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venerdì 7 giugno 2013

Massicau.

 

Di solito non faccio post per compleanni o roba simile, nè per me nè per gli altri.
Le ricorrenze le rifuggo, perchè mi obbligano a ragionamenti troppo complessi su troppe cose. Tipo tempo che passa, senso di opportunità, cortesia, relazioni, tempo che passa, amicizia. 
Senza poi trascurare il tempo che passa.
Faccio un'eccezione per chi in tanti anni ho ritenuto amico e icona bella del valore più alto (per me) in assoluto: la lealtà.
E che oggi sento ancora più vicino, per motivi che lui sa, e che sono densi di significato, penso per entrambi.
Così, mi rivolgo all'interessato, Massimiliano Cau detto Massicau, che oggi raggiunge il traguardo dei 37 (età in cui il secondo miglior giocatore di sempre, Roberto Baggio, si ritirò), per dirgli che non è solo il più grande giocatore di calcio mai esistito.
E' una persona che riempie di cose buone i campi in cui gioca. Tutti.

giovedì 6 giugno 2013

Best days.

Ieri l'altro ho avuto un incarico che mi onora e mi entusiasma.
Ne potete leggere qui.
Sono contento di aver incontrato, in queste ultime (complesse) settimane, in diverse occasioni e per diverse ragioni, molte parti di me; più consapevolezze e un più sano realismo, malgrado le difficoltà; e soprattutto persone che hanno saputo darmi nuovi stimoli e fiducia.
A partire da chi, appunto, e lo ringrazio, ha ritenuto di scegliermi per fare qualcosa che mi piace più di ogni altra: confrontarmi, discutere, e soprattutto costruire luoghi in cui confrontarsi e discutere.
Non mi sembrano, in verità, i migliori giorni della mia vita; ma un giorno o l'altro - chissà - potrei anche accorgermi che lo sono stati, almeno sotto alcuni aspetti "evolutivi", non trascurabili.
Il che oggi parrebbe sorprendente; ma ogni buon destino non ha paura di sorprendere.
Nel male e nel bene.
E ci sorrido su, perchè ho capito che fa bene.
E che non è mai troppo tardi per cominciare.
:-)


If you said 

that these are the best days 
of their lives

lunedì 3 giugno 2013

Valore del non ritorno (vecchie canzoni).




Cadono in questi giorni i 40 anni di Jesus Christ Superstar, inteso come film, diretto da Norman Jewison appunto nel 1973, quale trasposizione sul grande schermo dell'omonimo musical di Rice e Webber. 
La storia di Gesù è certamente densa di significati e simboli, di un'idea unica di fragilità e di forza, e di dolore e di liberazione; in una realizzazione degli anni 70 questi valori e sentimenti inevitabilmente si mescolano con lo spirito libero ed ingenuo di una generazione allora in cerca di molte cose; forse anche troppe, e a volte pure troppo confuse. 
In alcuni momenti del film quelle due fragilità si incontrano e si fondono, in modo palese.
Quando la sorte di Gesù è già segnata, Maria Maddalena e gli apostoli sembrano non credere al precipitare degli eventi.
Sono rappresentati come i ragazzi che in anni bui hanno sognato di trasformare radicalmente realtà profonde, a volte tuttavia senza possederne il senso pieno. Anzi credendo, spesso, che la libertà e la speranza potessero bastare a rovesciare una realtà avara di sogni e comprensione.
E' in quel frangente che si offre uno dei suoi momenti musicali più belli ed intensi dell'opera, intessuto di quella stessa ingenuità di sopra, per cui sarebbe bello - gridano gli amici - "riportare tutto come prima". "Possiamo ricominciare daccapo, per favore?" domandano gli apostoli ad un Gesù voltato di spalle e incammminato verso il proprio destino.
Ma quel destino ha da compiersi, e niente può impedire che ciò accada.
La forza della testimonianza, sia di Cristo come di altri cosiddetti uomini contro (e lui lo era più di chiunque), è che l'uomo contro agisce ed accetta le conseguenze del proprio agire.
Anche nella vita questa regola deve e può diventare un riferimento prezioso, per aiutarsi a trarne - almeno quando si riesca - un senso, ed una dignità del e nel vivere.
Un po' come cantava il Principe, in altri anni e in un'altra canzone,"quando domani ci accorgeremo / che non ritorna mai più niente / ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria".
Ecco, questo, almeno per me, resta il valore più caro e prezioso della vicenda umana di Gesù.
Ed è appunto il motivo per cui questa scena continua ad emozionarmi come quando da bambino, seduto nella platea del cinema Lux di via Alberti, durante la settimana di Pasqua, intuivo - pur con la minima consapevolezza di allora - che a volte poteva anche non esserci ritorno o rimedio. 
Che era un dolore, questo, era un male. Ma era un male che poi poteva diventare Bene.
Occorreva solo capire. O almeno impegnarsi a capire.
E io non avevo ancora sentito parlare nè di Socrate nè di Tommaso Moro, ma quella canzone ormai vecchia serviva a convincermi che si poteva capire. Ed era già qualcosa, era già molto.

sabato 1 giugno 2013

Giugno.

Giugno. Per le finestre il sole inonda la bella stanza d'una luce aurina: freme la messe ai solchi della china, la messe ormai matureggiante e bionda. La bruna sposa sede alla vicina cuna ancor vuota: pare ch'Ella asconda un gran segreto quando l'occhio inchina al seno stanco che l'amor feconda.
(g.g.)



Daft Punk / Horizon, 2013

giovedì 30 maggio 2013

Come ti chiami, quanti anni hai, mi riconosci?

Vent'anni fa Moretti parlava di Isole, come realtà ideale in cui cercare una velleitaria estraniazione da sè. 
Oggi le cronache riportano echi di fughe improbabili, che diventano impossibili nell'incapacità di capire da cosa, perchè e come si fugga.
L'individuo si polverizza in mille ipotetiche forme e stagioni dell'alienarsi, dichiaratamente sempre alla ricerca di un bene che - a conti fatti - difficilmente sa procurarsi.
Perchè quasi sempre manca l'identificazione di sè.
Nella vita privata e in quella pubblica, negli affetti come nella politica, si esordisce con un Io che è spesso solo supersizione.
Come mi chiamo, quanti anni ho? Mi riconosco?
Moretti parlava di bambini, però è un fatto che prima o poi i bambini crescano.
Non necessariamente con più risposte da dare.

domenica 26 maggio 2013

Andare a letto presto.

Abbiamo tutti grandi passioni letterarie, folgorazioni cinematografiche. Abbiamo i nostri personaggi preferiti, le nostre atmosfere, i nostri sogni su carta e su pellicola, che prendono la forma di un volto, di uno sguardo, persino di un silenzio.
Io ho sempre tanto amato Noodles, il protagonista di C'era una Volta in America: l'uomo che ritorna, quello che ha perso, quello che è stato ingannato.
Quello che all'amico che gli chiede dove sia stato in tanti anni di oblio risponde lapidario: "Sono andato a letto presto".
Ecco però che a un certo punto amare Noodles non basta; non basta viverne lo spirito romantico, non basta guardarlo e struggersi per la sua perfetta solitudine. Che la solitudine non è un merito, semmai piuttosto una conseguenza. Che a volte, solo a volte, diventa un traguardo.
Una buona solitudine, intera, feconda.
Ecco perchè a un certo punto amare Noodles non basta.
Bisogna andare a letto presto.

martedì 21 maggio 2013

[Maggio:Maturità] Sono responsabile.

Maggio:Maturità. Comincia così Kronos, il diario segreto di Gombrowicz che esce postumo, ad addirittura 45 anni dalla morte.

La maturità come Responsabilità (brano tratto da Vivre sa vie di J.L.Godard)