e un più sano realismo, malgrado le difficoltà; e soprattutto persone che hanno saputo darmi nuovi stimoli e fiducia.
A partire da chi, appunto, e lo ringrazio, ha ritenuto di scegliermi per fare qualcosa che mi piace più di ogni altra: confrontarmi, discutere, e soprattutto costruire luoghi in cui confrontarsi e discutere.
Non mi sembrano, in verità, i migliori giorni della mia vita; ma un giorno o l'altro - chissà - potrei anche accorgermi che lo sono stati, almeno sotto alcuni aspetti "evolutivi", non trascurabili.
Il che oggi parrebbe sorprendente; ma ogni buon destino non ha paura di sorprendere.
Nel male e nel bene.
E ci sorrido su, perchè ho capito che fa bene.
E che non è mai troppo tardi per cominciare.
:-)
If you said that these are the best days of their lives
Cadono in questi giorni i 40 anni di Jesus Christ Superstar, inteso come film, diretto da Norman Jewison appunto nel 1973, quale trasposizione sul grande schermo dell'omonimo musical di Rice e Webber.
La storia di Gesù è certamente densa di significati e simboli, di un'idea unica di fragilità e di forza, e di dolore e di liberazione; in una realizzazione degli anni 70 questi valori e sentimenti inevitabilmente si mescolano con lo spirito libero ed ingenuo di una generazione allora in cerca di molte cose; forse anche troppe, e a volte pure troppo confuse.
In alcuni momenti del film quelle due fragilità si incontrano e si fondono, in modo palese.
Quando la sorte di Gesù è già segnata, Maria Maddalena e gli apostoli sembrano non credere al precipitare degli eventi.
Sono rappresentati come i ragazzi che in anni bui hanno sognato di trasformare radicalmente realtà profonde, a volte tuttavia senza possederne il senso pieno. Anzi credendo, spesso, che la libertà e la speranza potessero bastare a rovesciare una realtà avara di sogni e comprensione.
E' in quel frangente che si offre uno dei suoi momenti musicali più belli ed intensi dell'opera, intessuto di quella stessa ingenuità di sopra, per cui sarebbe bello - gridano gli amici - "riportare tutto come prima". "Possiamo ricominciare daccapo, per favore?" domandano gli apostoli ad un Gesù voltato di spalle e incammminato verso il proprio destino.
Ma quel destino ha da compiersi, e niente può impedire che ciò accada.
La forza della testimonianza, sia di Cristo come di altri cosiddetti uomini contro (e lui lo era più di chiunque), è che l'uomo contro agisce ed accetta le conseguenze del proprio agire.
Anche nella vita questa regola deve e può diventare un riferimento prezioso, per aiutarsi a trarne - almeno quando si riesca - un senso, ed una dignità del e nel vivere.
Un po' come cantava il Principe, in altri anni e in un'altra canzone,"quando domani ci accorgeremo / che non ritorna mai più niente / ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria".
Ecco, questo, almeno per me, resta il valore più caro e prezioso della vicenda umana di Gesù.
Ed è appunto il motivo per cui questa scena continua ad emozionarmi come quando da bambino, seduto nella platea del cinema Lux di via Alberti, durante la settimana di Pasqua, intuivo - pur con la minima consapevolezza di allora - che a volte poteva anche non esserci ritorno o rimedio.
Che era un dolore, questo, era un male. Ma era un male che poi poteva diventare Bene.
Occorreva solo capire. O almeno impegnarsi a capire.
E io non avevo ancora sentito parlare nè di Socrate nè di Tommaso Moro, ma quella canzone ormai vecchia serviva a convincermi che si poteva capire. Ed era già qualcosa, era già molto.
Giugno. Per le finestre il sole inonda la bella stanza d'una luce aurina: freme la messe ai solchi della china, la messe ormai matureggiante e bionda.
La bruna sposa sede alla vicina cuna ancor vuota: pare ch'Ella asconda un gran segreto quando l'occhio inchina al seno stanco che l'amor feconda.