Ogni telefonata, in questi ultimi tempi, contiene una verità assoluta. Tutti sanno perfettamente quello che sta per capitare al Paese, al sistema politico, al mondo. Peccato che a sentire loro stia per capitare tutto, e pure tutto il suo contrario. Per l'interlocutore X Tizio è "morto" (politicamente, s'intende), Caio è "resuscitato", Tizietto sta "messo male", Mevio è "in forma, ma bisogna vedere". Poi senti Y e scopri che Mevio è "più di là che di qua" e Tizio "è in recupero" e che Caio non era mai esistito.
E' più che altro un bollettino medico, quello che molti esperti (persone dell'ambiente, anche di lungo corso) stilano, sullo stato di salute del ceto dirigente politico italiano.
A tanta scienza medica oppongo due considerazioni assai brevi.
La prima è un noto aforisma di Karl Kraus, secondo il quale
"Una delle malattie più diffuse è la diagnosi".
La seconda è una mia personale speranza: che capiti, cioè, quel che capiti; purchè capiti , magari - una volta tanto - qualcosa di giusto. Che riguardi, cioè, il merito; e non lo stratagemma, non il bizantinismo, non tutta quella roba che mi sa di già visto, già sentito e già mangiato. E mai, mai digerito.
Mi piace, in qualche modo, il non sapere, lo sperare, e soprattutto il provare a costruire. Senza conoscere - differentemente da molti dei miei interlocutori - già tutto quanto.
Del resto il dubbio, l'interrogarsi è un concetto affascinante, trattato dai più grandi pensatori di ogni tempo. Tra cui, in particolare, questi due.
E' più che altro un bollettino medico, quello che molti esperti (persone dell'ambiente, anche di lungo corso) stilano, sullo stato di salute del ceto dirigente politico italiano.
A tanta scienza medica oppongo due considerazioni assai brevi.
La prima è un noto aforisma di Karl Kraus, secondo il quale
"Una delle malattie più diffuse è la diagnosi".
La seconda è una mia personale speranza: che capiti, cioè, quel che capiti; purchè capiti , magari - una volta tanto - qualcosa di giusto. Che riguardi, cioè, il merito; e non lo stratagemma, non il bizantinismo, non tutta quella roba che mi sa di già visto, già sentito e già mangiato. E mai, mai digerito.
Mi piace, in qualche modo, il non sapere, lo sperare, e soprattutto il provare a costruire. Senza conoscere - differentemente da molti dei miei interlocutori - già tutto quanto.
Del resto il dubbio, l'interrogarsi è un concetto affascinante, trattato dai più grandi pensatori di ogni tempo. Tra cui, in particolare, questi due.
Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità
Che fa morire a vent'anni anche se poi vivi fino a cento
Che fa morire a vent'anni anche se poi vivi fino a cento
Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è
Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
Anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà che ti strappa dal sogno
Cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"
Ti getta nel mare, ti viene a salvare
Cosa sarà che dobbiamo cercare
Che dobbiamo cercare
Cosa sarà che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
E camminare la sera, con un amico, a parlar del futuro
Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ti prende
E ci porta ad ascoltare la notte che scende
Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è
Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
Anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà che ti strappa dal sogno
Cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"
Ti getta nel mare, ti viene a salvare
Cosa sarà che dobbiamo cercare
Che dobbiamo cercare
Cosa sarà che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
E camminare la sera, con un amico, a parlar del futuro
Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ti prende
E ci porta ad ascoltare la notte che scende
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