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mercoledì 4 gennaio 2012

Ensemble tout serait devenu possible.

Mi ricordo molto bene di quella campagna, e di certe affermazioni convincenti, e di quello spot, anche di quella musica. Mi dissi: è proprio la campagna perfetta. Vero che non avevo visto quell'altra, storica, di Mitterrand, "La force tranquille" del 1981 (confezionata da Jacques Séguéla sull'estrapolazione da un discorso del 1936 di Léon Blum), di cui tanto si era parlato e ancora si parla; e cui pure da parte del nuovo, futuro Presidente ci si era richiamati, almeno in parte (scelta che fu premiante e che sembra ripetersi anche stavolta: vedi qui)...ma fatto è, e resta, che la strategia comunicativa di M. Sarkozy nel 2007 fu semplicemente perfetta. E sfido chiunque a sostenere il contrario.



Così, nel 2007, fossi stato francese, io M. Sarkozy l'avrei votato.
Per intelligenza, per ambizione, per sfrontatezza, per chiarezza, per coraggio (anche di trasformare il proprio decadente partito); sì, Sarkozy era uno che veniva da lontano e che era venuto a prendersi il proprio destino. E prometteva pure di metterlo in comune: "Ensemble" recitava il suo slogan principale "tout devient possible".
Non puzzava di anticamera, Sarkozy. Non sapeva di politico grigio. Di carriera semplice. Di già visto, di ordinario.
Sarkozy era inaspettato, era in anticipo, ed era colorato anche quando era radicalmente monotinta.
Non mi importava niente che fosse di destra, e arrogante; perchè dall'altra parte - come ormai capita sovente - c'era solo una inconsistente imitazione della sinistra, figlia di vecchie ricette - spesso neppure riadattate, e di rendite di posizione. E anch'essa, ma molto più ipocritamente, arrogante e sprezzante. A sinistra sì che non lo avrebbero mai fatto saltar fuori, un Sarkozy. Ammazzandolo da piccolo, magari, o intruppandolo in qualche primaria.

Così finì che vinse, Sarkozy. 
E poi però finì che finì lì.
Intendiamoci, il bilancio di cinque anni di presidenza non si fa su un blog, e men che meno in poche righe; ma non è tanto il sottoscritto ad essere rimasto deluso da quel politico all'apparenza così moderno ed inedito: sono i Francesi che l'hanno votato. O almeno tanti di loro.
Quelli che nei sondaggi sembrano aver scaricato chi poi - in realtà - moderno e nuovo non si è rivelato. Neppure tanto largo di vedute, a dire il vero. E soprattutto per niente inclusivo. "Insieme a" chi tutto diventa possibile (?), se poi in pratica la Francia - da sempre paese simbolo della coesione sociale -  termina il 2011 annegando nella disoccupazione più alta dal 1999 (il numero delle persone in cerca di lavoro senza alcuna attività ha raggiunto quota 2.814.900 alla fine del mese di ottobre, in un anno l'incremento è stato del 4,9%), e per nulla al riparo da altre pericolose dinamiche recessive: che se è vero che toccano un po' tutta l'Eurozona, non risparmiano nemmeno, a ben vedere, quei paesi da sempre ritenuti più solidi e virtuosi. Quale a buon diritto fino alla fine dello scorso decennio la Francia di accreditava.

Sicchè oggi è tutto un rimpianto, M. Sarkozy. Tutto una promessa non mantenuta.
Tanto che si potrebbe quasi dire: Ensemble tout serait devenu possible. Ma - come dice il Vate di Zocca - ormai è tardi.
Siccome però non sono un moralista, come lui medesimo pare invece essersi scoperto, non scriverò nulla sulla di lui vita privata. Sorvolerò anche sull'odierno conferimento della Legion d'Onore a Salma Hayek, che pure mi sembra in linea con questo nuovo, indifendibile corso, che eufemisticamente definiremo "glamour".
Aggiungo anche, tuttavia, per obiettività, di dover ritenere come negli ultimi due mesi, per quanto riguarda la gestione della "questione europea", egli abbia dimostrato migliori qualità di quanto non gliene si possano ascrivere sul versante della cura della politica interna.
Ma ciò detto, nel 2012, fossi francese io questo signore non lo voterei più.
E questo benchè continui a ritenere che lì in Francia manchi un'alternativa, proprio come chez nous; e tanto per gli amici d'oltralpe, quanto per noi medesimi, spero che salti fuori presto.
Magari, chissà, la Francia Futura, o qualcosa del genere.

ps. Sulla scorta di alcune letture natalizie invito alla (ri)scoperta di un personaggio ingiustamente poco "raccontato", anch'egli - quarant'anni fa - Presidente della Repubblica Francese: Georges Pompidou. Per chi ne fosse incuriosito, si può partire da qui. Prego, dopo la lettura di quanto al link, di osservare il video annesso. C'è da rimanere a bocca aperta.


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