Israele compie 60 anni. La sua storia è particolare, dall'inizio ad oggi. E io ritengo giusto celebrare l'anniversario anche per questo: cioè per questa particolarità. Nei discorsi, nelle (cattive) analisi, Israele diventa spesso, troppo spesso, un argomento di qualunquistica divisione: ma lo è, in fondo, per un'idea vecchia (per quanto diffusa) di società e di politica. Quella nuova, che in Europa - e specie in Italia - deve affermarsi, quella che sceglie di guardare al Mediterraneo come alla grande opportunità del XXI secolo, questa politica nuova dovrà appunto vedere in Israele uno Stato fratello: uno stato europeo. E, questo, senza dimenticare che l'evoluzione dei paesi arabi, da ricercare nella condivisione - con essi - dei vantaggi oltre che dei costi, nella pacificazione, nella laicizzazione dei rapporti (ciò che è il vero obiettivo - sociale, economico, tecnologico - del nostro prossimo futuro di europei), non è in contrasto con quella fratellanza di cui prima parlavo. Entrambi gli obiettivi saranno perseguibili da una più ambiziosa politica continentale: non subalterna ad altri, ma capace di ritagliarsi un nuovo, coraggioso, ruolo. E, in questa nuova Europa rivolta al Mediterraneo, alla costruzione - in esso - di un (nuovo perchè mai esistito) ordine, un'altra Italia (non questa, temo: spero la prossima) dovrà consolidare il suo parimenti nuovo ruolo di "prima dei secondi". Ovvero, non la "protetta" di Bush, o la parente povera di Sarkozy, Brown e Merkel (ciò che tanto piace a Berlusconi), ma Paese leader degli emergenti. Ovvero il metodo che già le ha portato in dote l'Expo milanese.Cerca nel blog
mercoledì 7 maggio 2008
60 anni e politica del Mediterraneo.
Israele compie 60 anni. La sua storia è particolare, dall'inizio ad oggi. E io ritengo giusto celebrare l'anniversario anche per questo: cioè per questa particolarità. Nei discorsi, nelle (cattive) analisi, Israele diventa spesso, troppo spesso, un argomento di qualunquistica divisione: ma lo è, in fondo, per un'idea vecchia (per quanto diffusa) di società e di politica. Quella nuova, che in Europa - e specie in Italia - deve affermarsi, quella che sceglie di guardare al Mediterraneo come alla grande opportunità del XXI secolo, questa politica nuova dovrà appunto vedere in Israele uno Stato fratello: uno stato europeo. E, questo, senza dimenticare che l'evoluzione dei paesi arabi, da ricercare nella condivisione - con essi - dei vantaggi oltre che dei costi, nella pacificazione, nella laicizzazione dei rapporti (ciò che è il vero obiettivo - sociale, economico, tecnologico - del nostro prossimo futuro di europei), non è in contrasto con quella fratellanza di cui prima parlavo. Entrambi gli obiettivi saranno perseguibili da una più ambiziosa politica continentale: non subalterna ad altri, ma capace di ritagliarsi un nuovo, coraggioso, ruolo. E, in questa nuova Europa rivolta al Mediterraneo, alla costruzione - in esso - di un (nuovo perchè mai esistito) ordine, un'altra Italia (non questa, temo: spero la prossima) dovrà consolidare il suo parimenti nuovo ruolo di "prima dei secondi". Ovvero, non la "protetta" di Bush, o la parente povera di Sarkozy, Brown e Merkel (ciò che tanto piace a Berlusconi), ma Paese leader degli emergenti. Ovvero il metodo che già le ha portato in dote l'Expo milanese.
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4 commenti:
http://it.youtube.com/watch?v=gk9_5OUWy3M
io non sarò mai fratello di questi carnefici.
cioci
Ognuno è libero di scegliersi i propri fratelli, ci mancherebbe. Dubito però di due cose:
1) che gli israeliani siano tutti carnefici. Sarebbe un pò come dire che tutti gli arabi abbattono grattacieli. Non è vero, e lo sappiamo bene tutti quanti: è vero, semmai, il contrario. Cioè che ci sono moltissimi israeliani ed arabi che non sentono più il senso di un infinito scontro. E noi dobbiamo aiutarli ad essere liberi di pacificarsi.
2) che la loro pacificazione non sia utile anche in un'ottica espansiva europea. Anzi: una regione mediterranea-mediorientale pacificata pone le basi per la miglior prosperità di tutti coloro che vi abitano. Migliora le relazioni commerciali, equilibra i flussi migratori. Insomma, l'idea del muro contro muro per me è vecchia, inutile e porta solo a radicalità ed insicurezze. Che la sinistra deve prevenire, se non vuole che le curi la destra.
Gabri,
le tue riflessioni e quelle di Polito (visto che stimo molto entrambi) mi faranno certo riflettere ma con grande difficoltà perchè...
I palestinesi,ogni volta che escono di casa, si aspettano che una granata li uccida.
Gli israeliani potevano e dovevano votare meglio se sentivano davvero il bisogno di uscire da un clima di terrore che ha avuto l'unico effetto di rincoglionire due popoli.
Israele è l'avamposto in europa del cinico espansionismo targato U.S.A., il concetto del "fine che giustifica i mezzi" portato all'eccesso.
Non è per lasciarlo alle destre ma non mi sento per nulla attratto da questo tipo di mondo, che ci devo fare?
non mi sento vicino a chi quotidianamente lancia granate su bimbi,madri, reporter etc.
Per quanto riguarda gli arabi ...non mi ci sono mai sentito molto vicino.
Stiano pure dove sono e continuino entrambi a giocare ad una guerra tra IDIOTI.
Se c'è qualche illuminato da queste parti poi...prima mi spieghi il voto ad Alemanno (certo, frequentando certi salotti romani è facilmente spiegabile...aldilà delle sue idee circa il ventennio...vero?) e poi ragioniamo.
cioci
Mettetela come vi pare.Per quanto mi riguarda non vedo perché il terrorismo arabo debba essere peggiore o migliore del terrorismo militare ebreo,o perché l'elettorato arabo di Hamas debba essere peggiore o migliore dell'elettorato del Likud.Perché sostanzialmente non vedo molte differenze fra le due forze che armano le due parti in causa:i potentati economici degli Stati Uniti e delle oligarchie arabe.
Non cadiamo anche noi nel loro gioco delle parti,per favore.Almeno noi ricordiamoci che questa è una guerra di ricchi contro i poveri,dove i ricchi deviano l'attenzione dei poveri verso altri nemici:gli "stranieri", gli "infedeli".
A quanto ne so la Palestina è terra sia degli arabi sia degli ebrei,sarebbe dovuto rimanere territorio libero(è una lezione che bisognerà tenere a mente visto che vicino a noi,in Kosovo,la situazione non è così diversa),ma evidentemente a qualcuno non faceva comodo.Dopodiché Israele esiste,è inutile contestarne l'esistenza,è molto più utile - effettivamente - promuovere l'ingresso di quei due territori in Europa.Perché è l'unica maniera per sottrarre,almeno parzialmente,un territorio così delicato dall' ingombrante presenza dei potentati di cui sopra.
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