Poche cose, mentre finisco un'altra noiosa domenica di ufficio.
1. Mi hanno snervato i gruppi su FB dove ci diciamo compiaciuti "sorry 4 Berlusconi", "he's not speaking in my name" e altre simili idiozie. Berlusconi (che a me non pare a fine ciclo come dice Franceschini: che in ogni caso, più che della fine di quello degli altri dovrebbe preoccuparsi dell'inizio del proprio, di ciclo) sarà quel che è, ma è e resta il mostro Presidente del Consiglio. Sparare su di lui e sull'Italia non giova, nemmeno a chi fa questa tradizionale, consumata professione di servile subalternità a tutto ciò che sia estero, e meglio (adesso che ci può piacere di nuovo) americano. Anche se - sono sincero - ne comprendo almeno in parte il senso, l'esplicitazione di questo sentimento antinazionale mi pare stupido, almeno quanto la stessa retorica della nazione.
2. La Turchia non deve entrare in Europa, a mio avviso. La Turchia non c'entra nulla con l'Europa: e questo direi non solo a mio avviso.
...Allora, piuttosto, e mi riallaccio a quanto ho già più volte auspicato, entri Israele. Valutazioni storiche e culturali a parte, quest'ultimo è tra l'altro un paese sostanzialmente laico; la Turchia non lo è abbastanza, e lo è sempre di meno.
3. Ma che gli frega a Obama della Turchia? O meglio: certo che gliene frega (e gliene deve fregare), ma da qui a venirci a imporre un punto di vista ce ne dovrebbe passare...
Pensi a sistemare i disastri di Bush, e a rimediare agli effetti pessimi della storica arroganza americana: che va oltre Bush e da cui - purtroppo - anche lui non sembra immune.
Molto bene Francia e Germania, dunque, che glielo dicono forte e chiaro.
Paesi seri, quelli. Senza re. E senza servitori.