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domenica 15 settembre 2013

La camera verde. O del dire della fine.



35 anni fa usciva in Italia La camera verde, quintultimo lungometraggio di Truffaut, e opera in qualche modo risolutiva del complicato rapporto che questi aveva con tempo, fine e morte.
E' un film con cui Truffaut decide infatti di celebrare, in un'orgia di tutto sommato argomentata necrofilia,  coloro i quali ha amato e che non ci sono più.
Spiega, durante le presentazioni alla stampa come "a 46 anni, gran parte delle persone che ho conosciuto o che hanno significato qualcosa per me, durante tutta la mia vita, è scomparsa".
Celebrare loro e, con essi, la memoria. 
Quello è il motivo per cui gira un film che in molti - non a torto - gli sconsigliano.
Ne risulterà un prodotto prevedibilmente ambizioso quanto confuso, affetto da un'eccessiva centratura sull'ansia, palese e personale, del regista. 
Sarà, tuttavia uno dei suoi film meno dimenticabili.
Spesso, del resto, Truffaut è stato più indimenticabile ed amabile nell'imperfezione piuttosto che nell'equilibrio. In questo caso ha anche il merito di affrontare un tema - purtroppo o per fortuna - inevitabile, sul quale in pochi si sono cimentati con tanta, pure a tratti ingenua, generosità.
Sicchè il saldo è positivo, e il film merita di essere visto, anche più di altri suoi titoli maggiormente facili e celebrati.

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