Democrazia, ad esempio. Bellissimo, nobile, necessario, intendiamoci.
Ma se pensiamo a quello che ha prodotto negli ultimi 17 anni - in Italia e anche nel mondo - qualche (legittimo) dubbio sorge. Mettiamola così: la democrazia, potente e imprescindibile, è un po' una Porsche. E per guidare una Porsche (come un'Autobianchi, per carità) serve la patente.
L'equazione possibile suona più o meno così:

Per cui dovremmo provare finalmente a definirla, quella X che sta sopra. E poi, per così dire, a conseguirla, restando sempre in tema di patenti. Altrimenti il rischio è nientemeno quello di dover lasciare la democrazia in garage. Quel che costituirebbe il più clamoroso caso di fermo amministrativo.
Ma se pensiamo a quello che ha prodotto negli ultimi 17 anni - in Italia e anche nel mondo - qualche (legittimo) dubbio sorge. Mettiamola così: la democrazia, potente e imprescindibile, è un po' una Porsche. E per guidare una Porsche (come un'Autobianchi, per carità) serve la patente.
L'equazione possibile suona più o meno così:
Sgomberato quindi il campo dal dubbio circa il fatto che anche la Porsche - per estensione - sia un diritto costituzionalmente garantito (quantomeno nel senso che dovrebbe diventarlo), dobbiamo tuttavia concludere che continuando a dire che "ci vuole la Porsche", e non parlando mai di patente, fino a dimenticarsene, il rischio concreto è quello dell'incidente; un incidente anch'esso costituzionalmente garantito.
Per cui dovremmo provare finalmente a definirla, quella X che sta sopra. E poi, per così dire, a conseguirla, restando sempre in tema di patenti. Altrimenti il rischio è nientemeno quello di dover lasciare la democrazia in garage. Quel che costituirebbe il più clamoroso caso di fermo amministrativo.
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