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sabato 18 luglio 2009

Era il mille e Novecento.



Muore Cronkite. Sarà difficile spiegare chi fosse alle nuove generazioni; a chi non ha visto il Novecento e le sue innovazioni ora lente, ora veloci; a chi non ha visto il Novecento, con le sue guerre, calde e fredde, e la sua pace armata; a chi non ha visto allunaggi, edizioni straordinarie, la tv. La Tv. Che sembrava un mostro onnipotente, e invece ora è quasi già nel passato. Come Cronkite.

mercoledì 8 luglio 2009

Il mio Presidente.


E' all'Aquila, cammina in mezzo alle macerie, guida il G8. Peccato debba ripartire per Washington.

venerdì 3 luglio 2009

Dalla parte dell'underdog. Elogio di Jenson Button.


Mi piacciono gli sfavoriti. Quelli veri: non coccolati dalle maggioranze, nè dalle minoranze illuminate. Mi piacciono quelli che sono "in mezzo", senza approdare ad una carezza.
Quelli che non conquistano le masse, nè i cuori troppo difficili.
Mi piace il loro non conquistare. Che a volte diventa per un caso, solo un conquistare tardivo.
Una tardiva conquista, che tuttavia è precaria.

Un vero underdog è condannato a restituire quella precaria illusione di vittoria.
E anche se vince, è certo: lo dimenticheranno.
A volte riescono a dimenticarlo anche mentre vince.
Egli non può vincere, infatti. Se lo fa, infatti, sembra una trappola del destino.

Ma è proprio quando l'underdog è bello, romantico, non convenzionale, che tutto quel che precede trova miglior conferma.
Quale miglior conferma di una bellezza minoritaria?
Quale miglior conferma di una diversità minoritaria?

Mi piaceva Jenson Button quando sembrava un predestinato. Ma è durato poco: come fa un underdog ad essere un predestinato? Mi piaceva anche quando arrivava quindicesimo. Mi piace ancora di più oggi che vince sempre; e tuttavia è un compiuto, splendido underdog.
Definito "paracarro" da Briatore, "meteora" da i giornalisti", mezzo pilota" da quelli che si accalcano nei bar.
Tutti possono spiegarti perchè non è un campione.

Nell'opinione comune egli vince infatti per un inganno, per una truffa che in fondo, tuttavia, nessuno sa rivelare; per un impiccio che nessuno sa levare.
E in fondo non conta che vinca oggi, ti dicono. Perchè domani perderà.

E che bello, quindi, tifare per Jenson Button. Che oggi vince, che domani perderà. Che oggi passa con la sua orribile macchina color bianco+evidenziatore e immediatamente è già lontano dai cuori e dalle memorie di tifosi ed addetti ai lavori.
Cari cultori, e contemporaneamente schiavi dell'ovvio: ma vi rendete conto di che cosa mirabile avete creato? Un tifo esteticamente appagante, che Button è meraviglioso; simbolicamente minoritario, che Button è in sè un'ombra di romanticismo intollerabile (ma qui, è vero, torniamo nell'estetica); e (duri quel che duri) anche oggettivamente vittorioso (ma qui torniamo nel falsato, no?).

Detestavo Schumacher. E non mi appassiona Vettel.
Mi piace, quindi, e mi piacerà, perdere; magari qualche volta forse vincere; ma sempre con i miei underdog.
Tenetevi la Ferrari, la McLaren, la normalità, la giustezza del tifo. Manco liberi di quello, in fondo.

giovedì 18 giugno 2009

Mi mancherà Ralf Dahrendorf.


Io e Ralf Dahrendorf abbiamo passato "insieme" circa un anno. Dalla primavera del 2000 alla primavera del 2001: quando lavorai ad una (lunga) tesi su di lui e sul suo progressivo approdo alle teorie funzionaliste.
Mi ha accompagnato in vari colloqui, in cui la domanda "Ma perchè lei ha fatto una tesi di laurea in giurisprudenza su Ralf Dahrendorf?" era una costante.
Ho corretto spesso la scrittura del suo nome nelle prolusioni di qualche politico amico che non posizionava mai bene l"h".
Lo leggevo già su Repubblica, opinionista d'eccezione, e ho continuato a leggerlo dopo quell'incontro. Tra il 2000 e il 2001, per i motivi indicati, dovetti analizzare gran parte della sua produzione: dal fondamentale Classi e conflitto di classe nella società industriale (che scrisse nel 1957, a 28 anni!), a La nuova società, da La libertà che cambia, a Al di la della crisi, a Pensare e fare politica. E poi Legge e ordine, La democrazia in Europa, Per un nuovo liberalismo, Diari europei, Perché l'Europa?, Quadrare il cerchio.
Dahrendorf passò negli anni da un'analisi di forte complessità ad un approccio più semplice, a volte anche semplicistico nello stile, ai temi trattati.
Per questo suo progressivo allontanamento dall'"eccellenza accademica", che lo portava a scrivere e pubblicare molto, veniva considerato da alcuni, a torto o ragione, un "minore".
Posso dire che a me questo minore, e le sue vulgate, sono piaciuti. Posso dire anche di più: e cioè che nella mia formazione ha contato molto, e probabilmente più di ogni altro filosofo e sociologo contemporaneo.
Nel 2003 diede alla stampa Libertà attiva e Dopo la democrazia, due testi - a mio avviso - di ottimo livello, e di cui consiglio la lettura.
A volte, leggendolo, sembrava di farci una chiacchierata: mi resta il grande rimpianto di non averlo conosciuto. In fondo ero convinto che sarebbe capitato. E invece no, peccato.

venerdì 5 giugno 2009

martedì 2 giugno 2009

L'Italia è da ricostruire. Il futuro è (anche) la memoria. Enrico Mattei.

L'Italia è da ricostruire. Tuttavia non lo farà nè Berlusconi nè Franceschini. Lo faranno gli Italiani, se ne saranno capaci. Se saranno capaci di affrontare un nuovo dopoguerra, che però viene senza una guerra prima e senza un'ansia di pace e di prosperità, dopo. L'Italia che vuole un futuro, sempre di più deve conoscere il suo passato. Fatto di uomini forti, coraggiosi; ma anche semplici, di una coerenza contadina. Con un istinto geniale, eppure i piedi per terra. O sulle nostre nuvole: basse, però: sulla pianura padana.


giovedì 28 maggio 2009

Pausa elettorale. Il mio volantino al posto mio.


E' parecchio che non scrivo. Ho privilegiato Facebook, ma nemmeno lì in effetti parlo molto; più che altro "linko". Da oggi riprendo, con il mio volantino / cartolina; con una illustrazione del sottoscritto che è opera di King Simon Panella. E che, personalmente, mi piace.