Cerca nel blog

mercoledì 12 marzo 2008

Mississhippy. E alcune note sulla D di PD (americano).

Obama stravince nel Mississippi e consolida il primato. Non è uno stato decisivo, il Mississippi, e in ogni caso assai più importante sarà il test del 22 aprile in Pennsylvania. La sfida tra Obama e Clinton sembra tuttavia sempre di più configurarsi come scelta tra vecchio e nuovo; nè giova alla Clinton questa inesausta fuga dal passato che potrebbe anche presto suonare, aggiornando il vecchio adagio, "nasci incendiario, diventi pompiere e ...resti senatore". Le mie preferenze tra i due sono (per chi frequenta il blog) note, anche se nessuno dei contendenti mi entusiasma.
Oggi anche meno, se possibile. Vi segnalo questo particolare: una delle più strette collaboratrici di Hillary, l'ex deputata Geraldine Ferraro (già aspirante vice presidente nell'84 al fianco dell'allora candidato democratico Walter Mondale) ha dichiarato: "Se Obama fosse un bianco, non si troverebbe in questa posizione, e non vi sarebbe se fosse una donna". Poi ha aggiunto: "Lui è davvero fortunato a essere ciò che è. E il Paese si lascia intrigare da un'idea del genere".

Mah. Non è poi roba molto diversa da quella che anche molti altri hanno detto e scritto. Si può discutere se sia condivisibile o meno, ma è una teoria come altre. Anzi, meno ipocrita di altre. E proprio la politica nuova, che Obama incarna o vuole incarnare, non dovrebbe temere di sollevare il velo delle ipocrisie.

Invece il senatore dell'Illinois la prende male (realmente o strategicamente): chiede immediatamente di revocare l'incarico a Ferraro, membro del comitato finanziatore della campagna elettorale di Clinton.

L'ex first lady in men che non si dica scarica l'accusata, e ne liquida le parole come "incresciose".

Qui viene il bello: a Obama non basta, e contrattacca: "Non credo che le affermazioni di Geraldine Ferraro possano trovare alcuno spazio nella nostra politica, o nel partito democratico".

La mia domanda, affatto provocatoria, è molto sintetica e banale: "Perchè?".
L'affermazione della Ferraro, giusta o sbagliata che sia, condivisibile o meno, mette l'accento su un aspetto ben preciso, ovvero: cosa è diventata la politica? cosa conta, davvero, in politica? Proviamo a rispondere, una buona volta (o ...non è mai questo il momento?).

Temo sempre quando si mette la museruola a qualcuno, e in particolare quando la si vuol mettere in nome di non meglio precisati "principi". Specie in partiti che si chiamano - vorrei rammentarlo - "democratici". Sarà perchè sono democratico, e laico 365 giorni all'anno (questo 366).

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ah...ma davvero la D stava per "democratici"?

Anonimo ha detto...

Io mi sono anche rotto i coglioni di certi commenti

Cioci

Anonimo ha detto...

la libertà e la democrazia sono parole sempre più vuote. nel post precedente parli di canfora (ma come, un comunista?) che ci ha scritto sopra un bel pò di pag.

Gabriele Molinari ha detto...

tutto muove dal marxismo, az67. e tutto vi si deve oggi (oggi...già da un pò) discostare, ma di lì muovendo. ho il massimo rispetto della tradizione marxista, da cui appunto muove il nostro. che è un grande, ed è anche una persona molto gentile (conosciuto in treno sul Mi-To)