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lunedì 15 agosto 2011

All'improvviso, un comunista.



Di fronte a una situazione difficile e controversa come quella che stiamo vivendo, davvero ritenevo - e ritengo - che l'unica soluzione dignitosa che potesse adottare un governo consapevole (davvero o per finta, chissenefrega) dello stato delle cose, e della difficoltà che la gente vive ormai quotidiamente, fosse una tassa patrimoniale. Mi sembrava una scelta obbligata; all'apparenza ideologica, forse, ma in questo momento - che non è tempo di apparenze - soprattutto giusta; e sono tuttora convinto che lo fosse davvero, giusta.
Invece il governo, il peggiore governo della storia repubblicana, ha scelto diversamente. Ovvero non ha scelto. Perchè, nè di destra nè di sinistra, questo è semplicemente un governo che non sa cosa fare, patetico, privo di leadership, di idee. Privo di tutto. E lo dimostra ormai in continuazione. Quasi orgoglioso del "sempre peggio" che riesce a confezionare.

Ma - e questo è il punto - neppure l'opposizione ha battuto il tasto su quella opportuna soluzione di cui sopra: cioè sulla patrimoniale.
In diverse occasioni, anzi (fin dai mesi scorsi), il segretario del Pd è parso più che altro concentrato ad evitare che gli si potesse attribuire anche solo il sospetto di un'idea impopolare, anacronistica come questa; un'idea - ahi! - di sinistra.
"Noi siamo contro la patrimoniale", ha ripetuto in queste settimane - come un mantra - Bersani.
Mantra secondo solo all'ormai imbattibile "Berlusconi si deve dimettere".
Ma "noi" chi?
Io non sono affatto contro la patrimoniale; anche se è roba - dicono - da comunisti.
Mi fa un po' sorridere dirlo, se penso che spesso vengo frettolosamente additato come un destrorso prestato all'altra parte. Ma la patrimoniale non è un errore di per sè; per niente. Non è un ideologismo di per sè; per niente. Almeno oggi. Oggi, infatti, la patrimoniale sarebbe stata accettabile, auspicabile, equa. E, ripeto, allo stato moralmente opportuna.
Non ha tardato a comprenderlo Montezemolo, che lo ha detto pari pari, ieri.

No, non lo capisco questo partito democratico.
Che ha mille esitazioni ad aprirsi al liberalismo vero, ma che quando c'è da andare a sinistra, perchè è giusto andare a sinistra, ha la stessa, paralizzante paura.
E così lascia che ci vada il presidente della Ferrari, a sinistra.

No, non lo capisco.
Che volte mi fa sentire troppo conservatore, a volte troppo progressista; all'improvviso addirittura un comunista: un comunista da patrimoniale.
Mai in linea, comunque.

Ma quale linea, comunque?

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