Parte da qui la mia personale rassegna di idee e proposte (alcune più personali, altre condivise con la lista sotto le cui insegne mi candido: Scelta Civica), in vista delle Elezioni Politiche dei prossimi 24 e 25 febbraio, in cui sono - appunto - candidato nella Circoscrizione Camera 2 del Piemonte.
Voglio iniziare parlando di eletti.
Cioè del prodotto primo del filtro democratico.
Che i suddetti debbano essere onesti e massimamente trasparenti lo dò per assodato: tanto vi bastino gli impegni che ho personalmente assunto, e di cui al post qui sotto.
No, qui io voglio parlarvi di un altro aspetto per me fondamentale: e cioè della della preparazione tecnica, della formazione degli eletti.
Mi spiego meglio - spero - attraverso l'articolo che segue. Buona lettura.
Oltre il “Recall”. Per una verifica della preparazione tecnica e
culturale del parlamentare eletto. Un’ipotesi di lavoro.
Una proposta su
cui Italia Futura è spesso, nel tempo, ritornata, circa il rapporto tra politica e cittadini, e con particolare riferimento all’introduzione
di meccanismi di controllo diretto sull’attività degli eletti, è l’adozione del cosiddetto istituto del “Recall”.
Tale meccanismo – di derivazione americana – consentirebbe al corpo elettorale di
“richiamare” un proprio rappresentante (con le
opportune garanzie, quali la previsione della richiesta di almeno 1/5 di quel
medesimo corpo elettorale ed il divieto di attivazione nel primo anno di
carica) in caso di gravi
inadempimenti nell’esercizio del mandato popolare conferito.
A tale semplice e
chiara proposta se ne potrebbe affiancare un’altra, complementare e forse in
qualche modo integrativa: ossia l’istituzione di un meccanismo di verifica della
preparazione (intesa quale formazione tecnico/culturale) di quello stesso
rappresentante eletto; consentendo, quindi, l’adozione di provvedimenti di
censura (e magari, nei casi di una più grave, riscontrata inadeguatezza, anche di
vero e proprio “Recall”) nei confronti di chi mostri inequivocabilmente di non
possedere neppure le cognizioni minime ed imprescindibili per il corretto
adempimento del mandato elettivo.
E’ di pochi mesi
fa l’immagine di (non pochi) membri del Parlamento, intervistati nel corso di
un noto programma tv, i quali restavano silenti ed imbarazzati dinanzi alle
telecamere, mentre veniva loro posta la seguente, in verità non complicata domanda:
“chi sono gli esodati”?
La questione è davvero
banale, ma al tempo stesso dirimente. Può un eletto nel Parlamento italiano non
sapere chi siano gli esodati? Può, cioè, non conoscere concetti e categorie che
pure dovrebbero costituire (e in certi casi – cosa più grave – addirittura già
hanno costituito) l’oggetto della sua attività istituzionale? La risposta
sembra dover essere altrettanto banale: no, non può. Una lacuna simile, più che
far sorridere o suscitare un generico sdegno verso il ceto politico, dovrebbe
essere semplicemente considerata inaccettabile. O almeno così dovrebbe essere
in un Paese che intenda realmente fare del merito e della informazione, nonché
della responsabilità, le colonne portanti di un corretto, autentico sviluppo
sociale.
Forse, tuttavia,
la questione potrebbe apparire malposta, oppure scontare un eccessivo
“radicalismo del rimedio”. Forse, cioè, in definitiva, potrebbe apparire eccessivo
l’allontanamento dalla Camera o dal Senato di un soggetto in quanto
tecnicamente (o culturalmente) poco preparato. Ma questo non cambia più di tanto la sostanza
delle cose; non impedisce, cioè, che si possa operare una verifica periodica di
quella stessa preparazione, obbligando – letteralmente – deputati e senatori a
“studiare”, ed quindi a “far controllare” il livello di competenza raggiunto.
Si potrebbe
naturalmente discutere su chi debba essere il soggetto preposto alla verifica
(se cioè endoparlamentare o comunque di matrice pubblica, oppure invece un ente
privato), ma quel che tuttavia conta è che, indipendentemente dalle conseguenze
che si scelga di farne seguire, degli esiti di un simile controllo gli elettori
potrebbero comunque essere informati attraverso meccanismi ufficiali di
pubblicità: non dovendo cioè affidare la soddisfazione di un proprio legittimo
interesse - a conoscere le competenze di sopra - alla partecipazione del tale
“onorevole” ad un dato talk-show (peraltro
scarsamente indicativa), né dovendo attendere la programmazione di candid-camera semiclandestine in cui si
mostrino i rappresentanti del popolo atterriti di fronte ad interrogativi
esiziali riguardanti l’iter procedimentale della legislazione d’urgenza, oppure
relativi alla nostra storia patria.
Affinchè più
nessuno dei nostri eletti a Roma debba fuggire sentendosi domandare chi sia
stato il primo Re d’Italia o quale sia l’ammontare del debito pubblico, oppure
rimanere stranito nell’apprendere di intercorsi incontri in quel di Teano,
potrebbe dunque essere opportuno riflettere sull’introduzione di sistemi
ufficiali di ricognizione della competenza di coloro ai quali – appunto – compete un ruolo primario di ogni
democrazia: quello dell’eletto.
Ruolo che è
secondo solo a quello dell’elettore, e che ad esso deve ragionevolmente rendere
conto.
Non esclusivamente
da un punto di vista morale.
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