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mercoledì 24 agosto 2011

Fenomenologia di Vasco Rossi.


C’è qualcosa di sorprendente nel fatto che ormai quotidianamente Vasco Rossi esterni su Facebook tutto quello che gli passa in mente. Ma non per chi scrive, intendiamoci; perché fa esattamente quello che fanno milioni di altri utenti, nello stesso esatto momento in cui lo fa lui. O chi per lui. C’è tuttavia un nutrito gruppo di giornali e di altri siti di informazione che vedono in queste esternazioni – e nella loro frequenza – un fatto strabilante; al punto che sono pronti a fare da eco ad ogni aggiornamento di stato del cantante: che è ora il cantante malato (di una malattia che – ammesso esista – non si conosce), ora il cantante invidioso (che litiga con i colleghi), ora il cantante anti-politico (ultimamente soprattutto contro il governo) e pure un poco anti-clericale.

E così, da un mesetto buono, tutto quello che dice Vasco Rossi sulla sua bacheca del social network per eccellenza diventa un caso; e ove caso mai dovesse (come talora capita di vedere su altre bacheche, del resto) annunciarci una pisciatina, anche la pisciata di Vasco sarebbe un caso. O quantomeno ne verrebbe fuori una clip, o un “clippino”, come lo chiama lui. Se questo non è – oggi, nella società della polverizzazione e della totalizzazione mediatica – un assurdo, non saprei allora come meglio definirlo. Specie considerando che alla base della “notizia”, almeno per come viene offerta, c’è davvero poco o nulla.

Certo, ci si può inventare la storia secondo cui Vasco Rossi inviti il pubblico – surrettiziamente – al consumo di prodotti chimici, dalle droghe agli antidepressivi. Ma è un’invenzione, un falso: che quindi non può reggere. Se non per un pomeriggio scarso: cioè prima delle doverose “precisazioni”. Ma quel pomeriggio scarso scandisce giusto il tempo per le “reazioni”. E sono proprio le reazioni il pezzo forte, in questi casi. Altro che le precisazioni. Gente che non ha ascoltato le frasi a cui reagisce (il più delle volte è un politico, e non le ha ascoltate perché nemmeno saprebbe accendere un computer), e naturalmente neppure le precisazioni, raggiunta per telefono o di corsa per strada da solerti cronisti, risponde per le rime al cantante maledetto.

E così gli dice che disprezza la vita. E così gli dice che la salute è una cosa seria. E così conclude: pensi alle canzoni. Il nichilista Vasco torna dunque d’un botto “solo un cantante”, e diventa pretesto: un pretesto per moralizzare, dopo avergli organizzato, e assemblato intorno, discussioni sul nulla. Il minimo che potrebbe fare, lui, è non cadere di nuovo nella trappola. Ma se ci pensasse non sarebbe Vasco, che diamine. E poi per lui questa non è mica una trappola, anzi. Così risponde, reagisce alle reazioni. E come? No, nessun comunicato stampa ufficiale; il video, il “clippino” gli fa di nuovo, lui; di nuovo su Facebook, di nuovo un gioco, una cosa così, appunto come un qualsiasi altro utente. Ma lui è un divo, che diamine; e quindi tutti tornano a stupirsi.

Eppure il divo Vasco è diventato – se poi lo è diventato – divo, sempre tenendosi distante da ogni linea di separazione; sempre offrendosi, invece, ai fan, come uno di loro. Proprio in questo “darsi” egli è stato un paradigma del pop anni ottanta/novanta; sospeso tra un genio evidente, amaro e personale, e un trash impertinente, guascone e popolare. E ora che ogni confine è stato abbattuto (almeno in teoria, almeno per chi lo voglia abbattere) dal web, per niente solleticato – oggi meno che mai – dall’idea di isolarsi, Vasco torna; e si presenta come farebbe lo zio in pensione che ha appena scoperto internet.

E un po’ ti sorprende, come ti sorprenderebbe quello zio: solo che invece di rincoglionirsi, e rincoglionirti con Farmville, lui ti piazza lì il “clippino”: cioè se stesso, strampalato eppure unico, su internet. Ed è chiaro che ti vuole dire qualcosa; ma te la deve dire comunque ed inevitabilmente a modo suo. E questo è il punto: il modo suo è qualcosa che, per quanto cambino le epoche, resta sempre una sintesi – assai rara – di carisma e ingenuità. Piaccia o meno, quest’uomo – stupido solo per gli stupidi – colpisce e affonda ogni convenzione comunicativa con la forza del suo essere e carismaticamente e ingenuamente normale.

Nessun cantante, nessun personaggio pubblico è mai arrivato ad interagire con il proprio pubblico utilizzando Facebook (utilizzandolo davvero, si intende). Sarebbe stata una cosa banale, in fondo, a pensarci; ma, chissà perché, non ci ha pensato nessuno. Così è arrivato lui, che senza perdere tempo ha cominciato a esternare e a postare come il figlio adolescente dei nostri vicini. E tutti a chiedersi: lo fa perché è solo? Lo fa perché è malato? Lo fa per trovare stimoli? Chissà. Questo, tuttavia, non ci riguarda. Piuttosto andrebbe rilevato come quest’uomo, bizzarro eppure normale, ancora una volta rompa con naturalezza gli schemi e faccia capire, meglio di tanti – con quella stessa normalità, ingenua e magnetica – che il mondo è davvero cambiato. Che lui sarà sì sempre il solito matto, che sta sopra le righe e si mangia le parole, ma gli altri (politici “reazionisti”, cacciatori di scoop falsi, falsari, buonisti da comunicato stampa) vivono in un passato che è già morto da un pezzo. Sono stelle comete, che precipitano a mezzo fax.

Articolo pubblicato il 23.8.2011 su TheFrontPage

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