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sabato 19 maggio 2012

L'innocenza.

"Chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

A volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek  
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso"




L'offesa dell'innocenza è qualcosa che non possiamo sopportare.
E non dovremmo sopportarla mai.
Una comunità giusta deve proteggerla sempre, quest'innocenza.

lunedì 14 maggio 2012

Ciao Capitano.





Mentre i tifosi della Juventus salutano la loro bandiera storica, una stella tanto assoluta quanto corretta e leale (rarità calcistica), a noi romanisti - sempre un po' orfani del presente - resta la memoria sportiva ed umana di Ago, della cui scomparsa tra poco cadrà il diciottesimo anniversario. Due storie diverse, quelle di questi Capitani; due conclusioni diverse, due glorie diverse, due squadre diverse, due identità diverse, però il segno di una comune, collettiva passione per l'Uomo calciatore, o il calciatore Uomo che sia. Così, in questo saluto a Del Piero, bello e toccante, perchè vale la persona che si saluta, noi ricordiamo - per buona associazione - Agostino Di Bartolomei.
Altro Uomo autentico.
Il nostro Capitano pulito. 
La nostra Storia: che è altrettanto bella, per quanto diversa.


domenica 6 maggio 2012

sabato 5 maggio 2012

Il convento.


Un convento è oggi, sostanzialmente, la residenza degli appartenenti ad un dato ordine religioso in un territorio dato.
Anche in considerazione della crescente crisi di vocazioni religiose, tuttavia, negli ultimi decenni molti conventi sono rimasti deserti, gli immobili sono stati immessi sul mercato e spesso sono stati riconvertiti in residenze private o strutture alberghiere.
(Fonte Wikipedia)

venerdì 4 maggio 2012

Nè l'uno, nè l'altro.


Né Sarkozy né Hollande: rassegnamoci, nessuno dei due candidati all’Eliseo ha in animo di bilanciare la prospettiva nazionale con quella comunitaria, e quindi traguardare una dimensione compiutamente politica ed efficacemente operativa dell’Europa; e pertanto nessuno dei due inciderà su quello che – non da oggi – è o dovrebbe essere, vista l’inerzia diffusa, l’aspetto centrale di ogni elezione in Eurozona.
Può far sorridere, semmai, che di fronte ad un generalizzato lassismo degli Stati membri, il compito di “fare sistema” resti principalmente e paradossalmente un pallino tedesco, con i disagi del caso: perché la Germania, diversamente dall’eterno competitor ed alleato francese, per quanto (ultra)pregna di cultura nazionale, coltiva da sempre un’idea complessa e integrata di Unione, e naturalmente ambisce ad esserne guida. Anche dispotica, a volte: quando la pretesa di portarsi dietro gli altri, mal si concilia con scelte che non proprio a tutti servono, né tantomeno giovano. Ecco perché l’ossessione di Berlino per rigore finanziario e fiscal compact, e i maldestri ricatti che ne derivano, all’indirizzo dei Paesi cosiddetti non virtuosi, hanno finito per diventare il centro del débat électoral in vista del ballottaggio del 6 maggio prossimo.
La realtà è che la Francia (leggi in particolare Hollande: che di questa degenerazione si erge a primo censore), ove pure scegliesse di ridiscutere il metodo e le imposizioni di Merkel, allentando opprimenti vincoli di bilancio, non lo farà verosimilmente con l’idea di rendere un servizio all’Unione; quanto, piuttosto, di favorire sé medesima, costruendosi cioè uno spazio di manovra utile ai propri bisogni. Utile, nella specifica prospettiva di Hollande, a realizzare un programma, quello socialista, oltremodo ambizioso: ambizioso nel senso che necessita di una licenza di spesa oggi indisponibile e impraticabile.
Conta poco il fatto che chi scrive veda in questa nuova facoltà di indebitamento il rischio di un risveglio della più irresponsabile e asfittica tradizione socialdemocratica, con oscuri presagi anche per noialtri, in vista del 2013. Quel che si intende dire, qui, è che prima di arrivare a discutere sul merito sarebbe stato e sarebbe ancora quanto mai opportuno impegnarsi in un confronto schietto sul sistema, sul contenitore istituzionale in cui inserire quel merito, cioè su come funzioni e debba, e possa funzionare (meglio) l’Europa. Perché la “questione istituzionale” europea è argomento delicato ed urgente; affatto sussumibile a secondario o trascurabile, come spesso incautamente si pensa.
Invece l’impressione è che la Francia, una volta ottenuto un miglior risultato per sé, andrà a rinchiudersi nella propria, tradizionale idea, che è ormai soprattutto difensiva, di autosufficienza: un sentimento, questo, trasversale nell’agone politico, al punto che anche Sarkozy sceglie, come ultima carta per risorgere, la via retorica della “protezione”: che intende, ove rieletto, assicurare ai francesi. Con buona pace degli Europei: che quelli non li protegge nessuno, nemmeno se sono nati in Francia.
Chi, dunque, con nuovo debito solidale, chi giocando sull’enfasi della “forza”, i duellanti di Parigi si avviano alle ultime battute di un confronto elettorale assai poco originale, lasciando irrisolta una questione fondamentale: ci credono, loro, all’Europa? E, se ci credono, come intendono agire? Davvero pensano che la questione comunitaria si risolva nel solo rapporto con Berlino e in sole questioni contabili?
A queste domande dovrebbe rispondere soprattutto il candidato socialista, probabile vincitore. Al quale di certo non può bastare baloccarsi con riflessioni per lo più populiste, demagogiche e generiche su politica e mercati. Specie quando non si capisce che più grandi sono i mercati, più grande e condivisa deve essere allora quella stessa politica, per poter contare davvero.
In fondo l’Europa è stata unita proprio per questo motivo; i tedeschi, che hanno buona memoria, pragmatismo e attitudine al comando, l’hanno capito da tempo; e purtroppo o per fortuna (con un’attuale prevalenza del purtroppo) non se lo dimenticano mai.
 
Articolo pubblicato su The Front Page il 2.5.12

mercoledì 2 maggio 2012

Un uomo solo non è al comando.


Francois Bayrou è stimato da tanti, se non da tutti.
E' un puro, uno che non accetta compromessi, che la posizione la tiene fino alla fine, fino alle estreme conseguenze (il che gli vale, oggi più che mai, l'accostamento con Arlette Laguiller). La posizione, poi, per chi scrive, è quella giusta: non cedere neppure un centimetro ai rigurgiti nuovisti della vecchia socialdemocrazia nè alle improvvisazioni icono/mediatico-autoritarie dell'ometto forte, performances talora dilettantesche al punto da far rimpiangere il gollismo dell'omone che fu. Bayrou è infatti autentico, terrigno, a tratti persino rurale. E un candidato rurale, di questi tempi, è roba surreale. Ma licenze a parte, Bayrou è - oltre che un politico e, prima ancora, una persona come si deve - anche e soprattutto uno che ha scelto di non mortificarsi nella scelta tra peggio e peggio: a costo di restare da solo.
Bayrou però non nobilita con successi questa sua virtuosa solitudine: Bayrou non vince mai. E così neppure incide. E non modifica. Si limita a teorizzare, per quanto bene lo faccia. Il più grosso credito (non a caso) gli viene dall'estero. Dove lo chiamano spesso a raccontare la sua appunto teorica terza via: bella, coraggiosa, ambiziosa, ma perdente.
Quarto alle presidenziali del 2002, terzo nel 2007, infine quinto a quelle del 2012. In mezzo (2008) una bocciatura anche come candidato Sindaco di Pau.

Tuttavia, se Sarkozy, come è probabile, uscirà sconfitto dal ballottaggio del 6 maggio, si dice che a lui potrebbe toccare un ruolo decisivo nella riorganizzazione del centrodestra d'Oltralpe.
Ma viene da chiedersi se davvero potrebbe interessargli una prospettiva del genere. Proprio a lui, che è così uomo "terzo", e alternativo all'appiattimento bipolare.
Un dubbio, questo, che riguarda anche noi, pure noi "terzi", e ancor più terzi spettatori di questo ballottaggio, ma non meno interessati in prospettiva.
C'è una opportunità, reale, per la nostra terza via?
E se c'è, da dove passa?
E' quantomai opportuno verificare quali strade si debbano e possano percorrere per fare sì che la nostra non sia una battaglia, per quanto affascinante, di testimonianza.
Occorre capire, in altre parole, fino a dove ci si possa spingere con l'evocazione di un disegno "moderato". 
Serve, soprattutto, una piena consapevolezza di questo: che non ci si può svendere, stringendo alleanze per sola necessità aritmetica, nè compiacersi del proprio magnifico isolamento.
Perchè un uomo solo, oggi come oggi, non è al comando.