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domenica 17 febbraio 2013

Politiche 2013 / Idee&proposte / 3 / Riformare, trasformare (e far pagare) il "Pubblico".



 

Dopo formazione degli eletti e Agenzia delle Uscite è la volta delle proposte in materia di Pubblica Amministrazione.
Un'amministrazione pubblica più moderna e più agile è la chiave per migliorare la vita dei cittadini e la competitività del Paese”: così recita l'Agenda Monti. 
Del resto la semplificazione del rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini e le imprese è già stata al centro dell'azione di questi mesi; ma le riforme amministrative avviate in questo periodo devono continuare così da ridurre il carico burocratico gravante sulle imprese e sui cittadini, anche nel pagamento dei tributi.

Entro i primi 100 giorni di attività del nuovo governo dovrà quindi essere lanciata (sempre secondo l'Agenda del Premier) una consultazione per identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta.
C’è poi ulteriormente da colmare il ritardo accumulato dall'Italia nello sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie ICT. Se è vero che sono state introdotte misure per favorire la più rapida digitalizzazione della pubblica amministrazione, e che sotto la guida della cabina di regia istituita dal Governo si sono fatti progressi nell'attuazione dell'Agenda digitale italiana (che fissa una serie di obiettivi e di azioni da attuare entro il 2020), occorre continuare il lavoro avviato e rafforzarlo lungo i quattro assi delle connessioni infrastrutturali a banda larga e ultra larga, delle smart communities/smart cities, della introduzione dell'approccio "open data" rendendo tutti i dati della pubblica amministrazione accessibili e scambiabili online, la diffusione del "cloud computing", la nuvola dei dati, per unire e condividere dati provenienti da più istituzioni e dell'e-government, rafforzando gli incentivi per l'utilizzo di tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini. 

Quanto ai cittadini, il nostro movimento sa bene che in materia fiscale è stato pesante lo sforzo ad essi richiesto per superare l'emergenza post 2011. Ecco dunque che, sempre in tema di P.A. e di Stato, può rivolgersi un richiamo pertinente a questo ambito (le interconessioni disciplinari fanno parte del nostro approccio alle "cose" della Politica e dell'Amministrazione) per spiegare come quegli sforzi di prima vadano ripagati. Pareggiati e ricompensati
Mi spiego.
Insomma, gli Italiani hanno fatto di tutto e di più per aiutare il Paese; ebbene, ora è il momento di una ‘patrimoniale’ sullo Stato - per abbattere il debito pubblico - con un piano pluriennale di dismissioni del patrimonio mobiliare e immobiliare di Comuni, Province, Regioni e Stato, che condizioni i trasferimenti agli enti locali alla concreta partecipazione di questi ultimi al piano stesso. Un piano di dismissioni che tocchi anche i santuari pubblici o pseudo pubblici. Come (vedi Agenda Italia 2013 di IF) la Cassa Depositi e Prestiti - in cui investitori istituzionali esteri dovrebbero prendere il posto delle fondazioni bancarie - la Rai e Bancoposta.

Tra le altre proposte di Italia Futura – sempre nell’ottica della creazione di una nuova interconnessione disciplinare – merita infine di essere segnalata l’ipotesi di un rinnovatissimo Ministero per lo sviluppo economico, cui attribuire le competenze di indirizzo e di controllo sulla P.A.: per chiarire al Paese che è appunto quest’ultima l’infrastruttura su cui deve correre – e non fermarsi, come oggi – la voglia degli italiani di cambiare, di innovare, di progredire.

In conclusione, secondo una prospettiva di valorizzazione/responsabilizzazione delle autonomie territoriali (federalismo responsabile e meritocratico) si dovrebbero attribuire alle Regioni maggiori autonomie, in caso di conseguimento di risultati particolarmente positivi, oppure invece commissariarle, qualora non rispettino i livelli minimi di efficienza e di contenimento della spesa.
L’intenzione - anch'essa mutuata da Agenda Italia 2013 - è rivoluzionaria, e si spinge fino alla previsione di un vero e proprio federalismo “a progetto”, secondo il quale alle regioni meritevoli sarà consentito di ottenere competenze e finanziamenti per la realizzazione di progetti specifici (ad esempio di tipo infrastrutturale).

martedì 12 febbraio 2013

Politiche 2013 / Idee&proposte / 2 / L'Agenzia delle Uscite.

Dopo le riflessioni sulla formazione degli eletti il successivo tema che voglio toccare è quello relativo al "dove vanno a finire i soldi dei contribuenti". Lo scorso Luglio, Verso Nord ha lanciato una grande proposta, trasformata in un disegno di legge già portato in Parlamento.
Parlo dell'Agenzia delle Uscite. Un'idea che è tutt'altro che un semplice gioco di parole.


L’Agenzia delle Uscite vuole essere l’organo dello Stato dedicato a contrastare gli sprechi, le inefficienze e la corruzione nel settore pubblico. Il nuovo organo, già previsto nel disegno di legge presentato dai senatori Maurizio Fistarol, Nicola Rossi, Maria Leddi ed Enrico Musso dovrebbe affiancare l’Agenzia delle Entrate con uguali competenze e identici poteri ispettivi, coercitivi e sanzionatori fino al congelamento del conto corrente e alle ganasce fiscali. Tra i punti qualificanti, il progetto di legge prevedere il riordino e il  potenziamento dei  meccanismi  e  degli strumenti di monitoraggio  della spesa pubblica nell'ambito delle risorse a disposizione della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza, l'attribuzione di poteri di controllo, di ispezione e di verifica  sulle pubbliche amministrazioni, sugli enti parastatali e sui rispettivi addetti, la possibilità di richiedere a tutte le amministrazioni ed enti la comunicazione per via telematica dei dati utili per il costante monitoraggio della spesa pubblica e la costituzione di una anagrafe della pubblica amministrazione. Il contollo sulla spesa pubblica, la vigilanza sopra la corruzione e gli sprechi, sono affidati alla Corte dei Conti, che purtroppo riceve un decimo del finanziamento rispetto  all'Agenzia delle Entrate, € 331.683.793 contro € 2.865.528.000 e ha un decimo dei dipendenti (3.028 contro 33.2383). Non è un caso infatti che l'Agenzia delle Entrate riesca a recuperare 10,9 miliardi ogni anno, a fronte dei 293 milioni della Corte dei Conti.
Secondo il rapporto sulla corruzione di Transparency International dell'anno scorso, il nostro paese figura al 69° posto della classifica mondiale (nel 2010 era al 67°), dietro a paesi come Cuba, Macedonia, Dominica, Namibia, Malesia, Sudafrica, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e molti altri.

Schede allegate:
Analisi comparata della spending review nelle esperienze internazionali.pdf
Classifiche di Transparency International.pdf
Comparazione Corte dei Conti.pdf
Disegno di Legge - Agenzia delle Uscite.pdf
Percezione della Corruzione - infografica.pdf

lunedì 11 febbraio 2013

Politiche 2013 / Idee&proposte / 1 / Eletti e formazione ("Oltre il “Recall”. Per una verifica della preparazione tecnica e culturale del parlamentare eletto. Un’ipotesi di lavoro")

Parte da qui la mia personale rassegna di idee e proposte (alcune più personali, altre condivise con la lista sotto le cui insegne mi candido: Scelta Civica), in vista delle Elezioni Politiche dei prossimi 24 e 25 febbraio, in cui sono - appunto - candidato nella Circoscrizione Camera 2 del Piemonte.

Voglio iniziare parlando di eletti.
Cioè del prodotto primo del filtro democratico.
Che i suddetti debbano essere onesti e massimamente trasparenti lo dò per assodato: tanto vi bastino gli impegni che ho personalmente assunto, e di cui al post qui sotto.
No, qui io voglio parlarvi di un altro aspetto per me fondamentale: e cioè della della preparazione tecnica, della formazione degli eletti. 
Mi spiego meglio - spero - attraverso l'articolo che segue. Buona lettura.



Oltre il “Recall”. Per una verifica della preparazione tecnica e culturale del parlamentare eletto. Un’ipotesi di lavoro.


Una proposta su cui Italia Futura è spesso, nel tempo, ritornata, circa il rapporto tra politica e cittadini, e con particolare riferimento all’introduzione di meccanismi di controllo diretto sull’attività degli eletti, è l’adozione del cosiddetto istituto del “Recall”. Tale meccanismo – di derivazione americana – consentirebbe al corpo elettorale di “richiamare” un proprio rappresentante (con le opportune garanzie, quali la previsione della richiesta di almeno 1/5 di quel medesimo corpo elettorale ed il divieto di attivazione nel primo anno di carica) in caso di gravi inadempimenti nell’esercizio del mandato popolare conferito.

A tale semplice e chiara proposta se ne potrebbe affiancare un’altra, complementare e forse in qualche modo integrativa: ossia l’istituzione di un meccanismo di verifica della preparazione (intesa quale formazione tecnico/culturale) di quello stesso rappresentante eletto; consentendo, quindi, l’adozione di provvedimenti di censura (e magari, nei casi di una più grave, riscontrata inadeguatezza, anche di vero e proprio “Recall”) nei confronti di chi mostri inequivocabilmente di non possedere neppure le cognizioni minime ed imprescindibili per il corretto adempimento del mandato elettivo.

E’ di pochi mesi fa l’immagine di (non pochi) membri del Parlamento, intervistati nel corso di un noto programma tv, i quali restavano silenti ed imbarazzati dinanzi alle telecamere, mentre veniva loro posta la seguente, in verità non complicata domanda: “chi sono gli esodati”?
La questione è davvero banale, ma al tempo stesso dirimente. Può un eletto nel Parlamento italiano non sapere chi siano gli esodati? Può, cioè, non conoscere concetti e categorie che pure dovrebbero costituire (e in certi casi – cosa più grave – addirittura già hanno costituito) l’oggetto della sua attività istituzionale? La risposta sembra dover essere altrettanto banale: no, non può. Una lacuna simile, più che far sorridere o suscitare un generico sdegno verso il ceto politico, dovrebbe essere semplicemente considerata inaccettabile. O almeno così dovrebbe essere in un Paese che intenda realmente fare del merito e della informazione, nonché della responsabilità, le colonne portanti di un corretto, autentico sviluppo sociale.

Forse, tuttavia, la questione potrebbe apparire malposta, oppure scontare un eccessivo “radicalismo del rimedio”. Forse, cioè, in definitiva, potrebbe apparire eccessivo l’allontanamento dalla Camera o dal Senato di un soggetto in quanto tecnicamente (o culturalmente) poco preparato.  Ma questo non cambia più di tanto la sostanza delle cose; non impedisce, cioè, che si possa operare una verifica periodica di quella stessa preparazione, obbligando – letteralmente – deputati e senatori a “studiare”, ed quindi a “far controllare” il livello di competenza raggiunto.

Si potrebbe naturalmente discutere su chi debba essere il soggetto preposto alla verifica (se cioè endoparlamentare o comunque di matrice pubblica, oppure invece un ente privato), ma quel che tuttavia conta è che, indipendentemente dalle conseguenze che si scelga di farne seguire, degli esiti di un simile controllo gli elettori potrebbero comunque essere informati attraverso meccanismi ufficiali di pubblicità: non dovendo cioè affidare la soddisfazione di un proprio legittimo interesse - a conoscere le competenze di sopra - alla partecipazione del tale “onorevole” ad un dato talk-show (peraltro scarsamente indicativa), né dovendo attendere la programmazione di candid-camera semiclandestine in cui si mostrino i rappresentanti del popolo atterriti di fronte ad interrogativi esiziali riguardanti l’iter procedimentale della legislazione d’urgenza, oppure relativi alla nostra storia patria.

Affinchè più nessuno dei nostri eletti a Roma debba fuggire sentendosi domandare chi sia stato il primo Re d’Italia o quale sia l’ammontare del debito pubblico, oppure rimanere stranito nell’apprendere di intercorsi incontri in quel di Teano, potrebbe dunque essere opportuno riflettere sull’introduzione di sistemi ufficiali di ricognizione della competenza di coloro ai quali – appunto – compete un ruolo primario di ogni democrazia: quello dell’eletto.
Ruolo che è secondo solo a quello dell’elettore, e che ad esso deve ragionevolmente rendere conto.
Non esclusivamente da un punto di vista morale.