Dopo formazione degli eletti e Agenzia delle Uscite è la volta delle proposte in materia di Pubblica Amministrazione.
“Un'amministrazione pubblica più
moderna e più agile è la chiave per migliorare la vita dei cittadini e la
competitività del Paese”: così recita l'Agenda Monti.
Del resto la semplificazione del rapporto tra la pubblica
amministrazione e i cittadini e le imprese è già stata al
centro dell'azione di questi mesi; ma le riforme amministrative avviate in
questo periodo devono continuare così da ridurre il carico burocratico gravante
sulle imprese e sui cittadini, anche nel pagamento dei tributi.
Entro i primi 100 giorni di attività del
nuovo governo dovrà quindi essere lanciata (sempre secondo l'Agenda del Premier) una consultazione
per identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta.
C’è poi ulteriormente da colmare il ritardo accumulato dall'Italia nello sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie ICT. Se è vero che sono state introdotte misure per favorire la più rapida digitalizzazione della pubblica amministrazione, e che sotto la guida della cabina di regia istituita dal Governo si sono fatti progressi nell'attuazione dell'Agenda digitale italiana (che fissa una serie di obiettivi e di azioni da attuare entro il 2020), occorre continuare il lavoro avviato e rafforzarlo lungo i quattro assi delle connessioni infrastrutturali a banda larga e ultra larga, delle smart communities/smart cities, della introduzione dell'approccio "open data" rendendo tutti i dati della pubblica amministrazione accessibili e scambiabili online, la diffusione del "cloud computing", la nuvola dei dati, per unire e condividere dati provenienti da più istituzioni e dell'e-government, rafforzando gli incentivi per l'utilizzo di tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini.
C’è poi ulteriormente da colmare il ritardo accumulato dall'Italia nello sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie ICT. Se è vero che sono state introdotte misure per favorire la più rapida digitalizzazione della pubblica amministrazione, e che sotto la guida della cabina di regia istituita dal Governo si sono fatti progressi nell'attuazione dell'Agenda digitale italiana (che fissa una serie di obiettivi e di azioni da attuare entro il 2020), occorre continuare il lavoro avviato e rafforzarlo lungo i quattro assi delle connessioni infrastrutturali a banda larga e ultra larga, delle smart communities/smart cities, della introduzione dell'approccio "open data" rendendo tutti i dati della pubblica amministrazione accessibili e scambiabili online, la diffusione del "cloud computing", la nuvola dei dati, per unire e condividere dati provenienti da più istituzioni e dell'e-government, rafforzando gli incentivi per l'utilizzo di tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini.
Quanto ai cittadini, il nostro movimento sa bene che in materia fiscale è stato pesante lo sforzo ad essi richiesto per superare l'emergenza post 2011. Ecco dunque che, sempre in tema di P.A. e di Stato, può rivolgersi un richiamo pertinente a questo ambito (le interconessioni disciplinari fanno parte del nostro approccio alle "cose" della Politica e dell'Amministrazione) per spiegare come quegli sforzi di prima vadano ripagati. Pareggiati e ricompensati.
Mi spiego.
Insomma, gli Italiani hanno
fatto di tutto e di più per aiutare il Paese; ebbene, ora è il momento di una ‘patrimoniale’ sullo Stato - per
abbattere il debito pubblico - con un piano pluriennale di dismissioni del
patrimonio mobiliare e immobiliare di Comuni, Province, Regioni e Stato, che condizioni
i trasferimenti agli enti locali alla concreta partecipazione di questi ultimi
al piano stesso. Un piano di dismissioni che tocchi anche i santuari pubblici o
pseudo pubblici. Come (vedi Agenda Italia 2013 di IF) la Cassa Depositi e Prestiti - in cui investitori istituzionali
esteri dovrebbero prendere il posto delle fondazioni bancarie - la Rai e Bancoposta.
Tra le altre proposte di Italia Futura – sempre nell’ottica della creazione di
una nuova interconnessione disciplinare – merita infine di essere segnalata l’ipotesi di un rinnovatissimo Ministero per lo sviluppo economico,
cui attribuire le competenze di indirizzo e di controllo sulla P.A.: per
chiarire al Paese che è appunto quest’ultima l’infrastruttura su cui deve
correre – e non fermarsi, come oggi – la voglia degli italiani di cambiare, di innovare,
di progredire.
In conclusione, secondo una prospettiva di valorizzazione/responsabilizzazione
delle autonomie territoriali (federalismo responsabile e
meritocratico) si dovrebbero attribuire alle Regioni maggiori autonomie, in caso di
conseguimento di risultati particolarmente positivi, oppure invece commissariarle,
qualora non rispettino i livelli minimi di efficienza e di contenimento della
spesa.
L’intenzione
- anch'essa mutuata da Agenda Italia 2013 - è rivoluzionaria, e si spinge fino alla previsione di un vero e proprio federalismo
“a progetto”, secondo il quale alle regioni meritevoli sarà consentito di
ottenere competenze e finanziamenti per la realizzazione di progetti specifici
(ad esempio di tipo infrastrutturale).
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