Da Verona giunge, o ritorna, piuttosto chiara, una verità nota: a metà tra il patetico e il sinistro. E cioè che tutto quello che è capitato, che capita, e che capiterà, per qualcuno - evidentemente - ancora non basta. Che si può fare di più.
Si, nel senso che si potrebbe, per intenderci, tranquillamente ricominciare l'antico eppure ultramoderno apogeo pornonichilista (non me ne voglia il nichilismo, per carità, e neppure il porno) di fresca memoria istituzionale.
Si potrebbe, anzi si può - quanto prima - riprendere il gioco dell'amaro far niente, esattamente come ieri.
Si può trascinare ancora un po' il destino, e ci si può trascinare - noi con esso - ancora un po': senza chiederne conto a nessuno, e soprattutto pensando che nessuno ce ne chiederà.
Di problemi reali non ce ne sono, infatti. Il problema, semmai, l'unico, sono i comunisti.
Il qualcuno che ancora crede a questo, e che ancora lo grida con energia, è sempre il solito; e per avvalorare le proprie insulse tesi tira fuori dal cassetto le favolette di sempre. I suoi pezzi forti. Tipo la storia dei comunisti, appunto (che grazie a lui, per inciso, sembrano addirittura aumentati).
Il fatto è che, comunisti o meno, esiste un vuoto enorme nella rappresentanza politica di questo paese: un vuoto che il centrosinistra italiano - e in particolare il Partito Democratico, l'unica forza in cui si riponessero delle aspettative - ha dimostrato di non saper, e soprattutto di non voler colmare. Ovvero di non voler rappresentare quella grande parte di società.
E ci sono, quindi, milioni di elettori che erano e restano disorientati di fronte a quel che accade.
Non resta pertanto che una possibilità, ai veri spiriti liberali di questo Paese: buttarsi nella mischia. E chiamare altri a fare altrettanto.
La consapevolezza di tutto quello che si è visto, e di tutto quello cui si assiste, può e deve essere un sufficiente stimolo a impegnarsi. Monti d'altronde non è eterno; e pur confidando che riesca ad arrivarci, spine attaccate o meno, ha una scadenza naturale piuttosto ravvicinata.
Quindi la scelta è semplice: buttarci noi, prima che a buttarci (via) siano altri.
E allora si salti.
Si, nel senso che si potrebbe, per intenderci, tranquillamente ricominciare l'antico eppure ultramoderno apogeo pornonichilista (non me ne voglia il nichilismo, per carità, e neppure il porno) di fresca memoria istituzionale.
Si potrebbe, anzi si può - quanto prima - riprendere il gioco dell'amaro far niente, esattamente come ieri.
Si può trascinare ancora un po' il destino, e ci si può trascinare - noi con esso - ancora un po': senza chiederne conto a nessuno, e soprattutto pensando che nessuno ce ne chiederà.
Di problemi reali non ce ne sono, infatti. Il problema, semmai, l'unico, sono i comunisti.
Il qualcuno che ancora crede a questo, e che ancora lo grida con energia, è sempre il solito; e per avvalorare le proprie insulse tesi tira fuori dal cassetto le favolette di sempre. I suoi pezzi forti. Tipo la storia dei comunisti, appunto (che grazie a lui, per inciso, sembrano addirittura aumentati).
Il fatto è che, comunisti o meno, esiste un vuoto enorme nella rappresentanza politica di questo paese: un vuoto che il centrosinistra italiano - e in particolare il Partito Democratico, l'unica forza in cui si riponessero delle aspettative - ha dimostrato di non saper, e soprattutto di non voler colmare. Ovvero di non voler rappresentare quella grande parte di società.
E ci sono, quindi, milioni di elettori che erano e restano disorientati di fronte a quel che accade.
Non resta pertanto che una possibilità, ai veri spiriti liberali di questo Paese: buttarsi nella mischia. E chiamare altri a fare altrettanto.
La consapevolezza di tutto quello che si è visto, e di tutto quello cui si assiste, può e deve essere un sufficiente stimolo a impegnarsi. Monti d'altronde non è eterno; e pur confidando che riesca ad arrivarci, spine attaccate o meno, ha una scadenza naturale piuttosto ravvicinata.
Quindi la scelta è semplice: buttarci noi, prima che a buttarci (via) siano altri.
E allora si salti.

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