Cerca nel blog

venerdì 23 agosto 2013

Tornare a correre.



Da ragazzo ero un discreto velocista, sapevatelo.
Più 100 che 200 metri, però; e dico solo discreto (benchè fossi forte, in effetti) perchè in mancanza di riscontri è consigliabile non forzare con le iperboli. E i riscontri difettano perchè - in onestà - farmi fare gare era una disperazione per chi doveva "gestirmi" come atleta. 
Ma da ragazzo era discretamente disperante gestirmi, un po' in tutti i modi. Così niente gare, che la domenica volevo cazzeggiare, niente obblighi eccessivi in allenamento, che mi piaceva fare da me.
Magari più in palestra che in pista; e comunque, in pista, risparmiare tempo: tre sessioni tirate un po' di più piuttosto che quattro tirate un po' di meno. Prendere o lasciare. 
Capisco che non fosse facile allenarmi, e di persone che ci hanno provato ne conto tre.
Due mi hanno fatto fare tutto quello che volevo; l'altra no. E proprio quest'ultima, ad un certo punto, ha smesso di seguirmi.
Non dubitavo neppure allora che fosse non solo il preparatore più bravo, ma anche quello - tra gli altri - che volesse realmente insegnarmi qualcosa.
E anche non tollerare quel che non va tollerato è senza dubbio un modo di insegnare, e prima ancora di avere a cuore.
Ma torniamo alla mia vicenda di velocista. Intorno ai 17 anni avevo un rilevamento manuale sui 100 metri che stava sugli 11"20. Avrei dovuto insistere e allenarmi davvero per provare a cavare fuori il meglio di me; invece nel 1993, con maggiore età e patente, smisi.
Ho continuato a fare sport - ne ho fatto tantissimo - e ho continuato a correre, ma da altre parti e in altre discipline. E alla fine ho corso tanto, talmente tanto che mi è rimasta la voglia di farlo di nuovo nel contesto più naturale: la pista.
Ed è stato proprio a Deauville, su quella spiaggia enorme e vuota di cui parlo nel post precedente (leggi), che mi sono definitivamente convinto di un'idea che pure mi girava in testa da tempo.
Così ho scritto al mio vecchio allenatore, quello che aveva smesso di tollerarmi, prima che di allenarmi, e gli ho detto che avevo voglia di riprendere. Come fossero passati venti giorni e non vent'anni.
Ci siamo sentiti e lui mi ha detto di si, che dopo tanto tempo anche lui aveva ripreso ad allenare. E che gli andava l'idea.
E' stata una grande gioia, e mi fa piacere che lui - magari se leggerà queste righe - lo sappia.
Naturalmente un ritorno di questo tipo implica un lavoro di ripotenziamento faticoso, di riattivazione di parti di muscolatura disattivate a lungo, di un certo sacrificio.
Tutte cose che accetto di fare volentieri, a margine di ciò che già faccio nella vita.
Chiaro come intorno ai quarant'anni si abbiano priorità diverse e come non ci siano velleità agonistiche; peraltro in ogni caso sarebbe stupido pensare di tornare indietro, e di avere di nuovo il tempo perduto: la qualità, e soprattutto la quantità di quel tempo.
Ma provare sul proprio corpo e al proprio corpo la sensazione di poter e saper ancora distendersi su un rettilineo e, sì, stare veloce il più possibile, quello ce lo si può e ce lo si deve senza dubbio concedere.
E così sulla spiaggia ho ricominciato a fare quel che c'è da fare: piccoli esercizi non dimenticati (e neppure molto amati, a dire il vero), a volte quasi rituali.
E poi correre.
Che anche se non avevo mai smesso, l'idea di rimettere al centro la corsa, il bisogno di valorizzarla, è un po' come mettere se stessi al centro di quel che davvero serve.
O almeno di ciò di cui si sente il bisogno. E non è poco.

(vedi)

giovedì 22 agosto 2013

Tornare [Deauville]


Ero stato a Deauville un po' di anni fa.
La mia passione per il cinema, e soprattutto per i personaggi del cinema, per le loro storie, le loro facce e le loro inquietudini, mi aveva già portato sui posti di Trintignant - pilota innamorato di Lelouch in Un uomo e una donna del '66 - e del piccolo Leaud, il neppure adolescente Antoine Doinel, che nei 400 colpi di Truffaut (1958) concludeva su un'altra spiaggia della Normandia, poco distante, la sua corsa verso la libertà.
O verso l'idea della libertà. Che poi però non trova.
Ma non mi era bastato. 
Non era stato l'incontro che avevo immaginato.
Non bastava.
Così ho preso la mia auto, ho viaggiato dieci ore buone - proprio come JLT - e sono venuto a prendermi anch'io lo sbieco d'alba che concede questa spiaggia enorme. 
Enorme come poche, bella e silenziosa come poche.
Perchè l'ho fatto?
Perchè anch'io a volte voglio illudermi che la vita sia un film francese.
E siccome la vità lo è, un film, basta farne un montaggio un po' lento, mettere dei primi piani non banali, e dargli un senso per cui tutto sia possibile. Esistenzialmente, sentimentalmente. Liberamente.
Bien sur, on peut.

giovedì 15 agosto 2013

Fai guidar qualcun altro (fuori Silvio)

Gràziati pure quanto vuoi, basta solo che poi
fai guidar qualcun altro.
Il Quirinale dice tieni tutto ciò che hai, e poi
fai guidar qualcun altro.
Anche D'Alema al Messaggero vuole che rimani ma
che fai guidar qualcun altro.



lunedì 12 agosto 2013

Ci sono cose incredibili che sono vere. Randelliamole.



Ci sono cose incredibili che sono vere, dice l'algida e senz'anima Julie Roussel/Deneuve, mentre a poco a poco tenta di uccidere un muscoloso ed ebetissimo Louis Mahè/Belmondo, supinamente pronto al sacrificio.
E ci sono queste cose, si.
Ad esempio la Grecia campione d'Europa nel 2004.
O l'Italia campione del Mondo nel 2006.
Oppure, perchè no, la metà degli onorevoli eletti ed altrettanti sottosegretari.
E specialmente chi ti avvelena col veleno per topi, tuttavia amando.

E' ora di smetterla di edulcorare, per un ingiustificato senso di misconosciuta tolleranza.
Julie Roussel andava randellata (altro che l'amour fou), il catenaccio e la sua bassa retorica provinciale anche, la politica che non governa più neppure se stessa, pure e soprattutto.

martedì 6 agosto 2013

A.

Natural beauty, NY, 1992.

On the roller coaster ride
That my emotions have to take me on
I heard a newborn baby cry
Through the night

I heard a perfect echo die
Into an anonymous wall of digital sound
Somewhere deep inside
Of my soul

A natural beauty should be preserved like a monument to nature
Don't judge yourself too harsh my love
Or someday you might find your soul endangered
A natural beauty should be preserved like a monument to nature

Amazon
You had so much and now so much is gone
What are you gonna do
With your life?

What a lucky man
To see the earth before it touched his hand
What an angry fool
To condemn

One more night to go
One more sleep upon your burning banks
A greedy man never knows
What he's done

A natural beauty should be preserved like a monument to nature
Don't sell yourself too short my love
Or someday you might find your soul endangered
A natural beauty should be preserved like a monument to nature

Went to the rodeo today
I saw the cowgirls lined up on the fence
A brand new Chevrolet
A brand new pair of seamless pants

We watched the moment of defeat
Played back over on the video screen
Somewhere deep inside
Of my soul

A natural beauty should be preserved like a monument to nature.

domenica 4 agosto 2013

Fearless (alzarsi dalla panchina).

Saltano i tappi, e non sono solo gli ex finti statisti.
L'Italia è un Paese tragico, dove tuttavia si può finalmente esperire il nuovo.
Perchè tutto è bloccato, ma sempre più debolmente; quindi tutto è potenzialmente libero, modificabile da chi lo desideri.
Un desiderio che va trasformato in atto, senza paura.
Ecco: l'unico #plebiscito che mi interessi è quello ipotetico, al coraggio che potrebbe avere questa nostra generazione - o meglio ancora la sua parte non compromessa (perchè ci sono molti professionisti del compromesso anche tra noi, cosiddetti giovani); che vuole, che può, che deve alzarsi dalla panchina.


venerdì 2 agosto 2013

Fine ed inizio.

Ho volato. Dopo 25 anni. La mia piu' grande e radicata ossessione, finalmente (ri)ridotta ad esperienza. La dimostrazione - non l'unica - che dalle cattive passioni, da cio' che ci inibisce, ci condiziona, e in definitiva ci offende, ci si puo' liberare. Piccolo passo per un qualsiasi trentottenne mediamente senziente, eppure per me resta una conquista significativa. Perche' per ogni gioco o nodo stupido dell'anima che finisce (perche' finalmente puo' finire), c'e' da considerare un inizio intelligente, coraggioso e dignitoso nella misura in cui vuole esserlo colui che comincia. Ed il mondo - cose, luoghi, persone e sentimenti - verso cui vuole dirigersi.