Quello della riscossione dei tributi degli Enti Locali sarà un tema caldo nell’agenda politica del 2012, di primaria importanza per gli stessi Enti. Le disposizioni contenute nella Manovra del governo Monti non hanno semplificato il quadro, ma semplicemente rimandato, con il solito strumento della proroga, il tempo delle scelte. Scelte che, tuttavia, si impongono urgenti, e meditate sulla base di alcuni elementi.
Occorre innanzitutto interrogarsi sull’effettiva attenzione che gli Enti Locali hanno prestato, in questi anni, alla questione della riscossione coattiva delle proprie entrate, tenendo conto di come ben più della metà del totale degli enti risulti ancora oggi legato all’agente della riscossione nazionale. Questo nonostante che la riforma Tremonti del 2005 avesse previsto l’abolizione dell’affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione a favore della società Equitalia S.p.A. (già Riscossione S.p.A.), prevedendo l’affidamento a mezzo di gara ad evidenza pubblica o, naturalmente, l’internalizzazione.
Con riferimento a quest’ultima ipotesi, che non deve per nulla intendersi residuale, il ricorso a forme di gestione internalizzata delle entrate non ha tuttavia mai incontrato particolare fortuna, nonostante successivi interventi di natura correttiva, con i quali si è cercato di porre rimedio ad una serie di vuoti di potere degli Enti Locali in materia: il legislatore, oltre a creare un quadro normativo - per quanto disomogeneo - speculare, a livello locale, alla disciplina della procedura esattoriale utilizzata dall’agente nazionale della riscossione, ha cercato di dotare i comuni degli strumenti utili all’accertamento delle possidenze dei propri debitori attraverso l’accesso ad un’anagrafe tributaria “arricchita” di contenuti e dati, lasciandogli sempre il potere di riscuotere direttamente le proprie entrate.
Con il decreto sviluppo del 2011 si è inoltre sancito con precisione il termine per l’abbandono del settore Enti Locali da parte di Equitalia S.p.A., fissandolo al 1 gennaio 2012, ribadendo come i Comuni potessero utilizzare tanto le procedure di riscossione coattiva (disciplinate dal R.D. 639/1910 quanto quelle di cui al D.P.R. 602/1973 (quale ad esempio il fermo amministrativo). Quel che appunto veniva già stabilito da altre norme (D.L 209/2002), abrogate solo per evitare inutili duplicazioni normative. Con il decreto sviluppo, si noti, si completava la scelta di campo in favore della gestione diretta della riscossione coattiva da parte dei comuni, concludendosi così il percorso iniziato con la riforma Tremonti.
Un segnale in parziale controtendenza è invece giunto dall’ultima manovra, che fa slittare al 2013 l’obbligo di bandire le gare per l’affidamento del servizio di riscossione, prorogando così fino al 31 dicembre 2012 gli attuali affidamenti ad Equitalia, peraltro generando anche una certa confusione "operativa": oltre alla proroga per Equitalia è slittata alla fine del 2012 anche l’entrata in vigore della norma del decreto sviluppo che attribuiva (o meglio, confermava, abrogando norme di egual segno) ai Comuni il potere di utilizzare le procedure di riscossione cosiddette “rinforzate”..
E’ altresì evidente che il legislatore non potrà non considerare il vuoto normativo involontariamente generato, e conseguentemente risolversi a colmarlo. Questo, almeno, è l’auspicio. Perché se da un lato la proroga offre più tempo ai Comuni per organizzare “il passaggio”, non appare tuttavia giusto penalizzare, per l’intero 2012, chi questo passaggio previdentemente lo ha già compiuto.
Non si può certo plaudire alla soluzione adottata perché:
a) si rimanda soltanto un problema che comunque esiste, dei “costi” del quale (costi che matureranno al momento del discarico dei ruoli da parte del concessionario) occorrerebbe, piuttosto, affrettarsi ad una stima il più possibile precisa;
b) anche al di là dei costi del discarico, si dovrebbe comunque riflettere sul prezzo pagato per le continue indecisioni nel completamento di una riforma che – come visto – parte da lontano, e che costituisce un compiuto avanzamento verso una vera autonomia locale, colonna di un nuovo e più efficiente Sistema Paese. Stupisce che siano proprio i Comuni a sollecitare continue proroghe. Questo atteggiamento sorprende ancor di più se si pensa come gli strumenti per gestire direttamente le entrate – eventualmente anche in forma consortile, tra più enti – già esistano, e come non richiedano necessariamente l’impiego di ulteriore personale; consentendo anzi maggiori entrate e spese inferiori.
Difficile non ipotizzare come a monte di una tale diffidenza vi siano forse ragioni politiche, una scarsa conoscenza della materia e probabilmente anche una diffusa pigrizia. Sono questi i veri freni, non solo in questa materia, verso il nostro futuro di Comunità moderna ed organizzata.
Occorre innanzitutto interrogarsi sull’effettiva attenzione che gli Enti Locali hanno prestato, in questi anni, alla questione della riscossione coattiva delle proprie entrate, tenendo conto di come ben più della metà del totale degli enti risulti ancora oggi legato all’agente della riscossione nazionale. Questo nonostante che la riforma Tremonti del 2005 avesse previsto l’abolizione dell’affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione a favore della società Equitalia S.p.A. (già Riscossione S.p.A.), prevedendo l’affidamento a mezzo di gara ad evidenza pubblica o, naturalmente, l’internalizzazione.
Con riferimento a quest’ultima ipotesi, che non deve per nulla intendersi residuale, il ricorso a forme di gestione internalizzata delle entrate non ha tuttavia mai incontrato particolare fortuna, nonostante successivi interventi di natura correttiva, con i quali si è cercato di porre rimedio ad una serie di vuoti di potere degli Enti Locali in materia: il legislatore, oltre a creare un quadro normativo - per quanto disomogeneo - speculare, a livello locale, alla disciplina della procedura esattoriale utilizzata dall’agente nazionale della riscossione, ha cercato di dotare i comuni degli strumenti utili all’accertamento delle possidenze dei propri debitori attraverso l’accesso ad un’anagrafe tributaria “arricchita” di contenuti e dati, lasciandogli sempre il potere di riscuotere direttamente le proprie entrate.
Con il decreto sviluppo del 2011 si è inoltre sancito con precisione il termine per l’abbandono del settore Enti Locali da parte di Equitalia S.p.A., fissandolo al 1 gennaio 2012, ribadendo come i Comuni potessero utilizzare tanto le procedure di riscossione coattiva (disciplinate dal R.D. 639/1910 quanto quelle di cui al D.P.R. 602/1973 (quale ad esempio il fermo amministrativo). Quel che appunto veniva già stabilito da altre norme (D.L 209/2002), abrogate solo per evitare inutili duplicazioni normative. Con il decreto sviluppo, si noti, si completava la scelta di campo in favore della gestione diretta della riscossione coattiva da parte dei comuni, concludendosi così il percorso iniziato con la riforma Tremonti.
Un segnale in parziale controtendenza è invece giunto dall’ultima manovra, che fa slittare al 2013 l’obbligo di bandire le gare per l’affidamento del servizio di riscossione, prorogando così fino al 31 dicembre 2012 gli attuali affidamenti ad Equitalia, peraltro generando anche una certa confusione "operativa": oltre alla proroga per Equitalia è slittata alla fine del 2012 anche l’entrata in vigore della norma del decreto sviluppo che attribuiva (o meglio, confermava, abrogando norme di egual segno) ai Comuni il potere di utilizzare le procedure di riscossione cosiddette “rinforzate”..
E’ altresì evidente che il legislatore non potrà non considerare il vuoto normativo involontariamente generato, e conseguentemente risolversi a colmarlo. Questo, almeno, è l’auspicio. Perché se da un lato la proroga offre più tempo ai Comuni per organizzare “il passaggio”, non appare tuttavia giusto penalizzare, per l’intero 2012, chi questo passaggio previdentemente lo ha già compiuto.
Non si può certo plaudire alla soluzione adottata perché:
a) si rimanda soltanto un problema che comunque esiste, dei “costi” del quale (costi che matureranno al momento del discarico dei ruoli da parte del concessionario) occorrerebbe, piuttosto, affrettarsi ad una stima il più possibile precisa;
b) anche al di là dei costi del discarico, si dovrebbe comunque riflettere sul prezzo pagato per le continue indecisioni nel completamento di una riforma che – come visto – parte da lontano, e che costituisce un compiuto avanzamento verso una vera autonomia locale, colonna di un nuovo e più efficiente Sistema Paese. Stupisce che siano proprio i Comuni a sollecitare continue proroghe. Questo atteggiamento sorprende ancor di più se si pensa come gli strumenti per gestire direttamente le entrate – eventualmente anche in forma consortile, tra più enti – già esistano, e come non richiedano necessariamente l’impiego di ulteriore personale; consentendo anzi maggiori entrate e spese inferiori.
Difficile non ipotizzare come a monte di una tale diffidenza vi siano forse ragioni politiche, una scarsa conoscenza della materia e probabilmente anche una diffusa pigrizia. Sono questi i veri freni, non solo in questa materia, verso il nostro futuro di Comunità moderna ed organizzata.
Articolo pubblicato sul sito ItaliaFutura.it il giorno 11.1.12
Articolo pubblicato sul sito VersoNord.eu il giorno 12.1.12

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